WikiLeaks: un mezzo che conta più del messaggio

Oggi – eccezionalmente – l’attualità mi impone due post. 🙂

Sulla questione WikiLeaks, due commenti riassumono la mia posizione (i grassetti sono miei):

«L’obiettivo di Julian Assange non è quello di informare. Non è un giornalista. Non è un paladino dell’informazione. Il contenuto di quei documenti non gli interessa.

Ciò che gli interessa è il numero sempre più alto di violazioni al fortino americano – 92 mila documenti la prima volta, ora 250 mila – non che cosa ci sia scritto dentro quei dispacci.

A fare notizia non è il contenuto, ma il contenitore. Il successo di WikiLeaks si misura sulla bravata internettiana, sull’anonimato ricattatore, sullo sberleffo al potere. Anche perché, a leggerli davvero, i primi brogliacci di WikiLeaks raccontavano che i morti in Iraq erano certamente stati moltissimi, come si sapeva, ma meno di quanto si temeva e, peraltro, a grandissima maggioranza uccisi da terroristi sunniti e milizie sciite.» (da «WikiLeaks mette a nudo la diplomazia Usa: l’Onu spiata, i festini di Berlusconi e le bombe per l’Iran», di Christian Rocca, Il Sole 24 Ore, 28 novembre 2010).

La novità, inoltre, sta nel modo in cui le testate giornalistiche hanno affrontato l’evento, perché (e ringrazio Manuel per la segnalazione dell’articolo):

«In nessun giornale del mondo si è posta oggi l’annosa questione: “Lo diamo prima sulla carta o sul web?”. Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito, proseguiranno sulla carta e andranno avanti utilizzando i due mezzi come un tutt’uno: un unico medium su piattaforme diverse fatto di approfondimento, di sintesi e attraversato da una serie di questioni qualitative e quantitative che possono davvero portarci a dire che qualcosa di profondamente innovativo è successo.» (da «Il giorno che cambiò l’informazione» di Massimo Razzi, La Repubblica, 28 novembre 2010).

Sulla scarsa novità dei contenuti, molti commentatori si sono già pronunciati (leggi per esempio: «Washington in grande trambusto, ma di nuovo finora c’è ben poco», di Mario Platero, Il Sole 24 Ore, 29 novembre 2010).

Aggiungo solo, per quanto riguarda Berlusconi, che non c’è nulla di nuovo non solo nel fatto che i diplomatici lo considerino molto vicino a Putin e guardino con perplessità e compassione la decadenza fisica e morale dei suoi festini notturni.

Ma non c’è nulla di nuovo nemmeno nel modo in cui gli italiani prenderanno la notizia su «cosa pensano gli americani di Berlusconi»: quelli che lo votano penseranno che i diplomatici americani (specie la donna) sono esageratamente moralisti (anzi, parlano per invidia), o al massimo penseranno che in effetti Berlusconi di recente ha «esagerato un po’» con le donne, ma-chissenefrega-lui-resta-il-più-figo-di-tutti; quelli che non lo votano penseranno scandalo-vergogna-che-figura-ci-facciamo-di-fronte-al-mondo; gli incerti penseranno che-schifo-la-politica-io-non-voto-più-anzi-no-voto-lega-tiè-chissenefrega.

30 risposte a “WikiLeaks: un mezzo che conta più del messaggio

  1. Analisi condivisibili, decisamente. Il “botto” di WIkileaks pare proprio più nella forma, nelle modalità che nei contenuti, nel punto a favore della rete contro i media tradizionali. Se questa sarà una rivoluzione lo vedremo con il tempo. Quanto ai contenuti, almeno per quello che è stato pubblicato finora, non si vede niente di molto rilevante, che agli analisti non fosse già noto. Il resto sono notazioni più o meno di colore di qualche funzionario. Anche se su tutta questa operazione, rimane un qualche dubbio che si tratti di una perfetta azione di intelligence, come sostiene anche Aldo Giannuli.

  2. Credo, forse in modo ingenuo, che le modalità utilizzate per produrre questa documentazione offrano un altro motivo di riflessione. Chi ha pubblicato le notizie, non è minimamente interessato al fatto che si indaghi sulle fonti, le cosiddette “gole profonde” di ambasciate, siti militari e governativi, politburo di mezzo mondo. Come se ci dicessero: “Qualora riusciste a capire chi ci ha aiutato e lo fermaste, l’idra decapitata produrrà una nuova testa e, soprattutto, una nuova bocca canterina (o sputafuoco)”. Non so se questo ignorare la possibile venuta allo scoperto delle fonti sia calcolato, volontario. Come un ultimo atto suicida. Della serie: “Se io vado a fondo, voi verrete con me”. O se significhi, semplicemente, che non interessa.

  3. E poi i Servizi americani hanno cannato completamente le previsioni sulle elezioni del successore di Giovanni Paolo II.
    Io avevo indovinato anche il nome che avrebbe preso da Papa (veramente, ci avevo fatto una scommessa): se la prossima volta mi fanno una telefonata magari posso dare qualche dritta 🙂

  4. Giovanna, scusa l’invadenza sul tuo blog ma hai toccato un tema che mi ha tenuto sveglio fino a tardi ieri notte, connesso a TOR via vidalia per scaricare il contenuto.
    Il tema è abbastanza nuovo e voglio condividere qualche pensiero acerbo con voi, alla luce delle tue valutazioni.
    1) Wikileaks in questo caso ha rappresentato una grande delusione. L’attesa era carica d’aspettative e si è risolta nella pubblicazione del gossip diplomatico. Forse i media hanno privilegiato questo aspetto alle possibili e certamente poche rivelazioni (serie), ma la scelta di Assange di creare un’attesa da spy-story e poi risolverla in Novella 3000 ha screditato e di molto la sua organizzazione.
    2) Si è riconfermato che la pratica quotidiana dell’informatore è sovente una produzione di opinioni e valutazioni da parrucchiera. Un duro colpo per gli amanti moderni di Le Carré o Tom Clancy che si vedono degradati i loro James Bond allo spessore di un diaboliko Lele Mora in calzamaglia .
    Anche Zucconi (Repubblica di oggi) la spara grossa:”I diplomatici mentono in pubblico per professione, ma sanno di dovere dire, almeno nelle democrazia, la verità ai propri superiori nei rapporti riservati.” Ah, sì? E da quando?
    3) Questa immensa mole di documenti (oltre 250.000) rischia di dare l’impressione ai lettori che l’attività dei diplomatici e dei servizi segreti sia stata restituita da Wikileaks nella sua nudà totalità esaurendosi in questa pagliacciata, e alla fin fine è un favore al Governo statunitense che si vede sotterrate potenziali rivelazioni importanti sotto una montagna di irrilevanza. Tutti in trepidante attesa di vedersi disvelati i complotti di una vita e rimasti a bocca asciutta con l’amara conclusione con l’ottusità strapagata di un provinciale camerlengo che ci dice che forse Berlusconi non segue la Virtù
    A che gioco gioca Assange oltre a sfornare sceneggiature cinematografiche già in pre-produzione?

  5. kristin-a@hotmail.it

    WikiLeaks nothing impressed me, at all…
    Non so perché ma non ci trovo nulla di così nuovo in queste notizie tanto attese, concordo pienamente con la sua analisi.

  6. Ugo, a che gioco gioca? A presentarsi come il Robin Hood della rete, quello che toglie le informazioni ai potenti per passarle alla gente senza potere. A presentarsi come lo hacker degli hacker, quello che non teme nessuna fortezza digitale, nessuno wall, nessun sistema di sicurezza. A far capire che ogni segreto può essere scoperto, ogni barriera superata, ogni intelligence fregata da un intelligent superiore…

    Credo sia tutto qui.

