C’è un’Italia migliore

Mi ha scritto Nicola, che si è laureato con me nel marzo del 2007 con una tesi sull’immagine di Nichi Vendola nelle regionali del 2005, e oggi lavora con lui. Ho deciso di pubblicare la mail di Nicola – con il suo consenso – perché descrive com’è nata una campagna on line e come lui vi ha contribuito applicando, oltre alla sua pratica e passione politica attuale, alcune competenze di semiotica e narratologia acquisite in università:

C'è un'Italia migliore

«Come staff di Nichi abbiamo lanciato una campagna on line che considero molto bella e unica nel suo genere, dal titolo “C’è un’Italia migliore”: www.ceunitaliamigliore.it.

La campagna è pensata e realizzata in questo modo: abbiamo inizialmente preso 5 temi, per noi fondamentali per costruire l’Italia migliore (cultura, formazione, lavoro, beni comuni, ambiente), e per ognuno abbiamo costruito delle frasi (es. “C’è un’Italia fondata sul lavoro e affondata dal precariato”).

Abbiamo poi creato una veste grafica che richiama a livello visivo dei pezzi di stoffa. La sensazione della stoffa si ottiene anche dagli elementi grafici del singolo “manifesto”, che ricordano delle cuciture. Ogni piccolo pezzo di stoffa è suggellato dalla scritta “C’è un’Italia migliore”, posta in basso come fosse una firma. Questi piccoli pezzi, posizionati uno di fianco all’altro e realizzati in grandezze e colori differenti, costruiscono una sorta di coperta, un enorme patchwork, che esprime simbolicamente la necessità di ricucire un tessuto sociale fatto a pezzi dalle politiche del governo.

La parte più interessante, però, è che chiediamo agli utenti di intervenire direttamente e di raccontare la loro Italia migliore. Ognuno può creare il suo pezzo di stoffa, portando la sua issue e il suo contributo, per ricucire la società e costruire l’Italia migliore a cui aspira.

Il meccanismo è molto semplice e intuitivo. Ed è anche divertente, perché ognuno può scegliere il colore che preferisce, l’icona da mettere sul manifesto, e può allegare contenuti diversi (video, foto, slide, o altro) per meglio spiegare la propria frase.

Di solito la comunicazione politica, e l’attività politica tout court, sono condotte secondo il principio del top down. Per dirla con Berlusconi: “ghe pensi mi”. Da qui la diffusa tentazione alla delega, l’idea che un “One man band” possa risolvere tutti i problemi del paese.

Noi pensiamo, invece, che è proprio a causa di questa tentazione che il paese arranca, che al contrario c’è bisogno di uno sforzo collettivo e che la narrazione dell’Italia migliore non può essere messa nelle mani di uno solo, fosse anche Vendola. La narrazione è qualcosa di collettivo, come ci insegnarono i greci che riuscirono a tramandarsi oralmente l’Iliade e l’Odissea.

Abbiamo quindi bisogno di costruire storie diverse, che esprimano la collettività, i sogni e le paure di intere generazioni; abbiamo bisogno di costruire una narrazione collettiva che non sia quella propinata dalle televisioni e dai circuiti mainstream, in cui la voce dei singoli non può arrivare, e che propongono sogni e incubi privati, dal diventare miliardari fino alla paura del diverso, del migrante, del proprio vicino di casa. Perciò offriamo un’opportunità.

Ritengo che la campagna sia interessante soprattutto perché è fortemente partecipativa e richiede lo sforzo interpretativo (ma anche generativo) di tutti; si tratta, credo, del primo esperimento italiano di comunicazione politica partecipata, condivisa. Inoltre, la possibilità di pubblicare il proprio manifesto non solo sul sito, ma anche sui social network, conferisce alla campagna quel pizzico di viralità che in rete può determinare – speriamo – il suo successo.

Ci tenevo a segnalarle questo lavoro. Se vuole possiamo continuare a parlarne.»

Certo che mi piacerebbe continuare a parlarne, Nicola, anche assieme ai lettori di questo blog, che spero vadano subito a studiarsi www.ceunitaliamigliore.it e poi tornino numerosi a dirci cosa ne pensano. 😀

13 risposte a “C’è un’Italia migliore

  1. Ho realizzato due manifesti su “C’è un’Italia migliore”, e lo visito non quotidianamente ma comunque spesso. Qualche giorno fa c’erano una decina o più di poster in sequenza con frasi che attaccavano Vendola e la sinistra (o meglio, certi luoghi comuni sulla sinistra); torno l’indomani e erano ancora lì, anche se ovviamente molto più in basso, nascosti dai poster pubblicati successivamente. A parte questi interventi ovviamente provocatori, ne sono apparsi anche altri critici, disincantati, non convinti dal messaggio di Vendola. Il fatto di lasciare tutti questi messaggi senza rimuoverli può essere una buona mossa, per invogliare tutti, anche i non vendoliani, a scrivere la propria.

