Avetrana: orrore reale e mediatico

L’orrore della ragazza di Avetrana prima molestata, poi uccisa dallo zio, è anche un orrore mediatico. L’ennesimo, purtroppo.

A questo proposito condivido in pieno ciò che scriveva ieri Vittorio Zambardino sull’inutile e morbosa ricerca dell’assassino, nei giorni scorsi, fra gli «amici» della ragazza su Facebook: come sempre in Italia si demonizza internet e come sempre, invece, bisogna cercare il demonio nella vita reale, spesso in famiglia.

Nelle parole di Vittorio:

«Da anni – e per la verità ancora adesso da parte di qualche parlamentare dalla prosa non sorvegliata dalla ragione – si parla di “pedofili su internet”. Poi la cronaca testarda ci ripete, caso dopo caso, anno dopo anno, che purtroppo quel cancro ce l’abbiamo di frequente in famiglia o nelle istitituzioni che pensiamo tra le più meritevoli e “buone” (il che non elimina certo la possibilità che qualche criminale provi a fare lo stesso in rete, ma con ben minore incidenza statistica e soprattutto con minor potere sulla vittima)» (leggi l’articolo intero qui: «Non era Facebook, era lo zio Michele (reloaded)»).

Per esempio il solito «Porta a porta», lunedì scorso, si è soffermato a lungo – con tanto di psicologi in studio, che nulla capiscono di internet e taccio del resto – sulla pericolosità di Facebook per gli adolescenti (e per tutti!), perché «quanto è bella la vita reale».

Ma il peggio, naturalmente, è stato la diretta sul dolore della famiglia di Sarah, durante «Chi l’ha visto?», con Federica Sciarelli che appariva balbettante e incerta, ma in realtà era molto certa di una cosa sola: continuare la diretta a tutti i costi.

Per questo sono d’accordo solo con la prima parte di ciò che oggi Aldo Grasso ha scritto sul Corriere. Ma dissento profondamente dalle sue conclusioni, quelle che hanno indotto la redazione a intitolare il pezzo: «Gesto di delicatezza nella tv verità». Grasso infatti conclude:

«Quando la Sciarelli si premura di dire alla mamma di Sarah, Concetta Serrano, se desidera interrompere il collegamento compie un gesto di estrema delicatezza, ma manda, contemporaneamente, un’indicazione linguistica: questo non è un reality, questa è tv verità. Il fatto è che la verità non sembra mai vera, si vorrebbe dire di no alla verità dell’apparenza, spegnendo le telecamere, nella speranza che ci sia una verità diversa dell’essere.»

Ma quale gesto di delicatezza! Non si chiede di fare una scelta a una madre distrutta dal dolore, impietrita e chiaramente incapace, in quelle condizioni, di pensare e decidere qualunque cosa.

Si sceglie per lei e punto. Si chiude la trasmissione.

Questo sarebbe stato l’unico gesto di delicatezza possibile.

Come sarebbe stato delicato, da parte dei quotidiani di oggi, evitare foto in prima pagina della povera ragazzina. Evitare foto della sua mamma, della cugina, dei parenti. Ed evitare – l’orrore più abietto – di mettere la foto di Sarah proprio accanto a quella dello zio che l’ha stuprata e ammazzata.

Mi viene da piangere.

35 risposte a “Avetrana: orrore reale e mediatico

  1. Concordo pienamente, è stato uno scempio nel dolore di questa povera madre, forse abbiamo davvero perso la nozione di essere “umani”.

  2. Mia nonna mi ha detto che ieri pomeriggio c’era il fratello della vittima a un programma tv. Oggi a pranzo al Tg5 c’era l’intervista alla figlia dell’assassino, a cui tra le varie domande (inutili) è stato chiesto anche se lei e la madre erano complici.
    Ho come l’impressione che l’annuncio in diretta a Chi l’ha visto sia stato vissuto dagli altri programmi di “informazione” come un goal, e ora per recuperare lo svantaggio siano pronti a rilanciare spingendosi sempre più in là.

  3. È proprio così, caro Skeight, è un maledetto gioco al rialzo.

  4. Hai detto bene Giovanna, non si chiede a una madre devastata di fare una scelta, la si fa per lei. E un giornalista serio questo lo dovrebbe sapere. Condivido in pieno quello che hai scritto e provo profonda repulsione per chi si riempie lo share con queste tragedie. E sai bene che non sono una che demonizza la tv. Solo detesto quando una notizia esce dal suo spazio di notizia e diventa orrore mediatico. Ma l’aveva già detto, prima e meglio di me, Billy Wilder in “L’asso nella manica”…

  5. Concordo con tutta la riflessione, anche perchè la realtà banale ci insegna che ci avviciniamo al lutto altrui sempre con titubanza riluttante, con timore di ferire, con l’imbarazzo di non avere gesti o parole adatti …
    Eppure il mostro (mostrare) TV, che pure è fatto da persone e sentimenti pare esente da ogni titubanza, tutto va inglobato e rivomitato per lo share.

