L’immagine di Amelia Frascaroli

Ieri sera ero a sentire l’intervento di Nichi Vendola a sostegno della candidata alle primarie del centrosinistra bolognese Amelia Frascaroli. Volevo immergermi, oltre che ascoltare e vedere.

Gli spazi del cinema Nuovo Nosadella erano stracolmi (ieri gli organizzatori hanno detto 1200 persone, oggi i giornali 2000): moltissimi studenti («Salve prof!»), tantissime donne e uomini di tutte le età. La maggioranza era lì per Vendola, mica per Amelia Frascaroli, come lei stessa ha umilmente riconosciuto, salutando e ringraziando il pubblico.

Io invece ero lì per lei: i discorsi di Vendola li conosco bene, e da un po’, purtroppo, non mi riservano novità.

Mi incuriosisce l’immagine femminile di Amelia Frascaroli: capelli candidi, rughe evidenti, abbigliamento casalingo, quasi dimesso. È nata solo nel 1954, ma fa di tutto per sembrare più anziana e gioca con lo stereotipo della nonna (dolce e buona, ma quando ci vuole sferzante), mentre le sue coetanee stantuffano per sembrare più giovani.

Un ribaltamento mica da poco, no? Guarda qui (clic per ingrandire):

Amelia Frascaroli 1 Amelia Frascaroli 2 Amelia Frascaroli 3

Comincia il discorso dicendo di aver bisogno di leggerlo, data l’emozione, e degli occhiali, sennò non ci vede (uhm, ammette le debolezze e ci gioca… bene! ). Poi racconta due storie (uso spontaneo o consapevole dello storytelling, bene! ), con l’aria della nonna, appunto, che ti racconta la favola prima di dormire. Il tono è mite, l’understatement continuo, ma gli occhi azzurri ammiccano spesso alla telecamera (bene! ), e tutto il discorso è accompagnato da battute ironiche – alcune taglienti – sul Pd, su ciò che i media dicono di lei, sui problemi di Bologna e sulla sua stessa candidatura (è pure autoironica, bene! ). (Trovi QUI il testo del discorso).

Nel perbenismo e salottismo bolognese, un’aliena. Una mina vagante. Che Bologna sia pronta ad accoglierla?

Stavo ancora crogiolandomi in questa domanda, stavo già pensando che la «forza mite» di Amelia, come l’ha chiamata Vendola, possa forse risanare quella frattura fra società civile e politica che il Pd ha creato a Bologna, quando, sulla via del ritorno, inciampo in una studentessa – bolognese, di buona famiglia – che mi fa:

«Ha visto Vendola, prof. Figo, eh?»
«Eh.»
«Quando parla è magico, una resta a bocca aperta, vero prof?»
«Mah. E la Frascaroli?»
«Un disastro prof. Dài una non può leggere il discorso: Vendola non legge. E poi, ha visto prof, come va in giro vestita? Dài, una non si può presentare a quel modo…».

Umpf. 😦

 

25 risposte a “L’immagine di Amelia Frascaroli

  1. Scusi l’off-topic.
    Mi viene in mente « la force tranquille » de François MItterrand.
    Io credo che Bologna sia pronta ad accogliere Amelia Frascaroli, forse il partito meno.
    Leggendo il suo programma quello che apprezzo di più è l'”urbanistica partecipata” e le “pedonalizzazioni” nonché l’idea di un budget gestito dai cittadini per buche e piccoli problemi di quartiere.

    Per chiudere in-topic,
    La forza comunicativa della “nonna” può salvare una Bologna “orfana e claudicante”. Spero di rintracciare il discorso da qualche parte per comprendere meglio.

  2. Pensa che, in materia politica-sociale, io sono quasi sempre in quella condizione: io che penso “bellissimo” e quasi tutto il resto del mondo che mi dice “neanche morto!” o viceversa.

    Benvenuta nel club! 🙂

  3. Comizietto, mi dispiace per me, ma il lavoro che faccio di solito mi impedisce di pensare «bellissimo!». Nel post ho messo in scena un gioco delle parti su cui sto riflettendo. E su cui vorrei capire le impressioni dei lettori. 😉

    Antonio, questo è il link al discorso:
    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/11/25/news/per_bologna_che_fragile_e_fa_fatica_ecco_le_mie_parole_chiave-9510071/

    Ora lo aggiungo anche al post.

