Il linguaggio di Vendola (2)

Proseguo la riflessione di ieri sul linguaggio di Vendola, e mi concentro su un’altra caratteristica che può diventare un problema se davvero lui vuole, come dice, rivolgersi a tutto il paese e non solo alla Puglia, per «vincere senza paura di perdere».

Vendola usa troppe espressioni e citazioni colte. Inoltre le condisce di burocratese, e lo fa un po’ troppo spesso per riuscire davvero a «parlare a tutti», e cioè anche alle persone economicamente, socialmente e culturalmente più deboli, come dovrebbe fare un leader di sinistra.

Pesco qua e là dai discorsi degli ultimi mesi: da quelli con cui ha chiuso la campagna elettorale (a Lecce e Bari, fine marzo 2010) a quelli con cui ha festeggiato l’elezione; dai discorsi di apertura e chiusura degli stati generali delle Fabbriche di Nichi (trovi tutto sul suo canale YouTube) a un’intervista rilasciata al Caffè di Corradino Mineo («Sparigliare, che cosa?», Rai News 24, 21 luglio 2010).

Citazioni: dal «camminare domandando» del subcomandante Marcos a diversi passaggi delle sacre scritture; dalla «contraddizione in seno al popolo» di Mao Tse-Tung al «principio speranza di cui parlava Ernst Bloch»; da «Altiero Spinelli, chiuso nel confino di Ventotene» alla necessità di «quella che Pasolini avrebbe chiamato una “mutazione antropologica”».

Dal mio punto di vista andrebbero eliminate le citazioni movimentiste (come il subcomandante Marcos) perché gli alienano gli elettori moderati, e andrebbero semplificate e sdrammatizzate (quando non a loro volta eliminate) quelle troppo dotte (quanti sanno chi era Spinelli? E Bloch?).

Burocratese: comincio qui una lista che, se ascolti bene tutti i discorsi che ho menzionato, puoi continuare tu.

Vendola parla ad esempio di «transazione delle transazioni finanziarie» e di «finanziarizzazione dell’economia»; ma dice anche cose come: «la destra e Tremonti hanno mutato la morfologia di questo paese e chi stava in alto ha visto implementate le proprie azioni», «se la pubblica amministrazione ha una funzione ancillare del sistema di potere, allora…», «bisogna ricostruire una griglia, un’igiene istituzionale».

Infine pone a se stesso e al suo pubblico domande come: «perché la sinistra non è stata in grado di mettere in piedi un dispositivo di linguaggio, un codice, un’utopia?», che non starebbero male in un contesto di riflessione accademica sulla comunicazione politica.

Per non parlare di quando se ne esce con frasi come «dobbiamo inglobare l’efficientamento energetico», che non hanno nulla da invidiare al burocratese di Pier Luigi Bersani (di cui abbiamo parlato in: La doppia negazione di Pier Luigi Bersani, 12 gennaio 2010 ).

Un uso eccessivo di citazioni e espressioni dotte, combinato alle metafore di cui s’è detto ieri, conferisce ai discorsi di Vendola un complessivo tono aulico, che a tratti suona vuoto. Come ben evidenzia Checco Zalone in questa imitazione:

24 risposte a “Il linguaggio di Vendola (2)

  1. Analisi azzeccatissima, Giovanna, considera però che non siamo ancora in campagna elettorale e in questa fase credo che Vendola parli più che altro ai suoi, scientemente, voglio dire, per riunire le truppe in vista della battaglia.
    Se si dovesse arrivare alla primarie e lui dovesse correre (non credo le facciano, ma questo è un altro discorso) o se addirittura dovesse correre per diventare premier, penso proprio che il suo linguaggio si adatterebbe alle circostanze. Poeta sì, ma anche politico di lungo corso.

  2. ho visto il video di Zalone dopo aver scritto il commento precedente. Non c’è dubbio che faccia decisamente il suo gioco, visto che lo trasforma in politico pop, cosa che oggi è estremamente vantaggiosa

  3. In effetti, alcune espressioni non sono né felici né facili. “Efficientamento energetico” non si può sentire.
    In generale, sembra che la lunghezza dei periodi e delle parole gli serva per concludere un ragionamento con un po’ di (ricercata) fatica: la sottolinea quasi sempre con un aggravarsi del tono della voce, e un saltello sui piedi o sulla poltrona (quando è seduto).

