Vendola: «Meglio perdere bene»

È da tre giorni che volevo scriverlo e finalmente trovo un momento per farlo: mai nessun intervento di Vendola è stato per me così illuminante come quello a «Che tempo che fa» domenica scorsa.

È infatti da quando Vendola si è proposto come possibile leader del centrosinistra nazionale che mi chiedo se ci è o ci fa. Se cioè mira a costruire la sua candidatura come una alternativa seriamente e pragmaticamente propositiva per la sinistra del paese, o se invece mira solo a riportare in Parlamento la sinistra radicale, ingrossandone le fila con i delusi del Pd.

Ebbene, domenica Vendola è stato chiarissimo: dice la prima cosa, ma vuole la seconda. Dunque ci fa.

Quando mi è stato chiaro che vuole la seconda cosa? Almeno tre volte:

  1. la prima è all’inizio dell’intervista, al minuto 00:49, quando Vendola dice «Io penso che bisogna avere il coraggio di dire che siamo minoranza»;
  2. la seconda, sempre all’inizio dell’intervista, quando dal minuto 2:57 in poi Fazio gli chiede: «In assoluto, è preferibile vincere male o perdere bene?», e lui risponde netto: «No, è meglio perdere bene»;
  3. la terza è circa a tre minuti e mezzo dalla fine dell’intervista. Qui Vendola è molto confuso, perché dice cose contraddittorie e mena un po’ (un bel po’) il can per l’aia, ma la sostanza si capisce lo stesso: dice che la coalizione di centrosinistra non c’è («Non credo sia all’ordine del giorno»), dice che non crede che nei termini in cui gliela propongono si possa fare («la coalizione in astratto non si può fare», «se la coalizione è questa specia di alchimia che bisogna inventarsi al chiuso…»), ma dice pure che non fa un passo indietro rispetto all’idea di candidarsi alle primarie. In pratica vorrebbe candidarsi alle primarie di una coalizione che non c’è e che gli sta bene che non ci sia? Bah.

Per me tutto ciò vuol dire che Vendola vuol solo ampliare la nicchia di voti a sinistra del Pd e con quelli andare in Parlamento. Punto.

La prima parte dell’intervista di Fazio:

La seconda parte dell’intervista di Fazio:

33 risposte a “Vendola: «Meglio perdere bene»

  1. Tu Giovanna credi essere di sinistra vero?, dimmi la verità.

  2. Sì, caro Fabrizio, se per sinistra si intendono i valori che sono emersi nella discussione del post https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/11/22/destra-e-sinistra-scriviamo-noi-la-lista/.
    Perseguo i valori «eguaglianza di opportunità» e «meritocrazia», per esempio, quotidianamente da quando sono nata. Ma non li ho mai visti applicati in Italia.

    Idealista? Sì, ma pure molto pragmatica. In un modo che non ho mai visto realizzato dalla sinistra degli ultimi dieci anni… 😀

  3. Credo, come te, e non pregiudizialmente ma dall’analisi delle cose dette, e dall’approccio ai grandi temi dello sviluppo del paese, che Vendola sarà solo una occasione mancata.
    Peccato, perchè il personaggio ha l’appeal giusto, quello che non ha nessuno allo stato attuale nello schieramento di centrosinistra, ma ha deciso, come Peter Pan, di rimanere nella purezza del fanciullo rifiutandosi di rappresentare una reale e concreta alternativa a Berlusconi.

    E tutto questo detto da uno di sinistra, ma laico e che si rifiuta di stare aggrappato alle ideologie.

    Diarioelettorale

  4. Il problema è che a sinistra la situazione è così confusa che è davvero difficile fare affermazioni che non siano o non appaiano contraddittore. Però credo che Vendola aspiri davvero alle primarie e pensi di vincerle.

  5. Secondo me essere di sinistra vuol dire soprattutto non prendere in giro chi ci sta ascoltando. E ho come l’impressione che Vendola lo faccia di continuo: ci guarda dall’alto, ci snobba con le sue citazioni che capiscono lui e altri tre e imbambola con la retorica (vecchia, trita e superata) chi quelle citazioni non le conosce, vorrebbe tanto farlo, e quindi gongola nell’arrivare almeno al secondo livello.
    Anche secondo me ci fa, è tanto che lo sostengo, ti ringrazio per avermelo confermato.