    Detto questo la riflessione che vado facendo in questi giorni è la nostra incapacità collettiva di interpretare la vita mediatica, cui peraltro partecipiamo anche come blogger, di rinarrarla ed insegnarla.
    Siamo dentro al mostro mediatico eppure lo indichiamo come altro da noi.
    Forse la responsabilità che ci è data e che sento è quella di indicare non solo il mostro ma come nasce e cresce, come ci se ne difende, come lo si fa evolvere, che nessi ha con la nostra vita e quali di essi vanno recisi.

    Ieri dicevo a cena, che se mi succedesse una qualsiasi disgrazia, di quelle che finiscono sui media non parlerei con i giornalisti, avrei prima bisogno di elaborare il mio pensiero, rielaborare il mio sentimento privato, di ritualizzarlo ….
    E mi immagino pronta ad insultare alla prima domanda idiota del tipo: “come si sente??”

    Infine non è un caso che oggi, io le notizie spesso le mutui e le filtri dai socialnetwork, da un immaginario collettivo già fatto di parole e pensieri, perchè la tv/spazzatura non narra e non pensa più. Non è un caso che oggi io senta, più potente, il mandato educativo, che ci permetta di attraversare il valico di vittime passive per diventare “rielaboratori” di un sapere/esperienza/vissuto, per i nostri contigui e per i nostri figli, e per i figli altrui.

  6. L’orrore degli altri è il miglior modo per mettere opportunamente in evidenza il nostro indignato (e pieno di lacrime) “non orrore”.
    (l’applauso, a fine urlo, ci asciuga il pianto)

  7. Vorrei spezzare una lancia a favore della Sciarelli, che comunque si è trovata in una situazione complessa da gestire in diretta. Col senno di poi si sarebbe potuta comportare diversamente, chissà. Sta di fatto che la trasmissione non andava certo interrotta, semmai il collegamento con la madre, che è cosa ben diversa. Chi l’ha visto? poteva proseguire a dare notizie ai suoi spettatori, garantendo alla madre la giusta privacy e rispettando la sua missione di programma di servizio pubblico (e la Sciarelli dopotutto è una giornalista, prima che una conduttrice).
    La Sciarelli ha cercato a lungo di non dare la notizia alla madre, sperando che fosse la polizia a contattare personalmente la donna, e criticando il fatto che la notizia fosse giunta prima ai giornalisti che alla famiglia. Poi giustamente come si sottolinea poteva interrompere il collegamento, oppure evitare di chiedere alla figlia dell’assassino di commentare le notizie che stavano arrivando in studio. Era evidentemente spaesata, indecisa tra l’essere giornalista o essere umana.

  8. Sono d’accordo su tutta la linea.
    Sono molto arrabbiata sulla questione psicologi e internet. Questione grave. Anche perchè il parere distorto è anche presso persone che stimo molto. Analisti ai quali per esempio ho timore di dire che ho un blog. Ma scriverò su questa cosa – e forse sarebbe il caso di farlo fuori dalla rete. Se no – non lo leggono.
    Per il resto, che è più importante. Ieri ho visto un pezzetto di porta a porta. E ho avuto il volta stomaco. Proprio lo schifo. E trovo sinistro, patologico anche se – come direbbero in linguaggio tecnico gli psicologi – egosintonico, il fatto che si pensi normale sano e magari anche informativo tanto sciacallaggio mediatico sulla privatezza del dolore, del dramma. E su tutta una serie di questioni che in questo modo non è sensato illuminare – se non per imbonire il popolo e tenerlo lontano con la marmellata dei propri mostri interni dalla politica.

  9. Pontitibetani, d’accordo. Questo sforzo educativo che tu dici, nel mio piccolo, lo faccio tutti i santi giorni. È una faticaccia, ma va fatta.

    Come blogger e come docente, però, mi permetto – ancora posso permettermelo! – di sentirmi fuori dal mostro che dici. Proprio perché particolarmente consapevole di certi meccanismi, ci sto molto attenta a non farmi fagocitare dal mostro, ma casomai – se e quando serve – a usarlo e non esserne usata. E a insegnare ai ragazzi a fare altrettanto.

