Emergenza caldo, emergenza freddo

Negli ultimi giorni è rimbalzata sui giornali italiani questa notizia: nel trimestre aprile-giugno 2010 il National Climatic Data Center del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha registrato nel mondo le temperature più alte da quando ha cominciato a raccogliere dati, e cioè dal 1880.

A quanto pare i dati, raccolti sia in terra che in mare, dicono che la temperatura media del mese di giugno 2010 è stata 16,2°C, cioè 0,68°C sopra la media del ventesimo secolo, che è di 15,5°C, mentre la temperatura media sulla terraferma è stata di 1,07°C superiore alle medie dello stesso periodo.

Vedi per esempio questa notizia di Adnkronos/IGN: «Allarme afa: il 2010 è l’anno più caldo mai registrato», 16 luglio 2010, e questo articolo su Repubblica di Luigi Bignami: «I meteorologi: è caldo record. “Giugno più rovente di sempre”», 16 luglio 2010.

Ma come? Abbiamo già superato le temperature del 2003? Sul caldo eccezionale di quell’estate c’è addirittura una voce di Wikipedia: «Ondata di caldo dell’estate 2003».

Inoltre, ricordi che a maggio in Italia si parlava di emergenza pioggia? (vedi per esempio Sky Tg24 «Maltempo: in nord Italia è emergenza pioggia», 12 maggio 2010).

E ricordi che a marzo c’era l’emergenza neve? (vedi per esempio Adnkronos/IGN «Italia paralizzata dal maltempo, neve e bora a Trieste. Crollo all’ospedale di Messina», 10 marzo 2010).

Uhm, qualcosa non torna.

D’accordo, bisogna distinguere le medie mondiali da ciò che accade nei singoli paesi… però.

Continuo a pensare che qualcosa non torni.

😮

Idea per una tesi (triennale o magistrale a seconda dell’approfondimento): analizzare la costruzione delle emergenze meteorologiche sulle maggiori testate giornalistiche italiane nel 2009-2010, confrontandola con quella di altri anni (ad esempio il 2003) e/o altri paesi, e verificando, per ogni notizia, i dati forniti dalle fonti scientifiche.

Per impostare il lavoro, vieni a ricevimento (a partire da settembre).

16 risposte a “Emergenza caldo, emergenza freddo

  1. Molto interessante Giovanna! In effetti e’ proprio vero che ogni anno sembra sempre il PIU’ caldo, freddo, piovoso, afoso..! Sarebbe bello poter fare qualche ricerca e scriverci una tesi a riguardo, peccato che mi devo ancora iscrivere alla specialistica 😉

  2. Il tesista il canovaccio l’ha già. Basta fargli leggere il tuo “ciclo delle notizie scientifiche”. 🙂

  3. Ricordo ancora un servizio del TG4 che lanciava “l’allarme temperature nella norma”. Si parla di anni fa e ancora mi rammarico per non essermi segnato giorno e ora e procurato una registrazione di tale capolavoro giornalistico. Sarebbero stati utili riferimenti per il tesista. Comunque sono quasi certo che il tema “allarme temperature nella norma” sia stato ripreso più volte. Con un pizzico di fortuna magari si ritrova.

  4. E’ che i giornalisti usano spesso termini di cui non conoscono il vero significato, li usano in buona fede come sinonimi ma per esempio la parola “emergenza” a dirla a tutti i cambi di stagione (perché di fatto è con questa frequenza che viene utilizzata negli articoli sul clima -articoli non scientifici al 100% intendo) diventa anche ridicola, perde addirittura di sensazionalismo.

    Gli unici dati che contano sono quelli sulle temperature.. tipo questa primavera inizio estate è stata molto piovosa e non più fredda di altre primavere od estati in cui ha addirittura nevicato in giugno (a Bologna), per dire..
    Perciò, andando a guardare invece le temperature e solo quelle, si scopre che i primi 4 mesi del 2010 sono i più caldi dal 1880. E’ questo che fa la differenza.

    Eppoi aggiungerei, che a livello globale le conseguenze che ha l’innalzamento di un grado (fahrenheit? celsius? c’è una bella differenza..ma basta scrivere un grado) sulla temperatura media di x anni va spiegata!! si confonde la variazione NORMALE del clima con l’andamento delle temperature..

    Io vorrei leggere dei servizi scientifici decenti non solo su Le Scienze. Così la gente continua a rimanere ignorante.

    Però bella la tesi eh cavolo, peccato essere lontana anni luce..

  5. Sono d’accordo, spesso i media travisano riportano in modo errato le notizie scientifiche. Sopratutto non sembrano dover rendere conto a nessuno delle esagerazioni dei titoli.