  4. Bisogna essere realistici: in un mondo ideale sarebbe bellissimo che leggere un discorso con espressività da prima elementare non facesse una cattiva impressione sugli ascoltatori, ma così non è.

  5. Ci vorrebbe una sorta di sciopero dagli imperativi estetici
    non ne possiamo più di quest’ arrogante invadenza
    delle leggi dell’occhio in ogni campo, in tutti
    i territori in cui dovrebbe valere la competenza
    disobbedienza morale e civile!
    Diritto ad esser vecchi e/o brutti!

  6. Se quella studentessa legge il tuo blog, immagino come si sentirà in questo momento 😀

    Tornando seri, se l’immagine della Frascaroli fosse costruita da qualche agenzia di comunicazione, tenderei a pensare che a loro interessano gli elettori più legati ai principi tradizionali della Bologna progressista: tranquillità, solidarietà, concretezza (dando per scontato il voto di sinistra degli studenti); ma provenendo la Frascaroli dalla Caritas, escluderei che ci sia tutto questo calcolo dietro, è esattamente il tipo di persona – o la persona-tipo – che proviene dal volontariato cattolico (anche perché è impressionante quanto sia identica alla direttrice della Caritas di Foggia, che a scendere in politica non ci pensa nemmeno).
    La reazione della studentessa è abbastanza desolante anche per chi, come me, crede in Vendola più per i contenuti che per lo stile oratorio, ma ormai mi sono abituato all’idea che i fan acritici siano la bassa manovalanza necessaria a vincere le elezioni (per questo Vendola spinge tanto perché si voti presto: più sono acritici, più sono volatili…).
    Una curiosità: perché la mancanza di novità in Vendola la commenti con un “purtroppo”? Penso che per un politico in campagna elettorale sia normale puntare continuamente sugli stessi concetti, come del resto fece anche Obama nel 2008. Capisco che a seguirlo per mestiere o dovere alla fine ci si annoi, ma dal punto di vista della strategia politica mi sembra una scelta obbligata.

  7. Il “manifesto” della Frascaroli (http://www.ameliafrascaroli.it/joomla/notizie/la-mia-bandiera-e-tante-bandiere.html) mi è piaciuto.
    La sua immagine è talmente out, direbbero alcuni, che m’ha incuriosito. Naturalmente, non è una trascinatrice come Nichi.
    Ma mi par di scorgere in lei quella naturale propensione all’altro che dovrebbe essere alla base del fare politica.
    Il Comune è commissariato. E la responsabilità sappiamo di chi è.
    Gli elettori delle primarie sono in netta diminuzione.
    Nonostante ciò Merola e DeMaria litigano. Il povero Cevenini è costretto a intervenire. Li riprende.
    In tutto questo la “zente” continua a chiedere facce nuove, aria fresca e risoluzione dei problemi.

    Se 2+2 facesse 4 a vincere dovrebbe essere la prof.
    Ma il cigno nero è l’anima della politica.

    Offtopic: che ne pensa dei SONO IO CHE di zacchiroli?

  8. Skeight… dico “purtroppo” quando vedo ripetuti quelli che considero errori, dal punto di vista di una efficacia della comunicazione di Vendola sulla platea nazionale (vedi miei post precedenti sul linguaggio di Vendola).

    Per tutti.

    Sul dialogo con la studentessa, attenzione! Ho messo in scena una storiella per raccontare un problema più ampio (ma devo esplicitare proprio tutto? 😉 ): ho sentito commenti analoghi da diverse persone, di tutte le età. Come stanno confermando molti commentatori su facebook.

    Potrei riformulare la storiella mettendoci la signora bene dei salotti bolognesi. Con labbra a canotto. E il prof panciuto e calvo, che a 40 anni sembra mio nonno, ma lui è uomo e se lo può permettere…

  9. A me il suo discorso piace. Credo anche che le parole chiave siano quelle giuste. Le ritrovo fra l’altro anche in Zacchiroli (del quale conservo le numerose mail che invia ai suoi seguaci). Io sono convinto che il “maanchismo” sia stato accantonato troppo velocemente e Frascaroli sembra usare questo tipo di logica inclusiva veltroniana che credo possa fruttare.
    Dell’immagine posso dire poco se non che certamente si discosta sia dalla professorina Gelmini, sia dalla tiratissima Carfagna, sia dalla “finissima” Santanchè, sia dall’altera Bindi. Se dovesse diventare “l’arzdoura” Frascaroli sarebbe bellissimo. Ecco, in politica emiliana serve proprio la «forza mite» dell’arzdoura; modulata ai tempi e all’emancipazione, ça va sans dire.

  10. Cara Giovanna,
    hai specificato che la studentessa che ti ha parlato entusiasta di Vendola è bolognese e di buona famiglia. Per fugare il dubbio che tu abbia un qualche pregiudizio sulla categoria, non sarebbe stato meglio ricordare che anche Amelia Frascaroli è bolognese e di buona famiglia? 🙂

    Lo dico naturalmente da bolognese, in un impeto di campanilismo… 😛

  11. PS Ah, scusami ma ho letto dopo la tua precedente precisazione… 🙂

  12. Credo che si tratti di quel fenomeno tipico di alcuni festival rock in cui l’ospite di punta catalizza talmente tanto l’attenzione da portare il pubblico a snobbare o mal sopportare gli altri. Accade spesso, ad esempio durante i festival o concerti a cui partecipa Vasco (è successo qualche anno fa all’Heiniken Jammin Festival, è successo l’anno scorso al concerto del Primo Maggio), prima di lui può esibirsi il miglior musicista al mondo e si beccherà comunque fischi (a volte anche bottiglie e oggetti).
    Detto questo, aggiungo solo un piccolo commento: io ieri non c’ero, quindi non so come siano andate esattamente le cose, ma credo che leggere un discorso sia uno dei modi migliori/peggiori per non farsi ascoltare da una platea. Il discorso scritto distrae, rende il pubblico meno attivo e interessato e – per quanto possa essere divertente o brillante – lo annoia. Questo lo dico, non per chissà quali studi personali, ma per la mia (piccolissima) esperienza. Fine del “piccolo commento” 🙂

  13. Ho guardato qualche video del sito “Amelia Frascaroli per le primarie”.

    A me sembra che la ragazza un po’ di stoffa ce l’abbia: ha idee sue non banali, è genuina, si presenta per quel che è. Con il goffo coraggio di chi si espone consapevole dei suoi molti limiti, fra i quali quelli rilevati dall’interlocutrice di Giovanna e da franz grieco mi sembrano secondari.
    Ma anche con una candida sicurezza di sé, che fa sperare in una certa risolutezza.

    In assenza di candidati migliori, che al momento non vedo, potrei perfino votarla sindaco. Nonostante la mia lontananza da suo catto-comunismo, che lei rivendica con soave leggerezza.

  14. Ho potuto leggere solo il discorso, della Fraccaroli. Ma porto volentieri la testimonianza di alcuni amici giornalisti, che mi raccontavano di come la signora accolga tutti gi addetti ai lavori con un caffè in mano, apra le porte di casa sua, dia risposte esaustive, e abbia un understatement rassicurante, presente a se stesso e molto molto fermo sui concetti. Riflettevamo insieme su come la sinistra debba passare sicuramente da questo: tornare credibile nelle piccole cose, anche in quelle personali, per dedicarsi alle grandi con ugual sguardo. In tempi così strabici, e così contraddittori, un approccio “semplice” (parola che si è guadagnata nel tempo un’accezione negativa, che va smantellata) ha una portata rivoluzionaria, specie quando si dedica alla relazione. Così come l’occhiata viva e diretta sui passaggi fondamentali, che buca la lente dell’occhiale.

