Ancora su Fini e Bersani

Il collega e amico Fabrizio Bercelli mi ha proposto altri stimoli per continuare a ragionare assieme sulla comunicazione di Gianfranco Fini, mettendola a confronto con quella di Pier Luigi Bersani. Ieri infatti Bersani ha chiuso la festa del Pd a Torino. Ed è a partire da questo discorso che Bercelli scrive:

«Non so se deciderai di confrontare, come verrebbe naturale, il discorso di Bersani ieri a Torino con quello di Fini di domenica scorsa.

Ti anticipo la mia impressione:

  1. La sostanza mi sembra la stessa, anche se richiami storici ed etichette ideologiche sono contrapposti.
  2. Idem il buon equilibrio fra passione e ragione.
  3. Bersani va di più nei dettagli tecnici, dando l’impressione di una maggiore competenza economica (dichiarata con efficacia “sappiamo dove prendere i soldi e dove metterli”). Però affastella troppi dettagli su troppe cose, col risultato di rendere meno chiara la linea complessiva della sua proposta. Tutto sommato non malissimo, ma retoricamente meno efficace.
  4. La tua distinzione “noi come voi” vs. “io per voi” regge in parte. Mi sembra più un “noi con voi” vs. “io per voi”. Importante la differenza fra il “noi” di Bersani e lo “io” di Fini. Meglio “io”, tutto sommato.»

Premettendo che non ho ancora analizzato il discorso di Bersani, mi limito a qualche rapido commento sui punti sollevati dal collega:

  1. Sono d’accordo con Bercelli, se per «sostanza» intendiamo la consonanza di contenuti di cui s’è detto in «Perché Fini sembra di sinistra (anzi meglio)».
  2. Ho trovato più convincente la passione dimostrata da Fini a Mirabello (specie alla fine) rispetto a quella di Bersani, che in fondo non ha fatto altro che metterci la carica emotiva che spetta a qualunque comizio di fronte ai propri elettori e simpatizzanti.
  3. D’accordo con Bercelli: il tecnicismo e il linguaggio involuto sono, appunto, alcuni problemi della comunicazione di Bersani.
  4. Mhm, non so. Mi riservo di pensarci. Ci torneremo.

Trovi tutto il discorso di Bersani, a puntate, sulla home di YouDem (al momento l’embedding non funziona).

4 risposte a “Ancora su Fini e Bersani

  1. Professori, a questo punto decidete: se il tecnicismo è bandito allora come dovrebbe fare un elettore a valutare una proposta politica? Bercelli, perché lei associa i “troppi dettagli su troppe cose” al “risultato di rendere meno chiara la linea complessiva della sua proposta” ottenendo un testo “retoricamente meno efficace”? Lei sta forse caldeggiando un comizio per un elettore che vada preso per gli intestini?
    Io non capisco cosa pretendete: si argomenta in modo tecnico (perché Bersani è ferrato in economia) e allora è tecnicismo, si fa un discorso non tecnico e allora è vago. Vi lamentate del vuoto di proposte e poi pretendete che il leader sprizzi il carisma telegenico su cui poi imbastite altre critiche. Ma se un politico evita di essere tecnico, chi educherà l’elettorato a ragionare sugli argomenti e non sui sentimenti?
    Criticare la comunicazione di un politico consiste nel trovare un modo più attraente di proporre i suoi argomenti. Invece, e mi dispiace per Giovanna, le analisi, volente o nolente, cascano tutte nell’attrazione per l’attrazione, e la comunicazione politica è come il marketing pubblicitario. Si fa analisi di pubblicità o consigli per una pubblicità più efficace? Perché le due cose non vanno mica a braccetto, lo sapete benissimo. L’analisi ha lo scopo di mettere a confronto il detto con il fatto, ciò che si dice rispetto a ciò che è. L’efficacia invece consiste nello sfruttare la debolezza di un pensiero irrazionale, non chiaro a se stesso.

  2. Zinn,
    ti ricordo che la politica non può più prescindere dalle tecniche pubblicitarie. Che non vanno scimmiottate, naturalmente, ma adattate a mezzi, scopi, contesti. Il che non vuol dire che la pubblicità è il verbo. Specie in Italia, dove si fa spesso cattiva pubblicità, come si fa cattiva comunicazione politica. Non mi pare di risparmiare critiche alla comunicazione pubblicitaria e al marketing più becero, in questo blog.

    Però nelle post-democrazie, o democrazie mature, o come le vogliamo chiamare, se non fai i conti con certe tecniche mediatiche e pubblicitarie, usandole al meglio, sei spacciato. Chi non lo capisce o non vuole farlo (per snobismo, ritrosia culturale, ecc.) perde. Punto.

    Quanto ai contenuti tecnici: non c’è contenuto tecnico, non c’è concetto astruso, contorto, difficile eccetera che non possa essere spiegato con parole semplici a chiunque. Chi è bravo lo fa. In proposito, cito sempre una frase che viene attribuita a Einstein: «Non sarai mai sicuro di aver compreso qualcosa, se non sarai in grado di spiegarlo a tua nonna.»

    🙂

  3. “Rimbocchiamoci le maniche. Cominciamo a sognare.”

    E’ il nuovo slogan del Pd con il faccione di Bersani in primo piano, lo si vede appiccicato in questi giorni alle Feste dell’Unità. Non mi convince:

    1) troppo lungo, esprime due concetti anziché uno, prima parla di lavoro, poi di sogno, cioè collega il sogno con la fatica!?!
    2) nella versione breve (“Rimbocchiamoci le maniche” e basta) francamente mi perplime: ma in Italia, al di là del luogo comune, davvero rimboccarsi le maniche è garanzia di successo? E un militante, non è che si è già rimboccato abbastanza, in questi anni?

  4. Caro Zinn,
    sono d’accordissimo con quello che mi hai obiettato (ci diamo del tu?): i contenuti operativi, quello che un leader si impegna a fare concretamente, sono essenziali.
    Ma è essenziale anche la faccia, lo stile con cui un leader propone certe cose rendendole più o meno credibili.
    Servono entrambi – contenuti e faccia – e contano in varia misura, a seconda di chi ascolta. Quando la fiducia nei politici è alta, contano molto i contenuti. Quando la fiducia è bassa, e quando i contenuti sono poco comprensibili, conta molto la faccia.

    Io personalmente boccio Bersani e Fini per i contenuti, anche se sotto vari aspetti preferisco la faccia (la persona) di Bersani a quella di Berlusconi e di Bossi.
    La mia critica è che Bersani, nel suo discorso di domenica 12 settembre, i contenuti li ha “affastellati” – parola chiave della mia osservazione – in un modo tale che era quasi impossibile capirli e ricordarseli.

    Dal mio possibile leader vorrei (1a) contenuti operativi, (1b) che siano detti in modo da essere capiti e ricordati e (1c) che servano a risolvere i problemi. Inoltre, (2) che vengano detti con una faccia e uno stile che dia fiducia sulla volontà e capacità di attuarli.
    Per questo, guardandomi disperatamente intorno, ho scritto e riscrivo che voterei uno come Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, di cui personalmente approvo, riguardo alle importanti faccende pubbliche di cui si occupa, 1a-c e 2.

    [Moretti, il bonifico!] 🙂

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