La tristezza di Bersani in piazza San Giovanni

Il discorso di Bersani in piazza San Giovanni a Roma, sabato 11 dicembre, mi ha fatto molta tristezza. Certo, ha parlato senza mezzi termini della crisi economica senza fingere che non ci sia – qualcuno potrebbe dire – e come faceva a essere allegro? Non è questo il punto: si può parlare di crisi in modo anche crudo e realistico, senza massacrare se stessi e l’uditorio, anzi: caricando gli animi.

Il problema è come Bersani ha rappresentato se stesso e il Pd. Invece di dare un’immagine positiva e costruttiva di sé, del Pd e di coloro che lo votano e vorrebbero continuare a farlo, ha rimandato l’immagine negativa che non solo i suoi avversari ma anche Vendola, da sinistra, stanno costruendo da mesi.

Invece di dire direttamente le cose, si è sempre fermato un passo prima o ci ha girato attorno, dicendo che doveva o voleva dire, che «scusate se dico» e «l’avevo detto io». Il tutto sempre confermato – e rinforzato – da un’espressione facciale cupa, triste. Leggi qua (trovi il discorso integrale QUI):

«Sarà finalmente ora di dire [perché non lo dice e basta?] che se siamo arrivati a questo, c’è molto del nostro lavoro [sembra si vergogni di dirlo]. È ora che ce lo riconosciamo noi stessi, se vogliamo che altri ce lo riconoscano [sembra una terapia per l’autostima] […]

«E noi che cosa abbiamo fatto, allora? Abbiamo messo tutti nel mucchio come ci suggeriva qualche tifoseria o qualche focoso amico? [ecco introdotta l’immagine negativa del Pd costruita dagli altri] No. Abbiamo lavorato nella nostra autonomia, nella nostra distinzione…

«E abbiamo messo noi, al tempo giusto, la mozione di sfiducia, al tempo giusto, non tutti i giorni come le solite tifoserie e i soliti focosi amici ci suggerivano. [di nuovo!]

«Fatemelo dire, adesso. [ma dillo e basta, no?] Ce l’abbiamo la patente per fare l’opposizione, perbacco! [implicito: scusa se lo dico. E anche: molti dicono che non ce l’abbiamo. E ancora: per fare opposizione, ho bisogno che qualcuno mi dia la patente]. Non abbiamo bisogno di maestri che ci tirino la giacca tutti i giorni [implicito: questi maestri ci sono, ci assillano e non sappiamo come liberarcene]. Credo che lo si sia visto [ci puoi giurare: l’hanno visto tutti]. […]

«Dunque, tirando finalmente le somme della lunga fase iniziata tanti anni fa, dobbiamo dire [ancora!] che solo il centrosinistra nel corso degli anni novanta ha affrontato con serietà e rigore e a viso aperto i problemi di fondo del Paese […]. Ma dobbiamo purtroppo dirlo [di nuovo!]: molto di tutto questo è stato svilito e grandemente compromesso dai Governi berlusconiani e leghisti [implicito: abbiamo perso alla grande].

«Io sto da mesi rivolgendo una domanda a quei commentatori e a quegli osservatori che da ogni lato hanno fatto le pulci a noi per non offendere il manovratore e ci hanno descritti come incapaci a presentare proposte alternative [implicito: molta gente dice che siamo incapaci e io da mesi cerco di fare una domanda senza riuscirci, dunque sono incapace non solo di fare, ma persino di proferir domanda].

