Archivi del giorno: lunedì, 30 agosto 2010

Chi legge, si vede

Il 1 agosto la Fieg (Federazione Italiana Editori di Giornali) ha lanciato una campagna volta a «promuovere – dice il comunicato stampala lettura dei giornali e delle riviste presso tutti i potenziali lettori».

Realizzata dall’agenzia TBWA Italia, la campagna è contraddistinta dalla headline «Chi legge, si vede», durerà fino a fine settembre e comprende due annunci stampa e alcuni radiocomunicati. Poiché sono tornata da pochi giorni in Italia, non ho ancora sentito i radiocomunicati (sul sito Fieg, benché promessi, non compaiono), ma ho visto gli annunci, grazie alla segnalazione di Luca T. e Rita.

Ecco l’annuncio rivolto alle donne (clic per ingrandire):

Fieg “Chi legge, si vede" per donne

E questo è per gli uomini (clic per ingrandire):

Fieg “Chi legge, si vede" per uomini

Luca T. esprime il suo dissenso con queste parole: «Non il primato del sapere, ma quello della vista. Conta ciò che si vede. Conta il pudore, la paura di essere esclusi, non la conoscenza e le sue virtù, premio sì loro stesse. Agghiacciante».

E Rita – pur con toni meno accesi – rincalza: «A me sembra (da non esperta di questo tipo di comunicazione) che la pubblicità non faccia venire molta voglia di leggere (non sto avvertendo un impellente desiderio di uscire di casa e comprarmi un giornale cartaceo) e non riesca a superare la barriera di scarsa empatia e “freddezza intellettuale” nella quale si arenano quasi tutte le pubblicità relative alla lettura che ho visto negli anni».

Concordo con entrambi. E tuttavia non resto «agghiacciata» come Luca, ma mi limito a prendere atto – mestamente – della consueta pochezza di idee che affligge i pubblicitari italiani (e le istituzioni che li pagano) quando cercano di promuovere la lettura (vedi anche la recente campagna «Se mi vuoi bene, regalami un libro»).

Invece di immaginare un modo interessante e nuovo per rendere appetibile la lettura, hanno pigramente preferito far leva sull’unico perno valoriale attorno a cui ruota la società italiana dagli anni ’80: l’apparenza, la visibilità, il conformismo sociale.

Se leggi, la cosa ti si cuce addosso come un vestito alla moda, che tutti apprezzeranno. Altrimenti resti in mutande. Se leggi, sei «in» (tutti chiacchierano e ridono con te), altrimenti sei «out».

A peggiorare ulteriormente le cose, invece di limitarsi alla strategia della seduzione, tipica della pubblicità commerciale («Chi legge, si vede» = «Chi compra questo prodotto diventa bello, buono, ecc.»), TBWA Italia e Fieg l’hanno combinata con quella della minaccia («Se non leggi, finisci in un incubo di esclusione»), tipica delle meno riuscite comunicazioni sociali, che propongono cose da non fare («non fumare, non correre in auto, non drogarti, ecc.») e modelli negativi da non imitare.

Il che spiega perché, come dice Rita, «non sto avvertendo un impellente desiderio di uscire di casa e comprarmi un giornale cartaceo».

Ah… dimenticavo: buona ripresa a tutti! 😀