Archivi del giorno: mercoledì, 1 dicembre 2010

Ma neppure stavolta parlano di preservativo (2)

Due post anche oggi, perché è la giornata mondiale per la lotta contro l’Aids.

Questi gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute:

Sei italiani su dieci scoprono di aver contratto il virus Hiv a malattia conclamata. Ogni anno in Italia circa quattromila persone si infettano con HIV e in oltre il 90% dei casi il virus è acquisito per via sessuale.

Aumenta l’età media di infezione che sfiora i 40 anni. La modalità di acquisizione dell’infezione è cambiata rispetto al primo decennio dell’epidemia, quando in oltre il 70% dei casi veniva acquisita attraverso la tossicodipendenza.

Nel 2010 diminuisce l’incidenza di nuove infezioni rispetto allo scorso anno ma aumenta il serbatoio totale d’infezione di persone sieropositive che si stima siano circa 150.000.

Per questo il Ministero della Salute ha deciso di rimettere in circolazione lo spot dell’anno scorso, che invitava le persone fra 35-40 anni a fare il test Hiv. Sullo spot mi ero già arrabbiata un anno fa (vedi Ma neppure stavolta parlano di preservativo): regia di Ferzan Ozpetek, protagonista Valerio Mastandrea, il claim – non molto originale, ma diretto – è «Aids: la sua forza finisce dove comincia la tua».

Con questa scusa le istituzioni sanitarie italiane riescono – per l’ennesima volta – a NON invitare gli uomini – eterosessuali, omosessuali, bisessuali che siano – a usare il preservativo.

E allora lo ripeto anche quest’anno: il preservativo resta il metodo più semplice ed efficace per prevenire il contagio Hiv. A tutte le età, per tutti i generi sessuali, in tutti i paesi e le situazioni del mondo.

Sul NON uso del preservativo da parte dei ventenni avevo curato per Repubblica Bologna, assieme a Marco Salimbeni e Valentina Scattolari, studenti della laurea Magistrale di Semiotica, la prima inchiesta di Studenti & Reporter, uscita il 20 gennaio 2010. Eccola.

Sullo stesso tema – con la stessa indignazione – esce oggi la home di Nuovo e utile, dove trovi, fra l’altro, le slide della lezione che Annamaria Testa ha tenuto l’anno scorso nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, in occasione dei 20 anni della LILA.


Perché Filomena resta in Italia

Ho conosciuto Filomena, la Rete delle Donne, il 26 marzo scorso, perché mi avevano invitata a Roma per partecipare a uno dei loro incontri fondativi. Mi sono piaciute perché:

  1. non vengono solo dal femminismo storico, ma dalle più disparate esperienze, molte internazionali;
  2. sono transgenerazionali (io direi Trans-Age… 🙂 ): dalle adolescenti alle donne in pensione;
  3. sono aperte, e combattono i ghetti in cui alcuni discorsi sulle donne si autoconfinano da sempre;
  4. coinvolgono uomini eterosessuali e altri generi nelle loro iniziative;
  5. sono pratiche, concrete.

Ecco il loro Manifesto. Ed ecco perché si chiamano Filomena.

È perciò con vero piacere che segnalo il video che, sull’onda dell’«io vado, io resto» della trasmissione di Fazio (tutto fa brodo per le cause giuste), hanno appena messo in rete.

Ce la faranno, a resistere in Italia, con tutte le loro felici ambizioni?

In bocca al lupo, Filomena! 😀