Archivi del giorno: martedì, 4 gennaio 2011

Napolitano, i giovani e il coro

Che il discorso di fine anno del presidente della Repubblica sia fatto per mettere d’accordo tutti (sia bipartisan, come si dice) non è una novità: poiché deve rivolgersi a tutti gli italiani e le italiane, non può certo esprimere una parte.

Per questo, dal 1949 a oggi, i discorsi presidenziali di fine anno, pur differenziandosi per stile e contenuti – che dipendono un po’ dal presidente, un po’ dal contesto storico-politico – devono il più possibile dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Perciò di solito ottengono lodi e critiche equamente distribuite fra tutte le parti politiche, sociali, economiche.

Tuttavia, mentre l’anno scorso il bilancio delle lodi e delle critiche era in pareggio (vedi Il discorso presidenziale di fine anno: lodi e attacchi bipartisan), quest’anno Napolitano ha ottenuto solo consensi perché, pur affrontanto molti temi, ha usato la leva retorica che da noi va per la maggiore: i giovani.

Attenzione: non sto dicendo che Napolitano ha fatto il furbacchione per ottenere consensi. Credo che in questo momento il valore simbolico dell’attenzione ai giovani e ai problemi dell’università sia importante. Tanto, che pure il New York Times ha dedicato un articolo all’anomalia italiana: un paese che non solo invecchia («Fra un po’ non ci saranno più italiani né greci, spagnoli, portoghesi o russi – dice al NYT l’economista Laurence J. Kotlikoff – e immagino che i cinesi riempiranno il sud Europa»), ma costringe i pochi giovani che ha ad andarsene per trovare percorsi di lavoro decenti.

Il problema è il coro: tutti a ripetere che bisogna pensare ai giovani, da Berlusconi a Bersani, da Fini a Di Pietro. Tuttavia, come ho detto altre volte, in Italia bisogna sempre diffidare di chi blandisce i giovani: quando va bene, è vuota demagogia (lo dicono e non lo fanno), quando va male equivale a inserire nei partiti e nelle organizzazioni persone poco competenti e preparate, ma in compenso molto inquadrate, deboli e manipolabili dai dirigenti. Non a caso tutti i partiti fanno il coro del «largo ai giovani».

Ma la mancanza di prospettive, in Italia, non riguarda solo i giovani, ma tutte le generazioni. Ed è soprattutto un problema:

  1. del mercato di lavoro, più che del sistema educativo – pur avendo, questo, tutti i problemi che sappiamo;
  2. dell’incapacità, tutta italiana, di darsi regole per introdurre una vera e sana meritocrazia in tutti gli ambienti (aziende, università, scuole, pubblica amministrazione, politica, governo) e per tutte le generazioni.

Una persona va scelta per un certo ruolo (lavoro, carica, funzione) perché ha studiato per quel ruolo, perché è intelligente, creativa, preparata, perché in quel ruolo saprebbe fare questo e quello e lo farebbe con passione e onestà. Non perché ha 20, 30 o 40 anni. E nemmeno perché ne ha 70 o 80, naturalmente.

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Idee per una tesi (triennale o magistrale, a seconda del tipo e livello di approfondimento): analizzare dal punto di vista retorico-semiotico il discorso di Napolitano nel quadro dei messaggi presidenziali di fine anno dal 1949 a oggi (tesi magistrale), o dalla cosiddetta seconda repubblica a oggi (tesi triennale).

Trovi sul sito del Quirinale i testi di tutti i messaggi di fine anno degli ex presidenti italiani, fino all’attuale.