La fiction Magic Italy

PRIMO EPISODIO

Nella notte fra il 7 e l’8 giugno 2009, durante uno speciale notturno del Tg 4 di Emilio Fede dedicato alle elezioni europee, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla presenta il nuovo logo del turismo italiano, al quale – assicura – ha lavorato Silvio Berlusconi in persona, Magic Italy (clic per ingrandire):

Magic Italy 2009

Piovono le critiche dai grafici di tutta Italia e Brambilla in parte ritratta, sostenendo di aver presentato una versione ancora provvisoria. Il logo viene liberato dagli effetti di luce su fondo scuro, rideclinato su bianco e l’iniziativa va avanti.

SECONDO EPISODIO

A metà luglio 2009 nasce il portale turistico Italia.it, per avviare – si dice – una serie di iniziative di promozione del turismo. Costo complessivo: dieci milioni di euro (vedi il Protocollo d’intesa Brunetta-Brambilla).

TERZO EPISODIO

Nulla più si sa di queste iniziative (a parte l’esistenza di Italia.it), fino alla presentazione, il 7 luglio 2010, dello spot in cui la voce di Berlusconi invita gli italiani a fare le vacanze in Italia:

QUARTO EPISODIO

In una settimana si moltiplicano le critiche e le polemiche. Su YouTube pullulano le parodie. Ne ho scelte un paio:

QUINTO EPISODIO

Il 15 luglio 2010 BBC News fa un servizio sullo spot Magic Italy, facendo ironia sul protagonismo di Berlusconi, mettendo in rilievo le contraddizioni fra le bellezze di facciata e i problemi del debito pubblico e della manovra finanziaria, menzionando le parodie su YouTube. Il Fatto Quotidiano riprende il servizio e gli mette i sottotitoli in italiano:

SESTO EPISODIO

Gli snob di sinistra, i giornalisti italiani e stranieri, gli intellettuali – come sempre – non capiscono: l’immagine dell’Italia all’estero non c’entra nulla.

Con lo spot Berlusconi si rivolge ai suoi elettori, per rassicurare gli eventuali dubbiosi sul fatto che lui controlla la situazione, che l’Italia è il paese più bello del mondo, che non c’è bisogno di andare lontano per essere felici, che non bisogna ascoltare i gufi che parlano di crisi e problemi, perché sono brutti, vecchi e invidiosi.

È uno spot perfetto per la maggioranza degli italiani.

TO BE CONTINUED…

14 risposte a “La fiction Magic Italy

  1. Ho trascorso una settimana di vacanza sulle Dolomiti. Fra i momenti di puro divertimento quotidiano c’era anche l’edizione “prima di cena” del TG4.
    Per caso ho così assistito alla presentazione – in anteprima – dello spot.
    Il commento di Fede suonava più o meno così (libera redazione di ricordi e sensazioni):
    “Con tutto quello che deve fare per risolvere la crisi, tenere a bada i dissidenti nella coalizione di governo, lottare contro giudici e giornalisti di sinistra il presidente del Consiglio trova anche il tempo di prestare la sua voce per uno spot che promuove l’Italia nel mondo. Cosa volete di più? Ma c’è chi si ostina a criticarlo”.
    Ripensandoci, la presentazione di Emilio Fede consolida la tua tesi: con lo spot Berlusconi si rivolge ai suoi elettori.
    Un saluto dalla Svizzera.