  6. questa è solo una conferma – l’ennesima – che le primarie sono un meccanismo che può funzionare all’interno di un partito, non di una coalizione. in pratica, già il PD è sempre più in difficoltà nel proporsi come credibile partito di maggioranza relativa, poi rischia di affidarsi ad una leadership “esterna” che non crede e non pensa affatto a proporsi come alternativa di governo, ma solo a “rubare” consenso “dall’interno”. insomma, forse stavolta dobbiamo riconoscere a Bersani di avere avuto una buona intuizione a preferire dialogare con l’UDC: se infatti le premesse del rapporto con Vendola e la sinistra radicale sono queste, rischiano solo di farsi vampirizzare ulteriormente. altro discorso sono poi i rischi di vampirizzazione anche dall’altro lato, ma almeno lì possono esserci prospettive di governo… quanto a Vendola, sconta la più volte denunciata – anche su questo blog – cultura di minoranza della sinistra. nulla di nuovo. ciao!

  7. E’ più forte di loro (=Vendola e colleghi): appena riescono a fare qualcosa di bello, o potrebbero farlo con poco sforzo, si spaventano. Chi, IO? No, la coalizione, il programma, e la globalizzazione, e la destra che avanza o indietreggia o va di lato, non è opportuno ora, vedremo domani, microsoft ma anche open source (facendo un poco di confusione). Come quando hanno messo nello statuto del PD delle regole per rinnovare il partito, ma anche mille modi per scavalcarle. Era troppo per loro: e se ci fossero riusciti, a rinnovarlo, questo PD? Non è opportuno… la congiuntura, la professionalità…

    Scommetto che se a Vendola gli si facesse notare che è una bella cosa che lui si dichiari omosessuale, che potrebbe essere di esempio per molti giovani, lui direbbe che non è vero, che a lui son sempre piaciute le donne. Può confessare le sue tendenze solo se qualcuno lo discrimina, almeno un pochino, almeno per interposta persona, come da Fazio dove si raccontavano in elenco gli epiteti per gli omosessuali.

    Adesso che una limatina alla sua immagine potrebbe facilmente fargli vincere le elezioni, il Nostro si spaventa: no, ma io non posso vincere, siamo in minoranza… Sai, una regione possiamo pure governarla, ma un interso Stato! Dài!

    Grazie Giovanna per la tua abnegazione. (Ma quanti antiacidi assumi al giorno? 🙂 ) Con questa chicca ho messo una pietra tombale anche su questo partito.

    (Scusa lo sfogo.)

  8. ” E’ meglio perdere bene”

    è una frase stupenda in bocca ad un politico. E’ l’affermazione indiretta dell’assoluta necessità di recupero di un idealità in politica. E il fatto, peraltro incontrovertibile, che la sinistra sia ora minoranza in questo paese non toglie prospettiva alla possibilità di diventare maggioranza.
    Ma questo deve sembrare qualcosa di alieno a chi come gran parte del gruppo dirigente PD fa della governabilità a breve termine e ad ogni costo (anche morale e ideale, il proprio orizzonte politico. Come un certo Craxi d’altronde.
    Pari opportunità e meritocrazia?
    Ma di quale sinistra si vuole parlare se si assumono le parole d’ordine del liberalismo come proprie???
    In realtà questo post mette in luce il vero timore del PD: il timore pronto a tramutarsi in crescente panico per un ritorno della sinistra in parlamento. Schiacciato tra sinistra e IDV, e appiattito sulle posizioni dei centristi, cosa rimarebbe di un partito senza anima e senza leader come il PD?

  9. Un circolo vizioso, un mantra fastidioso che si ripete nella mia testa, banalizzo lo so, sarò tacciato di fare bar sport, però voglio dirlo: secondo me è colpa di Berlusconi!
    Bersani che inveisce (a vanvera, come ci hai ben chiarito tu Giovanna) contro la personalizzazione della politica, perché la sua preoccupazione principale è mantenere l’equilibrio tra i colonnelli del PD, i pruriti provocati dai “rottamatori”, non di certo sfidare il “Capo”….. e adesso Vendola che chiarisce agli italiani di non volere di certo stravolgere il Paese, quanto piuttosto di creare un nocciolo duro di ” sinistra” in parlamento. Berlusconi ha appiattito il dibattito, ha omogenizzato tutto, oltre c’è solo radicalizzazione effimera o spersonalizzazione disperata…. ‘Namo bene!

