Marketing, pratiche e privacy

Mi scrive Giulia:

«Mentre navigavo su internet, mi ha incuriosita la recente iniziativa Angel Devil Touch. È un nuovo modello di jeans, a cui è stata applicata una speciale chiavetta Usb, chiamata Poken. Grazie a un ricevitore/trasmettitore RFID, la chiavetta permette di scambiarsi veri e propri bigliettini da visita virtuali con il solo contatto fisico tra apparecchi uguali.

Come caricare i propri dati sul dispositivo? Semplice: basta registrarsi su http://angeldevil.poken.com/join e si trasferiscono le informazioni come si fa con una qualsiasi penna Usb. Ovviamente nella chiavetta si inseriscono dati personali come indirizzo, numero di telefono, e-mail, e dati relativi agli account Facebook, MSN Live Messenger, Twitter, Skype, Flickr, AIM, Yahoo! Messenger, MySpace, LinkedIn e molti altri.

Inoltre, collegando il Poken al PC, è possibile scaricare i dati in ordine cronologico, il che permette di ritrovare un contatto di cui ci si era dimenticati, e di ricordare dove si era incontrata quella persona.

Mi sono chiesta: lo acquisterei? Sinceramente no. Non mi sentirei tranquilla ad andare a far la spesa o a ballare con un dispositivo che contiene tutti i miei dati. Indipendentemente dal fatto che, per scambiarsi le informazioni, sia necessario che i due schiaccino un pulsante nello stesso momento, mi sembrerebbe di uscire con tutti i miei recapiti/informazioni attaccati a un filo di nylon.

Il video che illustra i Poken presenta come fantastico il fatto che si possano scambiare facilmente numeri di telefono (e non solo): se ti interessa una persona, fa’ un TOUCH e tutto è risolto! Ma io non so, non mi piace. Lei cosa ne pensa?»

Penso che sono d’accordo con te, cara Giulia. Non tanto perché, indossando la chiavetta, te ne vai in giro con i dati «appesi a un filo». Che un po’ equivale a girare col portafoglio pieno di documenti e carte di credito. Ma perché, facendo tutte le operazioni che Angel Devil Touch ti chiede, regali i tuoi dati innanzi tutto a loro.

Inoltre non credo che Angel Devil Touch prenderà piede: non tanto per i dubbi che hai tu, né per le cautele sulla privacy che non mi stanco di raccomandare io – di queste cose la maggior parte delle persone non si cura (vedi cosa accade su Facebook) – ma perché l’iniziativa è troppo artificiosa e patinata, troppo smaccatamente costruita dall’alto perché ci caschino in molti.

Detto in altri termini, le pratiche e le community non si costruiscono a tavolino. Casomai, se un’azienda è furba, riesce a inserirsi in pratiche già esistenti e community già esistenti, facilitandole, accelerandole, piegandole ai propri interessi e trasferendole da una nicchia alle masse.

Infine, scambiarsi dati personali è già molto semplice e rapido col cellulare e il palmare, senza che nessun dispositivo tocchi nessun altro: il mondo va verso la comunicazione wireless, non verso il contatto fisico. Anche perché, se due persone si piacciono, sarà meglio che si tocchino loro invece delle chiavette, no? 😀

Ecco il video che presenta Angel Devil Touch:

5 risposte a “Marketing, pratiche e privacy

  1. Il Poken esiste ormai da qualche anno ed è usato principalmente dai business man che alle fiere anzichè darsi il biglietto da visita si scambiano un poke. Tutta questa fobia di andare in giro con i propri dati la trovo abbastanza senza senso, tutti i giorni cerchiamo qualcosa su Google, tutti i giorni scriviamo fesserie su Facebbok (e per di più i nostri amici scrivono fesserie su di noi su FB). Nessuno può rubarci qualcosa che è già pubblico! Nel poke non ci metti il codice della tua carta di credito, non ci metti dove vanno a scuola i tuoi figli o se soffri di malattie incurabili. Ci metti solo dei collegamenti ai tuoi profili sui social network che, indovinate un po’, sono pubblici perchè ce li abbiamo messi noi quei dati senza preouccuparci di chi li vende alle aziende per fare soldi!

  2. D’accordo con te, Roberto, è quello che ho detto precisando l’intervento della studentessa.

    Un conto, però, è la pratica dei business men che si scambiano dati alle fiere, un altro quella dei giovani in discoteca e pub et similia, cui mira il nuovo jeans.

    La mia perplessità riguarda innanzi tutto l’intercettazione di queste pratiche da parte di una operazione di marketing del genere.

    Quanto alla faccenda della privacy sui social network, ne abbiamo parlato diverse volte su questo blog e non mi stanco di ripeterlo solo perché vedo che i più giovani continuano a essere molto ingenui nell’esagerare a regalare dati personali alle aziende che gestiscono i social network. Se per di più, poi, cominciano a esagerare anche con Angel Devil e analoghi che già ci sono e sempre più ci saranno, vabbe’, il resto si sa.

  3. ci mancava solo il jeans impiccione, davvero ne sentivamo il bisogno..

  4. io ho comprato i jeans AngelDevil touch, e comunque una volta collegato il poken al pc puoi scegliere quali dati accettare etc.
    la protezione della privacy è altissima, non vedo quale sia il problema, la difficoltà, la paura.
    Mah. Assurdo che si parli ancora di questo, quando comunque si tratta si scegliere a chi dare i propri dati, proprio come abbiamo sempre fatto, solo che prima lo facevamo con carta e penna!
    E poi, un blogger che critica il mondo delle community è fantastico ahaah

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