  2. Facile così, eh? Proviamo a passare alla fase construens e poniamoci il problema di quale spot a uso interno per il turismo italiano avremmo fatto noi. Forse non è immediatamente chiaro alla maggioranza degli italiani, soprattutto di sinistra, quale sia lo stato delle cose. Il libero professionista è stanco di una pressione fiscale che non gli dà indietro nessun vantaggio in termini di ammortizzazione sociale, così, se può, evade il fisco e ritiene di pagarsi autonomamente ciò che lo Stato non gli dà (malattia, ferie, gravidanza, pensione dignitosa, liquidazione, tredicesima, etc.); il dipendente pubblico il fisco non lo evade ma non comprende che il suo stipendio e la sua pensione vengono mantenuti e pagati con i soldi degli autonomi e che per un autonomo che chiude il bandone le casse dello Stato piangono mentre per un dipendente che muore, ridono. Perciò la divisione di classe italiana, cesura che da sempre si riflette sulla composizione dell’elettorato, dipende da quali parti si recitano nel mondo del lavoro. L’autonomo, anche se colto, vedrà lo Stato italiano come una rapina e troverà infiniti casi che giustificano la sua convinzione, assocerà il proprio irpef allo spreco di denaro, identificherà il dipendente pubblico come buco nero d’ogni economia; il lavoratore pubblico, e il pensionato, faranno questioni di principio e di dignità dello stipendio, indipendentemente da ogni calcolo economico, vedranno le sparute dichiarazioni dei redditi sopra i 150 mila euro e si incazzeranno, illudendosi che il problema italiano sia l’evasione fiscali, poveri sciagurati ignari che le possibilità di detrazione dati dal fisco sono infiniti e si può scaricare praticamente tutto in modo legale, intestare lo yacht in leasing a società di comodo, addirittura alternare i regimi fiscali sulle rendite finanziarie per scaricare le perdite sul reddito imponibile, quando ci sono, e pagare un’aliquota del 12,5% per gli eventuali guadagni, se ci sono. Quindi è inutile che i giornalisti facciano i finti tonti scandalizzandosi per le dichiarazioni dei redditi del proprio vicino che gli sfreccia davanti con la porsche.
    Il sistema ha retto finché il ricorso al debito ha potuto aumentare all’infinito il deficit di bilancio e con lui posti di lavoro ingiustificati, duplicati, inutili. Si noti che il debito pubblico è finanziato con la sommatoria dei prestiti privati che ricchi e meno ricchi concedono allo Stato per trarne un saggio di interesse. Il paradosso è che un investitore straniero che acquista un titolo del tesoro italiano, poniamo, riceve un interesse dallo Stato ma non paga le tasse irpef a quel Paese, impoverendolo di fatto, perché lo Stato aumenterà la tassazione interna per onorare un debito esterno. Perciò anche in questo caso il delirio è completo perché il possidente (autonomo o dipendente che sia) presta allo Stato e non comprende che ciò che lo Stato gli dà come interesse è la risultante di un meccanismo inflattivo unito ad un aumento futuro delle tasse, come uian persona che ritenesse intelligente bruciare la propria casa di legno per farne il fuoco che lo riscalda.
    Berlusconi vellica e si rivolge principalmente alla prima categoria ma siccome è più bravo della sinistra raccoglie da sempre voti di elettori dell’altra, autolesionisti che si tirano la zappa sui piedi. Dall’altro la sinistra difende il proprio bacino elettorale composto per lo più da dipendenti pubblici, professori, pensionati.
    Ora, i tagli che il Governo sta effettuando non solo andavano fatti da decenni, ma sono fin troppo timidi. E i giornali di sinistra criticano tali provvedimenti perché non definitivi. Come a dire, le gambe sono in cancrena, il Governo taglia uno stinco e la sinistra sostiene da un lato che andrebbero amputate entrambe le gambe, perciò il Governo mal cura, e dall’altro che il corpo non va toccato e quindi il Governo commetterebbe una terapia invasiva.
    La conclusione sconsolante è che ognuno tira l’acqua al suo mulino e se si decide di giocare alla legge del più forte, poi non si può piangere se si è nani – inutile dire chi giganteggi in questo momento tra destra e sinistra.
    Berlusconi questa volta non si rivolge al proprio elettorato ma a tutti gli italiani, perché lo scopo non è far credere loro che va tutto bene – per questo ha già generali mediatici in ogni casamatta, munizioni a profusione – ma incentivarli a spendere in modo autarchico.
    Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere: i sindacati, che ripetono la loro litania di 40 anni fa, chiedono aumenti contrattuali pena scioperi e il ministro dell’economia Tremonti, sempre più depresso, che cerca loro di spiegare col ciglio alzato che siamo alla frutta. Come un passeggero del Titanic prossimo all’inabissamento che andasse a lamentarsi dal capitano per la nausea da navigazione minacciando di scrivere alla compagnia per caldeggiarne il licenziamento. Berlusconi tuttavia non è l’orchestrina che suona, a questo giro: è quello che chiede ai passeggeri di armare le scialuppe, che forse riusciranno a salvarsi.