    Per quanto è nelle mie forze di fare e insegnare, naturalmente. Sono felice di non essere sola. 🙂

    Avevamo già parlato del “Come si sente?” e dello sciacallaggio mediatico di cui parla zauberei a proposito della terremoto in Abruzzo:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/04/08/sciacallaggio-politico-mediatico/

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/04/14/i-registi-fra-le-macerie/

    Dopo il quale avevo postato, fra l’altro, questo lavoro di Banksy:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/04/17/media-by-bansky/

    rowena, ben ritrovata sul blog! È vero, Billy Wilder… grazie.

  10. @giovanna
    il senso del mostro … tento di esplicitarlo qui:
    http://pontitibetani.wordpress.com/2010/10/08/un-senso-di-se-nudita-mediatiche-cose-da-imparare-navigazioni-tempestose/

    Anche io cerco di tenermene lontano, di guardare l’abisso mentre lo attraverso, chiedendomi (quasi) ad ogni post, o tweet se riesco ancora a tenermene fuori.
    E spero ogni volta di essere riuscita a farlo.
    E poi di narrare questo tentativo …

    🙂

  11. c’e anche un’altra cosa, la questione della diretta TV. Ma chi lo ha prescritto, il medico, che queste cose vadano fatte IN DIRETTA? Il bello della diretta e’ un pesantissimo fardello che la televisione italiana si porta dietro da un ventennio buono. Con tanto di show che finiscono in orari antelucani, risse televisive e non nei programmi trash, informazione balbettata. Ma vedete che esistono altri mondi possibili, eh?

  12. D’accordissimo con Giovanna e gli altri commenti negativi.
    Aggiungo che il Corriere della sera (e non credo sia l’unico) oggi titola “l’orco” riferendosi all’asssassino stupratore. E’ un modo di cavalcare l’indignazione che suggerisce un’idea fuorviante. No, l’assassino stupratore non è un alieno, è uno sciagurato che ha ceduto a esecrabili pulsioni che vengono quotidianamente alimentate da TV, pubblicità e perfino, per quanto indirettamente, da battute, ammiccamenti e barzellette di un Presidente del Consiglio.
    Meccanismi, quelli televisivi e pubblicitari (sulle battute di Berlusconi non so), che questo blog spesso smonta.

  13. Concordo in pieno con questo post. Ho visto la Sciarelli ieri sera da Mentana e dire che era imbarazzata e nervosa è poco. Tra l’altro si difendeva anche da accuse che nessuno le stava rivolgendo in quel momento.
    Come contributo alla discussione segnalo il commento di Gramellini, che mi è piaciuto perchè non fa sconti a nessuno:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=883&ID_sezione=56&sezione

  14. “La Sciarelli ha cercato a lungo di non dare la notizia alla madre, sperando che fosse la polizia a contattare personalmente la donna, e criticando il fatto che la notizia fosse giunta prima ai giornalisti che alla famiglia…”
    Ma scusate, io forse non ho capito bene. L’interrogatorio dello zio andava avanti dall’ora di pranzo e il programma è alle 9 di sera. La redazione di Chi l’ha visto? quindi sapeva che dall’interrogatorio sarebbe venuto fuori qualcosa? Speravano fosse proprio la notiza decisiva? Dal momento in cui la Sciarelli apprende la notizia in diretta a quando la madre si alza e se ne va passano la bellezza di 33 minuti…Non è che era tutto costruito per lo scoop? Mi sembra allucinante.

  15. Questo post è la prima cosa fra le tante lette e sentite che condivido appieno sul caso di Avetrana. E’ quello che pensavo, ma non sapevo esprimere. Per questo (e non solo) leggo DISAMBIGUANDO, perché Giovanna ha sempre le parole per dirlo

  16. Il finale del commento di Gramellini, citato da donmo, mi sembra meriti di essere riprodotto, perché aggiunge un punto importante:
    “Manca l’ultimo tassello, forse il più importante. I telespettatori. Le tante prefiche guardone che sputano sentenze dal salotto di casa. Ah, quanta sacrosanta indignazione! Peccato che durante il melodramma il pubblico di «Chi l’ha visto?» sia più che raddoppiato. Erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore.”

  17. Giusto Fabrizio. E poi ci sono i clic su internet che si impennano. Per questo stamattina io stessa ero indecisa se parlarne o no.

    Alla fine l’ho fatto (in tarda mattina), solo perché me l’hanno chiesto alcuni studenti: volevano capire, volevano che li aiutassi a capire. E per aiutarli a capire ancora meglio, aggiungo ora che è proprio per questo che ho evitato – consapevolmente – di inserire immagini nel post e linkare video.