    Contravvenendo alle mie abitudini, do un colpo al cerchio e uno alla botte: il mordente di Vendola è una sorsata di acqua fresca in tempi di siccità, certamente asseconda e consola chi delle convinzioni non fa segreto, e ci piace. Perchè la pensiamo come lui, molto banalmente. Ma è ancora presto, il cambiamento è fatto di attraversamenti, di tenere insieme inclinazioni, di processi ambiziosi guadagnati a piccole sorsate, valutati sulla portata generale, non solo su quella individuale. E’ lenta costruzione, insomma.
    Penso a Vendola come all’ obiettivo di tornare a poter dire di essere di sinistra senza sentirsi orfani, e alla Frascaroli come alla forza tranquilla che ci vuole durante il tragitto. Sono due modelli che possono fare sinergia. Finora il centro-sinistra ha interpretato male sia la moderazione che l’integrazione delle diverse prospettive (passaggio delicato), non è stato credibile in quasi nessun frangente, sbrindellato e cialtrone ma con l’ambizione di avere il vestito pulito e stirato. Ha scambiato lo spirito riformista e democratico con il timore di tenere l’accento ben piantato sugli scopi, e ha reso sistema coerente un principio di scarsa reattività che implica scarso coraggio, nonchè scarsa presa sulla realtà. I modelli di relazione proposti sono stati in netta controtendenza con le pratiche di relazione messe in atto, e questo l’ho visto con i miei occhi in alcuni contesti istituzionali. La giacca e cravatta non l’ha aiutato, mi pare.

  15. Non ho detto una parola che mi sta molto a cuore: autenticità. Ecco. Quella.

  16. Sì, basso profilo, immagine della nonna gentile che sa ascoltare, incontri politici per lo più a casa sua (ci sei stata?), in cui lascia parlare gli altri e poi conclude dicendo quel che ha capito: probabilmente è un fare consapevolmente di una debolezza una forza, ma certo è un basso profilo estremamente ricercato.
    Questo basso profilo forse le permetterà di suscitare partecipazione dal basso, fiducia, consenso (in Trentino, dove se ne intendono, si dice: un democristiano è uno che entra in sala riunioni con le tue idee, e alla fine tu esci con le sue). Probabilmente vi si riconoscerà la Bologna di Lercaro (che non è una brutta Bologna). O forse no o non abbastanza.
    Il problema però, secondo me, non è rappresentato dalle persone di buona famiglia, ma nell’immagine di Bologna che la Frascaroli rispecchia, che non è – probabilmente contro quello che la stessa Frascaroli vorrebbe – la città delle connessioni e della partecipazione, ma una città che ha bisogno di essere coccolata, accudita, aiutata da una nonna saggia e determinata.

    : è Bologna una città che ha bisogno

  17. No. Non ci siamo. Amelia non mi ha raccontato nulla, non mi ha trasmesso nè entusiasmo nè forza. E la forza qui CI VUOLE, per risollevare la città di Bologna. Bologna non è Nardó, questa è una città complicata con esigenze diverse e Amelia non mi sembra la persona più adatta per sopportare il carico di responsabilità. Non vedo VERVE, contenuti POCHI.
    Prof, sapevo che lei avrebbe commentato la serata di ieri (l’ho vista in mezzo al marasma generale) ma mi aspettavo un tono differente, sono sincera 😉

  18. Ciao Giovanna, io andrei avanti con “il corpo delle nonne”…
    … e non scherzo!
    Vedi le numerosissime pubblicità per quel target lì e “Uomini e donne della De Filippi con gli anziani
    ;-)))
    rsl

  19. sei vecchia Giovanna sei vecchia.. qua il più fico è Nichi! come ho detto anch’io in un mio post, a me lui non piace per il suo programma, ma perché ha un orecchino fascinoso e un bel viso.

    Scherzo.

    Comunque è molto interessante la visione che proponi, sopratutto se la Fraccaroli è autoironica e sferzante allo stesso tempo. Anche se è vero che leggere un discorso attira poco l’attenzione, se dovesi fare una critica direi che quel punto è carente.
    Concordo con te anche sulle critiche dal punto di vista retorico che evidenzi in Vendola.

    PS: Che ne pensi dei collettivi che occupano a Bologna ma della scarsa partecipazione degli studenti in massa?

