Il codice genetico di Porsche

Mi scrive Ilse:

«Gentile Giovanna, da alcuni giorni ho notato uno spot televisivo Porsche che mi deprime moltissimo: una ragazzina si asciuga i capelli e il suo fratellino dispettoso le ruba il phon. La ragazzina emette un urletto isterico e capriccioso chiamando “papi” in sua difesa. Papà arriva, ma poi viene attratto dal fatto che il ragazzino sta correndo ad attaccare il phon in garage e usarlo come “vento”, per simulare una corsa in macchina. Il papà resta imbambolato e lo contempla estasiato, mentre una voce fuori campo invita a condividere i sogni con i figli. A lei l’interpretazione di questa insultante carrellata di stereotipi maschio/femmina.»

Più che insultante è idiota, cara Ilse. Come sono idioti la ragazzina, il ragazzino e il loro papà: lei già ossessionata dalla sua immagine, i maschi rimbecilliti dietro a una macchina. Un’idiozia senza speranza, fra l’altro, visto che la campagna la attribuisce al «codice genetico». Un codice genetico che alla Porsche fa fare le meraviglie che si vedono in un secondo spot. Ma che alla famigliola in questione riserva una vita desolante tipo «American Beauty». (Forse le famigliole desolate e danarose sono il target di Porsche? Certo che sì.)

Unica consolazione: immaginiamo che la mamma e moglie della agghiacciante famigliola sia fuggita per lidi lontani. Finalmente felice.

😀

Porsche Genetic Code: Engineering. La famigliola

Porsche Genetic Code: Engineering. L’auto

16 risposte a “Il codice genetico di Porsche

  1. La mamma dei figli sarà morta per una gluteo plastica come Solange Magnano.

    D’altra parte la porsche se non vende ai frustati danarosi, a chi può rivolgersi?

  2. Giovanna, anch’io ero stato colpito, rara occasionalità, da questa campagna pubblicitaria. Colpito da una novità che mi lascia ancora senza spiegazioni che mi convincano. È la prima volta, ma confermamelo tu, che un marchio prepotentemente di lusso, molto costoso, si pubblicizza in tv. È un classico esibire l’oggetto inarrivabile, il modello di punta, il trilogy da 6 carati, ma è sempre stato un artificio per riverberarne il prestigio nella produzione di grande serie, dove si conta il fatturato. Molti magazine specifici, destinati ai ceti più elevati, penso a mensili di yacht, golf, finanza o design, hanno sempre avuto pagine con pubblicità specifiche che apparivano solo lì. Tutto un luccicare di Rolex o Breguet, Porsche o Aston Martin, comunque mai associati all’immagine dei modelli “entry level”.
    Ora, compulsando il listino porsche, si scopre che il modello più economico (boxster parte da oltre 50000 euro), si proesegue a 53000 (Cayman) si sale subito a 60000( Cayenne), poi 90000 (Carrera, quella pubblicizzata), 98000 (Panamera). Tutti modelli base, il cui prezzo arriva a a raddoppiare a seconda della cilindrata scelta.
    La mia domanda è quindi: a che serve usare un mezzo come la televesione per target così risicati? (2160 vetture immatricolate dalle persone fisiche nel 2009 http://www.unrae.it/files/016.pdf) A che scopo? Mi sfugge completamente.

  3. Pare che negli anni siano stati prodotti diversi spot commerciali per la TV della Porsche.
    es.
    Porsche Panamera TV Commercial (60 sec version)

    Secondo il sito con i dati che propone Ugo le immatricolazioni delle Porsche in italia sono aumentate un sacco nel 2003, anno di diffusione del SUV Cayenne.

    In effetti, non farà statistica, ma a Bologna dal 2003 se ne sono viste parecchie in giro di queste auto ingombranti e le persone che le guidano solitamente non hanno l’aria di essere tra quelli che non vogliono la TV in casa perché è volgare…

    Forse la Porsche ha cambiato un po’ target negli ultimi anni.

  4. a “difesa del bambino”
    in realtà non sta facendo una corsa in macchina, il phon e il fumo gli sono serviti per creare una rudimentale galleria del vento, usata nella vita reale per testare l’aerodinamicità delle macchine
    quindi il bambino non gioca a fare il pilota, bensì l’ingegnere (infatti l’advert si chiama “Engineering” )

    ok è stupido uguale, ma se mio figlio si mettesse a costruire le gallerie del vento, come minimo gli regalerei qualche macchinina

  5. Anche io avevo notato in negativo lo spot e soprattutto noto che la prima parte è pura cattiveria, dato che è inutile per la narrazione: perchè il bambino non può semplicemente prendere il phon in un momento in cui non è usato, e farne l’uso creativo che si vede poi? O perchè non può farlo insieme alla sorella?

  6. @Giulia
    Non è una questione di target qualitativo ma numerico. Nel 2009 le vetture totali immatricolate (persone fisiche + società) sono state 4164. La quota di mercato 0,19%. E spot commerciali come quello trovato alla volée su youtube non ti dice certo che anche uno solo sia passato nei grandi network televisivi ma esclusivamente su qualche canale satellitare car oriented.
    Vedersi su La7, orario tg delle 20, una pubblicità Porsche continua a farmi riflettere: a fronte di questi numeri di super nicchia, perché 11 vetture al giorno vendute in tutta Italia sono statisticamente irrilevanti, mi chiedo: perché? A che pro?