  3. Uhm… Ugo: e la chiamavi pars construens?
    😮

    Posso essere d’accordo sulle premesse economiche, e forse in parte sulla conclusione, sul fatto cioè che Berlusconi si rivolga a tutti, non solo al suo elettorato. Ma si rivolge a tutti, esattamente come pretende di farlo sempre, non di più né di meno.

    Il punto è che su premesse economiche negative non si costruisce nessuna campagna di sapore onirico-utopistico: se vuoi mettere in gioco contenuti economici, devi impostare la campagna in tutt’altro modo.

    Dunque, con quelle immagini e quella voce, Berlusconi cerca semplicemente di rincuorare i suoi elettori e simpatizzanti: i «masochisti di sinistra»… quelli non può (né in fondo vuole) convincerli, vedi le polemiche in rete, sui media e le parodie su YouTube. Inoltre vuole ricordare a tutti che LUI c’è. Lo spot in questo momento serve, perché alcuni dei suoi stessi elettori sono perplessi e stanchi, ad esempio a proposito di certe promesse non mantenute sull’abbassamento della pressione fiscale.

    Con quello spot è come se Berlusconi dicesse: «Ghe pensi mi, tranquilli [non a caso ha detto proprio così alcuni giorni fa]. Italiani, pensate ad altro, va’, che in fondo siete più contenti così, specie d’estate che fa caldo. Ma intanto fatevi ‘sta bella vacanza in Italia: cosa andate in giro all’estero, che per giunta beccate solo gente che parla male di noi? E poi, se spendete i vostri soldi in Italia, s’alza pure il Pil».

