Archivi del giorno: martedì, 27 luglio 2010

Il linguaggio di Vendola (2)

Proseguo la riflessione di ieri sul linguaggio di Vendola, e mi concentro su un’altra caratteristica che può diventare un problema se davvero lui vuole, come dice, rivolgersi a tutto il paese e non solo alla Puglia, per «vincere senza paura di perdere».

Vendola usa troppe espressioni e citazioni colte. Inoltre le condisce di burocratese, e lo fa un po’ troppo spesso per riuscire davvero a «parlare a tutti», e cioè anche alle persone economicamente, socialmente e culturalmente più deboli, come dovrebbe fare un leader di sinistra.

Pesco qua e là dai discorsi degli ultimi mesi: da quelli con cui ha chiuso la campagna elettorale (a Lecce e Bari, fine marzo 2010) a quelli con cui ha festeggiato l’elezione; dai discorsi di apertura e chiusura degli stati generali delle Fabbriche di Nichi (trovi tutto sul suo canale YouTube) a un’intervista rilasciata al Caffè di Corradino Mineo («Sparigliare, che cosa?», Rai News 24, 21 luglio 2010).

Citazioni: dal «camminare domandando» del subcomandante Marcos a diversi passaggi delle sacre scritture; dalla «contraddizione in seno al popolo» di Mao Tse-Tung al «principio speranza di cui parlava Ernst Bloch»; da «Altiero Spinelli, chiuso nel confino di Ventotene» alla necessità di «quella che Pasolini avrebbe chiamato una “mutazione antropologica”».

Dal mio punto di vista andrebbero eliminate le citazioni movimentiste (come il subcomandante Marcos) perché gli alienano gli elettori moderati, e andrebbero semplificate e sdrammatizzate (quando non a loro volta eliminate) quelle troppo dotte (quanti sanno chi era Spinelli? E Bloch?).

Burocratese: comincio qui una lista che, se ascolti bene tutti i discorsi che ho menzionato, puoi continuare tu.

Vendola parla ad esempio di «transazione delle transazioni finanziarie» e di «finanziarizzazione dell’economia»; ma dice anche cose come: «la destra e Tremonti hanno mutato la morfologia di questo paese e chi stava in alto ha visto implementate le proprie azioni», «se la pubblica amministrazione ha una funzione ancillare del sistema di potere, allora…», «bisogna ricostruire una griglia, un’igiene istituzionale».

Infine pone a se stesso e al suo pubblico domande come: «perché la sinistra non è stata in grado di mettere in piedi un dispositivo di linguaggio, un codice, un’utopia?», che non starebbero male in un contesto di riflessione accademica sulla comunicazione politica.

Per non parlare di quando se ne esce con frasi come «dobbiamo inglobare l’efficientamento energetico», che non hanno nulla da invidiare al burocratese di Pier Luigi Bersani (di cui abbiamo parlato in: La doppia negazione di Pier Luigi Bersani, 12 gennaio 2010 ).

Un uso eccessivo di citazioni e espressioni dotte, combinato alle metafore di cui s’è detto ieri, conferisce ai discorsi di Vendola un complessivo tono aulico, che a tratti suona vuoto. Come ben evidenzia Checco Zalone in questa imitazione: