Archivi del giorno: lunedì, 10 gennaio 2011

Bersani «spersonalizzato» e Berlusconi-Attila

Nei giorni scorsi Pier Luigi Bersani ha perseverato in quell’autolesionismo comunicativo di cui aveva dato prova l’11 dicembre nella manifestazione di Roma (vedi La tristezza di Bersani in Piazza San Giovanni).

In quell’occasione avevo rilevato come Bersani, invece di dare un’immagine positiva e costruttiva di sé, del Pd e dei sui elettori, si fosse limitato a rimandare l’immagine negativa del Pd che non solo i suoi avversari ma anche Vendola, da sinistra, stanno costruendo da mesi.

Aggiungo ora che Bersani aveva dipinto Berlusconi come un leader potente e aggressivo, chiamandolo «Capo» con la maiuscola (rileggiti QUI il discorso). Certo l’aveva fatto per dire che Berlusconi ha portato solo disastri ma, in assenza di proposte concrete e in presenza di un’immagine tutta negativa e debole del Pd, è come ammettere che l’avversario è invincibile.

La stesso autolesionismo sta nella «lettera» che Bersani ha pubblicato sul Messaggero il 7 dicembre (QUI il testo: grazie a Vito per la segnalazione), in cui per l’ennesima volta si scaglia contro quelle che chiama «scorciatoie personalistiche» di Berlusconi, senza capire (o fingendo di non capire) che la personalizzazione della politica precede di molti anni Berlusconi e coinvolge tutte le democrazie occidentali, non solo quella italiana.

Piaccia o no, dalla personalizzazione nessuna strategia politica che si voglia vincente può prescindere.

Peggio ancora l’intervista rilasciata al Tg2 l’8 gennaio: insiste sul fatto che bisogna uscire dalla «personalizzazione populista che non serve a niente» (come no? serve a vincere), ma chiude sottolineando che nel centrodestra «chi alza la testa, muore» perché «si può coltivare l’illusione che Berlusconi sia condizionabile, ma Berlusconi lo si è visto: non tratta, compra».

Come se dicesse: a sinistra non c’è nessun leader (e neanche lo vogliamo), a destra c’è una specie di Attila flagello divino.