«Noi allora dicemmo: “c’è il problema”. […] Chi aveva ragione? Si può avere una risposta? Quello fu l’inizio di tutto e fu un delitto, non un errore. E da lì in poi, una fase di decreti inutili, di voti di fiducia, di sordità verso la voce dell’opposizione, di propaganda pura. [implicito: l’avevo detto io, ma nessuno mi ha ascoltato né dato risposte, e le cose sono andate avanti senza di me. Dunque sono incapace.] […]

«Siamo arrivati a una stretta politica. E che cosa fa Berlusconi davanti alla stretta? Fa la vittima. E’ davvero incredibile. Ha avuto tutto in mano, ha fatto tutto quello che voleva. [implicito: noi non abbiamo saputo fare l’opposizione] Maggioranza galattica, legge elettorale ad personam, il più grande partito d’Italia inventato sul predellino di una macchina. Ha fatto tutto lui e adesso parla di ribaltone? Lui si è ribaltato, si è ribaltato lui, lasciandoci il problema che adesso non si ribalti anche l’Italia e che la sua crisi e il suo fallimento non trascinino il Paese nel pozzo [implicito 1: persino ora che Berlusconi è in grave difficoltà, non è per merito nostro, ma è lui che si è ribaltato da solo; implicito 2: senza Berlusconi, l’Italia finisce nel pozzo] […].

E poi è terribile la conclusione:

«Anch’io ho il mio sogno. Il sogno di un Partito, il Partito Democratico, che possa finalmente dire all’Italia, parafrasando una bella canzone e una grande trasmissione televisiva: Vieni via, vieni via di qui, vieni via con me. Vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza. C’è del nuovo davanti, c’è un futuro da afferrare assieme, l’Italia e noi.»

Terribile perché contraddittoria: critica il berlusconismo e la cultura televisiva che lo alimenta, ma dice di avere un sogno che coincide con una trasmissione televisiva.

Terribile perché se un leader politico cita esplicitamente la tv, ammette di esserle subalterno. La tv va usata (Berlusconi docet), non citata.

Terribile perché Bersani intendeva riferire la tristezza all’Italia berlusconiana contro cui si è scagliato e l’indignazione a se stesso, ma l’immagine di un Pd incapace e sconfitto che ha contrabbandato per tutto il discorso riferisce tutto, incluse umiliazioni e tristezza, a se stesso e al Pd.

Perciò il «Vieni via con me» finale diventa quasi un malaugurio, perché proietta sul «futuro da afferrare assieme», e cioè sul Pd e coloro che vorranno votarlo, le stesse umiliazioni, la stessa inutile, per quanto reiterata, indignazione. E il sogno si fa incubo.

23 risposte a “La tristezza di Bersani in piazza San Giovanni

  1. -Vieni via con me?
    -Vai. Mi conviene.

  2. Brava Giovanna, mi piace molto questa analisi.
    eh si … a prima vista sembrerebbe proprio una questione di autostima.
    Sempre alla ricerca dell’ approvazione degli altri o in confronto o in cerca di giustificazione.
    Manca carisma, manca leadership. Fondamentalmente, manca la convinzione.
    Ma se uno non è convinto, come può convincere gli altri?

  3. Mi chiedo spesso se anche i parlamentari di centro sinistra si avvalgano di esperti di comunicazione per i loro comunicati e discrosi. Penso di no e in parte me lo confermi tu con queste analisi.
    Che si sentano le spalle coperte dalla figura retorica dell’intellettuale di sinistra (centro sinistra nel loro caso) e che quindi si scrivano i discorsi da soli?

  4. Anch’io ho il mio sogno. Il sogno di un Partito, il Partito Democratico, che possa finalmente dire all’Italia, parafrasando una bella canzone e una grande trasmissione televisiva: Vieni via, vieni via di qui, vieni via con me. Vieni via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza. C’è del nuovo davanti, c’è un futuro da afferrare assieme, l’Italia e noi.

    Nemmeno io non ho il tuo incubo. L’incubo di un Ritornato, il Concluso Oligocrasso, che debba reiteratamente negare all’Estero, contraddicendo una sinistra preghiera e una inesistente disinfezione presbite: “Torno lì, torno lì di là, torno lì senza voi, torno lì per altri secoli, per quelle esaltazioni, per quella tranquillità, per quella felicità. Non c’è del vecchio dietro, non c’è un passato da lasciare in solitudine: l’Estero e voi”.

  5. Alessandro Calderan

    nelle parole di Bersani c’è il PD: impacciato, pauroso, che ha tentato di creare un nuovo modo di far politica con politici vecchi… il brutto è che buona parte dei “giovani” ha imparato solo il “manuale Cencelli” e aspira a qualche carica, senza avere alcuna proposta.

