Quando l’aspirante insegnante alza la testa

Mi scrive Giulia:

«Gentile professoressa Cosenza,
mi chiamo Giulia XY e mi sono laureata in Lingue e Letteratura Straniere all’Università di Bologna. Ho avuto il piacere di ascoltarla alla presentazione del libro di Peppino Ortoleva Il secolo dei media e di lì in poi ho sempre seguito il suo blog.

Le scrivo perché voglio raccontare la mia esperienza sul lavoro non retribuito.

Qualche settimana fa, sono stata contattata da una scuola privata parificata della mia zona, che mi ha proposto di insegnare Lingua e Letteratura Inglese presso il loro Liceo Scientifico. Il “colloquio” si è svolto con la preside che, in presenza di due insegnanti di quella scuola, mi ha testualmente detto che la loro “filosofia” è quella di non pagare nessuno, e che io avrei dovuto insegnare in 5 classi per un totale di 18 ore settimanali.

Poi niente di libri di testo perché “sa come sono ‘sti ragazzi, non è che puoi pretendere chissà cosa; poi ti organizzi tu, ti scarichi i programmi, cerchi libri e a loro distribuisci delle fotocopie”. La sola cosa che “non mi avrebbe tolto nessuno” erano i famigerati 12 punti validi per il punteggio che devono accumulare gli insegnanti.

Io al momento sono rimasta senza parole; o meglio, le parole le avevo, però ho preferito non dire nulla, e spiegarmi poi via mail e al telefono, quando mi hanno richiamato. Non mai pensato di accettare una simile proposta, mai, e credo che non ci sia bisogno di spiegare perché.

Sono, invece, molto orgogliosa di aver rifiutato. Eppure, quando racconto questo episodio, mi sento sempre domandare come mai non ho accettato e vengo anche rimproverata, perché “almeno poi lo potevi scrivere sul cv” e “eh, c’è gente che non riesce a insegnare e paga per farsi dare 12 punti, e tu…”.

Sono anche stata dal sindacato (CGIL) che mi ha confermato che quei docenti vivono in uno stato di “terrore” e non denunciano mai nulla. Non alzano la testa da anni.

Io sono avvilita, amareggiata e indignata, perché credo fermamente che, se la scuola non avesse trovato insegnanti disposti a farsi ricattare con 12 punti, questa situazione non esisterebbe e gli insegnanti sarebbero giustamente pagati.

Dimenticavo di dirle che, naturalmente, pur non percependo un euro, bisogna anche firmare qualcosa tipo una busta paga, ora non so esattamente.

Le chiedo scusa per essermi dilungata. Le auguro una buona domenica e un buon lavoro, e grazie per il blog e per aver letto l’e-mail.

Cordialmente, Giulia»

Mi piacerebbe che qualcuno degli insegnanti di quella scuola avesse prima o poi il coraggio di denunciarla, adducendo prove circostanziate.

Non credo ci sia altro da aggiungere. Ragazzi, fate come Giulia!

17 risposte a “Quando l’aspirante insegnante alza la testa

  1. Brava Giulia. Che non e’ solo una bellissima canzone di Vasco… 😉

    Un suggerimento, io aggiungerei comunque una stringa di curriculum con questo episodio.

    Perché ti fa onore.

  2. Mamma mia!
    ma non si possono denunciare questi? che vergogna.

  3. Quoto Iabicus: “Un suggerimento, io aggiungerei comunque una stringa di curriculum con questo episodio”.

    altro che i 12 punti!

  4. Io quoto il “Brava Giulia” (compresa la canzone di Vasco). Purtroppo il problema di fondo è comune a molte categorie di lavoratori. Consulenti o agenzie che accettano lavori sottopagati, e non di poco, perché “non si può dire di no”. Ce ne sono tanti e rendono la vita difficile a tutti gli altri. Vasco cantava anche “c’è chi dice no”. Appunto. In bocca al lupo Giulia.

  5. In casi come quello di questo Liceo, se tutti gli insegnanti decidessero INSIEME di ribellarsi e segnalare al sindacato competente la gravissima situazione in cui lavorano, non passerebbe una settimana che tutto questo cesserebbe. Reagire e non subire.

  6. Pingback: Quando l'aspirante insegnante alza la testa « D I S . A M B . I G …

  7. Tanti amici della provincia di Napoli mi hanno raccontato che lì la norma delle scuole private, comeprese quelle religiose, è questa. Niente soldi.

  8. Hai fatto benissimo! Per me i principi contano più di mille altre cose.
    In bocca al lupo per tutto!

  9. Ne hanno parlato in modo molto esplicito e interessante circa un anno fa in una coraggiosa puntata di Report su Raitre. Personalmente, io le abolirei, le scuole private: ma vi pare sensato che poi i disgraziati alunni di quei posti, con insegnanti che sono lì senza essere stati giudicati idonei da nessuno se non dai proprietari stessi della scuola, abbiano lo stesso identico diploma di chi sgobba davvero alla scuola pubblica?
    Io sono sicura che Giulia e molti altri farebbero degnamente il loro lavoro anche lì, ma bisogna pensare che in teoria, visti i sistemi di reclutamento assolutamente “personalizzati”, chiunque può finire ad insegnare in una scuola privata, e quando dico “chiunque” penso anche al peggio del peggio…

  10. Rispetto e dignità valgono ben più dei 12 punti promessi! Complimenti per la forza e il coraggio, Giulia!

  11. Non so se il paragone è lecito – ma con la cartamoneta del prestigio moltissime università fanno fare corsi a ricercatori autonomi a gratis, anche per un intero anno accademico.
    In passato ho provato a presentare un progetto all’Università di Napoli – e nel modulo di domanda, c’era da firmare che ero disposta a non prendere un euro.
    Capisco che la sitazione è diversa – ma tutto sommato, quanto?

  12. Grazie a tutti per l’incoraggiamento. Naturalmente sono d’accordo con tutti voi.

  13. Brava Giulia. Talvolta mi è capitato di lavorare senza compenso, ma ho sempre preteso almeno un rimborso spese. Magari simbolico, ma l’impegno di un lavoratore non va mai svilito.

  14. Pingback: Scuole paritarie, una storia triste. « ConversazioniMetropolitane

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