    Vero è però anche quello che dice Gianluca Monti: beccato uno hacker, altri ne sorgeranno. E l’operazione Wikileaks vuol dimostrare anche questo.

    donmo, complimenti per la previsione! 😀

  7. Avete ragione, Giovanna e Gianluca.
    Mi spiegherò la faccenda con qualche perfidia più rivelatoria di quelle di Wikileaks.
    Julian Assange: Jesus? Anal gain!
    E d’ora in poi, We kill Hicks. O Wikilicks. 🙂

  8. Sì decisamente più che un atto da robin hood si è trattato di una vera prodezza informatica. Tuttavia penso che se ne possa trarre qualcosa di buono: è vero, quello che leggiamo su wikileaks non è nulla di nuovo, ma io trovo che faccia sempre bene vedere le cose nero su bianco.

  9. “In nessun giornale del mondo si è posta oggi l’annosa questione: “Lo diamo prima sulla carta o sul web?”. Tutti, da Der Spiegel al New York Times, al Pais, a Le Monde, hanno cominciato dal sito,”

    mah, ma chi l’ha detto che non si sono posti il problema??? C’era un accordo nel non diffondere le informazioni prima dell 22:30 (in Europa “centrale”) e si è scelto il sito internet … perchè era difficile far uscire il guardian o el pais in edicola alle 22:30 (erano anche poche le edicole aperte alle 22:30 di domenica sera!)

  10. From EUObserver Today @ 07:49 CET:

    “Other news likely to resonate loudly is the detailed “human intelligence” gathering US diplomats are being instructed to perform in Europe, blurring the traditional demarcation line between spies and government envoys.

    A cable on Bulgarian “reporting and collection needs” dating back to 16 June 2009 reads that “intelligence on the rule of law, corruption, and crime in the national leadership is the top priority of a directive issued to diplomats in the months ahead of secretary of state Hillary Clinton’s meeting with her Bulgarian counterpart.”

    Reporting officers are requested to include “as much of the following information as possible” on Bulgarian citizens in their texts: names, organisational titles, private phone numbers, email addresses, credit account numbers, frequent flyer numbers and work schedules.”

    Non mi sembra che qui stiamo parlando di salsicce… La stessa facilita con cui i diplomatici US sparano commenti o giudizi su alte cariche di stati stranieri nei documenti ufficiali la dice lunga sulla politica estera di una nazione che consideriamo alleata. Ovviamente i gestori di wikileaks fanno di tutto per guadagnare piu odience possibile (credo che lo facciano tutti i media…).
    Cosi come il detto la malizia non e’ nelle parole di chi parla ma nelle orecchie di chi ascolta ognuno seleziona la parte di articolo che ritiene piu’ importante.

  11. Secondo me invece questo È VERAMENTE UN EVENTO, e non solo per quanto riguarda la forma ma anche per il contenuto.
    Ammetto che il gossip su Berlusconi e Putin non porta nulla di nuovo, però c’è molto di più.
    Per prima cosa al momento che scrivo abbiamo solo 226 dispacci su 200 mile e passa pronti a essere pubblicati.

    Secondo, in questa minuscula frazione troviamo già cose molto interessanti: Per gli storici: Rapporti confidenziali delle rispettive ambasciate americane sui colpi di stato a Noriega ’89 Panama e Zelaya ’09 Honduras. Per l’attualità politica: Wikileaks rivela che per quanto il governo brasiliano lo neghi, la sua polizia e i suoi servizi segreti partecipano alla guerra globale contro il terrorismo condotti dagli americani. Questo è un grosso smacco per Lula, che si era sempre presentato come contropotere e amico di Chávez.
    Scusatemi se è poco.
    http://cablegate.wikileaks.org/cable/1989/12/89PANAMA8545.html
    http://cablegate.wikileaks.org/cable/2009/07/09TEGUCIGALPA645.html
    http://cablegate.wikileaks.org/articles/2010/Cablegate-Brazil-frames-suspected.html

  12. Wikileaks ha fatto davvero un palso falso. Sono d’accordo con Giovanna, ormai il primato del cartaceo anche filosoficamente è finito.
    @Alessandro
    “…la dice lunga sulla politica estera di una nazione che consideriamo alleata”

    Al confronto della politica estera degli USA i Romani erano hippies.
    Magari fossimo alleati, meglio parlare di colonia.