  6. Credo che tu abbia centrato il punto (tanto per cambiare :)).
    E’ tipico di questa gestione del PD rifuggiarsi nle retroguardare.
    Il discorso di San Giovanni è stato un discorso di paura più che di coraggio. un peana rivolto a serrare le fila, piuttosto che a conquistare consensi.
    Bersani sta al PD, come Ratzinger all’Evangelo.
    Si sentono sconfitti in partenza dalla storia e il loro unico pensiero sembra difendere la posizione.

  7. Una grossa parte dell’elettorato del PD, ben rappresentata anche fra i partecipanti a questo forum, vuole cose sostanzialmente impraticabili. I dirigenti del PD sanno che sono impraticabili, ma non lo dicono, dicono invece altre cose meno impopolari, cui loro stessi stentano a credere.

    Per questo non hanno tanta voglia di andare al voto, vincere le elezioni e governare. Al governo, infatti, o tradirebbero le aspettative di chi li ha votati, oppure per soddisfarle farebbero disastri che responsabilmente vorrebbero invece evitare.

    Se le cose stanno così, e ahimè stanno così, non possono avere un leader migliore di Bersani. E Bersani non può comunicare in modo tanto diverso da quello ben descritto da Giovanna.
    A meno che…

    Già, ma c’è un’alternativa? E quale sarebbe?
    Naturalmente c’è, ma finché non cominciano a dirla i ventenni e i trentenni, serve a poco che la dica qualche anziano.

  8. blog, ok, blog, non forum 🙂

  9. Bell’analisi davvero, prof! 😉
    Anche io nel mio piccolo avevo notato un non so che di triste in Bersani, e devo dire che il suo discorso un po’ mi ha deluso: mi sarò illuso, forse, ma mi aspettavo – soprattutto in questo delicato momento storico-politico -, qualcosa di più incisivo, che desse, non so, una sferzata di cambiamento, di voglia e speranza di un domani migliore per l’Italia…
    Forse sono ancora troppo giovane… 😛

  10. Cara Giovanna, leggo il tuo blog da molto tempo.
    In silenzio.
    Ormai ho deciso che leggere il tuo blog è come guardare Report:
    impari tantissime cose, ti rattristi, ti inalberi, e vai a letto con l’angoscia.

    Oggi voglio rompere questo silenzio, e vorrei che lo rompessero tutti
    i tanti lettori anonimi del tuo blog.
    Perchè la tua analisi è impeccabile, come sempre.
    Perchè dietro l’Italia di Bersani e Berlusconi si nasconda la meraviglia di persone come te.
    Perchè non servono i rottamatori che vanno a cena a Villa Certosa.
    Perchè non abbiamo alternative (per chi sta pensando a Vendola, è fuori strada, con Vendola non si vincono le elezioni).

    Tu stai facendo molto, per noi.
    Perchè hai il coraggio di regalarci le chiavi di discorsi costruiti
    per vincere (e a volte per perdere).
    Ma noi cosa possiamo fare, per cambiare davvero questo sistema?

    Saramago vagheggiava la rivolta delle schede bianche,
    suggestivo ma poco pratico.
    Io vorrei che le tue analisi, le tue riflessioni, riuscissero a superare
    la gabbia del web e arrivassero in tv.
    Sì in tv, perchè la tv è un mezzo (come tu hai sottolineato) straordinario
    per lavorare sulle masse.
    Quindi ognuno di noi se crede davvero in un progetto nuovo (e utile),
    dovrebbe impegnarsi a veicolare le tue analisi in ogni contesto
    perchè solo così la rete del web può diventare sempre più forte
    da raggiungere la rete della tv.

    Abbiamo bisogno di più Disambiguando,
    prima in tv, poi in piazza.

