La crisi dei giornali

C’è qualcosa di cui in Italia i media non parlano abbastanza: il terribile calo di vendite dei giornali italiani negli ultimi anni. Nuovo e utile la scorsa settimana riprendeva, fra l’altro, la riflessione fatta qui sulla campagna Fieg «Chi legge, si vede», corredandola con questi dati:

Secondo i dati presentati a fine giugno dall’Osservatorio tecnico Carlo Lombardi, nel 2009 la diffusione dei quotidiani è scesa sotto i 5 milioni di copie giornaliere, cioè ai livelli del 1939. I periodici non vanno meglio. Gli editori hanno un sacco di problemi (non ultimo quello dei resi, oltre il 30% per i quotidiani e oltre il 45% per i periodici) ed è ovvio che siano preoccupati: tanto da varare una campagna per reclutare nuovi lettori [i link sono nel testo originale, i grassetti miei].

È da tempo che volevo cercare dati. Allora ho fatto qualche giro in rete e ho trovato innanzi tutto il Rapporto 2010 sull’industria italiana dei quotidiani dell’Osservatorio Carlo Lombardi). Da cui questa immagine del calo:

Il calo delle vendite dei giornali in Italia

Poi la Relazione del Presidente della Fieg Carlo Malinconico al WAN IFRA ITALIA 2010.

Poi ancora questo articolo su Step 1 «Diffusione “in rosso” per tutti i maggiori quotidiani nazionali. Cala anche la free press» del 27 giugno 2010:

Sono stati diffusi giovedì 24 giugno i dati “Accertamenti diffusione stampa” sull’andamento delle vendite dei quotidiani italiani. Se ne ricava che, tra il marzo 2000 e il marzo 2009 il Corriere della Sera ha perduto il 15% delle copie diffuse (e il 14% in edicola): da 603.000 a 512.000 al giorno. Nello stesso periodo La Repubblica ha subìto una flessione di oltre 53mila copie (-10%,): da 523.000 a meno di 470.000. Il calo in edicola del quotidiano diretto da Ezio Mauro è del 9,5% e la somma dei due principali quotidiani concorrenti è scesa al di sotto di un milione di copie.

Una diminuzione consistente ha fatto registrate anche Il Sole 24 Ore (diffusione -15%): da circa 330.000 a 278.000 copie (edicola -10%). Si è arrestata l’espansione della free press: E Polis è in calo da qualche mese e a marzo ha visto la propria diffusione calare di oltre quarantamila copie: da 482.000 a 438.000. Il Giornale si mantiene a 186mila copie, edicola +1%), l’Unità recupera leggermente (diffusione +8%, edicola +6%): 52.000 copie.

Insomma, c’è lavoro per diverse tesi di laurea.

Per esempio una tesi magistrale che faccia una ricognizione completa sui dati delle vendite, analizzi con taglio semiotico il modo in cui (non) vengono trattati dalla stampa cartacea (mentre sono discussi sul web), e prosegua analizzando le strategie di azione e comunicazione del governo e della Fieg per reagire (si fa per dire) a questa situazione.

Per concordare e impostare il lavoro vieni a ricevimento (ma leggi, prima, i documenti che ho linkato e riguardati almeno: Nuovo e utile: Le persone parlano di cose?, Lipperatura: Parole parole parole, Dis.amb.ig.uando: Chi legge, si vede).

4 risposte a “La crisi dei giornali

  1. Qualche osservazione ( ricordi ) sui giornali . Ho cominciato a leggere riviste e quotidiani nazionali ai tempi del liceo, quello locale lo acquistava mio padre . Leggevo il Corriere
    ( la Repubblica non era ancora nata) l’Avanti! e quando cominciò, ” Il Manifesto ” qualche volta, alla domenica. Era soprattutto la fame di notizie, il confronto delle diverse opinioni degli schieramenti che interessavano i giovani del mio tempo. Lo stesso dicasi per i settimanali . Ero abbonato all’Espresso ( direttore A. Benedetti e poi Scalfari ) spesso ” Il Mondo” di Pannunzio !!
    Oggi il giornale per le notizie non serve . Quando arriva in edicola è già obsoleto. I quotidiani ma anche i settimanali non fanno più, se non raramente, le inchieste. Ne ricordo due dell’Espresso : ” Il sacco di Roma ai tempi di Pio XII e quella quella sul SIFAR ed il gen. De Lorenzo”” Oggi quando va bene ci si interessa delle prestazioni del premier con escort e similari.
    La critica letteraria, cinematografica, musicale si limita a qualche recensione ruffiana perchè è mossa e dominata dal MKTG delle aziende, capaci di azzerarti il budget pubblicitario. Sempre più gossip e servizi enogastronomici !
    Gli autori dell’Espresso di antan erano Moravia, De Feo, Cancogni, Milano e Mila. Qualche volta i graffi del giovane Arbasino. Chi sono oggi i loro epigoni ? E poi di potrebbe parlare dei supplementi e dei gadgets ( libri, DVD, etcc )

  2. Perché dovrei comprare un giornale quando nei giornali non c’è mai quello che cerco, desidero o che mi incuriosisce?

    Certo, ci sono le eccezioni, ma non spendo 1,50 euro/die per un giornale che contiene una o due eccezioni su 50 pagine, quando in mezz’ora trovo 20 siti web molto interessanti su tutto lo scibile umano a costo prossimo allo zero.

  3. Ok, le cose sono più complicate di come le vedo io:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7794&ID_sezione=&sezione=

    Però le notizie mezze vero o false del tutto, quelle, almeno, potrebbero risparmiarcele. O chiediamo troppo?

  4. Al momento mi trovo in un comune di 4.000 abitanti nella ricca ed evoluta Toscana, dove non c’è modo di acquistare il giornale. Anni fa c’era un giornalaio, ma l’attività ha chiuso per lutto. Poi un grosso negozio di alimentari ha chiesto l’autorizzazione a vendere anche i giornali, ma non è stata concessa. Un bar li ha venduti per un po’, ma poi si sono stufati perché ne avevano più rogne che guadagni e hanno lasciato perdere. Quindi, l’unico modo per sfogliare un giornale cartaceo è recarsi nel suddetto bar, o in un altro, dove c’è quasi sempre una copia del Tirreno. A me sembra incredibile e ancor più incredibile mi sembra che non lo sembri a nessuno.

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