  13. Robin Hood o Prodezza Informatica? io dico l’una e l’altra… anche se effettivamente la diplomazia e l'”intelligence” si sono sempre basate sui pettegolezzi di palazzo perché se c’è un’informazione riservata c’è sempre qualcuno che ne è a conoscenza e chi ne è a conoscenza ne vuole ricavare qualche cosa…

    Il fatto che ci siano informazioni riservate/secretate, poi, non fa altro che aumentare a dismisura (a volte fino al parossismo) la curiosità dell’essere umano, tanto che si è arrivati alla formulazione del pensiero ossimorico “Il miglior modo di nascondere una cosa è metterla in mostra”, doveìrebbe farci pensare…
    Credo, inoltre, che molti contenuti più o meno “destabilizzanti”, dopo questa pubblicazione massiva, verranno liquidati come pettegolezzi senza alcun valore; per me, invece, dovrebbe risultare la conferma che quanto si è “sentito dire”, ipotizzato, sospettato et cetera è, purtroppo, vero…

  14. Volevo fare solo una precisazione, che non inficia assolutamente il ragionamento di Giovanna: WL non è un sito di hacker. Tecnicamente, è il moderno equivalente di una casella postale a cui chiunque abbia un accesso Internet può inviare materiale.
    Il materiale, dunque, non viene “rubato” dai membri di WL, ma inviato al sito da insiders che ne hanno legalmente accesso. L’operazione, dunque, è sempre a cavallo della legalità, ma si configura più come un reato di opinione e di illecita divulgazione che come furto.

    Gli ottocento volontari di Wikileaks effettuano innanzitutto un controllo di credibilità e verosimiglianza del materiale postato; inoltre, prendono in considerazione solo materiale che riguardi temi “di interesse politico, sociale, storico o etico”.

    Se il documento supera questo primo controllo viene portato all’attenzione di una delle cinque persone (compreso Julian Assange) che lavorano a tempo pieno al filtraggio, per la valutazione e l’approvazione. Prima della pubblicazione vengono rimossi i nomi dei civili coinvolti, per riguardo alla loro privacy o per proteggerli. WikiLeaks dunque oggi si allontana dall’originaria ispirazione, Wikipedia, dove chiunque può pubblicare e chiunque può commentare.

    Sempre tecnicamente, WL non è un gruppo di hacker, è un organo di partito, in particolare del Partito dei Pirati svedese; è un puro escamotage: la legge svedese estende agli organi dei partiti presenti in Parlamento la libertà assoluta di parola che hanno i parlamentari svedesi su qualsiasi argomento, e la relativa tutela di tale libertà; WL, proprio con questo “trucco”, sfrutta entrambi gli aspetti della legge svedese.

    Poi, su WL si potrebbero fare innumerevoli altri ragionamenti, a partire dalle sue modalità di finanziamento: il sito costa una barcata di soldi, visto che i server sono contenuti in un rifugio antiatomico in Svezia, e i finanziatori del progetto godono del più assoluto anonimato (cosa bizzarra, per un sito che inneggia alla trasparenza), giustificata dal pericolo di possibili ritorsioni.

  15. “My name is Legion: for we are many”

    – Non è mai accaduto nella storia che i comuni cittadini ottenessero accesso alle informazioni del potere in maniera così massiva. E’ un evento senza precedenti.