  11. Non la chiamerei tristezza, ma sfinimento. Lo stesso sfinimento che provo io e credo tutto il popolo italiano. Abbiamo assistito e assistiamo allo scempio dei valori che dovrebbero guidare la politica del bene comune, operato da questa massa di indefinibili che ci non-governano da anni. Come potrebbe il discorso di Bersani non far trasparire questo. Il mercimonio generalizzato, lo svilimento della Politica dei Valori ridotta a prostituzione istituzionalizzata, ha operato come un vampiro, togliendo ottimismo, lucidità, fiducia nelle proprie possibilità. Quel discorso non poteva che venir fuori cosi’, è stato fin troppo sincero in fondo: la constatazione di questa desolazione, l’ ammissione delle proprie stanchezze, l’ arrendersi a citare una trasmissione, perchè è quello che una massa omologata e rintronata riesce a capire facilmente. Questa classe dirigente si è macchiata di una colpa gravissima: ha danneggiato il Popolo Italiano fisicamente, psicologicamente e moralmente. Scusate lo sfogo..

  12. Cara Giovanna, ci vai giù pesante, ma purtroppo nella sostanza hai ragione da vendere.

    Nonostante questo credo che sia importante iniziare (e di corsa , visto che il tempo stringe ) a fare qualcosa per proporre una strada..
    Mi spiego: guardavo stamattina questo video di Giulia Innocenzi, intervenuta nella convention dei “rottamatori”

    Giulia e Bersani dicono cose simili, ma con una forma così diversa – vero ?!

    Cosa dobbiamo suggerire a Bersani, cosa deve capire per uscire dalla sua dimessa pochezza comunicativa ?

    Fierezza, santo Dio, fierezza, orgoglio, pienezza, convinzione.
    L’abbiam visto così raramente pieno di energia – forse una volta da Santoro, un paio di mesi fa, forse in qualche comizio senza eco mediatica, quando il pubblico lo sosteneva più profondamente..

    Ma il problema è psicologicamente radicato, strutturale: il PD, e amplissime fette del suo elettorato, vivono questo tempo come una punizione, un esilio, un vulnus così profondo da aver intaccato al loro autostima ed il loro stesso senso di identità civile e personale.

    Per quello Bersani si esprime così, perchè è incastrato in questo incantesimo, vittima ed artefice come tutti gli altri di questo incubo troppolungo ed intenso per essere esorcizzato.
    E per questo avrebbe bisogno di seminare nel suo proprio immaginario un autoimmagine forti, da condottiero, da vero leader.
    Non importa che oggi più che un progressista innovatore all’Italia serva un restauratore dell’ordine civile, sociale e morale.
    Qualsiasi sia la parte , va conosciuta ed interpretata con chiarezza, fermezza e fierezza.
    Sacrificando tutto, anche l’ideologia “antipersonalista” che il nostro continua ad ostentare sottilmente come una garanzia di democraticità intrinseca.
    Essere leader vuol dire essere al servizio della collettività e delle sue necessità.
    Che possono comprendere occasionalmente o temporaneamente, la ricerca di una leadership sicura e stabile, decisa ed ispirante, motivata profondamente e magnetica quanto basta a rendere le sue opinioni un piccolo mantra da far penetrare nella coscienza collettivo.

    Vogliamo dirlo questo ?
    Vogliamo e possiamo affermare che c’è BISOGNO DI UN ALTRA VOCE ?
    Possiamo fondare un movimento che si chiami , mettiamo, “PARLIAMO CHIARO” ?

  13. DA quello che scrivi sembra (e forse è proprio così) che tu a San Giovanni non ci fossi. Perchè io che c’ero ho ricavato tutt’altra immagine, tutt’altre sensazioni. A cominciare da quella di un timbro comunicativo finalmente chiaro, affatto ripiegato su se stesso, fuori dalle metafore emiliano-romagnole, deciso e puntuale. Allora Bersani lo si critica prima perchè è troppo centrato sui problemi; ora perchè ha detto di avere un sogno. Se volete un partito che si adatti alla narrazione di un capo, come insegna Maltese, accomodatevi pure, Ma questo non è il partito che ci vuole, non è il partito di Bersani. Però si può serenamente continura con le bessliisme analisi semiologiche, letterali, grammaticali. Ma i discorsi si sentono stando nella piazza: Bersani lì non stava in televisione. E vedi che il timbro cambia: hai voglia se cambia.