    È proprio per la conclusione di Gramellini che tu hai evidenziato, che ho usato solo parole. Nessuna immagine.

    Per ulteriore chiarezza: dove ho visto Vespa e Sciarelli? Vespa in tv, un pezzetto, quel tanto che mi è bastato a capire come stavano andando le cose. Sciarelli su internet, ripresa dalle varie testate giornalistiche.

    Ma io guardo la televisione per mestiere. Devo farlo. E spesso mi tocca aggiungere “purtroppo”.

    PS: grazie fra, grazie donmo.

  18. Giovanna, leggendo Gramellini non ho pensato né a te né ai frequentatori di questo blog.
    Anzi, confesso: a volte faccio dei clic su Internet che non dovrei. Non lo farò più, dopo questa vicenda.

  19. Per quale motivo una vittima di una disgrazia dovrebbe rilasciare interviste (idiote) in TV o ai giornali? Perché dovrebbe partecipare ad una diretta?

    Come possono gli adulti difendere i propri figli se non sanno difendere se stessi?

  20. Scusate è partito l’invio troppo presto.

    Non saper difendere se stessi, ovviamente, non è un biasimo ai famigliari della vittima, a cui va la mia solidarietà. E’ la constatazione di un problema sociale diffuso, che vedo spesso anche nelle piccole cose. Non è un problema di ignoranza o di ceto sociale. E’ un problema di percezione: abbiamo difficoltà a vedere e valutare quello che ci sta attorno. Le telecamere, per esempio, per molti non sono più una potenziale minaccia alla propria riservatezza.

    Il tuo blog, Giovanna, in questo senso ci aiuta tanto. Ci aiuta a vedere e a capire. Grazie.

  21. La questione aperta in questo post tocca due punti caldi a proprosito del rapporto coi media. Da una parte la questione della sofferenza rappresentata a distanza, dall’altra il rapporto con le nuove tecnologie ed il valore che ad esse si attribuisce.
    Nel primo caso, mi sembra che vi sia una sorta di fraintendimento, nel senso che, a mio parere, rispetto alla rappresentazione televisiva della sofferenza si chiede al medium qualcosa di cui non è ontologicamente (aggettivo difficile che uso non senza qualche dubbio di legittimità) capace. Siccome la natura, anche ideologica, del mezzo televisivo è quella che si può riassumere nella formula “vedere tutto, vedere tutti, vedere ora (in tempo reale)” (Marco Dinoi), a me pare poco costruttivo discutere sulle responsabilità delle Sciarelli. E’ certo che avrebbe potuto scegliere, ma il dispositivo in quale è inserita ne ha limitato la possibilità, non senza un importante investimenti di carattere etico, morale e personale.
    Siccome la sofferenza a distanza è veicolata a partire da alcune costruzioni testuali individuabili, riconoscibili e attribuibili a determinate tradizioni di pensiero (le topiche di cui parla Boltanski), credo che sarebbe molto più utile ragionare sulle possibilità di rompere con pratiche e narrazioni alternative i dispositivi mediatici ideologicamente coercitivi (naturalmente si tratta di uno spunto e non di una nota polemica). Un esempio folgorante in questo senso è la narrazione che Genna fa in Dies Irae della vicenda di Alfredo Rampi, nella quale il dispositivo mediatico viene decostruito (“estetizzato” per dirla in termini boltanskiani) a partire dai suoi elementi figurali.
    Sulla demonizzazione di Internet e nuove tecnologie in genere, dirò solo che finché avremo una classe intellettuale legata a paradigmi interpretativi vetusti, la riflessione passerà soltanto attraverso dinamiche di carattere sottoculturale. E soprattutto finchè non si abbandonerà la distinzione reale/virtuale, riconoscendo che la rete è parte integrante della “vita reale”, così com’è reale un amico di penna, difficilmente si potrà uscire da certe polarizzazioni

  22. Che orrore! Mi sono ritrovata a guardare la puntata e pur essendo disgustata dalle informazioni che stavano arrivando, dall’ansia che stava crescendo dentro e fuori, lo sgomento più grande per me è stato il rimanere davanti alla tv accesa in quella disumana condivisione del dolore di persone a me sconosciute.
    Dovrei rivedere la puntata ( cosa che non farò) per riportare con maggiore precisione ciò che mi ha colpita in negativo ma ne ricordo alcune ( tra le tante) che mi hanno particolarmente dato fastidio forse anche per l’ambiguità di interpretazione, ma che in quel contesto non dovevano esserci perchè non dovevano esserci le telecamere:
    il bicchiere d’acqua chiesto dalla giornalista per la madre che pietrificata non ha nenache sfiorato; l’insistenza nel chiedere un commento in diretta della cugina e, se non sbaglio, Sciarelli si è pure assicurata che la madre stesse capendo bene cosa stava succedendo e si è stupita della “freddezza” della reazione aggiungendo parole tipo – non so come faccia- quasi come se si aspettasse una reazione più drammatica/spettacolare, cosa che per fortuna non c’è stata e che sarebbe stato sacrosanto diritto della donna di vivere il momento in solitudine o/e con i suoi cari.
    Uno spettacolo orripilante!