  2. Il sito mi lascia freddino, però il mio omonimo sappia che sono molto sospettoso e diffidente su qualsiasi cosa in odore di marketing. I motivi del mio congelamento emotivo sono due:
    1) troppi messaggi = nessun messaggio.
    2) messaggi generici (volemose bene) = nessun messaggio.

    Forse sarebbe più proficuo raccontare delle brevi storie, con nomi e cognomi, di bella Italia. Che so, un medico pubblico particolarmente bravo e gentile, un insegnante pubblico bravissimo, ***un gruppo che ha lottato (pacificamente e correttamente) per i propri diritti e li ha visti riconosciuti***.

    Inoltre ne aggiungerei un terzo, non ascrivibile direttamente a questa iniziativa, ma che comunque la influenza parecchio:
    la coerenza politica (non si può essere “di sinistra” e non sapere chi è Don Verzè) e comunicativa (le dichiarazioni sull’accordo con Microsoft fanno accapponare la pelle a chi appena appena ci capisce qualcosa. Non c’è nessuno nello staff che sa di cosa si sta parlando?)

    Sono cose che personalmente azzerano qualsiasi campagna comunicativa altrimenti perfetta. Per fortuna di Nicola sono rare le persone come me. 🙂

  3. è una bella idea ma non è una novità. anni fa mi pare rifondazione comunista fece una campagna con dei post it gialli, dove ognuno poteva scrivere quello che desiderava. venivano distribuiti post it e ognuno poteva scrivere direttamente sui post it, o se non sbaglio, anche in rete. ognuno poteva lasciare i suoi desiderata sui post it al partito candidato.
    il discorso di ribaltare la logica top down è condivisibile e forse a questo punto indispensabile. il problema, a mio parere, è che per realizzare questo obbiettivo è necessario andare più in profondità.
    a titolo di esempio “c’è un’italia che vorrebbe sorridere del proprio futuro” è uno splendido messaggio di valore, ma non affronta nel merito questioni che necessitano di una competenza specifica.
    bisognerebbe quindi che le persone mettessero le loro competenze a disposizione della sfera pubblica per operare il cambiamento di prospettiva che in molti, già da tempo, auspicano.

  4. Sono in parte d’accordo con quello già scritto e in parte no.
    La partecipazione dal basso per costruire una narrazione unica, condivisa e non imposta, credo sia imprescindibile. Tutto sta nel come la storia viene scritta.
    Leggendo i contributi lasciati in “C’è un’Italia migliore” ho ritrovato tanti buoni propositi, tante speranze, ma una delle chiavi del successo di un’iniziativa di questo tipo, secondo me, sta nel riuscire a fare quell’ulteriore passo che non mi pare sia frequente vedere in casa nostra. Sarebbe bello vedere che queste idee venissero poi raccolte, elaborate, utilizzate e non abbandonate a se stesse. Bisognerebbe pensare, se non lo si è già fatto, a un secondo step che mostri come su tutte queste idee si è lavorato e come queste proposte abbiano concretamente cambiato, aggiunto, eliminato, modificato l’azione di chi si dovrebbe fare loro portavoce. Il rischio nel non fare ciò è che questa “coperta”, che dovrebbe avvolgere il leader e dotarlo di nuove competenze, si trasformi in un muro (se devo essere sincera è la prima immagine che mi è venuta in mente quando ho visto il sito) su cui le idee, come palline da tennis, vengono lanciate, ma poi rimbalzano senza che nulla cambi. Questo significherebbe attenzione fasulla, cosa che, mi sembra, dilaghi. Per ricollegarmi all’accenno fatto da Nicola alla letteratura greca, l’Arianna del caso, Vendola appunto, farebbe qualcosa di diverso e innovativo nel momento in cui desse risposte e non solo ringraziasse, continuando a srotolare quel filo che collega i singoli pezzi di stoffa.
    Mi sembra difficile raccontare una storia, in così poche parole, sebbene venga data la possibilità di allegare video o altri materiali esplicativi. Mi sembra, invece, interessante come punto di partenza che deve essere alimentato se non quotidianamente, almeno periodicamente, collegandolo agli altri strumenti già utilizzati.
    L’ascolto (anche quello di chi non ha un pensiero in linea e utilizza lo strumento offerto solo per ottenere visibilità) oggi è fondamentale e mi sembra che questa opportunità, come Nicola la definisce, ne sia un esempio, ma all’ascolto segue la risposta, la reazione.
    La comunicazione di Nichi si compone di tante iniziative interessanti, ma che talvolta mi appaiono non comunicanti tra loro. Si rischia così la contraddizione e l’inefficacia di qualcosa che in potenza avrebbe tanti numeri, ma che poi restano tali.
    In sintesi: non lasciate che queste rimangano solo parole.