  14. Caro Giorgio, in un mondo ideale non vorrei affatto un partito che si adattasse alla narrazione del capo, come dici tu. Ma nel mondo reale so che, se un partito non ha un capo che narra, non va da nessuna parte. Le democrazie mediatizzate oggi funzionano così.

    I discorsi si sentono in piazza, hai ragione, ma non basta una piazza a vincere le elezioni. I discorsi, per essere visti da molte e molte e molte persone, hanno bisogno dei media, primo fra tutti la tv. E la televisione è il mezzo ancora più visto in Italia, quello su cui si forma l’opinione della maggioranza delle persone, come tutti i dati ci ripetono.

    Non voler vedere queste cose vuol dire condannarsi a perdere. Reiteratamente.

    Non faccio analisi linguistico-semiologiche per il gusto di criticare, credimi.
    Mi piacerebbe molto che le mie analisi dessero risultati diversi, credimi.

    E mi piacerebbe molto vedere e sentire un leader del Pd che parlasse in modo diverso, sapesse infiammare, ci facesse ancora credere che un sogno è possibile. Ma nessuno – dico nessuno, né a livello nazionale né locale – dei leader del Pd attuali ha queste doti, purtroppo. Le mie analisi, finora, hanno solo fatto le previsioni giuste. Da Veltroni nazionale, a Delbono bolognese, a Bersani ora.

    Mi dispiace molto se tutto ciò può apparire duro ai militanti e simpatizzanti e sostenitori del Pd. E mi sarebbe piaciuto sbagliarmi, quando prevedevo che Veltroni, Delbono e altri non sarebbero andati da nessuna parte. Non mi sono sbagliata, ecco tutto. Ed ecco perché insisto.

    Ti abbraccio, con simpatia autentica.

  15. Io penso cheprima o poi bisognerà pur uscire da questa sbornia per la quale o si è mediaticamente attraenti oppure non si è. La cultura berlusconiana, in questo senso, ha davvero vinto e si è dimostrata egemone. E le democrazie mediatizzate di cui tu parli sono esattamente la prova provata di quella sbornia. Le decisioni assunte sulla base di sondaggi, i tempi della politica ridotti ad un click, senza riflessione, senza mediazione, le istituzioni democratiche surclassate e spogliate della loro funzione soppiantate dai talk show. E lì conta l’aspetto, la capacità di infiamare, come dici tu (a me Bersani ha davvero infiammato, l’altra sera, ma, come dicevo, bisognava starci per capirlo, bisognava ascoltare – ecco un’altra parola espunta dalla democrazia mediatizzata di cui ci si ubriaca – i commenti dei tanti che stavano lì, che uscivano ballando dalla manifestazione e dicendo che finalmente il PD avevav un grande segretario. C’è una battaglia culturale da fare, in questo senso. Quella battaglia per cambiare la realtà assolutamente diversa da quella che si sdraia, supinamente e subordinatamente, rispetto a questa stessa realtà. Certo, ci vorrà tempo. Ma io preferisco impegnarmi a cambiare le cose, piuttosto che sbracciarmi per migliorare le mie performances mediatiche, per utilizzare linguaggi che infiammano e poi lasciano le cose esattamente come stanno. La politica è confronto parlamentare, è mediazione, è riflessione. Altro che democrazia mediatizzata. Con simpatia.
    PS Che Veltroni non ce l’avesse fatta era prevedibile. Ha adottato lo stesso schema berlusconiano, pensando ad un partito del capo, piuttosto che ad un colletivo poltiico. E’ lo stesso motivo per cui, faccio una previsione anche io, “topperà” Vendola.