    Grazie Giovanna per il lavoro stupendo che fai con questo spazio guidandoci e suggerendoci strumenti per meglio capire questo mondo e nel dare la speranza di costruirne uno migliore. 🙂

  23. Grazie Giovanna, non ho altro da aggiungere. Grazie di cuore!

  24. Concordo con Giovanna, pur essendoci regole non scritte nel mondo dei media che fanno sentire ai giornalisti l’autorità di fare notizia ad ogni costo, un giornalista che prima di essere tale è un essere umano dovrebbe fare un passo indietro svolgendo tra l’altro anche una funzione educativa importante. In sostanza la Sciarelli doveva trovare il modo di chiudere quel collegamento con la mamma di Sarah e non dire e ripetere piu volte che Sarah era morta e che lo zio aveva confessato. Solo quando è stata certa che il pubblico avesse recepito la notizia allora ha “consigliato” la mamma di ritirarsi. Che bel gesto…qualcuno ha dubbi sul fatto che quella povera donna avrebbe scelto diversamente invece di andarsene a sfogare il suo dolore lontano dalle telecamere??? Se questa è comunicazione, informazione allora non appartengono al genere umano ancora sano di mente.

  25. ho visto che Luca Telese ha twittato di aver intervistato Carlo Freccero, il quale sostiene che la madre doveva rimanere in trasmissione: opinione controcorrente, come si vede. Purtroppo non sono riuscito a trovare l’intervista online, se qualcuno la trova e la segnala farebbe una buona cosa, visto che Freccero non dice mai cose banali, anche quando non si concorda con esse.

  26. Certi delitti avviliscono la natura umana, c’è in questo caso, il gusto del macabro, di chi si compiace della visione della morte. Non occorre cercare di capire il fenomeno, fa parte della natura dell’uomo; l’essere umano si evolve o meglio c’è un’involuzione, dove aver successo a scapito di tutto e di tutti porta a questi penosi eventi. Non dimentichiamo le foto pubblicate da Libero sul delitto di Garlasco, come nel delitto di Via Poma dove sky ha trasmesso le ultime immagini da viva di Simonetta Cesaroni, anche lì la video intervista alla madre, ma tutto questo serve solo ad implementare la bruttura che c’è in tutti noi rendendoci assuefatti alle notizie stesse.

  27. Il dogma della Televisione afferma che tutto deve andare in onda, senza discriminazioni di valore, perché tanto tutto cade negli stomaci famelici degli spettatori. La pubblicizzazione dell’intimo deve radere al suolo ogni forma di rispetto del dolore altrui, che non è mai il fine da proteggere ma sempre il mezzo da spremere e cucinare per aumentare il numero dei contatti. Aldo Busi non può andare in televisione a dire quello che pensa, la faccia della madre cui viene data la notizia della morte della figlia sì. I film non possono mostrare le scene d’amore tra omosessuali, ma possiamo vedere tutti i giorni le descrizioni dettagliate di delitti efferati e bestiali. Sui canali nazionali non si può pronunciare la parola “clitoride”, si può pronunciare la parola “sterminio”.

    Non l’arte, non la filosofia, non la teologia, non la letteratura, ma libero accesso televisivo si può concedere alla merda ed ai suoi derivati: sangue, sterminio, violenza, arroganza, potere. Il male deve andare in onda, non la verità e le sue vie tortuose e ardue. Mandarlo in onda e dirlo male, esprimerlo con rozzezza e banalità, questo è il primo prolungamento del delitto; usando stereotipi e superficiali generalizzazioni, dichiarandoci fratelli e sorelle e madri e padri affettuosi del defunto o della defunta, sempre chiamata per nome come se la conoscessimo da una vita, rintanandoci nelle mostrificazioni e nei richiami alla follia, inneggiando alla pena di morte e scatenando goduriose descrizioni delle vendette sull’infame non-umano.
    Ma noi non siamo ostaggi della degenerazione, non siamo condannati inevitabilmente all’infezione psichica, non siamo costretti a spettacolarizzare l’intimo, non siamo chiusi nell’imbuto della scomparsa del pudore.

