Archivi del giorno: martedì, 28 dicembre 2010

C’è un’Italia migliore

Mi ha scritto Nicola, che si è laureato con me nel marzo del 2007 con una tesi sull’immagine di Nichi Vendola nelle regionali del 2005, e oggi lavora con lui. Ho deciso di pubblicare la mail di Nicola – con il suo consenso – perché descrive com’è nata una campagna on line e come lui vi ha contribuito applicando, oltre alla sua pratica e passione politica attuale, alcune competenze di semiotica e narratologia acquisite in università:

C'è un'Italia migliore

«Come staff di Nichi abbiamo lanciato una campagna on line che considero molto bella e unica nel suo genere, dal titolo “C’è un’Italia migliore”: www.ceunitaliamigliore.it.

La campagna è pensata e realizzata in questo modo: abbiamo inizialmente preso 5 temi, per noi fondamentali per costruire l’Italia migliore (cultura, formazione, lavoro, beni comuni, ambiente), e per ognuno abbiamo costruito delle frasi (es. “C’è un’Italia fondata sul lavoro e affondata dal precariato”).

Abbiamo poi creato una veste grafica che richiama a livello visivo dei pezzi di stoffa. La sensazione della stoffa si ottiene anche dagli elementi grafici del singolo “manifesto”, che ricordano delle cuciture. Ogni piccolo pezzo di stoffa è suggellato dalla scritta “C’è un’Italia migliore”, posta in basso come fosse una firma. Questi piccoli pezzi, posizionati uno di fianco all’altro e realizzati in grandezze e colori differenti, costruiscono una sorta di coperta, un enorme patchwork, che esprime simbolicamente la necessità di ricucire un tessuto sociale fatto a pezzi dalle politiche del governo.

La parte più interessante, però, è che chiediamo agli utenti di intervenire direttamente e di raccontare la loro Italia migliore. Ognuno può creare il suo pezzo di stoffa, portando la sua issue e il suo contributo, per ricucire la società e costruire l’Italia migliore a cui aspira.

Il meccanismo è molto semplice e intuitivo. Ed è anche divertente, perché ognuno può scegliere il colore che preferisce, l’icona da mettere sul manifesto, e può allegare contenuti diversi (video, foto, slide, o altro) per meglio spiegare la propria frase.

Di solito la comunicazione politica, e l’attività politica tout court, sono condotte secondo il principio del top down. Per dirla con Berlusconi: “ghe pensi mi”. Da qui la diffusa tentazione alla delega, l’idea che un “One man band” possa risolvere tutti i problemi del paese.

Noi pensiamo, invece, che è proprio a causa di questa tentazione che il paese arranca, che al contrario c’è bisogno di uno sforzo collettivo e che la narrazione dell’Italia migliore non può essere messa nelle mani di uno solo, fosse anche Vendola. La narrazione è qualcosa di collettivo, come ci insegnarono i greci che riuscirono a tramandarsi oralmente l’Iliade e l’Odissea.

Abbiamo quindi bisogno di costruire storie diverse, che esprimano la collettività, i sogni e le paure di intere generazioni; abbiamo bisogno di costruire una narrazione collettiva che non sia quella propinata dalle televisioni e dai circuiti mainstream, in cui la voce dei singoli non può arrivare, e che propongono sogni e incubi privati, dal diventare miliardari fino alla paura del diverso, del migrante, del proprio vicino di casa. Perciò offriamo un’opportunità.

Ritengo che la campagna sia interessante soprattutto perché è fortemente partecipativa e richiede lo sforzo interpretativo (ma anche generativo) di tutti; si tratta, credo, del primo esperimento italiano di comunicazione politica partecipata, condivisa. Inoltre, la possibilità di pubblicare il proprio manifesto non solo sul sito, ma anche sui social network, conferisce alla campagna quel pizzico di viralità che in rete può determinare – speriamo – il suo successo.

Ci tenevo a segnalarle questo lavoro. Se vuole possiamo continuare a parlarne.»

Certo che mi piacerebbe continuare a parlarne, Nicola, anche assieme ai lettori di questo blog, che spero vadano subito a studiarsi www.ceunitaliamigliore.it e poi tornino numerosi a dirci cosa ne pensano. 😀