  16. Stamani su Repubblica (pag.4), i nostri grande visionari del PD.
    Bersani:”Il PD pronto a lavorare con FLI”. Il padrone ha concesso l’aspettativa.
    D’Alema:”Le forze politiche in certi momenti sono capaci di trovare convergenze”. Le parallele.
    Dario Franceschini:”Vincerà la sfiducia”. Dei tuoi elettori.
    Veltroni, rivolto a Berlusconi:” Lei è in un vicolo cieco”. Detto da chi da anniè con le spalle al muro.

  17. Giorgio, il mondo non si divide in berlusconismo e non berlusconismo. Divisione secondo la quale Veltroni avrebbe perso perché «segue lo schema berlusconiano» e Bersani ne sarebbe finalmente fuori. Veltroni ha scimmiottato un uso dei media che pretendeva di scopiazzare dagli USA, senza averne i mezzi, lo staff, le capacità personali e nemmeno i contenuti. E pure Bersani ci prova senza riuscirci: altrimenti perché mai citerebbe Vasco Rossi e “Vieni via con me” appena può? Tutti gli uomini del Pd arrancano per imitare una comunicazione che non capiscono (lo fanno meno le donne, ma quelle – a parte Rosy Bindi, a cui infatti andrebbe dato più spazio – hanno altri problemi, incluso il fatto che non si vedono né si sentono).

    Insomma, la mediatizzazione e personalizzazione della politica occidentale precede Berlusconi. Semplicemente, lui è l’unico in Italia ad averla capita e costantemente ben applicata – relativamente alla cultura e al contesto italiano, beninteso – dal 1994 in poi.

    L’impegno a «cambiare le cose», come dici tu, è sacrosanto, ma deve includere – non escludere come fosse il demonio – il miglioramento delle «performances mediatiche, per utilizzare linguaggi che infiammano». Occorre adattare performance comunicative, media e linguaggi contemporanei ai contenuti, ai programmi politici e valori alternativi che si vogliono e sanno proporre, proprio per non «lasciare le cose esattamente come stanno».

    Al contrario: la sinistra, a furia di non volersi «sbracciare» per capire come funziona la comunicazione politica oggi, sta davvero lasciando le cose come stanno. Da molti anni, ohinoi.

  18. @Giorgio; giovannacosenza
    Il tristo Bersani, è talmente triste ( e davvero sfinitocome ci ha giustamente fatto notare Chiara) che ieri durante la discussione alla Camera per la sfiducia a B., non ha trovato di meglio che chiedergli se sapeva dell’aumento del prezzo dei biglietti del trasporto pubblico a un 1, 50 €…. dovuto ai tagli agli enti locali…
    E mi stupisce pure tanto che Piazza S. Giovanni si sia infiammata tanto per partorire cosa alla fine, una nuova fulminante collaborazione con la nuova destra di FLI?
    Ah, povera Italia! come dice spesso mio padre, che da questo Paese ha preso solo schiaffi, a cominciare dalla guerra, dall’occupazione nazifascista…dal lavoro duro ed estenuante fatto per tirare avanti con una famiglia numerosa….
    Il vero dramma del Paese è che non esiste moralità e che nessuno è innocente: Di Pietro che “fornisce” sempre un deputato o senatore per salvare B. e il giorno prima riempe un palazzetto per mandarlo a quel paese, il PDS-DS-PD che si è scorticato negli anni per garantire B. e le sue aziende, Matteo Renzi che vorrebbe “rottamare” la gerontocrazia del PD e va da B. per “chiedere” consigli…. su Firenze..
    No, non cambierà nulla qui, in questa piccola periferia dell’Europa – fortezza dell’esclusione e dell’immoralità.
    Meglio così, che B. resti al suo posto, perché tutti in realtà percepivano un terribile ” horror vacui” per una sua possibile uscita di scena…..
    Non ci manca un leader che abbia un racconto…. ci manca il racconto, il racconto di un società nuova, dove non è solo il mercato e il profitto a determinare tutte le scelte, anche quelle istituzionali, una società in cui non si ha il timore di dire con i fatti che la nostra vita civile affonda le sue radici nell’antifascismo, una società che sappia rendersi davvero autonoma dall’ingerenza vaticana, dai poteri forti, dalle mafie…

  19. Penso che Giovanna abbia ragione riguardo alla mediatizzazione e personalizzazione della politica occidentale e abbia ragione anche sui meriti di Berlusconi e i demeriti dei leader PD nel farne uso.