    Repubblica però riporta correttamente sul titolo che il Giugno 2010 è stato il più caldo (come media globale) dal 1880, la notizia di NOAA infatti è che “June, April to June, and Year-to-Date Global Temperatures are Warmest on Record”.

    Anche Adnkronos riporta il titolo (l’anno più caldo che mai) di NOAA ma omette il sottotitolo che il primo semestre 2010 è stato il secondo più caldo (il primo è il 2007). Secondo me NOAA però qui non è stata particolarmente chiara.

    Quanto al 2003 è stato sì un Agosto (Agosto quindi non comparabile con quanto riportato da NOAA) molto caldo ma l’ondata di caldo fu abbastanza localizzata all’Europa, altre parti del pianeta allo stesso tempo furono più fredde e quindi la temperatura media globale dell’Agosto 2003 non è da record.

    Discutibile è invece fare il salto logico dalla temperatura mondiale alla situazione in Italia.

    La differenza tra studio del clima e meteorologia sta proprio nel fatto che nel primo si tende a considerare intervalli di tempo lunghi e zone geografiche ampie, il fatto che la temperatura media globale continui ad aumentare regolarmente non è in contrasto con ad esempio un gelido inverno in Italia o un Giugno più freddo del normale in Florida.

  6. Un paio di giorni fa al tg1 hanno detto che incredibilmente in Argentina stava nevicando (senza specificare che in Argentina adesso è inverno). Lo scorso gennaio, sempre lo stesso telegiornale ha sottolineato il fatto che in Olanda si era verificata la più grossa nevicata degli ultimi 5 (!!!) anni.
    Ormai da un po’ di tempo, quando sento la solita frase “si tratta della più grande ondata di caldo/freddo degli ultimi 40 anni”, più che preoccuparmi per la situazione attuale penso a quanto possano aver sofferto il caldo/freddo i miei genitori 41 anni fa.

  7. Ho deciso che da q

  8. Voglio sottoporre a Giovanna e ai suoi lettori un quesito con cui potranno trastullarsi un poco: come ritenete di poter misurare la temperatura globale dell’atmosfera terrestre ottenendo un risultato affidabile nell’ordine di variazioni di frazioni di grado (dando per scontato che la serie a nostra disposizione sia stata firmata da Dio stesso che la misura da infinito tempo e non dall’altro ieri per opera di quattro sciamannati sparsi per il globo terracqueo?)

    “Sembra che l’ordine delle stagioni si sia invertito, che gli elementi seguano nuove leggi” (“Chronicon” di Ademaro di Chabannes).
    Ah, dimenticavo: è morto nel 1034.

  9. @Ugo
    Rispondo da ingegnere: distribuendo sulla sezione di sfera rappresentante l’atmosfera, in modo equidistante tra loro, una serie di termometri tendente all’infinito. La temperatura media risultante risulterebbe così affidabile. Il problema dei modelli attuali, totalmente inconsistenti, è appunto considerare pochi punti di rilevazione termometrica non equidistanti. Se infatti, poniamo a esempio, misuriamo un aumento di temperatura a Bologna (a 54m s.l.m), non è detto che a 1 o 50 km lungo il suo zenith si misuri lo stesso aumento, bensì si potrebbe rilevare una diminuzione. Il problema può essere esteso a livello globale: poiché la circolazione delle correnti e la conseguenze distribuzione della temperatura è di una complessità non riportabile da un modello matematico affidabile, si rischia di misurare aumenti in punti all’interno del volume considerato e trascurare le diminuzione in altri suoi punti. Non ha pregio l’argomento di misurare solo la temperatura a livello mare, magari nelle città: in un altro sperduto angolo del pianeta (e dell’atmosfera) si potrebbe avere un sincronico intervallo di valore negativo, portando la media della variazione di temperatura tra i due punti a zero. La conclusione è perciò assimilabile alla citazione riportata da Ugo: su queste materie i mille anni che ci separano dal medioevo non sono così tanti.

  10. beh non sono soltanto le temperature a preoccupare i climatologi, sono l’innalzamento delle temperature abbinate a cambiamenti di altra specie, per esempio lo spostamento dei monsoni..la tropicalizzazione delle acque, ecc.