    – Assange ha solo creato la struttura per un sistema anonimo di upload di materiale per difendere l’identità delle “talpe”. Crittografia avanzata ma disponibile a chiunque abbia un minimo di dimestichezza. Esistono almeno altre 4 o 5 tecnologie di simile portata e utilizzo (freenet, per esempio, viene utilizzata per lo scambio di informazioni tra giornalisti in paesi con forte censura). Assange non è un mago, non è l’hacker del secolo, non è una figura da mitizzare. E non è in alcun modo il nodo focale di quello che è l’evento in se.

    – Ben più importante del singolo individuo è la coscienza collettiva che ne consegue, la “legione”, perchè siamo tanti. I leaks non spariranno mai dalla rete, ci sarà sempre un modo anonimo per permetterne la circolazione. Questa è la potenza della rete e dell’intelligenza collettiva che ne consegue, e questo è l’evento riguardante la rete col maggior impatto sul “reale” in tutta la storia dell’umanità, e non sarà l’ultimo.

    – Non concordo affatto sulla scarsa importanza delle informazioni emerse, sebbene niete sia sconvolgente o assolutamente imprevedibile. Israele preme sugli Usa per smantellare la minaccia dell’Iran entro 18 mesi e annuncia che scenderà in prima linea se questo non dovesse accadere. Non ci vuole De Gaulle per arrivare ad una conclusione simile, ma allo stesso tempo non mi sembra si stia parlando di noccioline. I media di tutto il mondo si stanno solo focalizzando sull’aspetto più “popolare” delle informazioni emerse, i commenti verso gli altri leader e le altre nazioni, e questo andazzo si esaurirà a breve a fronte di altre e più importanti questioni che emergeranno presto. La politica è fatta di delicatissimi equilibri, ora palesati e disponibili. I leaks sono (e probabilmente lo saranno anche in futuro) un bomba atomica diplomatica.

    – Per la prima volta possiamo osservare un “gioco” che ci è sempre stato precluso, la politica internazionale. Un gioco per pochi. Un gioco che influenza le vite di tanti. Sottovalutare un evento del genere è da sciocchi.

  16. “Currently released so far… 243 / 251,287”

    243. E c’è questo trambusto diplomatico e mediatico.
    E’ ragionevole supporre che il materiale più scottante sia al vaglio e in attesa di essere pubblicato. Definire “deludente” Wikileaks sulla base di 1/100000 dei documenti disponibili suona un pò come giudicare un libro da uno sguardo alla copertina.

  17. Quello che mi ha stupito è la sorpresa (vera, finta?) di certi grandi giornali italiani alla notizia che nelle ambasciate si fa dello spionaggio. Ma se forse sono nate proprio per questo!

  18. Ringrazio Vittorio Cobianchi e V per le fondamentali precisazioni, che correggono alcuni errori (la questione dello hacker) che si inferivano più dal mio commento, che dal mio post. Ma anche dal mio post, è vero.

    Quanto all’importanza dei contenuti del messaggio:
    È vero 1: 234 documenti su 251.287 sono pochissimi…
    È vero 2: ho forse dato troppo credito ad alcuni commenti che sono apparsi sulla stampa internazionale.
    È vero 3: non sono andata io a controllare personalmente i 234 documenti finora rilasciati.

    Dunque?
    È vero 4: sono stata frettolosa, ma mi premeva confrontarmi con voi su questo tema, prendendomi il rischio di esprimere una posizione, invece che un interrogativo. Avrei potuto intitolare il post:
    Wikileaks: un mezzo che conta più del messaggio?

    Il problema è la quantità: come fa una persona da sola a scandagliare quella mole di roba in un giorno per formarsi un’opinione che non sia azzardata? Non può. Dunque si fida che una rete di media internazionali fatta di una rete di redattori e giornalisti ancor più ampia abbia già visto molte cose.

    Ma credo che la rete di singoli che nel tempo si spulcerà quei documenti alla fine troverà qualche pulce molto fastidiosa. Come ha già fatto Mario Leandros, che ringrazio, col suo commento più sopra.

