Chatroulette arriva in tv

In febbraio avevo scritto un articolo su Chatroulette per la rubrica Chips&Salsa del supplemento settimanale «Alias» del Manifesto («La tristezza del mondo vista da una chat») e alcuni giorni fa ho avuto uno scambio di mail con Stefano, studente magistrale in Scienze Filosofiche a Bologna, che sta preparando una tesi sul Web 2.0.

Nel frattempo, nella puntata delle Iene di mercoledì scorso, due vistose ex partecipanti al Grande Fratello, Francesca Fioretti e Melita Toniolo, hanno usato Chatroulette in trasmissione, facendo un gioco chiamato «Su le mani»: vinceva chi delle due fosse riuscita a far desistere gli ometti dall’altra parte della webcam dal fare ciò che la maggior parte dei frequentatori della videochat fa senza tregua, masturbarsi. (Chiarissima e banale la ragione di audience per cui «Su le mani» è stato proposto dalle Iene.)

Avevo già chiesto a Stefano il permesso di pubblicare il nostro scambio. Mi pare a maggior ragione utile farlo ora, data la visibilità che Chatroulette ha ottenuto su Mediaset.

Scriveva Stefano il 28 settembre:

Gentile professoressa, ho letto quel che ha scritto su Chatroulette e apprezzo molto il modo in cui analizza il fenomeno senza demonizzarlo. Tuttavia, pur essendo d’accordo sul non demonizzare la rete, vorrei suggerirle un’analisi un po’ diversa.

Lei scrive che “come ogni altro ambiente in rete” esso “non fa che rispecchiare il mondo”, ma la mia visione è un po’ diversa.

Il web rende possibili atti che non sarebbero possibili nella vita reale: in particolare, Chatroulette è una chat “random”, nella quale l’incontro di sconosciuti è casuale e virtuale (ovvero essi sono lontani da noi, uniti a noi solo da un algoritmo random) e ciò rende possibile un oltrepassamento istantaneo della morale.

È quindi anche una fenditura della morale interpersonale. O meglio: nessuno può identificarti, ritrovarti ecc., se tu non lo vuoi, per cui ogni responsabilità connessa al timore di queste conseguenze scompare. Certo, sempre che non si vogliano prolungare i rapporti, ma su Chatroulette è complesso (più che sui forum/social network).

Vorrei sottolineare che non vi è alcun giudizio negativo in questa analisi: vorrei solo farle notare che senza questo sito, ciò non sarebbe possibile.

Lei scrive: “Tutto ciò equivale a dire che nessun mezzo – nemmeno Chatroulette – determina i suoi usi in modo lineare e univoco”. In effetti non determina, ma inclina. Pierre Lévy diceva che l’imperativo del web era “Bisogna vedere tutto”, ma ora questa visione converge in una autospettacolarizzazione degli utenti stessi, che diventa un voyeurismo virtuale: nel caso di Chatroulette, molto spesso ci si masturba guardando chi ci sta guardando virtualmente.

Forse osservare compulsivamente il numero di visite del proprio account (o i “mi piace” sulle proprie foto) è un processo assai simile al masturbarsi su Chatroulette.

Chatroulette non è tanto/solo “uno strumento portentoso di verità e conoscenza”, ma soprattutto “uno strumento portentoso di verità e conoscenza su ciò che accade di fronte a una fenditura della morale”.

Ritengo che questa analisi possa esser utile: dopo aver pensato a tutto ciò, ad esempio, ho diminuito il numero di volte in cui guardo chi mi guarda sui miei account.

Grazie in anticipo, anche solo se ha letto fin qua. Stefano»

Così ho risposto a Stefano:

Caro Stefano,
sono d’accordo con te. “Non determina ma inclina”, è vero. Come ogni tecnologia, d’altra parte: dal telefono alla lavatrice.
Ho sostenuto una tesi nettamente antideterministica, in quell’articolo sul supplemento del Manifesto, solo perché volevo contrappormi all’onda mediatica sul tema: l’ennesima “chat” che uccide i bambini.
So bene, però, che l’antideterminismo radicale è altrettanto sciocco del determinismo radicale.
Dunque, lungi da me sostenere una posizione illusoriamente antideterministica! Un abbraccio

Aggiungo ora che apprezzo molto l’accostamento proposto da Stefano fra «osservare compulsivamente il numero di visite del proprio account (o i “mi piace” sulle proprie foto)» e masturbarsi su Chatroulette.

È un po’ una provocazione, ma a pensarci bene è densa di spunti.