  5. Non so – a me Vendola piace moltissimo ma mi sento la reazione del Comizietto. Non che abbia in simpatia il marketing della messaggistica politica, e Giovanna forse si ricorderà che ne scrissi, ma non è questo. E’ che spero sempre in uno stile di politica che eliciti la sofisticazione del pensiero non la frantumazione. Vendola è quello delle narrazioni! Oh narrazione è una parola che rinvia alla struttura, non alla pacellizzazione dei pensierini. A chi arriva, tutti questi posterini agglomerati non suscitano niente in termini di programma strutturato, l’immagine che perchepisce è un gioco un’excamotage, una falsa partecipazione.
    Alla biennale di Venezia una volta su due c’è un artista che propone uno stanzino dove te scrivi i pensierini, ma ecco dopo un tot di stanzini chi i pensierini, arrivo alla conclusione che artisti diversi producono un oggetto artistico identico perchè la totalità dei pensierini rinvia a una totalità vuota e desoggettivata.
    La partecipazione dal basso è cosa buona e giusta, ma dall’altra parte io voglio il coraggio di una leadership che dica ciò che è, e che non aspetti il mio pensierino per definirsi – è insomma questo portale un servizio o una lusinga? La questione è che secondo me Vendola il merito di dire ciò che è e che vuole anche in modi piuttosto seduttivi e grazie a Dio alternativi a quelli di Forza Italia ce l’ha. Ma non lo si desume da questo portale. Qui pare che il suo programma è uno stanzino con le pareti vuote.
    Scusate la critica molto negativa – ma sempre nel rispetto del lavoro delle persone e del cuore che sicuramente ci hanno messo.

  6. Questa volta un pochetto mi espongo e vi parlo da esperta di comunicazione attraverso il web. Okay non volevo usare la parola “esperta” perchè probabilmente non sono così esperta, però qualcosina la so e quindi vi do la mia opinione a riguardo.

    L’idea di base è buona, la collaborazione è uno dei punti di forza di questi ultimi anni del web. Tuttavia se non c’è partecipazione, una buona idea resta solo un contenitore vuoto. Quindi la prima cosa da fare è farsi pubblicità. Io opterei per una pubblicità a tutto tondo ma magari, in questioni politiche, non è l’idea migliore. Quello che vorrei sottolineare è che, benchè io legga molto online, questa è la prima volta che sento parlare del sito e non va bene! Magari scrivete qualcosina per un giornale online e fatevi pubblicare. (suggerisco quelle testate che vengono pubblicate da Google News)

    L’utente che arriva sul sito deve sentire due cose: che è un sito molto popolare e che quello che scrive non si perde in un mare di altre cose.

    Per il primo punto suggerirei un sistema di statistiche che mettano nero su bianco le visite al sito (“Oh mammina! Quanta gente che visita questo sito! Aspetta che lo faccio vedere anche ai miei colleghi!”). Vedere per credere.

    Per il secondo punto beh, il sito è molto disordinato. Sembra un lenzuolone. Una distesa di cose. Insomma, parliamoci chiaro: quante di quelle frasi avete letto? Io forse cinque e di sicuro non mi è venuta voglia di contribuire (ma quello forse sono io che sono pigra). Se proprio non volete cambiare l’impostazione del sito (che di per sé è il suo elemento distintivo) allora suggerirei di inserire un sistema di raiting (le stelline per votare quanto è piaciuta quella frase) (una gara a chi scrive la frase più bella?).

    Pecca allucinante del sito è la connessione ai social network in secondo click. Bisogna ricordarsi che l’utente è pigro, non ha voglia di cambiare pagina. Hanno usato javascript (se non erro) in grande abbondanza, allora perchè non fare una simpatica finestrella che si apre invece di cambiare pagina?

    Questo è quanto. Naturalmente è tutto una mia personalissima opinione e sono prontissima ad imparare dai vostri di suggerimenti.