    Insomma nei prossimi giorni ci sarà uno smontaggio wiki delle centinaia di migliaia di leaks…

    E forse ne vedremo delle belle. O forse no, non lo so: bisognerà che tutti i leaks interessanti arrivino ai media, e che i media si degnino di dare loro la rilevanza che meritano, verificandoli e controverificandoli. Perché altre pulci, nella rete, saranno sempre pronte a fare altre pulci.

    In ogni caso sarà molto interessante. E in questo senso complessivo, articolato, complesso… è vero 5: Wikileaks è dirompente.

  19. Certo è che in questo caso ciò che conta è più la segretezza del materiale (la sua forma) che la sua sostanza. Certo che Assange deve ritagliarsi un suo ruolo o personaggio nel mondo dell’informazione e per questo usa strategie da marketer.

    Ciò che ho potuto trarre da questa vicenda, per ora molto fresca, è che i diplomatici fondano tutti i loro giudizi sull’apparenza (un mio amico figlio di diplomatico me l’aveva già detto). Da ciò ricaverei che c’è poco da ridere. Se l’ambasciatore americano ritiene certe cose, le ritiene anche Obama; ergo la nostra voce non conta nulla senza quella di altri, e ciò non è secondario.

    Seconda conseguenza: dato che è fresco il mezzo, freschi sono gli usi. Bisognerà vedere cosa succederà passato il presente trambusto. Chatroulette, Second life, sono molto diversi da ciò che erano in origine.

    Questo sito ci introduce a nuovi orizzonti che a oggi non sono prevedibili, ciò me lo fa apparire come affascinante.
    V ha aggiunto cosucce interessanti…

  20. Personalmente ritengo che domandarsi se wikileaks sia piu importante della informazione che veicola porti fuori strada. Per la prima volta (almeno in base alla mia conoscenza) c’e’ un filo diretto con la fonte dei media, per ognuno di noi e’ possibile accedere all’informazione non “incorniciata” dai media.
    Credo che wl possa anche aiutare a comprendere meglio le dinamiche attraverso le quali i media costruiscono (o almeno ci provano) l’opinione pubblica.

  21. Ciao! E’ la prima volta che leggo il tuo blog e (sarà destino) anche io oggi ho scritto di Wikileaks.
    Non sono così frequentata e nei miei commenti non si è aperto nessun dibattito ma… passa a leggere un’altro punto di vista! (Che non è per altro troppo diverso dal tuo)

  22. Il problema è la quantità. Ecco appunto la differenza tra la rete di oggi e quella, senza andare troppo lontano, di dieci anni fa. Processare grandi quantità di informazioni in maniera coordinata diviene possibile in maniere sempre più organizzate e raffinate. L’anonimato in rete è fondato sulla base di algoritmi matematici molto complessi, tanto che il punto non è più “se” sia possibile decriptarli ma “quanto” tempo ci vorrà. Questi algoritmi sono frutto di una qualità umana importante che grazie alla comunicazione di massa stiamo affinando in maniera mai vista prima: la cooperazione. E in questo caso mi riferisco al movimento open-source, dove il risultato è sempre superiore alla somma delle parti. L’impatto è tanto più enorme e imprevedibile tanto cresce la rete dei “peers”. Un’entità collettiva in evoluzione continua, che cerca nuove soluzioni e nuovi “modi” di comunicare, gestire, osservare, creare, interagire, con una partecipazione diretta del singolo individuo, seppur minuscola, ma che diventa flusso e travolge il mondo.

  23. La politica internazionale si spiega abbastanza bene con quel che avviene alla luce del sole. Senza bisogno di dietrologie misteriose, coi cattivi di turno che fanno complotti su scala mondiale. (La realtà non è così semplice.)
    Wikileaks fornisce dettagli minimi, alcuni magari di qualche utilità agli storici futuri. Ma rischia di fomentare, su scala ancora maggiore che in passato, teorie false, attraenti e dannose.