13 risposte a “Chatroulette arriva in tv

  1. Non credo che Chatroulette rappresenti propriamente “una fenditura morale”.
    Evento che potrebbe verificarsi in concomitanza di un luogo sociale entro il quale , presente una morale riconosciuta come dominante, questa venga inficiata da persone, gesti o situazioni.
    Chatroulette a mio avviso non ha questa caratteristica dello scambio sociale o del luogo sociale. Nel luogo sociale esistono delle regole sociali che poi sovrastano quella che è una “morale” riconosciuta. Potrebbe essere il caso di facebook.

    Su Chatroulette ci debbo andare, di proposito, ben sapendo quello che ci trovo. E quindi è “compliant” con la mia morale, magari con quella “privata”, piuttosto che con quella a me ufficialmente attribuita. (questo è l’ aspetto a mio avviso più importante).
    Non riesco a pensare Chatroulette come un luogo sociale.

    in sostanza il luogo in se non si differenzierebbe dall’ onanismo proiettivo della pornografia se non avesse una componente fondamentale: l’ interazione in video, audio e testi, del proprio onanismo con quello altrui.
    Che però non diviene uno “scambio ” sessuale, ovvero una interazione reale, in quanto le condizioni di anonimato e di assoluta preservazione in cui un soggetto “partecipa” a questo sito, sono il motivo principale del suo successo.
    E’ la possibilità che una fantasia abbia una parvenza di realtà e di interazione: ma che rimane onanismo, puro. Persone e parti sessuate che vengono riempite non di identità, emozioni e di sentimenti, bensì di ormoni e proiezioni di sè e del proprio sesso inespresso. L’ individuo, quello che sta dall’ altra parte dello schermo, in realtà funge da stimolatore della autoeroticità. Un voyeurismo proiettivo nel quale vi è la convinzione, confermata dal luogo, che vi sia qualcuno che ha il piacere di vedere il sè autoerotico, quello privato e nascosto.
    E’ un fenomeno sociale (prima che un luogo).
    A mio avviso rappresenta in maniera cruda e concreta la distorsione pazzesca della sessualità nella nostra società, dove gli individui sono costretti ad una scissione tra una morale pubblica e privata e incapaci di vivere il sesso come scambio, piuttosto che come proiezione. (paura di annullarsi? paura della morte?)
    Inoltre non so, non ci ho pensato approfonditamente, se la presenza apparente di una maggiore quantità di soggetti maschi, sia rappresentazione di un diverso approccio all’ onanismo ed alla sessualità in funzione del genere o espressione di altri significati, relativi all’ identità del genere. E questo pure sarebbe interessante discutere.

  2. Ottima riflessione, quella di Stefano. Bravo, bravo.

    Sebbene non capisca cosa ci sia di eccitante nel vedere persone a caso (per le pippe sono molto tradizionalista 🙂 ) è verissimo che il compiacimento (=piacere) che ci dà un commento nel nostro blog o un numero altissimo di visite al nostro sito è molto simile a quello delle droghe o al gioco d’azzardo. (C’è uno psichiatra/psicologo in sala?) Quindi è ottima l’indicazione di fermarsi prima della dipendenza.