  28. Ho seguito la vicenda e la famosa diretta di Chi l’ha visto. Sono d’accordo con Freccero è la madre che ha usato la Sciarelli e la sua trasmissione (peraltro utile) fin dall’esordio della vicenda. Quel che mi ha fatto innervosire sono stati invece i lanci stampa e agenzia che davano la notizia (in diverse versioni alcune imprecise) durante la diretta, prima ancora che la madre fosse informata dai Carabinieri. Spesso la stampa azzarda titoli per fare lo scoop ma in questo caso la brutta coincidenza è stato che queste “supposizioni” si sono poi verificate. C’era una talpa che ha informato i giornalisti? I giornalisti sono stati più furbi dei Carabinieri? O banalmente qualcuno ha fatto un’ipotesi deducendo che l’interrogatorio dello zio durava troppo, mentre i tempi tecnici ufficiali non erano ancora maturi perché la madre fosse informata?

    Credo che sia “soltanto” una triste coincidenza.

  29. Ho seguito la puntata oggetto della discussione. L’ho rivista piu’ volte.

    La madre di Sarah ha ricevuto piu’ telefonate da giornalisti, tra cui una giornalista (misteriosa) del corriere della sera, che le chiedevano una dichiarazione alla notizia della ricerca del cadavere della figlia a seguito dell’interrogatori fatti in quelle ore.

    Mentre Gildo Claps stava parlando della richiesta di ricusazione del perito del Tribunale di Salerno (che si era occupato di analizzare i reperti rivenuti nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita’ di Potenza), Federica Sciarelli lo ha interrotto dicendo che erano arrivate novita’ sul caso di Sarah ed ha lanciato la pubblicita’ (non per fare audience, ma perche’ avevano la necessita’ di parlare a telecamere spente). Intanto in casa Messeri, luogo dove c’era il collegamento con la madre di Sarah, c’era la televisione accesa ed i canali locali regionali riportavano la notizia di sviluppi tragici sul caso di Sarah stessa. Purtroppo la madre di Sarah aveva gia’ ricevuto quelle telefonate (prima delle 23:07) ed aveva cercato di contattare le forze dell’ordine. Visto che c’era una diretta, ha chiesto lumi prima all’inviata e poi alla Sciarelli che si e’ attivata, cercando conferme prima dalle forze dell’ordine a cui ha fatto piu’ appelli e poi (non ricevendo alcuna notizia da queste, e non riuscendo ne’ la madre e ne’ il suo avvocato a contattare le forze dell’ordine ed il tribunale) cercando notizie dalle agenzie accreditate di stampa come l’Ansa.

    Comunque c’e’ un numero di telefono a cui poter inviare critiche e rimostranze (e che si poteva contattare anche quella serata, soprattutto da parte di coloro che ritenevano che stesse andando qualcosa storto) 068262 ed anche un email 8262@rai.it

    “Chi l’ha visto?” e’ una trasmissione di servizio pubblico che si e’ sempre occupata di scomparsi e casi irrisolti. Si e’ con costanza occupato di casi di femminicidio e proprio ieri sera hanno elencato i casi di donne di cui si sono occupati e si stanno ancora occupando (come ad esempio recentemente il caso di Donatella Grosso). Vi ricordate i casi di Camilla Bini e Marina di Modica, uccise per mano di un ex militante di destra? Ed il caso di Milena Gregori, probabilmente vittima degli stessi che hanno fatto sparire Emanuela Orlandi?
    E del caso della trans Valentina uccisa dal suo convivente / sfruttatore di cui si sono occupati piu’ volte e con costanza agli inizi degli anni ’90?. E del caso di Luciana Biggi e Antonella Multari uccise da Luca Delfino. Se davano retta gli inquirenti e le forze dell’ordine a quanto denunciava Antonella e scomperto da CLV (sul caso di Luciana), non ci sarebbe stato il secondo femminicidio perche’ Delfino l’avrebbero arrestato prima.
    Potete andare sul sito per leggere i casi purtroppo risoltisi tragicamente essendo casi di femminicidio. E’ vero non usano questo termine, pero’ si occupano della violenza maschile sulle donne.

    Quello che voglio dire e’: se chiudono CLV a chi si possono rivolgere i familiari degli scomparsi? a “Quarto Grado”?, alla “Vita in Diretta”? a “Pomeriggio 5”? a Maria De Filippi o a Barbara D’Urso?
    Chi si occupera’ dei molti casi di scomparsa di donne che sono molto spesso casi di femminicidio, avvenuti dentro le mura domestiche?