  7. Non saprei, non ci vedo nulla di eclatante, mi sembra uno spot qualsiasi, non mi turba affatto.
    Ciò che accade nello spot tra fratello e sorella capita molto spesso in tante famiglie, la ragazzina si sta asciugando i capelli, non è vestita da battona e si sta truccando… bambini sognatori ce ne sono tanti, padri e madri che si stupiscono della fantasia dei bambini sono altrettanto nella norma.
    Non vedo l’anima diabolica del capitalismo in questo spot, sarò cieco. Anzi direi che lo spot ha puntato al massimo alla quotidianità di una famiglia benestante (ceto medio) che in Italia ormai non esiste più, con il marito che lavora a casa, forse architetto, e la moglie fuori di casa, che spera di doppiare l’uomo nella sua carriera lavorativa.

  8. Aggiungo che la contrazione delle vendite del 2008 e 2009 sul mercato italiano rispetto al trienno precedente ha visto una diminuzione di circa il 33%, riportando le immatricolazioni a livello 2003. Per sovramercato aggiungo che Porsche nel 2008 era salita al 50% del controllo azionario di Volkswagen, ma con debiti attorno ai 9 miliardi di euro. Un anno dopo la Volkswagen ha siglato l’acquisto di Porsche che dovrebbe andare in porto nel 2011; 10° marchio di proprietà del gruppo VW, ancora non si sa se sia stata un manovra strategica o un salvataggio finanziario.
    Forse il marketing Volkswagen ha deciso di applicare anche al neo acquisto Porsche il significato del proprio nome, a cominciare dal diffondere pubblicità per tutti su canali per tutti e a tutte le ore.

  9. comunque rispondendo ad Ugo:
    la Porsche sta in attivo per merito delle vendite di quell’ignobile SUV
    quindi, l’immagine la fa la 911, ma i soldi li fa il cayenne

    e il cayenne con le porsche non ci azzecca nulla, è infatti una VW touareg con i fari diversi
    quindi di conseguenza il marketing per far vendere ‘sto scassone dev’essere diverso dal “tipico” marketing porsche

  10. @Nico Guzzi
    Ci mancava pure che la ragazzina fosse vestita da battona! Il problema è la divisione dei ruoli: alla femmina la cura del corpo davanti a uno specchio (e il frignare), al maschio la genialità nella quale il padre si ritrova.
    Capisco dal suo commento che il messaggio è più sotterraneo di quello che pensavo: è un circolo vizioso, suggerire immagini che poi finiscono per sembrare scontate, normali.

  11. @Salomanuel
    Il bilancio dei tre trimestri (lug09-mar10) è in perdita per 0.7 miliardi di euro.
    Inoltre il documento mostra che :
    1) Volumi ridotti di percentauli a due cifre sui mercati americani e europei. Dati di bilancio risoleevati da Cina e paesi emergenti.
    2) All’emissione di azioni privilegiate Volkswagen nell’aumento di capitale, Porsche non ha partecipato, di fatto detenendo poco più del 32% del capitale VW.
    3)Il cash flow ha beneficiato del 4 miliardi di euro pagati da Vw per debiti bancari di Porsche verso le banche creditrici.
    4) A livello di vendite totali il 2009 ha prodotto un totale di 60043 veicoli.
    La distribuzione delle percentuali del modelli venduti sul totale:
    Cayenne 33% (19,841)
    Panamera 28,2% (16970)
    911 24% (14344)
    Boxster+Cayman 14,8% (8888)

    http://www.porsche-se.com/pho/en/news/?pool=pho&id=2010-06-18

  12. Faccio ammenda, caro Salomanuel: stamattina avevo dato un’occhiata troppo rapida allo spot, in effetti fraintendendo il ruolo del bimbo. È vero, non desidera (solo) guidare la Porsche, desidera progettarla.

    Il che, per confronto, rende l’idiozia della bimbetta tutta presa dallo specchio ancora più impari… 😦

    Sul resto non ho avuto un secondo per seguirvi, ragazzi: ho passato una giornata intera a ricevere studenti e sbrigare pratiche in dipartimento… pant, pant. Pant.

    Grazie per essere così attenti e attivi… 🙂

  13. In riferimento alla “questione femminile” da Lei ampiamente trattata, segnalo il commento della direttrice dell’Unità sul blog di oggi:

    http://concita.blog.unita.it//Il_veleno_nei_dettagli_1615.shtml

    L’articolo credo si riferisca all’iniziativa Frecciarosa presente nel sito delle Ferrovie:

    http://www.trenitalia.com/cms/v/index.jsp?vgnextoid=873c9ec79051b210VgnVCM1000003f16f90aRCRD

    Chiara

  14. Ma non c’è un preconcetto altrettanto grande nel ritenere che se una donna cura il suo corpo probabilmente non fa lo stesso con la sua mente o la sua carriera? A prescindere da ciò, probabilmente, se lo spot fosse stato strutturato a parti inverse, con la bambina a progettare gioielli dell’aerodinamica e la madre a condividere con lei questo sogno, non sarebbe stato credibile. Se non altro per una questione di statistica le auto sportive di grossa cilindrata sono più un desiderio maschile (stereotipo altrettanto “discutibile”, non credete? Eppure non se ne indignano in molti!).
    Credo, ma è solo la mia opinione, che stalvolta non vi sia alcun messaggio sessista in questa pubblicità, fors esolo qualche stereotipo!
    ps. trovo molto più offensiva la pubblicità di quel medicinale per i dolori mestruali in cui un “segretario” fa scorta dello stesso per i “periodi” in cui tutte le sue colleghe, compresa il suo capo donna, sono “isteriche”.

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