    Corro a vedere il numero di contatti del mio blog. :->

  3. Siamo animali più o meno implumi che cercano la benevolenza e l’apprezzamento degli altri. Ciascuno con i mezzi a propria disposizione. La maggior parte dei blogger è riluttante ad accettare che l’incremento del contatore delle visiste del loro sito non sia dovuto a invisibili partecipanti che leggono senza scrivere bensì semplicemente alle automatiche calls di servizi di spam o quant’altro. Ad esempio la presenza del contatore sul blog di una persona intelligente come te, che non può mai essere considerata inconsapevole di ciò che fa, è una cedevolezza alla fatuità. Del resto perché il comunismo non ha fatto breccia nei cuori (e nelle teste dei più)? Perché ognuno crede di essere più bravo degli altri, più meritevole e quindi diventa vanitoso, in modo più o meno dissimulato. Non c’è vanita in chi conosca i propri limiti, perché ognuno è arbitro di se stesso e non ha bisogno del riconoscimento dato dalla quantità per capire cosa valga il suo lavoro, che spesso non vale niente. Sono solo coloro che credono che il proprio vagito sia meritevole a cercare gli altri. E infatti a cosa è dovuta l’esibizione del proprio privato, sia esso la foto su flickr o il proprio pisello che si crede unico? Non passa molta differenza tra lo sciagurato che non è stato baciato dalla fortuna di una natura reddittizia in termini di successo sociale (sia nelle forme di un bell’aspetto o di un alto IQ) e l’intellettuale che inquina gli spazi ecologici della ragione con il suo importante pensiero.
    Entrambi vogliono l’attenzione altrui, un riconoscimento, e il compiacimento di ciò. Solo che se sei Aldo Busi sei giusitificato mentre il frustrato di chatroulette fa solo pena. Anche l’afasico ha diritto di parola, no? Glielo abbiamo insegnato noi il suo diritto ai 15 minuti di celebrità.
    Perché masturbazione è anche scrivere un’infinità di articoli in un’altrettanta infinità di riviste mentre magari si solidarizza e si scende in piazza per il posto di lavoro di tutti i precari, invece di limitarsi e far scrivere altri al posto proprio, lasciare ad altri il compito di scrivere la stessa verità o banalità. E vanità masturbatoria è pure aumentare i propri lettori o simpatizzanti senza contrariarli mai, scambiando per bravura il talento diplomatico delle pubbliche relazioni. Credendo che l’equilibrio stia nel non indignarsi, nell’adottare un abito di compostezza e controllo, nell’esibire un’ecumenica accettazione della parola altrui, senza dar cenno di nevrosi, tranne quando si criticano argomenti così universalmente accettati (la violenza sulla donna, il razzismo, la malattia…), ché in questa zona franca ci si può lasciare andare allo sfogo, perché solo lì non c’è il rischio di vedersi inimicato il potenziale committente.

  4. ma, stiamo scherzando? c’è ancora gente su chatroulette?
    io ormai l’avevo dimenticato quasi del tutto
    è un fenomeno ormai vecchio, ha quasi un anno (che su internet corrisponde a varie ere geologiche)
    vediamo quando le iene scopriranno 4chan/b

  5. La butto in caciara:

    Secondo me è una buona cosa che gli esibizionisti con l’impermeabile abbiano trovato un loro modo di incontrare altri esibizionisti con l’impermeabile.

    E a mio parere noi che non abbiamo l’impermeabile possiamo continuare serenamente a guardare gli accessi ai nostri blog senza sentirci troppo dei deboli, sciocchi e superficiali.

    Non sono un’antropologa, ma penso che il cercare l’attenzione/approvazione del prossimo (e dare attenzione al prossimo) sia uno dei motori della socialità umana e, perché no, anche di un certo progresso dell’umanità.
    Non siamo api.

    Tanto più che criticare pubblicamente il comportamento altrui è una forma di esibizionismo (e basta dirlo che si entra già nel loop della vanità!).

  6. Una nota solo per Maria Giulia, che dice: «Ad esempio la presenza del contatore sul blog di una persona intelligente come te, che non può mai essere considerata inconsapevole di ciò che fa, è una cedevolezza alla fatuità».

    Innanzi tutto grazie per l’attribuzione di intelligenza, ma dipende da quale intelligenza intendi: ce ne sono molte, non una sola ;-).

    Quanto alla «fatuità» che dici, mhm… non è proprio perche vi ho ceduto che il contatore sta lì: ho pensato a lungo, quando tre anni fa ho aperto il blog, se renderlo visibile o no. Alla fine ho deciso di metterlo perché, in un mondo che ragiona in termini di numeri, il contatore serve a comunicare numeri esattamente a chi ragiona in termini di numeri. 🙂

    Dopo di che, ci saranno quelli che capiscono una cosa, quelli che ne intendono un’altra, ecc. Soprattutto perché non tutti sanno esattamente cosa vuol dire quel numero su wordpress, anche in relazione ad altri contatori di altre piattaforme di blogging o altri ambienti web.

    Detto questo, io so esattamente cosa vuol dire: alcune cose me le dice, altre no, ma non me ne curo più di tanto. Ma se i numeri mi dicono qualcosa, non me lo dicono grazie a quel contatore; casomai grazie alle statistiche che ci stanno dietro. E che il contatore si guarda bene dal mostrare… 😉

    Quanto a esibizionismo, narcisismo e altre futilità… be’, credo di essere una metanarcisista: ho il narcisismo di una che non pensa affatto di essere narcisista. 😀

  7. Giovanna, è già tanto averne una di intelligenze 🙂
    Comunque a quel contatore ci tieni e apprezzo molto l’intelligenza con cui hai insinuato senza dirlo che wordpress non registra ogni singolo click.
    Ma quanti sono quelli che non sono narcisisti e come distinguerli dagli altri, sempre che ciò porti a uno scopo?
    Si può vivere con gaiezza e adottare la filosofia della mia omonima, buttandola nell’autoassoluzione:
    “[…]ma penso che il cercare l’attenzione/approvazione del prossimo (e dare attenzione al prossimo) sia uno dei motori della socialità umana e, perché no, anche di un certo progresso dell’umanità. Non siamo api. Tanto più che criticare pubblicamente il comportamento altrui è una forma di esibizionismo (e basta dirlo che si entra già nel loop della vanità!).”
    Non sono d’accordo, Giulia, per niente. Si può parlare senza farsi notare, si può dare spazio agli altri o mantenere un discreto anonimato ma non per viltà. Solo perché ci si concentri sul contenuto e non su chi parla.
    Dare attenzione al prossimo vuol dire fare un passo indietro, tacere quando qualcun’altra ha già detto ciò che pensiamo, o l’ha detto meglio. Riconoscere i propri limiti e chi è più brava di noi. Ma questo richiede grande disciplina non meno della capacità di accettare anche l’eventualità di non avere un ruolo o di non averlo come lo si vorrebbe. Vuol dire anche chiudere un proprio blog se non si è resistito alla tentazione di aprirne uno.
    Quanti mediocri sentono l’esigenza di urlare al mondo la loro esistenza, quanti blog hanno realizzato il bisogno di esibizionismo. Ci sarà chi sostiene che più opinioni diverse, mondo migliore. Che bello poter lanciare il proprio messaggio nella bottiglia, proprio come nei romanzi. E allora perché prendersela con chi non ha che un pisello da mostrare a una telecamera quando è la stessa Giulia a dirci che dalla constatazione di quella tristezza ci si crede migliori? È molto più osceno quello che ci propina la pubblicità con i suoi colti sacerdoti e ci tocca anche di pagarla.
    Questo non è un progresso, è solo un calmante sociale più efficace del prozac.
    Masturbarsi davanti a una webcam è solo la versione triste della stessa esigenza. Tuttavia in quel caso siamo ancora a un livello così primitivo che non ha bisogno di vergognarsi della propria vanità, perché questa vergogna esiste solo per coloro che si pongono il problema dello spazio altrui che non è illimitato. Per questo le api riconoscono la differenza tra loro, l’ape regina non è il fuco. Hanno elaborato un sistema complesso di comunicazione, sono libere di scegliersi il fiore, anche di morire se decidono di pungere. Non cercano di invadere l’arnia altrui né di costruire esagoni più grandi. Ma anche le api hanno la loro intelligenza, vero Giovanna? Il progresso è collaborazione non uno sciamare di voci. Il progresso è essere liberi e felici di non dover dire cazzate.

  8. @MG: “Non sono d’accordo, Giulia, per niente. Si può parlare senza farsi notare, si può dare spazio agli altri o mantenere un discreto anonimato ma non per viltà. Solo perché ci si concentri sul contenuto e non su chi parla.”

    Insomma, mi stai dicendo che “est modus in rebus”. Certo. Solamente penso che la misura sia in stretta relazione con la media della società: chi oggi definisce esibizionista una persona ad esempio perché ha un profilo su FB o Flickr a mio parere è quantomeno anacronistico. Oltre che, sì, un po’ rompiscatole.

    “Dare attenzione al prossimo vuol dire fare un passo indietro, tacere quando qualcun’altra ha già detto ciò che pensiamo, o l’ha detto meglio. Riconoscere i propri limiti e chi è più brava di noi. Ma questo richiede grande disciplina non meno della capacità di accettare anche l’eventualità di non avere un ruolo o di non averlo come lo si vorrebbe. Vuol dire anche chiudere un proprio blog se non si è resistito alla tentazione di aprirne uno.”

    MG, continuo sulla mia linea frivola: Il mondo è bello perché è vario. Non tutti abbiamo la fortuna di vivere in un élite di intellettuali. Magari il mio ripetere male il grande pensiero di qualcun altra è utile a qualcuno che non arriverebbe mai a leggere il grande pensiero (per mancanza di strumenti).

    Il progresso generale secondo me è fatto anche di ridondanza.

    Capisco cosa vuoi dire, naturalmente. Ma sei stata un po’ sgarbata e quindi ti consiglio di parlare di autoassoluzione a te stessa, riflettendo sul fatto che anche la diatriba sui blog altrui è figlia di quella stessa voglia di far sentire la propria voce che porta le persone ad aprire i blog.

