Greenpeace, lo strip-tease, l’Italia e… l’Olanda

È successo questo. Ieri Repubblica Tv ha pubblicato l’ultimo spot di Greenpeace «Save Our Forests», dandogli evidenza addirittura in home page, per ragioni che non riguardano affatto la salvaguardia della natura. Lo intitola infatti «Lo strip-tease e l’ironia di Greenpeace» e lo commenta così: «Uno spogliarello per salvare le foreste, con la sorpresa finale. Ecco l’ultima trovata dell’associazione ambientalista».

Questo è uno screen shot della home, preso ieri alle 22.30 (clic per ingrandire).

Screen shot home Repubblica 8 settembre 2010

Alla stessa ora – per le stesse per ragioni – il video era al 2º posto nella classifica dei più visti del giorno (clic per ingrandire):

I più visti su Repubblica Tv 8 settembre 2010

Nel frattempo, mi sono arrivate numerose segnalazioni da studenti e lettori di questo blog, tutti scandalizzati per l’ennesimo sfruttamento del corpo femminile, innanzi tutto da parte di Greenpeace (e chi se lo aspettava?), poi di Repubblica: «Ma che schifo», «E dov’è l’ironia?», «Vergogna!», e via dicendo. Lo spot pare a tutti una riedizione – al contrario – del celebre «Rasa il pratino». Ma vediamolo:

Eppure bastava poco per non cascarci. Per non fermarsi in superficie.

Se infatti guardi meglio, scopri che il claim «Save Our Forests» è una traduzione dall’olandese «Red Onze Oerbossen», perché lo spot è di Greenpeace Nederland. E se fai una breve ricerca su YouTube, scopri che lo spot non sta affatto da solo, ma va assieme a una versione maschile, dal titolo «Get it wild and uncensored (like men?)». Eccola:

Morale della favola: lo spot di Greenpeace Nederland non sarà un granché, ma l’ironia c’è ed è giocata, con mirabile parità, sia sul corpo femminile che su quello maschile.

La Repubblica, invece, ci fa una figuraccia perché, per fare il solito giochetto pruriginoso, ha omesso (o non ha scoperto) un’informazione di contesto rilevante. Ma non ci fanno bella figura neppure tutti i signori e le signore che hanno cliccato il video come pazzi per dire «Che gnocca!», da un lato, o «Che scandalo!» dall’altro. Tutti figli – il giornale come i suoi lettori – della stessa arretratezza italiana quanto a parità di genere.

D’altra parte, i dati parlano chiaro: nel Rapporto 2009 del World Economic Forum sul Global Gender Gap, l’Italia sta al 72° posto. L’Olanda all’11º. Da quelle parti, cioè, ci si può permettere di scherzare sullo spogliarello femminile senza offendere le donne. Qui no.

15 risposte a “Greenpeace, lo strip-tease, l’Italia e… l’Olanda

  1. Le notizie mezze vere sono più pericolose di quelle totalmente false. Minano irrimediabilmente la fiducia del lettore.

    Qui si giocava sul web, ma forse che la cosa abbia a che fare con il calo di vendite dei quotidiani?

  2. Il fatto è che in Italia ogni espressione antisessista deve poggiare sul fondo sessista che l’annichila. Repubblica pubblica pregevoli articoli antisessisti, ma la pagina di Kataweb è satolla di culi a manetta. Il Fatto pubblica l’articolo di MIchela Murgia ma per il resto ha un linguaggio sessista in molti articoli, fino a lasciar scrivere indomito uno come Fini. In questo modo ogni gesto si squalifica e si sta sempre nel pantano.

  3. strip-tease, non streap-tease 🙂

  4. Urca Fabrizio, grazie! Ho scritto velocemente e non so perché ieri vedevo “streap”, per giunta reiterando la visione. 🙂
    In ogni caso ho corretto…

  5. Rimane il fatto che entrambi gli spot sono brutti e di cattivo gusto. Io l’ironia non la vedo.

  6. è simpatica, era un po’ che non vedevo dell’ironia in una pubblicità che usa un corpo.