    🙂

  4. Hai ragione, Giovanna, ma proprio per ciò che tu dici diventa impossibile fare una campagna diversa. Diamo per scontato che si analizzi la campagna con un paio di assiomi in testa: l’egocentrismo Berlusconiano e l’ennesima occasione per metterlo in mostra.
    Che gli elettori siano stanchi oggi di promesse non mantenute sull’abbassamento delle tasse sa di commedia, visto che Berlusconi non le ha mai abbassate in tre governi da lui presieduti e 16 anni per un risveglio sono tanti. Destarsi a questo puinto? Meglio mai che troppo tardi, reciterebbero gli psicologi più realisti.
    Berlusconi non ha mica poi tanto bisogno di riguadagnare consensi, Giò. Comprendo che i giornali e i sondaggisti abbiano da parlare ogni giorno del bioritmo elettorale dell’urna italica ma non ti insegno nulla nel ricordarti che Berlusconi avrebbe vinto a man basse tutte e ripeto tutte le elezioni a cui ha partecipato se la Lega non si fosse dissociata nel 1996 e se la compagine tragica dell’Ulivo non avesse sciaguratamente fatto banda contutto il circo possibile, da Mastella ai radicali, nelle elezioni del 2006, vinte tra l’altro con appunto per un clemente sputo, e affondate sempre per bocca dello stesso.
    Saliamo di livello e ammettiamo la verità: convincere un elettore italiano a votare a destra è sempre stato più economico del convincerlo per l’altra parte, per via di una atavica e culturale tendenza a vivere i valori di destra perfino dicendosi a sinistra, scelta mancina che infatti non ha mai vinto e quando lo ha fatto (1996, 2006) vi è riuscita con una coalizione pesantemente conservatrice.
    Ci si potrebbe invece domandare quanto Berlusconi abbia remato contro questa indole italica al voto a destra, nonostante il dispiegamento economico di mezzi che non ha pari in quasiasi democrazia, come si usa dire da più di tre lustri. Se Berlusconi non fosse giudiziariamente Berlusconi, non avesse cotanta biografia da lestofante, avesse commesso almeno la metà dei casini illegali che gli hanno prodotto e che avranno fatto ravvedere qualcuno dei suoi estimatori, dico, quanti proseliti in più avrebbe raccolto? Se solo si fosse circondato di una classe dirigente appena appena più presentabile, un filo meno smargiassa nella tracotante esibizione della propria corruttela?
    Al postutto, Giovanna, sono ancora propenso a vedere lo spot più come il classico slancio apologeta del Bel Paese, più Apicella e retorica da emigrato forzato che rimpiange il suolo natio quando vede San Pietro in tv. Un classico per un Berlusconi che sovente indulge in questi siparietti e probabilmente ci crede, incredibile avverbio per lui, sinceramente. È in fondo un tic che tradisce la vera vocazione istituzionale di Berlusconi, la carica che desidera e forse sente più sua, dando ormai per perso il soglio pontificio: la presidenza della Repubblica, interpretata però come un ruolo mondato dalle competenze di controllo e declinato con l’autentico ed esibito paternalismo che da sempre lo contraddistingue, a metà strada tra un nazionalismo estetizzante alla Carducci e la retorica strappa lacrime dei paesaggi Pascoliani. Decadente forse, ma solo allo specchio.

  5. Eppur funziona. In questi tempi démoralisés (dice Jacques Attali), sentirsi dire che si è belli e bravi e forti, fa una meraviglia! Anche chi è contro ha bisogno di non essere sempre incazzato. La strategia della tigna mostra la corda. Ennesimo successo portato a casa dato che, come insegna Peirce, il significato di una cosa sono i suoi effetti sensibili.

  6. Ottima analisi Ugo, come sempre d’altronde. Proprio ieri sera mi sono imbattuto nei due prototipi da te descritti nel primo intervento e come volevasi dimostrare, risulta impossibile conciliare le posizioni: da una parte la dipendete che paga le tasse e di conseguenza pretende che le vengano rilasciati dall’ente Stato dei servizi e tra questi una giustizia sociale che garantisca a tutti pari opportunità, a Nord come a Sud, per ricchi e per persone che ricche non sono. Dall’altra parte c’era invece la disillusa imprenditrice di se stessa che ha rinunciato a credere nella giustizia sociale in quanto concetto del tutto utopico nel Bel Paese, ormai convinta che bisogna contare solo sulle proprie forze, della serie si salvi chi può! Molte ormai sono le persone che rientrano in questo secondo profilo, l’appartenenza sociale è ormai sparita del tutto e di conseguenza che sia questo o quello al potere non fa differenza, ciò che conta è sopravvivere in quello stretto confine tra legalità e non. Potrai capire l’inconciliabilità delle posizioni e la tristezza che ne scaturisce nel non poter fare alcunché se non constatare lo stallo conversazionale.

    p.s. complimenti per il blog prof! e mi scusi se sono andato un po’ off-topic..

  7. ..ieri sono capitata per caso su uno spot di promozione del turismo in Italia rivolto agli stranieri (mentre stavo riassaporando l’energia rivitalizzante dello spot INSPIRED BY ICELAND,che ho conosciuto grazie a questo blog) e vorrei sottoporvelo:

    a parte la scelta della musica,che non mi pare azzeccatissima,la cosa che mi ha soddisfatta è che non c’è stato bisogno di commento e tutta la forza dello spot è insita nella bellezza delle riprese che vengono proposte,riprese- ho notato- parzialmente coincidenti con quelle dello spot MAGIC ITALY.
    Voi cosa ne pensate??Sapete per caso qualcosa sullo spot?
    Saluti!