    Mi chiedo se sia SOLO una questione di intelligenza, capacità personale e risorse, che Berlusconi ha e i leader PD no.
    Credo che sia ANCHE una questione di programma di governo.

    Berlusconi e il suo gruppo (che include navigati politici dell’ex PSI, di orientamento riformista, come Cicchitto, Sacconi, Tremonti, Brunetta, Frattini, cui si è aggiunta la Gelmini) un programma di governo, per quanto debole, ce l’hanno e ci credono. Il PD no.

    Attenzione, non mi sto riferendo agli slogan programmatici che vengono propagandati da una parte e dall’altra. Questi rientrano nella comunicazione politica di cui parla Giovanna.
    NON sono e NON possono essere, questi slogan, i programmi di governo reali, elaborati con l’aiuto di squadre di esperti dai gruppi dirigenti che hanno serie ambizioni governative.

    Non sto suggerendo cinicamente che non ci sia NESSUNA connessione fra ciò che si dice all’elettorato per ottenerne il voto e ciò che si vuole fare realmente.
    Credo che una connessione ci sia e sia questa: ciò che verrà fatto realmente dal governo dovrà essere PRESENTABILE come attuazione realistica di un progetto proposto pubblicamente in termini opportunamente vaghi e ‘da sogno’.

    Il mio punto è che, per riuscire a pensare e vendere un simile progetto IDEALE, bisogna che ci sia un gruppo dirigente con un progetto REALE di governo (fatto di scelte tecniche impossibili da raccontare pubblicamente).

    Credo che il gruppo dirigente del PD un simile progetto di governo non ce l’abbia. Per ragioni complesse che riguardano anche il rapporto fra i politici del PD e l’elettorato molto vario a cui si rivolgono.

    Data comunque questa mancanza, la comunicazione politica del PD non può essere tanto migliore di quella che è. Come può il povero Bersani vendere bene un prodotto che sa essere inesistente?

  20. Ben scrive: “Come può il povero Bersani vendere bene un prodotto che sa essere inesistente?”
    Concordo, Ben. Perché chiedere a qualcuno di essere un Casanova quando il suo organismo è affetto da impotentia coeundi?

  21. Berlusconi ha i soldi. Molti, moltissimi, si puo’ permettere di comprare tutto, il meglio del meglio del meglio. Il Pd no.

  22. Fare le vittime, Chiara, non serve a nulla.
    Purtroppo a sinistra, perfino fra i partecipanti a questo blog, nonostante l’atteggiamento costruttivo della conduttrice, c’è molto vittimismo: la colpa è del cattivone straricco e strapotente.
    Questa è, come minimo, una semplificazione fuorviante: non porta da nessuna parte.

  23. Rileggo il mio intervento precedente e in effetti è un poco approssimativo. Leggevo la risposta di Giovanna Cosenza a Giorgio: “la mediatizzazione e personalizzazione della politica occidentale precede Berlusconi. Semplicemente, lui è l’unico in Italia ad averla capita e costantemente ben applicata..dal 1994 in poi”.
    Aggiungo io, (magari mi sbaglio..) che se ha potuto fare una cosa del genere è perche’ aveva e ha moltissimi soldi. Non si fonda un partito dal niente senza tutti quei soldi. L’unico in Italia che poteva permetterselo. I mezzi, lo staff, costano. Su questo piano la battaglia è impari. Ben , ti sembra cosi’ banale ricordarlo ogni tanto?
    Il peccato originale sempre li’ è rimasto (leggi conflitto di interessi), anche se parlarne vuol dire essere antidiluviani.
    Con questo non voglio dire che il Pd debba rinunciare a combattere con i propri mezzi e le proprie ricchezze (leggi idee e contenuti), anche se con pochi soldi.

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