    Sulle citazioni bibliche e colte ho un aneddoto. Ho dovuto riprendere il suo discorso del 25 aprile a Montesole (lo trovi a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=vW2mMMeRJTw). Prima di lui, un frate aveva pronunciato una breve omelia, ricorrendo spesso al vecchio testamento. Se ascolti il discorso di Vendola, noti come l’abbia improvvisato a partire da questo elemento contestuale imprevisto (alla fine, cita anche il frate che cita Isaia, mi pare).

    Lo dico perché sono d’accordo con l’analisi e il problema che cogli è vero. Secondo me dipende anche dal fatto che Vendola ha uno stile da comzio, da campagna elettorale. Negli ultimi cinque anni ne ha fatte 4 importanti e lunghe da candidato (due primarie e due regionali). Nei comizi (se ti capita di farne 3 al giorno) la citazione ti aiuta a far avanzare il discorso, a farlo durare (sempre più di mezz’ora) e a variare a seconda della situazione. E alla fine è efficace.

    In Tv o in video la citazione funziona molto meno bene, e ruba tempo e spazio alle cose che dice in prima persona. Se il conduttore o il giornalista non gli dà il tempo, si allarga troppo.

  4. Esatto, concordo con donmo. Credo, o perlomeno spero, che Vendola abbia assunto questo modo di fare più per rivolgersi ad una sinistra annichilita come un leader autoritario. Sono invece convinto che le citazioni siano un espediente per ridare un quadro ideologico di riferimento alla sinistra moderna che come sappiamo, ne è abbastanza priva.

  5. Una cosa è certa: deve stare molto attento a non diventare un nuovo Bertinotti. Nonostante il voler fare il colto sia una modalità che meriterebbe cautela, un po’ di ‘paroloni’ non mi dispiacciono troppo, rispetto ai medi di Bossi e al linguaggio volgare di cui gode ora la politica attuale! Potrebbe anche essere una strategia del Vendola per distinguersi dalla comune cafonaggine. Con i suoi dovuti rischi.

  6. ottima analisi, aggiungerei soltanto che non si concede nemmeno in contesti informali un briciolo di ironia (parla sempre da un pulpito, l’altra sera ho visto una replica di una sua intervista con la Cabello e si prendeva tremendamente sul serio sempre, senza prendersi una pausa dal ruolo per certi versi istituzionale che si è ritagliato addosso) e che non solo parla burocratese, ma è rimasto ancorato a una terminologia molto anni Settanta, che i giovani non riescono a capire e a seguire.

  7. Concordo sul fatto che a volte il linguaggio di Vendola sia un po’ ingessato, e che alcune metafore siano così ardite da diventare retorica pura; però, cara chiaramarmugi, non dica che “i giovani non riescono a capire e seguire” una terminologia solo perché un po’ più complessa o datata, non mi sembra né bello né corretto dare per scontato l’ignoranza di un’intera generazione.

  8. I due post sul linguaggio di Vendola analizzano e mettono in luce diverse caratteristiche che si riscontrano in questo politico. L’ho visto e sentito parlare più volte dal vivo in comizi elettorali e in dibattiti televisivi. In parte è evidente che attinge ad una letteratura profetica, come quella di don Tonino Bello, o biblica come le lettere di San Paolo su cui non fa mistero di conversare con Fausto Bertinotti. Il suo modo di parlare in queste occasioni cerca di essere immaginifico e poetico, magari ricorda in alcuni passaggi Pasolini e Pavese, tra le sue letture preferite. In molti sono colpiti dai suoi discorsi, compreso Berlusconi che all’inaugurazione della fiera del levante di due o tre anni fa (non ricordo di preciso) gli fece i complimenti. Ricordo in particolare un suo discorso a Francavilla Fontana durante l’ultima campagna elettorale che dal vivo fa l’effetto di emozionarti e coinvolgerti. Su questo non c’è dubbio. Ma non c’è dubbio anche sul fatto in questo c’è il grande rischio del populismo. A me Berlusconi non piace e non mi è mai piaciuto, però ammetto che possa affascinare tanti, come ha tentato di fare anche di recente prestando la voce allo spot sul turismo in Italia. Il populismo è più o meno comune ad entrambi, con i dovuti distinguo. Per parte mia consiglierei a Vendola un linguaggio che sia “sì sì, no no, il di più viene dal diavolo” per usare un’immagine biblica. Fuor di metafora meno retorica, meno citazioni, meno politichese.