    C’e’ “Amore criminale” che parla di femminicidi, pero’ sono delle ricostruzioni in cui molto spesso sembra si voglia edulcorare il ruolo del carnefice e sembra vogliano incolpare le vittime di non aver avuto la forza di rompere la relazione prima.

    Se ritenete che CLV possa essere fatto in maniera diversa, scrivete alla redazione e, se non vi rispondono, denunciatelo su internet, telefontate allo 068262. Contattate le varie sedi locali di Penelope.

    Altrimenti sono solo polemiche sterili, rivolte ad uno dei pochissimi programmi di servizio pubblico della Rai.

    In Rai (azienda di servizio pubblico e quindi di tutte noi) certo non tira una bella aria in questo momento. Il centro-destra spalleggiato da udc e pd vuole far passare la linea che la Rai controllata dai partiti non va bene (che bella scoperta). Non fanno nulla affinche’ i partiti stessi stiano fuori dalla Rai. Non fanno nulla affinche’ i propri amici e parenti stiano fuori dalla Rai. La Rai, controllata dal governo, sospende per 2 settimane la programmazione di Annozero (di cui non posso scordare i commenti sessisti fuori onda rivolti alla giornalista palestinese Rula) e contemporaneamente gli stessi della maggioranza di governo (futuro e liberta’) propongono di privatizzarla perche’ la sospensione di Santoro prova che in Rai non c’e’ liberta’ come nelle televisioni private. Ed anche il pd ha amichetti a cui far scippare a tutte noi la Rai. D’altra parte il governo di centro-sinistra per mano di Gentiloni aveva affossato la proposta di legge “Per un altra TV” di cui la prima firmataria era la deputata verde Tana De Zulueta (quella che ha cercato vanamente di introdurre il reato di tortuira nel codice penale), proposta di legge che prevedeva una versione “adattata” della riforma televisiva fatta in Spagna da Zapatero. L’unica cosa che potrebbe salvare la Rai e’ la fotocopia pari pari della legge sul sistema radiotelevisivo di Zapatero. Solo in questa maniera la Rai cominciera’ ad essere di tutte noi e ad essere un nostro strumento contro il femminicidio, l’omofobia e contro il sessismo anche nel linguaggio.

    Un abbraccio a tutte e scusate il discorso fatto da tanti pensieri che vanno per fatti loro.

  30. Sax: è vero quel che dici. Tuttavia, credo che in questo caso la Sciarelli abbia gestito male la cosa. Credo che, con una decorosa interruzione immediata del collegamento, senza chiedere nulla alla signora, avrebbe fatto il suo dovere di servizio, senza indulgere alle morbosità sulla vincenda che ancora oggi (ancora!) i media italiani stanno mostrando.

    Non penso che “Chi l’ha visto?” debba chiudere. Penso che NON avrebbe dovuto gestire l’annuncio alla mamma della ragazza in quel modo. Se poi fra l’altro la Sciarelli avesse avuto la capacità di accompagnare l’interruzione sottolineando con le parole giuste i motivi per cui lo faceva (“Il nostro lavoro si ferma qui” poteva essere un buon inizio), credo che il suo comportamento avrebbe potuto dettare i codici per una tv migliore.

  31. Cara Giovanna Cosenza, Ti ringrazio della risposta e di avere ospitato integralmente il mio commento.

    Tu hai scritto lungo questo post:
    <>

    Senza polemica e umilmente, Ti chiedo di vedere quanto e’ avvenuto quella sera, collegandoti al sito di “Chi l’ha visto?” per guardare integralmente la puntata in questione.
    Io sono abituata a convidere o meno l’articolo od il commento di un operatore dell’informazione o di un ricercatore di comunicazione (anche se si chiama Vittorio Zambardino o Aldo Grasso) solo dopo averne verificato la fonte:
    I telegiornali ci abituano tutti i giorni a smentite del politico di turno su questioni che gli stessi telegiornali nemmeno spiegano: tizio e’ contrario a quanto detto da caio, ma non dicono che cosa ha detto caio.
    Gli spezzoni preparati ad arte dalle varie testate giornalistiche (volte a screditare un programma di servizio pubblico per propri scopi commerciali) o da persone che hanno pubblicato su youtube parte del tutto, non aiutano a comprendere il tutto.

    Ribadisco che le persone indignate, avevano il diritto-dovere di lamentarsi in quei momenti direttamente con la redazione e/o con la Rai. Lamentarsi dopo, quando vi sono gli strumenti per lamentarsi durante, serve solo a fomentare campagne di stampa denigratorie vecchie di venti anni verso un programma utile a tutte noi.

