Archivi del giorno: venerdì, 12 novembre 2010

Perché non parlo di Ruby

In questi giorni diversi amici, studenti e colleghi mi hanno chiesto perché non ho ancora detto nulla sul caso Ruby. Come in questa mail:

«Mi aspettavo che disambiguassi i messaggi su Ruby. C’è tutto: donna oggetto, machismo da serial, gioventù, immigrazione, politica, potere vero e presunto, obbedienza, rispetto (?) delle regole formali dei procedimenti di polizia. Invece, a molti giorni dalla vicenda, mi taci, perché?»

Ecco una manciata di perché:

(1) Non considero il caso Ruby molto diverso dagli altri scandali escort: è solo un accumulo quantitativo, ma i temi sono sempre quelli (inclusa la minore età, già vista con Noemi).

(2) Trovo controproducente parlare della questione femminile in relazione a Berlusconi, perché contribuisce a diffondere l’idea che il machismo stia solo nel centrodestra o nel cosiddetto berlusconismo. Ma la discriminazione nei confronti delle donne, in Italia, è del tutto trasversale rispetto a partiti, classi sociali, livelli di cultura. Detto più crudamente: il machismo c’è in università come in fabbrica, in città come in provincia, nel Pd come nel PdL e in Fli. (Lo so che il Pd si ribella se gli dico che sono machisti come a destra, ma non sono i sottili distinguo che fanno la differenza, e nemmeno una piccola differenza nel numero di deputati: 30% di parlamentari donne nel Pd, 20% di donne nel parlamento complessivo. Ci vuole il 50% per sentirsi diversi, ci vogliono donne nei gruppi dirigenti, ci vogliono comportamenti di rispetto quotidiano e continuo, incluse le sfumature.)

(3) Parlare di Ruby e le altre stimola sempre qualcuno a metterci la foto. O ad andarsela a guardare. E questa foto sarà – ovviamente – scosciata, ammiccante, tettuta. Sono stanca di queste immagini sulle prime pagine di Repubblica e Corriere (in questo identiche alle testate di gossip), stanca di vederle moltiplicate e integrate con video pruriginosi sui loro siti, stanca di vederle rimbalzare nei blog e su Facebook. Le donne italiane non fanno tutte di mestiere la escort, né l’accompagnatrice o la ragazza immagine.

(4) Parlare di Ruby e le altre significa per l’ennesima volta parlare di Berlusconi: il solito gigantesco elefante in mezzo all’arena. Con l’aggiunta delle tette (vedi anche Gad Lerner, Berlusconi e le donne).

(5) Parlare di Ruby e le altre in un’Italia machista significa alimentare tutti gli uomini che – più o meno esplicitamente – vorrebbero essere «pieni di belle ragazze» come Berlusconi.

(6) Parlare di Ruby e le altre non induce Berlusconi a dimettersi: la crisi in cui ora versa il governo viene da Fli, non dalle escort.

(7) Della discriminazione delle donne, in Italia, non frega niente a nessuno. Cioè frega ai giornali solo per mettere in prima pagina un po’ di ragazze scosciate, e a qualche talk show per dimostrarsi «politicamente corretto» mettendo in prima fila qualche donna a parlare di donne. Ma importa davvero solo a un sottoinsieme di donne – inclusa me – che negli ultimi due anni, poiché esasperate, hanno messo il dito sulla piaga. Col rischio di finire etichettate come «quelle che parlano sempre di donne», come è accaduto alle femministe dopo gli anni ’70. Rischio che io non voglio correre.

Un’ultima precisazione: non vale commentare che, dicendo di non parlare di Ruby, alla fine ne ho parlato. Se avessi continuato a non parlarne, potevo apparire colpevole di «qualunquismo di fronte alla gravità della situazione».

E poi c’è modo e modo. 🙂