  9. “Finanziarizzazione dell’economia” non è burocratese, ma un termine specifico.
    Si tratta di una dinamica che investe l’economia mondiale e che l’elettore medio subisce senza conoscere né saper nominare.
    Penso che sia un bene che il linguaggio politico lo faccia proprio e, spiegandolo, contribuisca a svolgere una funzione pedagogica importante per la nostra cultura politica.

  10. Quando ho fatto un’indagine per Rai su tutti altri temi, una delle domande del questionario – fatta per qualificare l’intervistato rispetto alle risposte salienti era: quanti libri ha letto nell’ultimo anno?
    Risposte piuttosto sconfortanti. Ma almeno un libro lo leggevano ed era: La Bibbia. I rimpasti biblici in realtà strizzano l’occhio a un elettorato cattolico, della terza età e non necessariamente di sinistra – che spesso è puzzonamente allergica alle Sacre Scritture – non importa che poi la citazione sia riconosciuta, ma il fatto che venga fatta e reimpastata in un discorso a sinistra è una manovra ideologica azzaeccata. Per ampie fasce della popolazione è stato il contesto religioso la palestra su cui fondare proprie convinzioni o se vogliamo pregiudizi, è stata la parrocchia e il confessore l’interlocutore con cui confrontare certi convincimenti etici. Ricordo anche che, in un momento di crisi ideologica forte – “Famiglia Cristiana” ha ottime tirature di vendita perchè raccoglie l’elettorato di tutti quegli ex d.C. che nel dopo non hanno mai trovato un posto. Che sono lontanti anni luce da Forza Italia, che hanno in ostilità il fascismo, e a cui la Sinistra non ha mai saputo parlare nonostante i tentativi patetici e contraddittori.
    Sui paroloni non so. Se Vendola riuscisse a tenerne un po’ magari spiegandoli, riuscirebbe a trovare nel linguaggio una matrice identitaria specifica, e un tantino più evolutiva rispetto agli avversari politici. Perchè farsi capire è un dovere, ma se tu magni con le mani, e io mi metto a magnà con le mani come te – c’è il rischio di fare della demagogia. Propongo di mostrare cosa è una forchetta e spiegarne il vantaggio. Un tempo la sinistra vinceva per questo.

  11. donmo: dici «penso proprio che il suo linguaggio si adatterebbe alle circostanze». Tu lo pensi, io sono più cauta: lo spero.
    🙂

    Alberto: l’abitudine al comizio non è una giustificazione. Un leader politico che voglia comunicare bene, che voglia farlo per un pubblico nazionale e che soprattutto voglia davvero vincere (e non solo confermare o ampliare un po’ un elettorato che già vota a sinistra, caro Giovanni) deve adattarsi ai diversi mezzi e tempi, deve allenarsi fisicamente e mentalmente per farlo, deve cambiare citazioni, se è opportuno farlo, deve usare altre mnemotecniche se ne ha bisogno. Comunicare è un mestiere che si impara, anche se alla base c’è una buona predisposizione. Anzi, soprattutto se alla base c’è una buona predisposizione, come quella di Vendola: senza quella non vai da nessuna parte.

    Ma basarsi solo sulla predisposizione o sull’istinto del leader oggi è perdente.

    Occorrono strategie e studi di dettaglio. Occorrono interminabili sedute in cui un leader prova e riprova un discorso, si sottopone alle critiche durissime di uno staff che mai si accontenta e che non è per nulla aprioristicamente compiaciuto né innamorato del leader per cui lavora, controlla duemila volte i minuti, i secondi che servono a dire una certa cosa, si inventa o fa inventare slogan per tutti i pubblici e tutte le occasioni, si riguarda ossessivamente i video in cui compare per trovare i difetti, sempre e solo i difetti, si studia le imitazioni che gli fanno i comici per capirle e ritorcerle a suo favore e fa diecimila altre cose di questo tipo. È così che si lavora seriamente sulla comunicazione, e Vendola ha tutto il tempo, ora, per aggiustare il tiro laddove necessario.