  11. @Signora in Giallo
    Hai ragione. Però chi ti ha messo in testo la persuasione che questi cambiamenti siano anomali e non invece la norma? Forse la balzana teoria Gaia, in voga da anni, che immagina il pianeta come un corpo vivente omeostatico? O i climatologi che ti danno le previsioni sulle temperature degli anni a venire, paventando catastrofi in cui la causa antropica non si sa quanto valga davvero, e distrattamente si dimenticano di spiegarti che le equazioni dei loro sistemi sono differenziali non lineari, e che quindi nessuna evoluzione del sistema è prevedibile e che le loro congetture sono affidabili come quelle di un cartomante?
    Bando agli scherzi: è punto accettato da tutta la comunità scientifica che la temperatura sia in generale aumento (frazioni di grado). Tuttavia gli equivoci nascono dalla mancata diffusione dei seguenti punti:
    1) Non vi sono prove che la temperatura sia causata o correlata all’attività umana (emissione di CO2) e non a variabili endogene al pianete.
    2) Anche se vi fosse una correlazione tra emissione di CO2 e aumento della temperatura, per la natura del sistema non lineare è possibile addirittura che ulteriori quantità di CO2 portino a evoluzioni del sistema opposte, quindi a diminuzioni della temperatura.
    3) Il passato anche recente (1000 anni) è ricco di piccole glaciazioni e innalzamenti di temperature locali. Non ti insegno nulla se ti mando a spulciare un po’ di Storia, così potrai scoprire da te che i romani coltivavano la vite nell’odierna Gran Bretagna e che non più di qualche secolo fa sul tamigi si pattinava d’inverno. Gli esempi sono innumerevoli.
    4) Ancora negli anni ’70, per dirti della maturità della disciplina, i climatologi agitavano la possibilità di imminenti glaciazioni, e nelle conferenze mondiali l’abbassamento delle temperature era la teoria dominante.
    Proviamo ora a ipotizzare perché modelli matematici incerti non abbiano prodotto nella popolazione lo scetticismo che la Scienza richiede bensì le dichiarazioni più ostinate in un senso o nell’altro. Suppongo che indipendentemente dagli interessi in gioco che proverò a elencare tanto per allenarmi la mente, l’humus ricettivo sia dato dalla diffusa convinzione e richiestra tra le persone comuni del principio di precauzione (che per la Scienza è un principio teoretico inapplicabile). Di conseguenza, se viene proposto un sospetto di correlazione vi si crede fino a prova contraria, mentre sarebbe doveroso fare il contrario di questo antiscientifico codice napoleonico del colpevole fino a prova contraria.
    Ma a chi giova tutto questo allarmismo? Ebbene, curioso dirlo: a tutti.
    Al centro di ricerca di turno che guadagna in importanza e aumenta i suoi finanziamenti; al costruttore di energie alternative a zero emissioni di CO2 che ottiene incentivi da governi che vogliano accreditarsi l’elettorato più sensibile ai temi ambientali; è utile ai media, che di sensazionalismo campano, e quale notizia assieme alla cronaca nera e al gossip paga di più in termini di attenzione delle trombe dell’Apocalisse?; è utile infine a coloro che vogliono sentirsi buoni e responsabili custodi del nostro pianeta, quindi a tutti noi, perché ci dà la possibilità attiva di attuare comportamenti che giudichiamo virtuosi, ci concede la risposta e la soluzione, mentre uno scetticismo attuativo fungerebbe da produttore di impotenti nevrosi.
    Aggiungo un commento totalmente personale: come al solito la mentalità ambientalista è la peggior nemica dell’ambiente. Concentrandosi ossessivamente sull’effetto serra, i cambiamenti climatici, le previsioni a 50 anni sullo sciogliementi dei ghiacci, il no al nucleare, etc., tutte posizioni dubbie quando non errate, occorrerebbe fare una politica verde incentrata sul vero grande problema: l’antropentropia (cfr. Albanesi), definita come il prodotto tra superficie umana e numero di uomini. Come tutti sapete, l’entropia è una funzione di stato di un sistema che misura il suo grado di disordine e aumenta sempre non essendo reversibile. Ebbene, l’antropentropia misura lo spazio che sottratto alla natura per i propri scopi. Questo spazio tende ad aumentare progressivamente fin dalla comparsa dell’uomo (per chi mastica economia, è un principio Malthusiano con meno punti deboli perché non si limita alla consumo di risorse alimentari). Perciò è inutile preoccuparsi di dubbie previsioni sull’effetto serra quando due calcoli in croce dicono che tra X anni la natura non esisterà più come la conosciamo.

  12. Signora in Giallo

    @Ugo: non sposo la causa relativista. Di certo non mi lascio condizionare da articoli e teorie in voga nell’ultimo quinquennio, Apocalisse compresa. Però il mondo come lo conosco mi piace. Mi spiacerebbe che un domani non ci fosse più.

