Archivi del giorno: martedì, 16 novembre 2010

Gli scolari Bersani e Fini a «Vieni via con me»

Dopo la lezione magistrale di Roberto Saviano, ieri a «Vieni via con me», arrivano Bersani e Fini.

Ai miei primi segnali di nervosismo, un’amica mi invita alla calma: «Giocano fuori casa».

Ah certo, siamo in Italia e i politici – nonostante 16 anni di Berlusconi – non hanno ancora imparato che in televisione ci si guadagna gran parte del consenso, specie in Italia dove oltre l’80% di persone ancora dichiarano di informarsi guardando la tv.

Bersani legge impalato, quasi senza staccare gli occhi dal foglio, sentenze che ricordano – anche nella monotonia con cui le pronuncia – le ovvietà di Massimo Catalano a «Quelli della notte» (1985), che diceva cose come: «È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati». Catalano le diceva per farci ridere, con lui, di chi spara banalità come fossero perle di saggezza.

Bersani invece è serio: «Nessuno può star bene da solo, stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene»; «Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha»; «Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto»; «Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco»; «Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato».

In queste ovvietà si annegano concetti importanti come la difesa dell’istruzione e della sanità pubblica, l’evasione fiscale dei milionari, la parità di genere, la difesa dell’ambiente.

Poi arriva Fini e per un attimo mi dico: «Dopo il gelo di Bersani, farà il botto».

Invece no, nessun botto. Certo, Fini è più incisivo di Bersani (ci voleva poco), perché è un po’ meno immobile (si gira ora a destra, ora a sinistra) e qualche volta sorride, perché ripete come un mantra «per la destra», perché fa leva su qualche emozione, come l’orgoglio di essere italiani.

Inoltre dà respiro almeno a un concetto, la meritocrazia: «Per la destra l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al nord come al sud, per gli uomini come per le donne, per i figli degli imprenditori, come per i figli degli impiegati e degli operai. Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità, la destra vuol costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente».

Insomma, dopo il maestro Roberto Saviano, i due politici parevano scolaretti impreparati. Voto: Bersani 4, Fini 5.

Bersani:

Fini:

Se non hai mai visto Massimo Catalano a «Quelli della notte», eccolo: