Non è un paese per vecchie

È il titolo dell’ultimo libro di Loredana Lipperini, il seguito dell’indagine che ha cominciato con Ancora dalla parte delle bambine.

Cover "Non è un paese per vecchie"

Devo a questi due libri l’amicizia con Loredana. Non ci eravamo mai conosciute e ci siamo incontrate in rete, quasi quattro anni fa, su questi due temi dolorosi: la discriminazione delle donne e quella dei vecchi e delle vecchie.

Due libri che vengono dall’incessante lavoro che Loredana fa su Repubblica, ma soprattutto in rete, sul seguitissimo Lipperatura, il blog dove ogni giorno lancia temi e questioni, rispondendo punto per punto alle decine (a volte centinaia) di commenti che le piovono addosso.

Non è un paese per vecchie è un libro che smonta uno a uno i pregiudizi sull’età e risponde con lucidità a questa domanda: in un paese dove la speranza di vita è 78,3 anni per gli uomini e 84 per le donne (Istat 2007) e questo dato continua a crescere, un paese in cui un italiano su cinque ha più di 65 anni e il 5,6% dei cittadini supera gli 80 (annuario Istat 2008), un paese in cui però nessuno si definisce «vecchio» e solo pochi si dicono «anziani» (il 15%, secondo un’indagine Demos-Coop 2007), ebbene, in questo paese, quando si smette di essere giovani e si comincia a essere vecchi?

Sei vecchio quando sei povero, ecco l’amara realtà: «finché […] si è belli, ricchi, magri, tonici, ben vestiti, di successo e sorridenti, non si è vecchi» (p. 70). Il che vale per tutti, con un’aggravante per le donne che, poiché da giovani lavorano meno degli uomini e hanno stipendi più bassi, finiscono più facilmente nel girone dei «poveri dunque vecchi».

È un libro duro, quello di Loredana. Ma devi assolutamente leggerlo perché ti fa capire molte cose. E te le fa capire qualunque età tu abbia, per una ragione che aveva ben sintetizzato Simone de Beauvoir, che Loredana cita in chiusura:

«Quando si sia compreso qual è la condizione dei vecchi, non ci si può più accontentare di esigere una politica della vecchiaia più generosa, un aumento delle pensioni, alloggi sani, divertimenti organizzati. È tutto il sistema che è in questione, e l’alternativa non può che essere radicale: cambiare la vita» (p. 203).

Avrò il piacere di presentare Non è un paese per vecchie, assieme all’autrice e Wu Ming 1, sabato 11 dicembre al Modo Infoshop, via Mascarella 24, 40126 Bologna. Ti aspettiamo!

11 risposte a “Non è un paese per vecchie

  1. Ma pensa. Il libro è stato l’acquisto d’impulso di un ozioso giretto in libreria proprio ieri sera. Duro ma indispensabile, per le trenta pagine che ho letto fin qui. Ci vediamo sabato!
    Biljana

  2. Interessante. Lo leggerò!
    (Anche perché io sono ancora giovane ma già povera… In quale categoria si rientra, in questo caso? 🙂

  3. Segnalo L’89:
    http://l89.radio30metri.com/?p=5147

    Dico anche che la stessa cosa si verifica per “extracomunitario”:
    se uno è svizzero rimane svizzero, ma se uno è povero e straniero è già extracomunitario. “Tunisino” o “marocchino” sono sinonimi, come insegna il caso Yara sui quotidiani.

  4. non vedo l’ora di avere tempo per leggermelo in pace!

  5. sì certo, sei vecchio quando sei povero.
    Però sei vecchio anche quando sei malato, povero o ricco non importa poi tantissimo – grazie a un welfare che, insieme con le famiglie, in Italia ancora tiene.
    Specialmente malato cronico di una delle tante demenze, fra cui l’Alzheimer, che ormai riguardano legioni di vecchi (oltre un milione in Italia nel 2009; fonte: Alzheimer Europe in base ai dati EuroCode e statistiche ONU).

    Parlare dei vecchi poveri, che in Italia sono relativamente pochi (ma naturalmente sarebbe meglio che fossero ancora meno), non dovrebbe oscurare la cosa principale riguardo al rapporto giovani/vecchi: in Italia, complessivamente e mediamente, i vecchi hanno più soldi e più beni dei giovani. Non ho i dati, non ho ora tempo e voglia di cercarli, ma non credo di sbagliare di tanto. Mi baso su molti indizi, che confutano lo stereotipo vecchio=svantaggiato.

    Se la torta (il PIL) crescesse nei prossimi anni e decenni, cosa niente affatto certa, sarebbe forse preferibile che l’aumento di ricchezza andasse più ai giovani che ai vecchi, fino a compensare lo squilibrio attuale (senza rovesciarlo per carità!).
    Ammesso che ora ci sia uno squilibrio a danno dei giovani, come credo.

  6. Sì, duro ma bello, e dopo averlo finito m’è venuta una gran voglia di passare a salutare mia nonna! 😉

  7. Fra i tanti studiosi della società italiana che sostengono che da noi i giovani sono complessivamente svantaggiati rispetto agli anziani, vedi gli articoli di Alessandro Rosina su la Voce. Cito un passaggio che fornisce un dato:

    “Attualmente, la spesa sociale italiana è in Europa una tra le più sbilanciate a favore delle generazioni più anziane. Oltre i due terzi va in pensioni e invalidità, mentre nettamente inferiore rispetto alla media europea è la quota che va per casa, disoccupazione ed esclusione sociale.”

  8. Io so andata a quella di ROma:)
    Dove c’era la Conchitissima concitatissima:)

  9. @Ben:
    Credo che molte pensioni (e forse anche invalidità) siano usate proprio per i giovani.
    In Italia abbiamo ancora famiglie patriarcali in cui i giovani dipendono dalle pensioni dei genitori o dei nonni.
    In un certo senso, invece di dare ai giovani, si dà ai vecchi, che poi a loro volta danno ai giovani.
    Ma è una guerra tra poveri.
    Nessuna delle due categorie arriva ad avere ciò che gli spetterebbe.

  10. Ciao Gio,

    peccato non essere a Bologna con voi!

    Ho letto il libro in un giorno, appena è uscito.
    E’ duro e mi aveva anche rattristato: ma va letto, anche dalle più giovani.
    Ci avevo scritto un post che ti unisco:
    http://www.mariellagoverno.it/postille/noneunpaesepervecchie.html

    Ti chiamo prima di Natale per un salutino 🙂
    Baci Mariella

  11. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » NON E’ UN PAESE PER VECCHIE

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