  20. Un’esperta di comunicazione, nel proprio blog, valuta una comunicazione e lo stile con cui è porta. Apprezza, critica, mostra perplessità, considera curioso un modo o un tema. La sua analisi fornisce una base predittiva? In casi più semplici forse sì, ma nella comunicazione politica no. Una comunicazione e uno stile hanno un target, una comunicazione politica ha la difficoltà di avere un target universale (sì, Bologna non è l’universo, ma chi si candida a sindaco qui si rivolge a tutti … i cittadini di Bologna), e una comunicazione e uno stile non bastano. Ce ne vogliono diversi, così come c’è tutta una serie di comunicazioni, in parallelo, una dopo l’altra, ecc., in cui l’oratrice è costruita anche dal suo uditorio, diciamo dal corso che riesce ad avere come eco. Come l’oratrice si rivolge più volte a più uditori, l’esperta di comunicazione ha bisogno di più ascolti, e di tenere d’occhio l’oratrice come l’uditorio. Cosa che, Giovanna, hai fatto immergendoti prima e poi ascoltando la studentessa di buona famiglia, pur con il tallone d’Achille di essere tu stessa una cittadina e non solo un’osservatrice. «Umpf¡»

  21. Mi sono accorta che spesso anche gli scettici e i non sostenitori di Amelia Frascaroli, parlano di lei chiamandola semplicemente “Amelia”, mentre gli altri vengono interpellati sempre con i cognomi “Merola” e “Zacchiroli”. Che Amelia sia già di casa comunque?

  22. Temo di doverti disilludere, cara Silvia: in politica e sui media l’uso del nome di battesimo per le donne e del cognome per gli uomini è un’abitudine più generale, che spesso marca una differenza non lusinghiera per le donne.

    Fa parte del gioco che gli uomini fanno a “tenerle sotto”, a “portare loro meno rispetto”. Per cui si dice “Amelia” come si diceva “Cinzia” del “Cinzia gate”, ad esempio. I giornali dovrebbero smetterla. E anche gli elettori dovrebbero smetterla di fare queste differenze.

    Fa eccezione “Nichi”, che molti ostentano come se Vendola fosse loro fratello… Ma, guarda caso, è gay dichiarato. Insomma, sui maschi etero non si può, sugli altri generi sì. Detto di un maschio gay suona affettuoso, detto di una donna… uhmmm. Troppe volte non lo è (vedi Cinzia, Patrizia eccetera), per suonare semplicemente affettuoso e familiare. Non a caso, come dici anche tu, dicono “Amelia” anche – anzi, a maggior ragione – gli scettici e avversari: è un pizzico screditante, degradante.

  23. In tante occasioni ho sentito dire: quando… una donna al posto di… sindaco, presidente, ministro…ecc. Immancabilmente, quando l’occasione finalmente si presenta, è un fiorire di commenti non solo sui contenuti e sulle proposte, ma parimenti sulla presenza apparenza ecc. Lo facciamo con gli uomini? No. Mai. E basta, che diamine. Anch’io ho qualche perplessità su Frascaroli, ma sono unicamente di carattere politico. Non ho ancora capito cosa pensa su argomenti che mi stanno a cuore, come autodeterminazione femminile, linguaggio di genere, diritti per le coppie di fatto, testamento biologico, omogenitorialità. Non me ne importa nulla se a sostenerli è una nonna o una pin up, purchè abbia delle strategie politiche condivisibili… per poterla eleggere.

  24. carmen, benvenuta su questo blog. Che evidentemente non conosci. Lungi da me commentare l’aspetto fisico delle donne, è da anni che faccio una battaglia contraria. Ed era esattamente il punto del mio post: sono partita dal commento della studentessa per problematizzare gli stereotipi che accompagnano l’ascesa di una donna.

    In ogni caso, l’aspetto fisico fa parte del patrimonio comunicativo che qualunque candidato ha a disposizione. Di qualunque genere sessuale il/la candidato/a sia.

    Vedi anche il mio editoriale su Repubblica Bologna:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/11/29/bologna-fra-look-anti-velina-nostalgia-e-flash-mob/

  25. Pingback: Giovanna Cosenza parla di Amelia Frascaroli |

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