Archivi del giorno: venerdì, 5 novembre 2010

Non riesci più a muoverti? E allora corri!

Mi scrive Filippo:

«Cara professoressa,
ho seguito il suo corso alla triennale un paio di anni fa e ora frequento il corso di laurea magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale a Bologna. Venerdì 29 ottobre 2010 si è celebrata la Giornata Mondiale contro l’ictus, e nei giorni precedenti è stato diffuso in tv uno spot di A.l.i.ce Italia onlus che mi ha lasciato quanto meno perplesso.

Sinceramente a me lo spot pare un po’ una presa in giro di chi è colpito da ictus. In primo luogo mi sembrano inopportuni i disegni fortemente caricaturiali accostati a una patologia tanto improvvisa quanto invalidante, e anche il testo mi sembra inadeguato. Il messaggio più o meno è “Non riesci a muoverti? Hai le gambe deboli? Corri in ospedale!”

La prima volta che l’ho sentito in radio ho pensato che fosse una parodia, poi ho capito, con stupore, che (nelle intenzioni) era uno spot serio. Lei che ne pensa?»

Penso che fare comunicazione sociale sia in generale molto difficile, caro Filippo, perché comporta rappresentare situazioni dolorose, cruente e mortali (malattie, incidenti stradali, traumi) usando gli strumenti e i formati della pubblicità commerciale, che di solito mostrano scene piacevoli e desiderabili (bellezza, successo, denaro).

Per di più in Italia – a differenza che all’estero – le organizzazioni che fanno comunicazione sociale hanno sempre paura di rappresentare le situazioni dolorose in modo troppo diretto. Come non volessero spaventare gli spettatori, non volessero turbarli.

Ora, non è detto che mostrare scene troppo esplicite (sangue, ospedali, morte) per rappresentare il rischio che si corre se non si adottano comportamenti adeguati contribuisca a prevenire i comportamenti sbagliati. Dipende da cosa si mostra e come lo si fa. Inoltre, essere troppo duri può rafforzare negli spettatori la normale tendenza a cancellare il problema, a fare come se non dovesse mai toccarci in prima persona.

D’altra parte, metterci troppa cautela può annacquare il messaggio al punto tale da vanificarlo.

In questo caso A.l.i.ce Italia onlus ha voluto ammorbidire con le vignette di Vauro la brutta notizia che tutti possiamo avere un ictus. Col risultato che lo spot ad alcuni sembra una parodia, come ha notato Filippo. Ad altri semplicemente non fa né caldo né freddo, perché visto così, l’ictus resta lontano, qualcosa che capita ad altri, non certo a me.

Qualcosa per cui quel mattacchione di Vauro ha disegnato l’ennesima vignetta, come fa sempre coi politici a cui augura le peggiori disgrazie, ma poi quando si arrabbiano lui risponde: «Scherzavo!».