Archivi del giorno: mercoledì, 12 gennaio 2011

Quando lo stagista alza (tardi) la testa

Mi arriva da Mario (nome fittizio) una mail in cui denuncia, con una certa amarezza e rabbia, la sua delusione per un tirocinio appena terminato presso una piccola impresa del territorio emiliano-romagnolo.

Ovviamente Mario ha ragione, e io provvederò di conseguenza.

Tuttavia dal mio punto di vista ha sbagliato anche lui, per ragioni che gli ho spiegato nella mail di risposta. Leggi lo scambio, pensaci e di’ la tua, se ti va.

Mail di Mario:

Gentile professoressa, mi chiamo Mario X, sono un ex studente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, mi sono laureato lo scorso marzo e ho dato con lei l’esame di Semiotica del Testo. Dopo la laurea ho accettato uno stage presso un’azienda convenzionata con l’università, ed è proprio a questo proposito che ho deciso di rivolgermi a Lei: so che fa parte della Commissione Tirocini, inoltre seguendo il Suo blog ho notato che spesso si occupa di queste tematiche.

Lo stage che mi è stato offerto non era retribuito, tuttavia ho accettato lo stesso, un po’ perché di meglio non ho trovato, un po’ perché pare che nessuno voglia assumere un neolaureato senza esperienza. Ho pensato che lo stage sarebbe stato un periodo di formazione professionale. Mi sbagliavo.

L’azienda per cui ho lavorato è un’agenzia che organizza eventi. Gli incarichi che mi venivano affidati consistevano soprattutto nel ricercare sponsor, il che significa ricercare soldi, e questo è abbastanza paradossale per uno che faceva quel lavoro senza essere pagato. Ci si attaccava al telefono per tutta la giornata con una lista di aziende a cui vendere improbabili progetti di comunicazione, una specie di call center in incognito.

Trovati i soldi, scattava la parte pratica: montare mobili necessari per l’allestimento dell’evento. Viti e bulloni per me non hanno più segreti, giuro. Sono diventato esperto anche nel campo delle commissioni: andare in ferramenta a comprare la prolunga elettrica o nei supermercati a cercare gli ombrelloni da giardino al miglior prezzo sono solo un piccolo esempio delle mansioni che mi venivano abitualmente affidate; neanche a dirlo, a fare le commissioni ci andavo con la mia macchina, e i soldi per la merce era prassi che li anticipassi io (“…è più pratico così, no?!”).

Un giorno la mia responsabile mi convoca e dice: “Sabato sera un’agenzia concorrente organizza un evento a XY, io non riesco ad andare, vai tu a vedere cosa fanno”. Lì per lì ho pensato a uno scherzo di cattivo gusto per testare il mio senso dell’umorismo, poi purtroppo ho capito che era seria.

Naturalmente non mi avrebbe rimborsato né benzina, né niente.

Nell’azienda in cui ho fatto lo stage lavorano una decina di persone, solo due o tre al massimo potrebbero avere un contratto a tempo indeterminato, gli altri hanno la Partita Iva o sono in nero; di sicuro però so che oltre a me c’erano altri cinque stagisti. Se non sbaglio la legge pone delle limitazioni al numero di tirocinanti ospitabili, e sono piuttosto sicuro che sei stagisti siano decisamente troppi.

Durante la mia permanenza presso l’azienda ho avuto modo di vedere con quale atteggiamento vengono reclutati gli stagisti, e per me che lo ero non è stato affatto lusinghiero. Lo stagista è uno strumento da sfruttare per chi è già inserito in un sistema lavorativo, e questo meccanismo diventa ancor più insopportabile quando ti trattano come se nessuno fosse in grado di distinguere fra ciò che ci compete e ciò che invece non saremmo affatto tenuti a fare.

Gentile professoressa, spero che in virtù del ruolo istituzionale che ricopre possa prendere provvedimenti per migliorare la situazione. Naturalmente sono a completa disposizione qualora necessitasse di ulteriori informazioni o chiarimenti.»

Mia risposta:

Caro Mario, hai fatto benissimo a segnalarmi il caso. Provvederò senz’altro per quel che mi compete. E tuttavia mi e ti chiedo:

  1. Perché non ti sei fatto valere subito con loro, chiedendo esplicitamente che non ti facessero fare le cose che non ritenevi formative?
  2. Perché non ti sei rivolto subito al tuo docente tutor universitario? (a proposito, chi era?): certe cose vanno segnalate durante il tirocinio, non a cose fatte.

Perché così hai perso un’occasione formativa. Invece, se avessi segnalato i problemi mentre il tirocinio era in corso (meglio ancora, all’inizio), si poteva cambiare azienda