    Saprà/vorrà farlo? Saprà essere così duro con se stesso? Non lo so, staremo a vedere.

    Certo, per essere così duri e autocritici con se stessi occorre anche un po’ di quell’autoironia di cui parla Chiara

    Maria: «finanziarizzazione dell’economia» è termine specifico, d’accordo, ma prende dal burocratese la nominalizzazione in… -zione, appunto.

    Però pensaci: parleresti mai alla nonna in questi termini? Al droghiere sotto casa? Alla matricola di scienze della comunicazione che si iscrive tanto per prendere un titolo, ma non ha voglia di studiare neanche un po’ e vota Berlusconi perché «lui sì che si fa capire in poche parole»?

    Semplificare non vuol dire eliminare paternalisticamente certi temi perché, tanto, il popolo bue non li capisce. Semplificare vuol dire parlare esattamente di finanziarizzazione dell’economia ma farlo in altri termini, facendo esempi tratti dalla vita di tutti giorni, rendendo comprensibile e interessante la crisi finanziaria mondiale al nonno perplesso come al nipotino di undici anni, se occorre (perché fra sette anni potrà votare la tua parte, se gli sei rimasto impresso…è anche così che si fa politica con strategie a lungo termine).

    zauberei, d’accordo sulle citazioni dalla bibbia e dal vangelo e sul fatto che sia positivo mescolarle alla cultura di sinistra. Però bisogna rivedere (spiegare, riformulare o eliminare) le altre citazioni “alte”, ribadisco…

    Grazie a tutti!

  12. Colorato in tutti i sensi.

  13. @Zauberei, interessante l’indagine di cui parli, anzi, mi interesserebbe saperne di più, anche perchè cozza con altri che ho letto recentemente (ne ho anche parlato nel mio blog) e che dicono che la bibbia è molto poco letta e conosciuta. Tutti dichiarano di averla in casa, ma di qui a leggerla ce ne corre, ahimè.

  14. Sono d’accordo in parte sull’analisi, in effetti quando mi è capitato di ascoltarlo in alcuni passaggi non mi sembrava del tutto chiaro. Però dalla sua parte ha un talento (per dirla alla Bibbiese) cioè la capacità di trasmettere in quello che dice passione, fiducia nel futuro, speranza, voglia di fare, alternative.
    Cosa che ad esempio Bersani (che molti apprezzano) non riesce a fare normalmente in maniera decisa, è successo una volta ad Annozero e per gli elettori di centro sinistra è sembrata quasi un’apparizione (http://www.youtube.com/watch?v=9TMmbFtqH_Q), del tipo, allora c’è vita, c’è qualcosa per cui lottare, alzare la voce, possiamo dire allora che esistiamo non solo in funzione di Berlusconi.
    Per questo motivo penso che Vendola sia in grado di parlare più o meno consapevolmente a più piani, colti e non, ovvio che ogni tanto rischia di perdere l’attenzione di qualcuno. Il burocratese comunque non significa “finanziarizzazione dell’economia” ma se finanziarizzazione dell’economia è inserito in una frase del tipo “interverremo sulle banche per combattere ogni forma di speculazione e per tornare a un sistema economico equilibrato, solo in parte basato sulla finanza, combatteremo con il sistema attuale fondato sulla finanziarizzazione dell’economia”. Come vedete ho usate tante parole, ma alla fine cosa ho detto? Nulla. Bisogna perciò vedere come e all’interno di contesti sono usati i termini difficili.

