Archivi del giorno: venerdì, 9 luglio 2010

La bestia

Mi segnala Camillo – studente della Bocconi – il manifesto della bibita energizzante Shark Energy Drink, apparso a Roma nei giorni scorsi e subito ritirato dal Dipartimento delle attività economico-produttive del Comune, perché considerato «un’offesa per la pubblica decenza» e perché «altera il decoro urbano» (clic per ingrandire).

Tira fuori la bestia

In realtà pare che il manifesto fosse oltretutto abusivo in molti luoghi della città. Inoltre, la rimozione era stata sollecitata dalla consigliera comunale Gemma Azuni, con una motivazione più articolata: «Perché è profondamente lesivo della figura femminile. È un messaggio diseducativo e ingannevole che giunge ai nostri figli costretti a vederlo per tutta Roma».

Ora, il caso non è in sé interessante, perché di affissioni lampo come questa, che appaiono e scompaiono in pochi giorni, la cronaca è sempre piena. In questo caso il problema non è tanto l’immagine che – a parte il fatto di essere malamente interpretata e fotografata – non ha nulla di particolarmente scandaloso, ma la headline, che riproduce l’idea che il sesso sia unicamente centrato sul fatto che il maschio «tiri fuori la bestia».

Ma questa visione offende più gli uomini delle donne, anche se molti non se ne rendono conto. È in questo senso che il manifesto è «diseducativo»: conferma stereotipi sulla mascolinità che sarebbe urgente, invece, cominciare a scardinare.

Più interessanti del manifesto sono i commenti che ho trovato nella blogosfera, perché mostrano come questa visione «bestiale» del rapporto sessuale sia talmente radicata in Italia che la maggior parte dei commentatori maschi (o sedicenti tali) accusano i censori di sessuofobia e bigottismo, come fossero stati turbati da un’immagine che non ha niente di scandaloso.

D’altra parte, la maggior parte delle commentatrici femmine (o sedicenti tali) si ritengono offese, e finiscono per essere accusate, appunto, dello stesso bigottismo del censore. E a volte addirittura di «invidia», perché «vorrebbero essere come la ragazza del manifesto e non possono».

Come se ne esce? Torno a dire: spiegando agli uomini che sono soprattutto loro a essere offesi da chi li identifica con «la bestia». È un lavoro lungo e difficile, che comporta una ricostruzione quotidiana e capillare dei rapporti fra i sessi: meno ossessionati dalle prestazioni del corpo, più centrati sull’unicità delle persone coinvolte.