  10. Mi permetto di dissentire sui primi due punti.

    C’è una bella differenza tra l’ “essere minoranza” e il “voler essere minoranza”.
    Vendola non dice mai di “voler essere minoranza” (ovviamente). Dice piuttosto che almeno il 50% + 1 degli italiani è con Berlusconi e aderisce al suo sistema valoriale. È un ovvietà, se si guardano le elezioni degli ultimi 20 anni, ma il motivo per cui questa ovvietà viene ribadita per me è chiaro. Si riferisce ad un “essere minoranza” che si oppone all’elevazione a maggiore, alla “democrazia come degenerazione della statistica. Ci suggerisce Eco: “La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi”. Ecco, Berlusconi è bravo a prendere più consensi, ma non ha più ragione degli altri.
    Vendola ha detto questo e dicendolo ha connotato il suo attuale “essere minoranza” (i sondaggi gli attribuiscono il 7%, come SEL) in senso positivo: per radunare le truppe, preparasi alla battaglia e provare a trasformare la maggioranza attuale che ha torto, in una maggioranza futura (composta da altri) che avrà ragione.

    Sul “perdere bene” e il “vincere male”. Vincere male significa ambire solo alle poltrone, al potere e infischiarsene dei metodi che vengono utilizzati per vincere. Per la minoranza di cui parla Vendola (il suo elettorato) questo approccio è in pieno contrasto con il bagaglio valoriale che ne ha garantito l’ascesa politica.
    Dunque “perdere bene” è meglio di “vincere male”, ma non perché il “perdere bene” sia figo, ma solo perché il “vincere male” fa schifo. Detto questo. Tutta la tensione è rivolta a ciò che non viene mai esplicitato, ma che rimane il vero obiettivo: “vincere bene”.

    Sul terzo punto invece sono d’accordo. Del resto quello che vuole Vendola è risaputo: fare le primarie di una coalzione con PD e IDV e SEL.
    Non può pretendere (e di fatto non lo fa) di fare le primarie di una coalizione di cui SEL non farà parte.
    La palla passa al PD (e all’UDC).

  11. Mi astengo dalle riflessioni politiche su: coalizione, “centrosinistra” , “sinistra”, funzione e importanza delle primarie e così via.
    Devo ammettere però che fa piacere (nonostante una retorica che non condivido pienamente) sentir parlare un politico di problemi reali con un orientamento realmente di sinistra.
    Siamo ormai abituati a percepire la politica come una sit-com dove tutto alla fine dell’episodio ritorna com’era all’inizio, dove non cambia mai nulla e dove i personaggi rimangono per anni inalterati psicofisicamente (vedi le varie ristrutturazioni fisiche di berlusconi).
    insomma in un contesto simile, dove ormai arrivati alla quindicesima stagione, siamo stanchi di vedere in ogni puntata solo festini con cocaina e prostitute, un personaggio nuovo che porti nuovo pubblico a “sex & politic” mi rende nuovamente partecipe perchè faccio parte di quella fascia di pubblico che fino ad oggi non veniva considerato come target e che con Vendola diventa il target di riferimento.
    Che poi, nel caso assurdo, vinca le ipotetiche elezioni e si inserisca in un meccanismo mediaticamente collaudato, in questo caso spegnerei nuovamente la televisione.
    p.s.Non so se il mio commento è inappropriato, se cosi fosse mi scuso!

  12. Vendola: “Meglio perdere bene”. Che perdere male.

  13. Gentile Giovanna, anche a me l’ultima *fazio opportunty* di Vendola ha confermato che *ci fa* , ma con addendum : io penso ( temo ? ) che lui giochi sulla condizione pre-diluvio in corso: che voglia in prima base confermare i suoi voti; in seconda aumentare aspettative e consensi; in terza prendere voti alle prossime elezioni – correrà da solo – . Dopo l’eventuale Diluvio ( situazione emergenziale interna e/o internazionale ) pensa di guadagnare così l’attenzione/consenso/voto degli *unhappy many*, per non dire dei *desperados* che – da ogni sinistra ( *ma anche* destra ) cercheranno il leader carismatico ” che l’aveva detto prima ” .