  8. @Martina Lo spot è stato prodotto dall’Enit per la campagna promozionale del 2009.
    Qui di seguito ci sono alcuni link, il primo dell’Enit ed il secondo specifico della campagna promozionale Italia much more (sono stati realizzati tre spot da 15, 30 e 60 secondi).

    http://www.governo.it/GovernoInforma/campagne_comunicazione/italiaMuchMore/index.html

    http://www.italiamuchmore.com/opencms/opencms/Portale/pages/it/spot.html

    Cosa dire? Sicuramente le immagini già da sole evocano una forza ed una bellezza che non necessita dell’egocentrismo del premier; tanto più che lo spot Magic Italy è rivolto all’estero, dove ci derideno proprio grazie a lui.

    Anch’io ho notato subito che molte immagini coincidono e non posso non puntualizzare sul fatto che ancora oggi, nonostante il turismo sia uno dei settori economici più importanti del nostro paese, non ci sia una direzione verso cui andare, ma sporadiche iniziative realizzate dai più disparati enti senza una precisa divisione delle competenze, i cui fini sono più politici che altro.

  9. Non riesco più a trovare il video della BBC che ironizza su Magic Italy. Sembra che la BBC l’abbia fatto togliere da Youtube per motivi di copyright.
    Per caso qualcuno ha un link alternativo?
    Non riesco a trovarlo nemmeno sul sito della BBC… qualcuno sa almeno in quale programma TV era inserito?

  10. Il vero ed unico hot spot di Magic Italy.

  11. Scrivo per la prima volta su questo blog, ho deciso di farlo perchè ho trovato questo articolo molto illuminante sulla vicenda “spot per il turismo”.
    L’articolo in particolare risponde a delle domande che mi ero posto, quando l’altro giorno mi sono ritrovato a vedere la pubblicità di magic Italy in TV…
    Lo dico subito, la prima sensazione è stata di totale e profonda tristezza .
    Già in passato ho storto il naso per alcuni spot promossi dai vari ministeri, e tutto il mio dissenso nasce da una semplice domanda: …ma quelle che ci state fornendo, a nostre spese, sono sempre informazioni realmente utili ? cito per chiarire il concetto lo spot “fai girare l’economia” ,ma ce ne sono molti altri….
    La campagna per il turismo per me si inserisce in questo filone: ci serve uno spot per ricordarci che abbiamo Venezia, Roma il mare e migliaia di monumenti ? forse lo spot avrebbe avuto più senso in lingua inglese rivolto all’ estero .
    In aggiunta a questo però l’anomalia nasce da uno speaker d’eccezione, Silvio… ora, molti in giro per la rete hanno rilevato un particolare, che qui sul blog non ho visto citato , per cui mi permetto di riportarne il concetto: nessun pubblicitario sano di mente, che lavora per il settore privato chiederebbe mai a Silvio di fare da speaker a una qualsivoglia pubblicità, per il semplicissimo motivo che risulta una figura di estrema divisione, è amato da metà Italia e odiato dall’ altra metà e nessuno si giocherebbe in partenza metà pubblico a cui lo spot è indirizzato. Nessuno che lavori nel privato… nel pubblico invece si può, e ciò che ne risulta è un caldo e paternalistico spot sull’ ottimismo del bel paese capitanato da Silvio. I risultati pratici :Rilancio dell’ immagine di leader tra chi già lo ama o ne è simpatizzante , Caduta d’ immagine tra chi lo sopporta a malapena o lo odia ( ma questo non è un problema ) , Nessuna spesa pagano gli italiani, Perfino possibili guadagni se lo spot viene trasmesso sulle reti mediaset ! L’operazione è geniale, unico prezzo la dignità.

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