Archivi del giorno: mercoledì, 15 dicembre 2010

Stagisti pagati, rimborsati o sfruttati?

Dopo il post di ieri, in cui ho pubblicato un’offerta di stage da parte di Spreaker, ho avuto uno scambio di mail con Giulia, una lettrice di questo blog (non una mia studentessa) che ha lasciato l’Italia. Ho già toccato diverse volte questo tema, ma tornarci non guasta. Anzi, non basta.

Tu che ne pensi? Leggi qua:

Cara Giovanna, sono una ricercatrice in fisica. Mi interessa la comunicazione – della scienza, in particolare – e seguo il tuo blog da Helsinki, dove lavoro. Ti scrivo a proposito del tuo ultimo post su Spreaker, che credo meriti qualche riflessione. Non conosco Spreaker e ti prego di interpretare quel che segue in senso più generale.

Un tirocinio da 8 ore al giorno pagato (o rimborsato, se preferiamo) 200 euro al mese, per uno studente iscritto a un corso di laurea e tanto più per un laureato, fa parte della categoria delle proposte inaccettabili. Addestramento e sfruttamento non sono sinonimi.

Questo non è un tirocinio: è volontariato, e chi il volontariato lo fa davvero sa che difficilmente ci si può permettere di farlo a tempo pieno.

Qui in Finlandia gli studenti dei corsi di laurea in fisica – bachelor o master – sono abituati a lavorare in un gruppo di ricerca 3 mesi all’anno a tempo pieno, e per il resto dell’anno qualche ora a settimana. Il loro stipendio nei mesi estivi è come quello di un ricercatore universitario italiano appena assunto: 1300 euro netti. Il loro potrebbe tranquillamente essere definito un tirocinio: non hanno alcuna esperienza di ricerca, ma sono inseriti in un gruppo in cui prendono contatto, per la prima volta, con questo lavoro. Al loro contributo, tuttavia, è dato il giusto valore, e questo cresce di pari passo con le loro responsabilità.

L’Italia non è la Finlandia, e si va ripetendo che non abbiamo scelta. Ma sia l’Italia che il mondo sono grandi, e la scelta spesso c’è. Non si può lavorare a tutte le condizioni, è svilente e controproducente. Il che vale per tutti – datore di lavoro compreso, vedi il tuo post Precari e microimprese: guerra fra poveri?, dove pure le cifre in ballo erano diverse. Se una piccola impresa non può sopravvivere senza ragazzi che lavorano gratis 8 ore al giorno, be’, dovrebbe chiudere.

Dietro alla mia durezza ci sono scelte dolorose, come quella di lasciare il mio paese. E di non sapere, ancora, se mai mi rivorrà. Ma dire di no alle proposte indecenti, questo i ragazzi italiani lo devono imparare: 200 euro o niente, al mese, non faranno la differenza. E occasioni di formazione ce ne saranno altre.

Dove sbaglio? Mentre scrivo mi sento troppo severa, ma non trovo altre vie d’uscita. Grazie e a presto, Giulia»

Così le ho risposto:

Cara Giulia, grazie per la tua mail. Hai toccato un punto nevralgico, su cui combatto tutti i giorni.

Ero incerta se pubblicare l’annuncio di Spreaker, sai, perché immaginavo che mi sarebbero arrivate mail come la tua. Non tante, pensavo, ma forse qualcuno dirà qualcosa sul rimborso basso.

Faccio parte della commissione tirocini del corso di laurea in Scienze della Comunicazione a Bologna e come tale firmo tirocini quasi tutti i giorni. Mi sgolo nel ripetere ai ragazzi che devono chiedere un rimborso spese, ma – ti garantisco – la maggior parte di loro (cioè quasi il 100%) non solo non chiedono ma danno per scontato che sia normale e giusto accettare tirocini gratuiti.

Sul blog pubblico solo annunci che prevedano un rimborso spese. E ogni volta che entro in contatto con qualche impresa, piccola o grande che sia, rompo le scatole dicendo loro che devono dare un rimborso spese. L’ideale sarebbe che la mia università non convenzionasse aziende che non danno rimborsi, ma la legge italiana non prevede l’obbligo del rimborso spese, e dunque per un’università è difficile mettersi in questa posizione.

Ebbene, lo so: 200 euro non sono decorose, però almeno ci sono. Inoltre so che Spreaker è una realtà in crescita, in cui la stagista imparerà davvero cose interessanti sui social media: su questa base, ho deciso di pubblicare.

E l’ho fatto, in cuor mio, anche per vedere se ci sarebbero state mail come la tua. Per vedere se ci sarebbe stata discussione.

Finora la tua mail è l’unica. Perché vedi, cara Giulia, io immagino benissimo cosa ha pensato la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che hanno letto l’annuncio: «Che figata! Peccato che non so bene l’inglese…».

Per questo tacciono, sai. Non per altro. Cioè da Spreaker andrebbero anche gratis, mi spiego? Ma non sanno l’inglese, mi spiego? Poiché segui il blog, conosci di sicuro la battaglia che sto facendo assieme a Eleonora Voltolina, la giornalista che gestisce La Repubblica degli Stagisti.

È una battaglia che va proprio nella direzione che dici tu, ma qui in Italia è dura. Ti mando un po’ di link – nel caso ti fossero sfuggiti – giusto per ricordarti che la penso come te. Ma è il mercato che detta le regole. E io da sola, assieme a poche altre persone, facciamo ancora fatica a cambiarlo. 🙂 Ma non molliamo, fidati. Ciao! E grazie ancora, Giovanna.

Ecco i link:

La Repubblica degli Stagisti

Non tutti gli stage vengono per nuocere

Quando l’aspirante stagista alza la testa

Quando l’aspirante insegnante alza la testa

Precari e microimprese: guerra fra poveri?