    Mi permetto di segnalarle questo post ( e i suoi links, se ha voglia e tempo ) : so bene che non è Tempo, questo, per la prevalenza del ragionamento e della calma, ma tornerà utile – voglio pensarlo – nella ancor lunga strada per Tipperary .

    http://baotzebao.tumblr.com/post/2712963596#c

    Grazie, stia bene. Ciao

  14. ai raggione quando dici la seconda perche questi elementi populisti non si prenderanno mai l’onere di governare la nazione ma solo di occupare posti, il paese non ha bisogno dell’uomo del momento, (il nome si mette non sempre sul citofono e non su un simbolo di un partito)

  15. mi permetto di non crederci, Giovanna, sono convinto lo sei soltanto nei tuoi “figurata”. Non ho voglia di spiegarti perché ma vedrai che un giorno te ne renderai conto. Una volta o l’altra capiterà di parlare di persona e potremo spiegarci. Se saranno passati anni forse mi darai ragione.

  16. @walter
    Mi permetto di correggerti: il 50%+1 di chi esprime *voti validi* sta con B (e con i sistemi elettorali che abbiamo, forse nemmeno quelli). Siamo molto lontani dal 50%+1 degli italiani e questo implica che ci sono amplissimi margini di manovra.

  17. Secondo me, nell’alternativa tra “vincere male” e “perdere bene”, la prima opzione è un riferimento alla vittoria di Prodi nel 2006. Ovvero una vittoria risicata di una coalizione che non aveva né un progetto chiaro né solidarietà interna, e che di conseguenza non solo non ha potuto fare riforme incisive (non aveva i numeri e le idee) ma nemmeno una amministrazione decente di quanto già c’era (per soddisfare i capricci di dieci partiti eterogenei). In questo senso, può essere davvero perdere bene, ovvero senza essere annichiliti e avendo un progetto, in modo da poter fare una opposizione decente. Ma questo era più o meno il progetto veltroniano, che sappiamo com’è finito. Vendola non può certo rifarsi a Veltroni, ma segue un modello simile perché è quello in grado di attrarre gli elettori di sinistra del Pd.
    Sicuramente sono di parte; però mi pare che nel suo discorso ci siano ammissioni di verità: che sia una minoranza è sicuro (i sondaggi più favorevoli danno SEL all’8% contro il 22% del PD); altrettanto certo che il PD al momento è più per il no a una coalizione verso sinistra e ostile nei suoi confronti; e ciò nonostante, vincere richiede proprio una coalizione con i democratici. Ma se ciò non fosse possibile, per avere comunque un ruolo bisogna riportare la sinistra in parlamento, che è ciò che il PD teme. Non è semplice conciliare questi due obiettivi, ma bisogna comunque tenerli presenti per valutare ciò che Vendola dice.

  18. Skeight. concordo con la tua valutazione, ma rilevo il forte contrasto fra la dichiarata aspirazione a una leadership nazionale e la strategia tipica del partito di nicchia.

    E da luglio che ripeto che Vendola deve smetterla di autoconfinarsi nell’estrema sinistra con slogan e retorica da subcomandante Marcos. Il che NON vuol dire che deve fare come Veltroni, semplicemente perché è più in gamba di Veltroni.

    Ma la marca movimentara, quella… be’ se la deve togliere, se vuole davvero diventare un leader nazionale che NON sia un Bertinotti 2.

    Al che, mi e ti domando: questa strategia doppia del “ci è e ci fa” non finirà per deludere, anche pensando nel lungo periodo, proprio gli stessi giovani entusiasti che lo sostengono? Non finirà per rimetterlo nella vecchissima gabbia della sinistra che è contenta di perdere perché “tanto, noi siamo migliori”? Lo stesso titolo del libro della Fabbrica di NIchi “C’è un Italia migliore”, per esempio, ricalca il vecchio snobismo della vecchia sinistra. Quello che poi presta il fianco alle battute sul maglione di cashmere… 😦