  7. Salve! Sono una neo-lettrice del suo blog nonché neo-blogger… mi piace molto il modo in cui vengono analizzate le pubblicità e mi chiedevo se lei avesse già espresso un parere in merito alla (per me) rivoltante pubblicità di Intimissimi (quella pseudo-porno trasmessa dalle tv)…. io ho provato ad esprimere le mie sensazioni in proposito sul mio blog, ma non ho i mezzi e le competenze di una esperta di semiotica e mi piacerebbe avere una sua analisi lucida in merito (anche per capire se sono io ad essere ossessionata da questa benedetta Irina oppure il disgusto è diffuso). Grazie e complimenti!

  8. In verità, l’ironia mi sembra minima, però c’è e va considerata.

  9. Grazie per la preziosa intertestualità, ottimo lavoro!

  10. Per futuri post bisogna tenere di conto anche l’ultimo spettacolo pubblicitario di Ditta Von Teese http://www.perrierbydita.com/

  11. Io non lo trovo un video così scandaloso, forse proprio perché è di Greenpeace. Certo è che bisogna vederli entrambi, vedere solo quello della ragazza è come vedere solo il primo pezzetto i un film.

  12. Ciao Giovanna, come sai ormai lavoro in Olanda. Da tempo volevo scriverti a proposito della differenza di cultura nella comunicazione che ho trovato qui, dunque colgo l’occasione, credo si interessanti per tutti considerare questo esempio:
    Questa e’ la pubblicita’ della Lactacyd che mandano in onda qua http://www.youtube.com/watch?v=XZ813f_QgNk
    Questi invece gli spot italiani: http://www.lactacyd.it/home.htm
    Concludo dicendo che ogni lunedi sera in prima fascia c’e’ un programma che raccoglie le piu’ belle pubblicita’ di tutto il mondo per tema (tutte quelle basate sul corpo femminile, tutte quelle che hanno per protagonista degli animali ecc…) Fantastico! Una curiosita’? Le uniche italiane citate sono quelle del Lotto “vincere facile” e quella degli impiegati che si sfidano per finta a duello nel corridoio in ufficio, mi sfugge il brand dei bacchetti di cioccolato che fungono da spade 🙂

  13. personalmente penso che il problema di questa pubblicità sia che non comunica niente. forse è perché è da un po’ che non studio e sono un po’ fuori allenamento, o forse è perché sono sempre stata parecchio scettica nei confronti delle pubblicità sociali, ma il messaggio che dovrebbe passare -amore per la natura e rispetto della stessa- mi sembra un po’ offuscato. ahahah-lei/lui ha una foresta tra le gambe, è quello che mi viene da pensare dopo

  14. GRAZIE!!!! per questo post, perché questo è un argomento molto importante, per me
    ho visto sotto accusa anche molti spot della Peta, per ché “sfruttano il corpo femminile”, ma (a parte che anche Peta ha fatto foto “sexy” sia maschili sia femminili in par condicio..) perché non riesco a indignarmi come se con il “mio” corpo volessero vendere automobili o (peggio) cosmetici testati su animali..?? forse perché trovo naturale, al di là di tutte le riflessioni più specifiche sul “tipo di messaggio”, mettere qualunque cosa al servizio della pace, del rispetto e della compassione. Non vedo il nesso con prostituirsi per qualunque tipo di profitto, è dono, e anche questo c’entra, no? di colpo, visto che non si vuole vendere niente, ma veicolare un messaggio nell’interesse di tutti, certe critiche mi sembrano solo moralismi ipocriti: cosa sfrutto, se non vendo niente, ma semplicemente chiedo aiuto per qualcuno/qualcosa?
    Non lo so, sono confusa.

  15. Pingback: Greenpeace, lo strip-tease, l’Italia e… l’Olanda | GENERAZIONE

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