Neolaureati e mercato del lavoro

Bachelor è un’azienda milanese con quattro sedi operative in Europa (Lausanne, Stuttgart, Madrid, Goteborg), nata nel 1998 e specializzata in ricerca e selezione di neolaureati nei primi 48 mesi di lavoro.

Il 24 settembre è uscito il primo Rapporto Bachelor «Neolaureati e mercato del lavoro», un’indagine sul percorso universitario e l’inserimento in azienda di un campione di 2.000 neolaureati che hanno conseguito il titolo tra il 2004 e il 2008 (grazie a Mariella Governo per la segnalazione). Il campione è stato estrapolato dalla banca dati di Bachelor, che contiene i profili di circa 22.000 laureati, provenienti soprattutto dalle università milanesi. Gli atenei più rappresentati nel campione sono il Politecnico e la Bocconi.

Questa è la sintesi dell’indagine, che ho rielaborato dal sito di Bachelor (QUI anche il pdf):

  1. Il settore che offre maggiori possibilità di lavoro è quello privato e la retribuzione mensile media è di circa 1.300 euro netti.
  2. Il 48% dei laureati ha svolto come primo impiego uno stage della durata di 6 mesi, mentre il 25% ha trovato subito un lavoro a tempo indeterminato. Sono stati soprattutto gli ingegneri a trovare contratti a lungo termine.
  3. Chi ha svolto uno stage o ha lavorato prima di finire gli studi, ha avuto il 17% di probabilità in più di trovare il primo impiego a meno di un mese dalla laurea. Circa il 30% dei laureati ha fatto uno stage cosiddetto “curricolare” (cioè precedente il conseguimento del titolo), di durata medio-lunga (tra i 2 e i 5 mesi).
  4. Informatici e ingegneri trovano spesso lavoro prima di finire gli studi. I settori presso cui i  trovano più impiego sono quelli dell’Information Technology e della Ricerca & Sviluppo.
  5. L’89% dei laureati pensano che lavorare all’estero sia meglio che in Italia, perché all’estero ci sono maggiori possibilità che i propri meriti siano riconosciuti e maggiori sbocchi professionali.
  6. Anche se l’estero attira i giovani laureati, il 58% di loro vive ancora nella famiglia d’origine. I laureati che non vivono sotto il tetto familiare non sono di Milano, ma si sono trasferiti per motivi di studio o lavoro.
  7. A laurearsi nelle università milanesi, specie al Politecnico e alla Bocconi, non sono solo i figli di papà: la condizione familiare non sembra influenzare la scelta di iscriversi o meno all’università. Solo il 34% dei laureati ha almeno un genitore con la laurea. Il 33% ha la madre casalinga. Piuttosto, la famiglia d’origine sembra condizionare le aspettative dei neolaureati: alto livello di capitale sociale e culturale può significare avere aspettative maggiori, il che porta a rifiutare i posti di lavoro meno vantaggiosi o qualificati anche in assenza di alternative. Secondo i dati, infatti, i più veloci a trovare lavoro sono i figli di artigiani, dirigenti e professionisti meno qualificati.
  8. L’essere maschi o femmine influisce ancora sulla scelta del percorso di studi. Nei corsi di laurea ingegneristici il 78% sono uomini. Qualche cambiamento è avvenuto nel settore degli studi economici, fino a qualche anno fa frequentati soprattutto da ragazzi. Qui oggi le donne hanno toccato punte di presenza attorno al 49%.
  9. A parità di candidature maschili e femminili per lo stesso lavoro, le donne hanno il 46% di probabilità di essere assunte. I settori in cui trovano più impiego sono quelli di tipo amministrativo-finanziario e nell’area marketing e comunicazione.
  10. Per quanto riguarda le retribuzioni, invece, la parità di genere si dà solo all’inizio. Appena laureate, le ragazze guadagnano in media 1390 euro netti, contro i 1340 dei ragazzi. Per raggiungere questo traguardo, però, le laureate hanno dovuto mostrare di essere più brave negli studi, di laurearsi con voti più alti e in tempi più brevi. Inoltre, l’iniziale (piccolo) vantaggio retributivo non si protrae negli anni: nella fascia 30-35 anni le donne si trovano di fronte al dilemma carriera o famiglia.

Sulla questione di genere nel mercato del lavoro, leggi anche l’intervista che Umberto Torelli ha fatto sul Corriere a Salvatore Corradi, fondatore di Bachelor: «Stipendi: il sorpasso delle donne».

2 risposte a “Neolaureati e mercato del lavoro

  1. “Nella fascia 30-35 anni le donne si trovano di fronte al dilemma carriera o famiglia.”
    Si, è vero, e ci penso, ci penso in continuazione.
    Le donne si trovano davanti a un bivio(o a un muro?)a una certa età. Proseguire nella carriera o decidere di affrontare una gravidanza? Perché quando ti ritrovi a dover prendere una decisione, ti accorgi che non hai sicurezze, non sai se ritroverai il tuo posto (o peggio scrivania) di lavoro, se riuscirai ancora a cambiare lavoro, a trovare altri sbocchi.
    Da una parte c’è l’orologio biologico, dall’altra la voglia di crescere, di affrontare altre sfide professionali e sembra che questa società non ti permetta di fare due cose BENE contemporaneamente (mi rincuorerebbe sapere che sto sbagliando).

  2. Se può essere utile, io, laureata tra il 2004 e il 2008, mi ritrovo perfettamente nella sintesi del rapporto. L’unica nota che stona rispetto alla mia esperienza personale – compresi colleghi/e – è la media del primo compenso di 1390. Mi sembra un po’ troppo alta, ma questo dipende forse dal campione rappresentato da Bocconi e Politecnico, atenei molto “forti” in termini di collegamento università-lavoro.
    @Nathi: credo anch’io che trovare un buon connubio tra vita privata e carriera non sia per niente facile. Moltissime donne che conosco in quella fascia d’età scelgono una delle due strade. E non è detto che la maternità abbia la meglio. 🙂

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