    E’ uno dei rischi della rete – il possibile proliferare di idiozie – che ha bisogno di antidoti e rimedi.
    Wikipedia li ha trovati. Wikileaks non sembra. Nonostante il lavoro di controllo di cui parla Vittorio Cobianchi.

  24. Il mio post precedente è troppo negativo. Ha ragione V, la rete è “un’entità collettiva in evoluzione continua”, che può creare grandi cose, grazie ad una cooperazione su scala planetaria.
    Quindi anche Wikileaks, nonostante i rischi che ho indicato con saccente pessimismo :-(, potrebbe essere l’inizio di qualcosa che potrebbe diventare positivo e importante.
    Chissà.

  25. @Ben
    Anch’io non ho le idee molto chiare su wikileaks e ho scritto un paio di commenti avventati e superficiali. Seguire i giornali non aiuta molto perché la portata della cosa va aldilà della visione di cui sono capaci i giornalisti. Perciò taccio e ascolto le opinioni di tutti, a cominciare da Giovanna.
    Tuttavia, Ben, noto che lei ha fatto un critica al complottismo e secondo me sarebbe anche giunto il momento che qualcuno spiegasse per bene l’argomento. Siamo tutti figli di Popper ed Eco ma ho la sensazione che i due autori siano stati in gran parte equivocati nella loro denuncia del “cospirazionismo”, che è un termine infelice come “evoluzionismo”, nel senso che chi non conosce a fondo la teoria che vi sta dietro potrebbe pensare dal lemma che non vi non esistono cospirazioni o che Lamarck invece di Darwin abbia ragione.
    Si complotta tutti i giorni a tutte le ore e in tutte le geografie. Le persone e i governi tramano, preparano piani, invasioni, atti terroristici, rapimenti, delazioni, sabotaggi. Preparano crack finanziari, omicidi, alleanze, trattati segreti. La teoria del complotto non è mica tutto ciò. È invece pensare che questi progetti avvengano per una mano unica e restino segreti a lungo pur coinvolgendo un’infinità di relazioni potenzialmente siconfanti e quindi non zittibili nel lungo periodo. Inoltre, il complottismo consiste nel proporre una spiegazione alternativa degli eventi passati in barba al Rasoio di Occam, solo perché vi sono lacune nella teoria ufficiale.
    Ma non è un caso che anche un gigante come Eco sia rimasto affascinato/ossessionato dai complotti. Non è solo una sua passione per Dumas, Sue o Huysmans. È che Eco e Popper ci parlano della tendenza umana a cercar spiegazioni semplici ma sanno benissimo che occorre del tempo perché la verità storica o filologica emerga. Qual’è la differenza tra un falso che dura nel tempo e un parto da teoria del complotto? Costantino viene creduto vero per centinaia di anni, e cambia la Storia prima che qualcuno si accorga, inventando al filologia, che era un “complotto”. Della stessa moneta, chi avesse sostenuto che l’incidente del Golfo del Tonchino era stato inventato dagli USA come casus belli per partire in massa nella guerra in Vietnam cos’era? Diremmo che era un complottista anche se la verità e venuta fuori solo decenni dopo, e proprio da dcoumenti desecratati, che sono la versione legale e ufficiale delle leaks di WL?
    Il complottismo è dire che le Torri gemelle sono venute giù perché erano minate, o che il buco nel pentagono era fittizio. Perché? Semplice, perché il numero di attori potenzialmente coinvolti anche solo come spettatori oltre che esecutori, era incontrollabile e quindi nessun Piano avrebbe potuto tacitarli tutti. La distinzione tra ciò che è teoria della cospirazione e ciò che non lo è, tuttavia, non è così riconoscibile. Magari! Per esempio Complottismo non è dire che i Servizi segreti statunitensi avrebbero potuto finanziare a propria insaputa gruppi terroristici prima alleati e poi ostili, nella preparazione di un 11 settembre, si badi. Questa sarebbe un’ipotesi serissima, che spiegherebbe per soprammercato come funzionino diplomazia e servizi segreti, dove oggi l’amico diventa il nemico e viceversa. Domani si potrebbe scoprire la spiegazione come vera, come nel caso della nave “abbattuta” in acque internazionali dai Vietcong.
    L’assunto rassicurante è che la menzogna salta sempre fuori, vero? Eppure, ora che controllo, wiki eng su questo argomento così importante e lontano nel tempo riporta come messa agli atti la declassificazione del documento del 2005, documento della NSA che spiega la montatura “complottistica” ma da parte dei vertici Usa, non da parte di quattro Rosacrociani con Aglié e Simonini a far da testimoni. Invece su wiki it, il documento non compare e si fa riferimento a interpretazioni alternative. Così il lettore italiano liquida l’ipotesi (e l’acquisizione del documento) come il “solito” complotto mentre l’anglofono prende il complotto sul serio.
    La verità è che i complotti vengono sempre scoperti, ma non subito, ahimè! E nel frattempo i matti e i giusti si dividono sulle ipotesi. E gli scettici fanno da platea.