    Potrebbe essere utile organizzare una tavola rotonda con la Sciarelli od un incontro a due (tra Te e Federica) su questo tema. La Sciarelli non penso che si tirerebbe indietro se venisse interpellata da una operatrice della comunicazione come Te.

    Consiglio Tutte a vedere almeno l’apertura della puntata
    di ieri sera di “Chi l’ha visto?” in cui la Sciarelli spiega con parole sue quella serata e la mission del programma.

    Cordiali saluti a Te e a Tutte.

  32. Scusami Giovanna e Tutte, non pensavo che le apici tagliassero via la citazione, nel commento precedento avevo citato quanto detto da Te:

    Tu hai scritto lungo questo post:

    Per ulteriore chiarezza: dove ho visto Vespa e Sciarelli? Vespa in tv, un pezzetto, quel tanto che mi è bastato a capire come stavano andando le cose. Sciarelli su internet, ripresa dalle varie testate giornalistiche.
    Ma io guardo la televisione per mestiere. Devo farlo. E spesso mi tocca aggiungere “purtroppo”.

    Scusatemi tanto per la mia ignoranza sull’uso di questo strumento.

  33. @sax,
    sono contenta che ci sia uno spazio per una voce in controtendenza come la tua, che mi invoglia a rientrare nel dibattito.
    Detto ciò premetto che non guardo la rai, per scelta consapevole, e pure avendo visto “chi l’ha visto” in passato fatico molto a pensarlo come una trasmissione di servizio.
    ma è un altro discorso credo.
    la notizia della morte della ragazzina, e della furia mediatica seguitane l’ho letta tramite i socialnetwork e quindi dai giornali on line.
    il mio turbamento, al di là di come sia avvenuta la vicenda, al di là della “verità-vera” arriva dalla (notizia) della morte in diretta.
    è lo stesso turbamento che mi coglie nei funerali spettacolo (perchè si applaude?), o alle domande del giornalista che chiede ad un familiare straziato “cosa sente”?

    mi turba la mancanza di filtro che tutti leggiamo davanti ad un evento che, sino ad oggi, aveva sempre evocato un certo rispetto, pudore, insicurezza, fatica nella nominazione, insicurezza nell’avvicinare il familiare del defunto.
    la morte aveva bisogno di un velo, una intercapedine … che sta scomparendo.
    i sentimenti sono svenduti nei reality, spesso ma non sempre, come spettacoli sbugardanti, denudanti.
    non sono narrazioni, ma nude verità, grottesche elette a divertimento, un pò come i cristiani dati in pasto ai leoni.

    e’ questo che personalmente mi turba, mi turba che lo spettacolo continui ad andare in onda, e non solo ad opera della Sciarelli, che non sappia capire come e quando fermarsi.
    eppure noi quando ci avviciniamo alla morte, nella quotidianità, continuiamo a sapere che c’è quel velo, quel pudore, quella fatica davanti alla morte, di un caro, di un amico, di un conoscente.
    davanti alla morte sappiamo fare un passo indietro, e lasciare che il vero dolore sia di chi lo prova, senza volercene fare protagonisti…
    la televisione, e i giornalisti hanno solo da cogliere questo sbigottimento (basta seguirlo in rete) e dargli senso, un senso che pare perso …

    e noi fruitori passivi possiamo solo capire che senso ha la nostra indiganzione, leggitimandone le “parti sane”, e riconoscendo che vogliamo/possiamo smettere di guardare certi spettacoli.

    un saluto 🙂

  34. Mi chiedo se sia ancora possibile tenere la televisione fuori da momenti delicati come quelli di cui si parla, se non per volontà e capacità delle persone che ne soffrono. A sfavore, quindi, sembrerebbe, dei più deboli.

    Mi chiedo cioè se non sia realisticamente inevitabile che i giornalisti facciano sempre il possibile per mandare in onda tutto.

    Non lo so, non escludo che sia ormai così e che la nostra protesta contro l’onnipresenza di TV e Internet sia anacronistica, nonostante le obiezioni di Giovanna e pontitibetani io personalmente le senta molto.
    Freccero, citato qui da donmo, addirittura considerava la possibilità che questa cosa sia talvolta una risorsa proprio per i più deboli, che la usano non avendo altri modi per farsi valere.

    Comunque, SE si dovesse accettare che la TV possa esserci sempre, allora il problema del giornalista sarebbe COME esserci nella maniera più corretta possibile, piuttosto che decidere quando ‘staccare’.
    Sul COME mi sembra ci sia molto da migliorare, anche per i giornalisti migliori.

    I miei molti ‘se’ qui non sono retorici. Davvero non so. Nel dubbio, punterei molto anche sul COME, come fa sax.

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