    Quando affermi:

    ” è utile infine a coloro che vogliono sentirsi buoni e responsabili custodi del nostro pianeta, quindi a tutti noi, perché ci dà la possibilità attiva di attuare comportamenti che giudichiamo virtuosi, ci concede la risposta e la soluzione, mentre uno scetticismo attuativo fungerebbe da produttore di impotenti nevrosi.”

    perché no? Meno psicofarmaci e più aria pulita.

    Quando parli di ambientalisti però ti affezioni a un “ambientalista tipo” mi pare di capire. Capita invece che ci si renda conto da sé che un comportamento possa essere diretta causa di problemi per sé stessi e per gli altri, e attuare un comportamento più ecologico divenga un modo attivo per migliorare il proprio ambiente e magari quello dei propri figli. Con o senza teorie ambientaliste che spesso sono nient’altro che propaganda politica vestita di verde o nuova strategia per vendere prodotti. Beh io sono per la vendita virtuosa. Per ciò che si rigenera da sé, col tempo dovuto ma che non mischia i colori sulla tavolozza terracquea rendendoli irrimediabilmente indivisibili e/o utilizzabili.

    Le analisi della temperatura sono ipotesi e ok ma se fossero vere? Voglio dire che cosa ci sarebbe di male a trovare un modo meno distruttivo di agire? Cosa si perderebbe? Secondo me anche se non si otterrebbe un ritorno nei presunti range di temperatura adeguata, si guadagnerebbe comunque qualcosa. Un ambiente dove vivere più pulito, meno malanni, più colori, più diversificazione di specie, meno spesa e più guadagno. Tanto per citarne alcune. Quindi perché no?!

  13. @Signora in Giallo: perché no… Perché allo stato attuale della conoscenza e della enorme complessità del sistema socio-economico è impossibile da attuare, ecco perchè. In aggiunta a questo, una falsa risposta ai problemi crea aspettative e distoglie da ricercare nuove strade.

  14. Signora in Giallo

    @ Alfonso: ci si può sempre provare a cercare una soluzione ed iniziare a cambiare. Dire “no questa è una teoria non dimostrata” equivale a non schierarsi da nessuna parte ma, anche la medicina non è una scienza esatta..

  15. @ Signora in Giallo: ragionamento pericoloso il suo. La medicina non è una scienza esatta e proprio per questo si effettuano innumerevoli test su cavie prima di far danni sulle persone. Meglio non schierarsi che schierarsi male, solo per la smania di azione. Mi pare che il post della professoressa Cosenza sia perplesso proprio verso le conseguenze di questa smania di notizie contraddittorie. Trovare una soluzione non equivale a gettare la carta nell’apposito contenitore della differenziata, montare in casa il pannello fotovoltaico, diminuire la velocità di percorrenza media di un tragitto in auto o coibentare tutta la casa. Queste sono bruscoline che non contano proprio nulla. Valgono come esempio ma non molto di più. Soluzioni globali efficaci implicano il controllo delle nascite o la drastica diminuzione di elettricità pro capite: è così sicura che questo tipo di soluzioni razionali non siano viste come intrusioni nella propria libertà di scelta?

  16. @Alfonso: se ti fa star meglio dammi del Lei, ma di solito ci si da del tu sui blog.
    Io sto esprimendo la MIA opinione, non della Prof. Cosenza o di qualcun’altro.
    Le azioni che hai elencato saranno brustoline ma messe assieme sono un piccolo passo in avanti, e rappresentano una modificazione delle abitudini che non è sempre così facile da attuare. Quanto al fatto che esse rappresentino la soluzione per una riduzione di richiesta energetica, beh non lo credo, ma lo considero comunque utile. Se non altro è la testa della gente a cambiare, la volontà di trovare strategie efficaci a fare capolino.
    Tu mi dici che bisognerebbe pensare a un piano di riduzione delle nascite..hm sai quanto può essere pericolosa un affermazione di questo genere impugnata da un governo? Ad ogni modo ad una riduzione delle nascite stanno già pensando le donne che, anche nei paesi in via di sviluppo come India, Bangladesh, Oriente e Medioriente in generale, fanno uso di metodi anticoncezionali e decidono di non avere più di uno due figli a testa, in alcuni casi di non averne proprio. E’ previsto un calo ed un assestamento nei prossimi anni da questo punto di vista.

    Tornando al tema iniziale, è normale porsi dei dubbi davanti a titoli CONTINUAMENTE allarmanti che parlano in maniera allarmistica di pericolosi innalzamenti di temperatura, che però non vengono mai spiegati fino in fondo.

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