La bestia

Mi segnala Camillo – studente della Bocconi – il manifesto della bibita energizzante Shark Energy Drink, apparso a Roma nei giorni scorsi e subito ritirato dal Dipartimento delle attività economico-produttive del Comune, perché considerato «un’offesa per la pubblica decenza» e perché «altera il decoro urbano» (clic per ingrandire).

Tira fuori la bestia

In realtà pare che il manifesto fosse oltretutto abusivo in molti luoghi della città. Inoltre, la rimozione era stata sollecitata dalla consigliera comunale Gemma Azuni, con una motivazione più articolata: «Perché è profondamente lesivo della figura femminile. È un messaggio diseducativo e ingannevole che giunge ai nostri figli costretti a vederlo per tutta Roma».

Ora, il caso non è in sé interessante, perché di affissioni lampo come questa, che appaiono e scompaiono in pochi giorni, la cronaca è sempre piena. In questo caso il problema non è tanto l’immagine che – a parte il fatto di essere malamente interpretata e fotografata – non ha nulla di particolarmente scandaloso, ma la headline, che riproduce l’idea che il sesso sia unicamente centrato sul fatto che il maschio «tiri fuori la bestia».

Ma questa visione offende più gli uomini delle donne, anche se molti non se ne rendono conto. È in questo senso che il manifesto è «diseducativo»: conferma stereotipi sulla mascolinità che sarebbe urgente, invece, cominciare a scardinare.

Più interessanti del manifesto sono i commenti che ho trovato nella blogosfera, perché mostrano come questa visione «bestiale» del rapporto sessuale sia talmente radicata in Italia che la maggior parte dei commentatori maschi (o sedicenti tali) accusano i censori di sessuofobia e bigottismo, come fossero stati turbati da un’immagine che non ha niente di scandaloso.

D’altra parte, la maggior parte delle commentatrici femmine (o sedicenti tali) si ritengono offese, e finiscono per essere accusate, appunto, dello stesso bigottismo del censore. E a volte addirittura di «invidia», perché «vorrebbero essere come la ragazza del manifesto e non possono».

Come se ne esce? Torno a dire: spiegando agli uomini che sono soprattutto loro a essere offesi da chi li identifica con «la bestia». È un lavoro lungo e difficile, che comporta una ricostruzione quotidiana e capillare dei rapporti fra i sessi: meno ossessionati dalle prestazioni del corpo, più centrati sull’unicità delle persone coinvolte.

3 risposte a “La bestia

  1. Io comincio a stranirmi anche per altro. Dopo tutto qui ci sono due che fanno le cosacce, è quasi paritaria la facenda, un tantino arcaica, un tantino troglodita, con un problema di fantasia evidente, ma insomma almeno sono in due. Quello che mi disturba è anche sotto un profilo economico, il dare per scontato che io a. non sono un target. b. non lo sarò mai. c. sono solo un mezzo.
    Come la storia di Luttazzi: “come lo fate con le vostre fidanzate'” ossia Luttazzi esclude di avere un pubblico femminile, il femminile è un mezzo nella narrazione che non ha voce politica. Invece per molta pubbicità le donne non sono soggetti economici. Le donne pare che ‘un bevono birra. Maschio, tira fuori la bestia. Maschio compra sto telefonino. Io credo che questo modo di interpretare il mercato abbia un fondo corretto ma possa ledere persino le aziende perchè impedisce di creare aree nuove.

  2. Interessante zauberei.
    Ma siamo proprio sicuri che alle donne non piaccia essere viste come l’oggetto del desiderio di un maschio selvaggio? Potrebbe anche darsi che un manifesto del genere faccia presa sul soggetto femminile, facendo leva su un istinto bieco che è quello di essere desiderate e afferrate senza troppi giri di parole.

    A mio avviso, il manifesto è molto meno lesivo per i bambini di quanto non lo sia il Tg4. Eppure continuiamo con queste operazioni di vetrina… che lasciano il tempo che trovano.

  3. Scusate il commento dialettatale… “Ma ingunisi sesi?”
    Ancora lì stiamo? Ancora a dire che in fondo la donna se dice “No” è un “Sì” e che in fondo il sogno delle donne è di essere viste come l’oggetto del desiderio eccetera?
    Sul fatto che il Tg4 sia un contenitore di nulla e indecente siamo tutti d’accordo, ma da lì a dire che visto che quello passa in cavalleria allora è lecito tutto ne passa.

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