  15. Nico, d’accordo sull’unica volta di Bersani “passionale”, ecco qua:
    🙂
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/05/04/bersani-dopo-travaglio/

    E sulla passionalità di Vendola tornerò prima di chiudere il blog per le ferie.
    😀

  16. D’accordo su tutto. Solo una cosa non mi torna: com’è che nonostante tutto ciò che è stato analizzato in questi post, Vendola è riuscito per ben due volte a vincere le elezioni in una regione tradizionalmente di centrodestra e con un tasso culturale (credo) più o meno nella media del paese come la Puglia? La mia non vuole essere una provocazione, ma semplicemente una domanda ingenua su un aspetto che a questo punto non mi riesco a spiegare.
    Quando si dice che al nord dovrebbe parlare un linguaggio semplice, sembra quasi che si dia per scontato che in Puglia ciò non sia indispensabile (e in effetti non lo è stato), perché?

  17. @Jabal, posi la stessa domanda quando Giovanna pubblicò il suo primo post e infatti è da lì che secondo me bisogna partire. Già, come mai il suo linguaggio lì funzionò (e pure alla grande)?
    Posto che l’Italia non è una una grande Puglia e la Puglia non è una piccola Italia, secondo me è da lì che bisogna partire.

  18. donmo potresti anche avere ragione:)
    Come spiegavo l’indagine riguardava altre cose – se non ricordo male, le modalità di fruizione dei telegiornali nazionali – dopo di che questa era una delle domande atte a qualificare lo stile di vita, il livello culturale dati da incrociare con gli indici di frequenza e gradimento. Credo che molte delle persone intervistate riferivano dell’uso a Messa della Bibbia. Fatto sta, che la leggano separatamente o meno, le parabole i nomi le storie rientrano nel DNA di questo paese. Non importa saperle non importa riconoscerle, soltanto dimostrarsi familiari fa diciamo fico:)
    Poi certo ci sono fenomeni fichissimi tipo, una cara zia di mio marito che ai funerali recita sempre la famosa ” Rechie Meterna”
    🙂

  19. Scusate l’intromissione.
    Per ragioni lavorative, Vendola lo seguo ogni giorno. Lui non è costruito nel parlare, lui non è “vecchio” o “ingessato”. Lui è così. Lo è sempre. Lo è perchè ha studiato da sempre e, ancora oggi, divora libri durante la giornata quando ha 10 minuti, un quarto d’ora. Ricordo che una volta gente a lui vicina raccontò che la sua pausa pranzo era consistita nel leggere un intero libro in 2 ore. Eppure la forza di Nichi sono i giovani che evidentemente capiscon e non solo, approvano in pieno il suo stile. E’ vero a volte è difficile capirlo, ma quando parla incanta. Sono anni che lo seguo e non mi stancherò mai di sentirlo parlare. E’ vero anche che certi termini li usa spesso “epifania, prevaricare le barriere” e via dicendo.. ma la differenza è che la maggior parte dei politici ha dei concetti non solo vuoti ma che vengono ache espressi male. Vendola è molto simpatico, anche quando fa il Governatore. Lui scherza molto, prende in giro e si prende in giro. Forse non lo si vede ancora nei programmi delle reti nazionali, ma è lo è. E lo scoprirete pian piano anche voi che non siete pugliesi e che non lo avete vissuto ancora sotto tutti gli aspetti. E quando lo avrete conosciuto, ne sono certa, farete come noi… vi armerete di cartelli, magliette, adesivi e quant’altro per dire a tutti che Nichi è Nichi e come lui oggi non c’è nessuno.