  7. Vorrei esprimere tre cose:

    A) Dov’è la partecipazione?
    Riprendendo quello che dice Glory11 : “Il rischio nel non fare ciò è che questa “coperta”, che dovrebbe avvolgere il leader e dotarlo di nuove competenze, si trasformi in un muro”

    Se l’intento è di avere partecipazione della gente alla vita politica, allora è assolutamente controproducente prendere le loro idee e appiccicarle come un mantello ad un leader. Il linguaggio di Vendola in sé tende già al “io so parlare e voi no, sono la vostra nuova e unica speranza”. Questa soluzione di partecipazione mi sembra un po uno “sfogatevi che poi vediamo noi cosa fare” spacciato per “le vostre idee sono importanti”.

    Perchè dico questo? Perchè la modalità di fruizione dei messaggi è inusabile:
    1) i messaggi quando li leggo sono anonimi e io cittadino voglio che la MIA voce abbia un peso!
    2) sono messi là così, senza un minimo di vicinanza semantica tra di loro, devo andare a cercare faticosamente le opinioni affini alle mie, risultato (come diceva universitype): ne leggo forse quattro o cinque, perdo la voglia di partecipare se quello che dico viene snobbato come ho finito per fare io
    3) vengono chiamati “manifesti”: siam sicuri di volere migliaia di manifesti indipendenti? Un manifesto, se Lotman non inganna, è un testo che funziona da auotmodello di una cultura, quindi sul sito può sembrare che ognuno faccia il suo manifesto per la sua cultura e del pensiero degli altri chissene, tant’è che vengono allogiati insieme senza un criterio apparente: dov’è l’unione d’intenti? dov’è la costruzione collaborativa?

    B) Connessione coi social network
    Riprendendo universitype: “Pecca allucinante del sito è la connessione ai social network in secondo click.”
    Se si vuole il tipo di partecipazione che si ha su Facebook (del tipo clicco su “mi piace” e sono a posto con la mia coscienza perché credo di aver partecipato) direi che siamo lontani dal proporre idee per una nuova Italia. Quindi ben venga lo sharing sui social network, ma se si basa la partecipazione su quello siamo punto a capo: finiamo al “dai il tuo voto che poi ci pensa qualcun’altro guardando quanta gente ha votato ste cose”.

    C) Partecipazione attiva in un altro modo
    Visto che siamo in tema consiglierei a tutti di dare un occhiata a come funziona il forum del Movimento 5 Stelle. Sarebbe interessante paragonare le due soluzioni allo stesso problema di far partecipare le idee dei cittadini. Come son costruiti i soggetti e la pratica di discussione.

    Ad ogni modo, auguri a tutti!

  8. Innanzitutto ringrazio la prof. Cosenza per l’attenzione e l’entusiasmo dimostrato. Poi, mi trovo a rispondere a qualcuna delle tante interessanti osservazioni sollevate.
    Voglio innanzitutto dirvi che la campagna C’è un’Italia migliore non è la summa teologica del pensiero di Nichi, né delle fabbriche di nichi, né di Sinistra Ecologia Libertà. Né tantomeno è stato detto o garantito che quello sarà lo strumento per la costruzione di un programma elettorale, per il futuro dell’Italia. Non sarebbe corretto, perché, come molti di voi giustamente hanno notato, non è così che si costruisce un programma, né d’altro canto abbiamo la presunzione infantile di pensare che questa sia partecipazione alla vita politica e alle vicende del paese. Quindi, Zauberei e Comizietto e Rob, non vi preoccupate, non è tutto qui il nostro pensiero. 🙂
    Credo che in molti dei vostri commenti ci sia una commistione fra ciò che è eminentemente politico e ciò che invece è semplice comunicazione politica. E bene, C’è un’Italia migliore è piuttosto, come sottolineato nel post riportato, un esperimento di comunicazione politica partecipata. Per cui, ritengo sia indispensabile tenere separati i due piani: politica e comunicazione politica. E’ fondamentale questa distinzione, perché la nostra politica e la politica di Nichi non si esaurisce certo in un sito internet in cui viene semplicemente richiesto uno sforzo generativo e interpretativo.
    Per il resto, condivido certamente Eva Macali quando dice che le frasi sono buone intenzioni, ma che sarebbe necessario andare più in profondità. La stessa osservazione è stata fatta anche da altri, in modo più o meno differente. Posso dirvi che c’è la possibilità di approfondire un tema se unitamente alla frase si decide di integrare con contenuti altri e diversi. Ma non solo. Glory11 ha colto nel segno: questo è solo un primo step della campagna. A brevissimo infatti, il sito sarà potenziato da un blog in cui ospiteremo idee e opinioni ben più articolate, proposte dalle fabbriche di nichi sui territori e non solo. Vorremmo che questo blog diventi un punto di incontro importante, in cui le idee non siano solo dei manifesti, o delle buone armi propagandistiche. Vorremmo piuttosto il contrario: ricondurre la politica alla sua arte di esaminare la complessità.
    Per quanto riguarda le questioni tecniche evidenziate da Universitype, dico che concordo praticamente su tutto, tranne che sui “bottoni” dei social network per un solo motivo: l’obiettivo della campagna è quello di “aprire” i manifesti per capire se ci sono contenuti ulteriori. A quel punto puoi cliccare o twittare sui social. Inoltre, ti chiedo: considerata la veste grafica generale a “patchwork” del sito, come e dove avresti inserito i “bottoni” social? Non sarebbero stati una interferenza alla veste grafica?
    Ti dico però che io non sono un tecnico, mi occupo dei contenuti politici e dei testi del sito http://www.nichivendola.it, per cui hai vita facile con me nel fare critiche più tecniche. 
    A Comizietto voglio dire invece segnalare un link http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/software-libero.html
    Visto che ha sollevato un tema di fondamentale importanza politica per noi come il software libero.
    Spero di rileggervi presto. Grazie per i tanti suggerimenti.
    nico