  26. IL dibattito che c’è su queste pagine è sempre interessante.
    Mi permetto di postare anche il mio punto di vista sulla vicenda:
    http://vetriolov.blogspot.com/2010/11/spectre.html

  27. Ho l’impressione che il giornalista Christian Rocca sia passato anche di qui da te per scrivere l’articolo di oggi sul sole24ore:
    “http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-30/wikileaks-segreto-scopre-verita-064405.shtml?uuid=AY5DIsnC”

    Però il giornalista sembra avere fretta di risolvere tutta la faccenda nell’ennesimo clamore che suscitano le teorie del complotto, suo chiodo fisso e argomento che dal mio punto di vista non ha ben compreso.
    Leggiamo però questo suo paragrafo:
    “I file di WikiLeaks non sono i Pentagon Papers, le carte riservate del Dipartimento della Difesa che nel 1971, prima sul Times e poi sul Post, raccontarono la storia segreta, commissionata dal Pentagono a uso interno, del coinvolgimento militare in Vietnam e delle bugie di quattro amministrazioni sulle intenzioni strategiche, sulle attività belliche, sull’estensione della guerra alla Cambogia e al Laos.
    Nelle carte di WikiLeaks (perlomeno in quelle fin qui note) non solo non ci sono rivelazioni particolari, ma anzi la loro pubblicazione dimostra che nelle società democratiche,.”
    Un bravo giornalista che non voglia fare articoli a tesi non deve rischiare scivoloni da quattro soldi; non può partire a fare inferenze come quelle messe in parentesi quando i documenti rivelati da WL coprono a oggi poco più dell’1 per mille del totale. Un giornalista racconta il passato del giorno prima, non fa il chiromante. Scrivere poi che “grazie alla vecchia e libera stampa, il processo decisionale è trasparente, le notizie si sanno in tempo reale, non c’è quasi mai nulla di inedito” è patetico. Una difesa d’ufficio che aggrava la posizione giudiziaria dell’imputato.

  28. La vera notizia è che il sistema di sicurezza Americano fa acqua da tutte le parti e che il pericolo sta propio all’interno degli Stati Uniti. Chi ha trafugato tutti questi documenti è sicuramente qualcuno che normalmente ha accesso ai dati. Già l’11 Settembre aveva evidenziato che il sistema di sicurezza è stato manipolato dall’interno per permettere agli aerei di raggiungere tranquillamente gli obbiettivi. Chi veramente è stato colpito da tutto questo è Obama e la sua amministrazione. Di certo, le notizie su Berlusconi e su tutti gli altri politici, non è che siano queste grandi rivelazioni.

  29. ieri su repubblica c’è stato un bell’articolo di Barbara Spinelli intitolato “chi ha paura della glasnost”, consiglio a tutti la sua lettura

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