  20. Decalogo politico della simulazione disonesta

    1) Ricorda: la ragione sta a sinistra ma il portafoglio a destra.
    2) Fai sempre credere all’elettore di destra che tu sei un infiltrato a sinistra e a quello di sinistra che sei un riformista e non un rivoluzionario. Nei momenti di guerra/crisi economica/calamità dire all’elettore di destra cose di sinistra e viceversa.
    3) Fingiti dotto ma solo quando l’elettorato che conta ha già mangiato. Quelli che non mangiano sono o immigrati o studenti o poveri: si cibano di parole perciò con loro citare a scelta Lumumba, Bauman o Gesù.
    4) Sii ambiguo quanto basta perché le tue parole suonino coerenti solo a chi le sta ascoltando. Le colpe sono degli “altri” mai di “voi” o di “noi”. Rispondere con “hai ragione” a chi ti critica. Loda chi è presente. Stronca sempre chi non lo è.
    5) Flirta con i preti: l’elettore medio è ateo ma credente.
    6) Prometti più del necessario, il sogno è in fondo il diritto più autentico di un elettore in democrazia. Non preoccuparti mai per le conseguenze dei tuoi legati: le persone non leggono. E se leggono non capiscono. E se capiscono non ricordano.
    7) Sii soporifero nell’essenziale e ficcante nel superfluo. Usa la smentita come metodo per imporre la tua agenda, sebbene non ci sia nulla da smentire. Non confrontarti mai con i subalterni altrui ma fai confrontare l’altrui leader con i tuoi. Sii un monarca che si degrada a politico per abbracciare il proprio popolo e guidarlo alla Parusia; l’elettore è una pecora che aspira al gregge ma non vuole saperlo. Vuole solo che il pastore che lo guida non gli ricordi la sua natura ovina.
    8 ) Il leader è uomo che persuade e il rapporto tra rappresentante e rappresentato, quando è compiuto, è sadomasochista. L’elettore di destra accetta il comando perchè già lo esercita o desidera farlo verso altri. L’elettore di sinistra invece rifiuta la struttura a piramide ma basta dirgli che ciò che gli si propone è il cono e ci cadrà, felice di vedere una differenza inesistente tra lo sbavare per il carisma a destra e a sinistra.
    A destra conta la pancia. A sinistra far credere che la pancia sia il cervello.
    9) Se i tempi non sono maturi o opportuni per governare, compiere clamorosi e ripetuti strappi verso il proprio partito: è tutta pubblicità gratutita e si guadagna un credito di indipendenza spendibile come i punti coop. L’importante è fare pagare la tessera a qualcuno.
    10) La democrazia è l’opportunità di essere schiavo di tutti, perciò l’elettore se accetta un padrone lo vuole simile a lui. Anche Dio in fondo è stato creato a nostra immagine e somiglianza. La somiglianza, come si sa, è sempre al ribasso, perciò da un lato il leader sarà irraggiungibile nel suo Olimpo, dall’altro manterrà i difetti del suo elettorato. Detto in termini molto contingenti, avrà dimora presso Villa Certosa ma sarà un puttaniere.

  21. Questa analisi non fa una piega, ma il problema mi sembra trascurabile: più che una questione di marketing, l’ipotesi di Vendola alla guida della sinistra solleva un problema MOLTO più grande: quello dei contenuti, del pensiero.
    Sarò chiaro, e taglio la testa al toro: io alla guida della sinistra non voglio un prete.
    Da un articolo del 31 gennaio scorso:
    <>
    Sapete chi era Paolo di Tarso? Un folle, misogino, conservatore e violento, che ha scritto queste cose:
    http://www.utopia.it/sanpaolo/san_paolo_apostolo.htm

    Senza contare questo articolo, scritto di pugno da Vendola:
    http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_le_analisi_NOTIZIA.php?IDNotizia=328184&IDCategoria=2682

    Discorsi deliranti, senza mezzi termini.
    Un uomo così non è in grado di guidare la sinistra che intendo io: Laica (per non dire atea), che si interessi della realtà umana, che porti questo paese a superare il fascismo cronico che ci portiamo dietro da decenni, forse secoli, e che tutt’oggi rifiuta, nega e annulla la donna nella vilenza, psichica verbale e fisica della Chiesa, della famiglia, della cultura (alta o bassa che sia, Heidegger o le veline, non fa differenza se non per il rispetto dei sapienti).

    Spero piuttosto che sia presa in considerazione un’altra proposta di leadership: quella di Emma Bonino.
    http://beta.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=d43337b7-220e-4da2-8468-b6663341a45a

  22. ovviamente mi riferisco all’analisi del Post, non alle parole del commento precedente, che sottoscrivo in pieno e mi sembra si sposino perfettamente con la persona di Nichi Vendola: che tanto per chiarire si professa Cattolico e Omosessuale, e pretende di guidare la sinistra…
    Uno con le idee così confuse (o è ipocrisia?…) nono lo voglio!

  23. Giulia scusa perchè un omosessuale non può essere cattolico? Non può far politica? Quali sarebbero le idee confuse?

  24. Pingback: Nichi Vendola e la retorica dell’accumulo | vitaliquida

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