Archivi del giorno: lunedì, 26 luglio 2010

Il linguaggio di Vendola (1)

Dopo l’elezione di Vendola a presidente della Puglia, le Fabbriche di Nichi si sono rapidamente moltiplicate in tutta Italia (qualcuna anche all’estero), e oggi sono 365 (ma aumentano di ora in ora). Inoltre, come sappiamo, nel discorso di chiusura degli stati generali delle Fabbriche – il 18 luglio a Bari – Vendola si è candidato leader del centrosinistra nazionale.

È dunque in vista di questo obiettivo che vale la pena riflettere sul linguaggio immaginifico con cui Vendola arringa le folle. È proprio quel linguaggio, infatti, che gli ha valso l’appellativo di «poeta». Che per i sostenitori vuol dire «d’animo sensibile», «autentico», «capace di parlare al cuore». Ma per gli avversari significa «parolaio», «poco concreto», «sognatore».

Vendola è «poeta» anzitutto perché usa metafore. Alcune sono talmente vivide che diventano immediatamente slogan, e come tali sono infatti riprese dall’agenzia di comunicazione Proforma, che cura la comunicazione di Vendola. (O viceversa: magari a volte sono loro stessi a suggerirgliele.)

Prendi per esempio il riferimento al vulcano islandese Eyjafjallajökull, per cui le Fabbriche di Nichi (esse stesse una metafora) sono state definite «eruzioni di buona politica».

E prendi l’idea di chiamare il discorso di chiusura degli stati generali «discorso della luce», che viene da questa frase di Vendola:

«dobbiamo essere una lucerna che consente di illuminare gli angoli bui dell’organizazione della vita, noi perdiamo quando ci perdiamo, quando non abbiamo più un fascio di luce che illumina anche ciò che ci impedisce il cammino. Illuminare è costruire insieme l’etica del cammino».

Ma l’abilità di Vendola nel produrre slogan non si avvale solo di metafore. Pensa per esempio a quando incita il pubblico – sempre nel discorso di chiusura – dicendo che bisogna «cercare di vincere senza paura di perdere». O quando ripercorre la vicenda pugliese delle ultime regionali dicendo di aver fatto il «doppio movimento» di «sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra».

Insomma, Nichi è una fabbrica di ossimori, chiasmi, inversioni e altre figure retoriche. Che nell’insieme seducono anche chi, magari, non le capisce né ricorda perfettamente. Anzi a volte incantano a maggior ragione per questo: non importa cos’ha detto di preciso, perché resta un’impressione vaga di maestria, di abilità linguistica, che contribuisce a dargli carisma. Com’è bravo lui, come vorrei essere lui...

Ma in vista dell’obiettivo nazionale, mi chiedo: riuscirà Vendola ad affiancare al linguaggio immaginifico una dose sufficiente di proposte concrete? Perché le metafore funzionano per regalare sogni e speranze ai più giovani simpatizzanti di sinistra. O per riaccendere la nostalgia di qualche vecchio compagno, che comunque avrebbe votato a sinistra.

Ma per guadagnare i voti degli elettori del centro-nord che un tempo votavano a sinistra e ora si astengono o votano Lega, ad esempio, ci vogliono parole semplici e pochi fronzoli. Ci vogliono numeri e riferimenti alla vita di tutti i giorni.

Per questi elettori il linguaggio di Vendola ha anche altri problemi, su cui tornerò nei prossimi giorni.

Ma intanto ascolta il «discorso della luce» (Bari 18 luglio 2010):