  9. scusa eh, ma se un lettore di media cultura non distingue piano politico e comunicazione politica (ammesso e non concesso), posto che a me interessi comunicare a suon di bacetti perugina, e decide che il progetto politico non c’è (dubbio che viene spesso in mente con la comunicazione dei forzati del bacetto perugina) non sarà che come modello di comunicazione è quantomeno imperfetto? Può una comunicazione essere così tanto sottosviluppata rispetto al progetto che la sostiene? Può mettere da parte l’idea la comunicazione? Dov’è qui Vendola oltre alla questione della comunicazione dal basso? Non lo vedo. Pareti vuote. Limite mio perchè no – ma sono un elettore, dirmi che sono deficiente non vi porterà lontano.
    Mi piace già molto di più l’idea del blog – se sarà portata avanti bene potrebbe essere una bella occasione.

  10. @nicola bavaro
    Ti rispondo con un solo link e un invito a due ricerche:
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Vendola%2C_Microsoft_e_i_cantinari

    Cerca Vendola sul sito sopra citato e su edue.wordpress.com. Il primo fa critiche pungenti ma ragionate, il secondo è più umorale, ma chi si occupa di comunicazione deve tenerne conto.

    Comunque, Vendola a parte, sono contento che ci sia qualcuno che si sprema le meningi in queste cose. In bocca al lupo!

  11. @Rob
    ti ringrazio per aver letto con attenzione il mio commento 🙂

    @Nicola Bavaro
    ringrazio anche te per aver letto con attenzione il mio commento e vorrei chiarire che le mie non sono critiche, ma consigli. Davvero, non ho nessun interesse ad attaccare il vostro lavoro e non vorrei essere fraintesa 🙂
    Mettere i “bottoni social” direttamente sul pezzetto di stoffa romperebbe l’armonia dell’arazzo. Suggerirei di utilizzare una finestrella che compare quando si sposta il mouse sul mini manifesto, una specie di nuvoletta (magari con una certa trasparenza per non occultare gli altri pezzi). è un gesto abbastanza intuitivo (quello di portare il cursore sul pezzo di interesse) e gli utenti non avrebbero difficoltà a capire ed imparare il meccanismo. Visto quello che mi dici (l’utente dovrebbe cliccare sul pezzetto di stoffa per visualizzare contenuti aggiuntivi) magari si potrebbe usare la nuvoletta anche per mostrare un’anteprima dei contenuti.

  12. Visto che stiamo dando consigli, butto là anche il mio che magari torna utile.
    Riguardo all’aspetto di re-design che ha suggerito universitype: “utilizzare una finestrella che compare quando si sposta il mouse sul mini manifesto, una specie di nuvoletta (magari con una certa trasparenza per non occultare gli altri pezzi)” ci andrei un po’ cauto per un discorso di design dell’interazione.
    Le cose che si muovono, soprattutto quando laterali rispetto al focus, stimolano i ganglioni e attirano l’attenzione oscurando quelle statiche. Se nella nuvoletta che appare ci metti i bottoni social ottieni l’effetto “condividi questa cosa” prima ancora dell’effetto di senso della frase scritta.
    Molto più interessante sarebbe mettere un “mostra tutto”, in questo modo offri ed enfatizzi il “percorso narrativo” che permette all’utente di congiungersi con il vero valore di quella parte di sito, ovvero il manifesto intero.

  13. Pingback: Nichi Vendola e la sua idea di crowdsourcing | il blog di Michele d'Alena

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