Quando Twitter fa torto alla conferenza

Twitter è prezioso per molti scopi che sappiamo – e che sanno in molti, visto che il social network ha ormai circa 200 milioni di utenti nel mondo. È utilissimo ad esempio per condividere con i propri followers letture, video, immagini, brani musicali che ci piacciono e ci sembrano interessanti, senza perderci troppo tempo con analisi e commenti.

Come ogni tecnologia, però, ha i suoi effetti perversi.

Uno di questi emerge durante le conferenze: Tizio e Caio siedono nel pubblico e, mentre ascoltano, twittano frasi e parole che li colpiscono. O usano Twitter per prendere appunti e ricordarsi, un domani, ciò che hanno ascoltato alla conferenza.

In questo caso l’intenzione è generosa (condividere con altri i propri appunti), la conferenza magari è interessantissima e l’ascoltatore che twitta intelligente, serio e preparato, ma il risultato su Twitter un po’ fa ridere e un po’ fa venire il dubbio che i partecipanti alla conferenza (inclusi gli ascoltatori) si siano tutti bevuti il cervello. 🙂

È quello che è accaduto ieri durante la conferenza organizzata alla Triennale di Milano per il lancio di La Vita Nòva, il magazine del Sole-24 Ore progettato per iPad: i relatori e il pubblico erano di tutto rispetto (e lo dico con cognizione di causa, perché molti li conosco di persona), ma le frasi che sono apparse su Twitter si commentano da sole.

Ecco un paio di screen shot che ho preso ieri su Twitter, mentre seguivo l’evento on line (clic per ingrandire). 😀

Twitter Screen Shot 1

Twitter Screen Shot 2

 

 

7 risposte a “Quando Twitter fa torto alla conferenza

  1. io sinceramente ‘sto tuitter non riesco a capirlo

    è iconoclasta, è limitato
    mi sembra che si clicchino i link più per fede (in chi li ha postati) che per interesse del link stesso

    preferisco di gran lunga condividere i link su facebook (che uso più come pseudo-blog che come lo usa normalmente la gente), dove si possono commentare (per me il feedback è fondamentale) e il link stesso può risaltare di più grazie a thumbnail e descrizione

  2. pure questo come il deboscia insomma 😀 molto eighties

  3. Conto davvero che sia un effetto Twitter come dici tu.
    Se dovessi pensare che questo è davvero ciò che resta delle mie parole credo che non sarei più capace di parlare in pubblico.
    Tutte le parole che ci sono negli appunti le ho pronunciate, è vero, ma non proprio con quei nessi logici e con quel senso – anche se capisco che, se va inteso come un appunto da colmare mnemonicamente, può anche avere senso; solo per chi lo ha scritto, però.
    Dunque, qual è il senso di renderlo pubblico?
    Ciao
    db

  4. Ciao Daniele, diciamo che hai esplicitato un interrogativo che, per delicatezza, ho preferito lasciare alle inferenze dei lettori…
    🙂
    Infatti in questi casi io mi chiedo sempre: che senso ha twitterare? Credo che molti non pensino affatto al senso di ciò che fanno e si limitino a scrivere e scrivere e scrivere. Per altri, invece, equivale un po’ a dire: «Mondo, guardate: io sono qui e faccio un mucchio di cose interessanti, incluso ascoltare conferenze di cui, non essendo tu qui fra noi, non capirai un bel nulla». Per altri ancora… mi fermo qui.

    Gli effetti sono perversi però perché, come vedi, sembra un cumulo di sciocchezze, o di banalità, o di nonsense o…
    😉
    Un abbraccio

  5. Non avevo mai sentito di gente che prende appunti con Twitter e onestamente penso che si guardasse al tweet come un punto di ingresso per un percorso si riuscirebbe a sorpassare la pertinenza di questo sense vs non-sense che mette in ansia tutti quanti.
    Riprendendo quello che diceva Salomanuel, ci sono tante differenze tra Twitter e Facebook e una di queste fa al caso nostro. FB punta a tenere la gente attaccata al suo sito e gli utenti si sono adeguati al voyerismo compulsivo, Twitter no e gli utenti si sono adeguati generando punti di ingresso per uscire dal sito.
    Ci sono punti di ingresso in stanze chiuse del tipo “«Mondo, guardate: io sono qui e faccio un mucchio di cose interessanti […]».” e ci sono punti di ingresso verso percorsi di senso attraverso la rete.
    Ciao a tutti!

    Rob

  6. Devo dire che quando capita di non poter guardare un programma TV in diretta, o di voler sapere a che punto è una partita di calcio, i messaggi dei Twitter-addict sono molto utili a farsi un’idea 🙂
    Credo quindi che il problema risieda nella complessità del messaggio originario. Lunedì sera i tweet su Vieni via con me erano tutti abbastanza comprensibili: se non altro mi hanno dato un’idea delle battute che avrei trovato, degli argomenti, degli ospiti.
    Ma il twittare (o twitterare?) a una conferenza può davvero avere senso solo per quelli che erano presenti: in questo caso Twitter equivale a uno scambio di appunti in tempo reale. C’è però il rischio di confondersi vicendevolmente le idee e di finire con lo scrivere tutti la stessa cosa, proprio grazie a quell’immediatezza che in teoria dovrebbe essere il punto di forza dei tweet.
    Quel contenuto che in TV è stato già reso immediato, a una conferenza richiede discorsi elaborati e lunghi, di sicuro molto più di quello che 140 caratteri possono offrire. Soprattutto, la base comune di informazioni al riguardo può esserci solo per chi assiste: milioni di persone per quanto riguarda un programma televisivo, qualche centinaio per una conferenza (molto affollata ;))

  7. hahahahhaha ho visto le immagini, non si capisce un cazzo 😀

    (scusa la parolaccia, ma ci stava, dava pregnanza.)

    Per quanto mi riguarda, twitter non c’è l’ho, ma evito di scrivere cose come queste su facebook. Condividere va bene, ma a volte una frase non sintetizza tutto il pensiero che c’è dietro. In questo caso non si capisce perché oltre ad essere decontestualizzate mancano di un legame o un filo logico.

    @S: le frasi di vieni via con me si capiscono perché sono banalissime =P (troll=on) Fazio che dice: la cultura è bella… bah.

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