    Spero quindi che il nocciolo della tua argomentazione non porti all’anonimato come sublimazione della modestia. Come se mostrarsi con uno pseudonimo possa fugare ogni sospetto di vanità. E perché mai? Se Giovanna avesse un counter su un blog anonimo sarebbe forse meno vanesia nella tua considerazione?
    Credo che il lato distruttivo dell’esibizionismo e della vanità (che peraltro non sono la stessa cosa) siano qualcosa che riguarda più l’interiorità di un individuo, piuttosto che la comunità in senso lato. Quindi forse, se si ha questa preoccupazione, invece che gridare al decadimento dei costumi, sarebbe opportuno chiedersi cosa spinge noi stessi a voler mostrare le nostre capacità, siano quelle che siano, anonime o meno.

    “allora perché prendersela con chi non ha che un pisello da mostrare a una telecamera quando è la stessa Giulia a dirci che dalla constatazione di quella tristezza ci si crede migliori?”. E chi ha mai detto ciò? Non io. Chi ti dice che non abbia un impermeabile addosso? 🙂

  9. “Insomma, mi stai dicendo che “est modus in rebus”. Certo. Solamente penso che la misura sia in stretta relazione con la media della società: chi oggi definisce esibizionista una persona ad esempio perché ha un profilo su FB o Flickr a mio parere è quantomeno anacronistico. Oltre che, sì, un po’ rompiscatole.”

    Non faccio una questione di misura nel senso di moderazione, quindi la locuzione è inappropriata. Si interroghi, Giulia, sul perché ce l’ha e a cosa le serve. Ma probabilmente lei non si pone il problema perché vuol appunto vivere con gaiezza, quindi non vede conseguenze. Più ce n’è meglio è. Quindi se si scatta una foto perché non metterla su flickr, no? Se si ha un’opinione su qualcosa, perché non apporre il “mi piace” su facebook, giusto? Lei vede appunto solo ricchezza da questa varietà, quindi è al riparo da qualsiasi preoccupazione e critica.

    “Il progresso generale secondo me è fatto anche di ridondanza. ”

    Decisamente qui si deraglia. Ridondanza di una verità sì, ridondanza di tutto no. È confondere l’entropia con la varietà.

    “Capisco cosa vuoi dire, naturalmente. Ma sei stata un po’ sgarbata e quindi ti consiglio di parlare di autoassoluzione a te stessa, riflettendo sul fatto che anche la diatriba sui blog altrui è figlia di quella stessa voglia di far sentire la propria voce che porta le persone ad aprire i blog. ”

    Dipende cosa si chiede alla propria voce e a quella altrui. Ma si stanno giudicando i figli, non le madri. Tra i modi di gestire un blog o di commentarvi c’è molta varietà, non tutta salvabile. Molto inquinamento che sporca le falde e confonde le idee. Poi c’è sempre il cretino che ti chiosa con il diritto a dire ciò che vuole e la discussione finisce lì, naturalmente.

    “Come se mostrarsi con uno pseudonimo possa fugare ogni sospetto di vanità. E perché mai? Se Giovanna avesse un counter su un blog anonimo sarebbe forse meno vanesia nella tua considerazione?”

    L’anonimato è la migliore garanzia possibile del controllo degli effetti colletareli della vanità, ma non si può richiedere a chi fa di un blog uno strumento di lavoro in cui l’identità è fondamentale. Sarebbe meno vanesia se non esibisse il counter, e non usasse come argomento che è la folla che lo vuole, ma è un parere personale.

    Credo che il lato distruttivo dell’esibizionismo e della vanità (che peraltro non sono la stessa cosa) siano qualcosa che riguarda più l’interiorità di un individuo, piuttosto che la comunità in senso lato. ”

    C’è vanità senza esibizionismo ma non c’è esibizionismo senza vanità. Lo sappiamo già cosa spinge un individuo a voler mostrare le sue capacità, fin da quando osserviamo i bambini all’asilo. Poi diventati adulti giudichiamo i risultati. Ti piace fare vedere le tue foto su un account pubblico? Bene, non si è diversi da chi vuole farsi pubblicare il suo romanzo a spese proprie. Anzi, si risparmia, no? Però un pochino di vergogna farebbe bene a tanti, Giulia. Non per fare le bacchettone, ma proprio per non doverle fare.

  10. Vi dico quello che mi è capitato su questo argomento: Stavo iniziando a leggere il post della prof.sa Giovanna Cosenza, Chatroulette arriva in tv, premetto che non ho visto alcuna trasmissione in merito e non conoscevo questo sito di chat. E’ mia abitudine aprire i link prima di finire di leggere gli articoli. Mi sono ritrovato catapultato in Chatroulette.com, ignaro di cosa mi stesse aspettando orbene mi sono ritrovato davanti un energumeno a dorso nudo, cavolo e in una sorta di zapping dettato dalla curiosità sono andato avanti in modo veloce e spasmodico. Giravano le immagini sembrava che stessi guardano BLOB la famosa trasmissione di RAI 3 con la sola differenza che non c’era ne ironia e ne umorismo. Il tutto è durato una trentina di secondi e poi sono uscito da quell’inferno. Adesso sto pensando ” Sarò pure uno che abita nella periferia di una periferia, sarà che nella vita non ho viaggiato molto, ma francamente assistere certi spettacoli non mi va per niente, sono saturo di sentire la parola progresso, perché se questo è il segno che i tempi cambiano, io non ci sto. Sono ateo, ed aperto a tutto, ma le parola pudore è ancora scritta nelle mie sinapsi. Vorrei fare una domannda: ” E’ possibile criminalizzare un individuo o una categoria di persone che si masturbano in un luogo pubblico come Chatroulette, scindendoli dal responsabile dell’invenzione del crimine cioè la stessa Chatroulotte?

  11. Mi sembra che la discussione su un fenomeno sociale sia scesa in particolarismi poco significativi e soprattutto non attinenti. Come l’ esibizionismo. La questione del narcisismo o della compiacenza sul numero di visite su un social network o sul proprio blog è, a mio avviso, fuori tema.
    Credo, come già detto sopra, che bisogna andare oltre il fenomeno “esteriore” dell’ esibizionismo.
    Insomma non è solo una questone di esibire il pisello, di avercelo o non avercelo…
    Anche perchè quello che c’è nella mente di uno che fa vedere il pisello a qualcuno con cui non ha alcuno contatto (ne avrà mai) è secondo me diverso. Ovvero se il masturbatore di chatroulette avesse davanti non persone “live” bensì immagini registrate di persone che guardano (senza saperlo), questo non cambierebbe probabilmaente la sua idea-relazione masturbatoria.
    Voglio tornare al fatto che è una rapporto virtuale-onanistico che giustifica, nella mente di chi lo agisce, una profonda solitudine ed incapacità ad esprimere diversamente la propria sessualità e a comunicare.
    Che poi siamo tutti esibisionisti e ognuno si rappresenta come meglio crede, non credo sia discussione proficua: è nella natura umana comunicare, la più importante necessità dell’ individuo. E per comunicare bisogna, consapevolmente o inconsapevolmente, rappresentarsi agli altri.
    Ma perchè ci sono meno donne? Solo perchè è una società fallocentrica? E la donna non può esibire “oggetti” esterni? Mi interesserebbe capire anche questo.

  12. A proposito di un passaggio del contributo di Stefano, ricco peraltro di spunti: “nessuno può identificarti, ritrovarti ecc., se tu non lo vuoi, per cui ogni responsabilità connessa al timore di queste conseguenze scompare”. Lasciando da parte per un momento Chatroulette, la questione della responsabilità del proprio comportamento sul web mi pare fondamentale: pensiamo al tristemente noto video della bambina che gettava i cuccioli nel fiume e al sanzionamento del suo comportamento da parte degli internauti, nonché alla collaborazione – questo sì, forse, come una vera intelligenza collettiva – nella sua identificazione. Mi sembra che casi del genere aprano prospettive interessanti sull’autoregolamentazione delle “cyber-comunità”. Che poi, però, visto frustrato il desidero di punizione (penale e “reale”) dell’azione ritenuta abominevole, non esitano in certi casi a inneggiare a trattamenti letali nei confronti del colpevole.

  13. Buonasera,
    credo sia alquanto inutile sottolineare il fatto che un sito web di questo genere possa rappresentare un pericolo per chi come me ha due bambine piccole che usano il computer. E’ già stato un passo importante per me permettergli l’accaunt facebook con i dovuti controlli ovviamente, ma pensare che in un mio momento di distrazione si possano trovare davanti a un sito che mostra situazioni sgradevoli come quelle elencate nei commenti precedenti mi fa rabbrividire. Ho visitato io stessa oggi uno di questi siti italiano tralaltro http://www.itagle.it o .conm non ricordo ed è inutile dirvi cosa passava per mezz’ora…gente dal busto in giu e basta.. se questo è il futuro di internet a me non piace affatto! Maria R.

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