Non riesci più a muoverti? E allora corri!

Mi scrive Filippo:

«Cara professoressa,
ho seguito il suo corso alla triennale un paio di anni fa e ora frequento il corso di laurea magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale a Bologna. Venerdì 29 ottobre 2010 si è celebrata la Giornata Mondiale contro l’ictus, e nei giorni precedenti è stato diffuso in tv uno spot di A.l.i.ce Italia onlus che mi ha lasciato quanto meno perplesso.

Sinceramente a me lo spot pare un po’ una presa in giro di chi è colpito da ictus. In primo luogo mi sembrano inopportuni i disegni fortemente caricaturiali accostati a una patologia tanto improvvisa quanto invalidante, e anche il testo mi sembra inadeguato. Il messaggio più o meno è “Non riesci a muoverti? Hai le gambe deboli? Corri in ospedale!”

La prima volta che l’ho sentito in radio ho pensato che fosse una parodia, poi ho capito, con stupore, che (nelle intenzioni) era uno spot serio. Lei che ne pensa?»

Penso che fare comunicazione sociale sia in generale molto difficile, caro Filippo, perché comporta rappresentare situazioni dolorose, cruente e mortali (malattie, incidenti stradali, traumi) usando gli strumenti e i formati della pubblicità commerciale, che di solito mostrano scene piacevoli e desiderabili (bellezza, successo, denaro).

Per di più in Italia – a differenza che all’estero – le organizzazioni che fanno comunicazione sociale hanno sempre paura di rappresentare le situazioni dolorose in modo troppo diretto. Come non volessero spaventare gli spettatori, non volessero turbarli.

Ora, non è detto che mostrare scene troppo esplicite (sangue, ospedali, morte) per rappresentare il rischio che si corre se non si adottano comportamenti adeguati contribuisca a prevenire i comportamenti sbagliati. Dipende da cosa si mostra e come lo si fa. Inoltre, essere troppo duri può rafforzare negli spettatori la normale tendenza a cancellare il problema, a fare come se non dovesse mai toccarci in prima persona.

D’altra parte, metterci troppa cautela può annacquare il messaggio al punto tale da vanificarlo.

In questo caso A.l.i.ce Italia onlus ha voluto ammorbidire con le vignette di Vauro la brutta notizia che tutti possiamo avere un ictus. Col risultato che lo spot ad alcuni sembra una parodia, come ha notato Filippo. Ad altri semplicemente non fa né caldo né freddo, perché visto così, l’ictus resta lontano, qualcosa che capita ad altri, non certo a me.

Qualcosa per cui quel mattacchione di Vauro ha disegnato l’ennesima vignetta, come fa sempre coi politici a cui augura le peggiori disgrazie, ma poi quando si arrabbiano lui risponde: «Scherzavo!».

3 risposte a “Non riesci più a muoverti? E allora corri!

  1. Mi permetto di far notare che, nonostante non sia un esperto di comunicazione, quello che stride è l’uso di un “modo di dire” italiano: utilizzare il verbo “correre”, per indicare l’urgenza di un trasferimento in ospedale nonostante “non ci si possa muovere”…

    Sempre a mio avviso, questo, come tutti gli spot, ha un messaggio che va interpretato: stiamo tutti attenti a noi stessi, ma soprattutto alle persone che ci stanno intorno perché potrebbe capitare a chiunque di avere un ictus…

    Buonista? Cerebrotico? non saprei, ma io ho interpretato così quello spot…

  2. Per quanto io non ami affatto Vauro, qua mi pare persino il meno – anzi, la caricatura ha una funzione psicologica importante: perchè lo spot si rivolge a persone che forse hanno una malattia grave e con questa stanno ancora negoziando psicologicamente – una cosa frequente e che ha una sua ragion d’essere nell’economia di ognuno. Si nega e intanto si matura la capacità di affrontare il problema. Allora l’ironia, tutto sommato liene, chiama in causa l’autoironia che per gli psicologi è una difesa superiore: un modo psicologico di affrontare una minaccia proteggendosi dalla sua tremenda capacità contundente. E L’ictus ammetterete è terribilmente contundente.
    Correre forse va nella stessa direzione, ma come ha rilevato Panzer ha una sortita molto più infelice. Dipende dal sintomo di chi riceve la comunicazione. Se è forte, “corri” è respingente e contundente.

  3. Io la trovo efficace. Utilizza i sintomi e fa leva sul paradosso per “educare” all’intervento. Così i sintomi si memorizzano meglio!

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