  19. skeight, io non credo che il PD tema che la sinistra in parlamento (a parte che lo stesso PD dovrebbe essere di sinistra, ma capisco che questa al momento è un’affermazione discutibile e discussa), credo che tema giustamente di “dare solo un passaggio” alla sinistra stessa fino in parlamento, per poi avere le solite pugnalate alle spalle. cioè di venire strumentalizzato, cosa che appare evidente anche da parte di Vendola, cui del PD come pezzo della sinistra non frega proprio niente. sono d’accordo con te sulle questioni del programma e dei suoi contenuti, ma continuiamo a dimenticare una cosa: per tornare a parlare di politica dei contenuti bisogna necessariamente liberarsi da berlusconi politico (e sarebbe bene anche imprenditore, inteso come lo intende lui), per cominciare la deberlusconizzazione di questo paese. e poi potremo tornare a confrontarci sui programmi. per cui, per me il PD, visto che è il partito, qualunque cosa se ne dica, che a sinistra ha ancora dei numeri, seppur in calo costante, può anche vendere l’anima al diavolo. poi vedremo di riacquistarla. adesso c’è bisogno di giocare – come B – sporco. ragazzi, qua il rischio concreto è B al Quirinale, ed è evidente che è quello il suo obiettivo. non vi accorgete che giorno dopo giorno gli interessa sempre meno governare (pur nel suo stile propagandistico) e sempre più dare tempo alla attuale maggiornaza di recuperare consensi prima di andare a nuove elezioni? se le vincesse avrebbe infatti in mano l’elezione a Presidente della Repubblica, vista la scadenza del settennato di Napolitano. ciao

  20. grande affabulatore, per me é uno che ritiene (un Berlusconi di sinistra?) che oggi non i contenuti contano ma la confezione scelta per comunicare.
    Sono d’accordo con Giovanna, e ritengo che essere di sinistra non significhi mai Chiudersi nel proprio contesto provincile, ma, Gramsci insegna, capire queli condizionamenti esterni vanno considerati e quali alternative di scenario esistono.

  21. “C’è un Italia migliore”, per esempio, ricalca il vecchio snobismo della vecchia sinistra. Quello che poi presta il fianco alle battute sul maglione di cashmere”

    bisogna dire ch ein questo utilizzo un po strafottente delel parole non è solo. Ricordo Renzi che quando vinse le primarie del PD (anche lui rantumando la casa comune) scrisse un cartello fuori dalla sua sede elettorale “Chiuso per manifesta superiorità” ed aveva appena vinto “i suoi”.

  22. Pari opportunità e meritocrazia. Anche per me, come per Giovanna, sono valori fondamentali e di sinistra, che condivido.

    Ma molti, che si ritengono di sinistra, non li condividono, o non gli danno priorità. Vendola fra questi. Lo coglie bene roberto c., che trova stupendo il “meglio perdere bene” di Vendola, quando scrive:
    “Pari opportunità e meritocrazia? Ma di quale sinistra si vuole parlare se si assumono le parole d’ordine del liberalismo come proprie???”

    In effetti, ci sono due sinistre ben diverse: semplificando moltissimo, una massimalista e utopista, l’altra riformista e pragmatica. Ed è abbastanza inutile discutere quale sia quella vera. Entrambe hanno diritto al nome, per ragioni storiche.

    La prima, quella di Vendola, di roberto c., di fabrizio, e degli altri che sono intervenuti nella discussione a favore di Vendola, credo che oggi in Italia abbia poco da spartire con la seconda, che vuole pari opportunità e meritocrazia. Valori che la sinistra riformista condivide col liberalismo più illuminato.

    E’ anche vero, secondo me, che tantissime persone per bene vogliono pari opportunità e meritocrazia. Tantissime persone cui non importa poi così tanto definirsi di sinistra o di destra.
    Ad esse vorrei che si rivolgesse il PD.

  23. Giovanna, forse mi sbaglio, ma guardando all’imitazione ( vedi dal 29° minuto ) di un monologo tipicamente “vendoliano” fatta da Checco Zalone si può cogliere meglio quella che chiami “marca movimentara” e l’autoreferenzialità del doppio gioco vendoliano…

  24. @ ilcomizietto
    Non sono incomprensibili ragioni psicologiche quelle per cui i leader di sinistra “appena riescono a fare qualcosa di bello, o potrebbero farlo con poco sforzo, si spaventano”.

    I leader massimalisti, come Vendola, ambiscono solo a rappresentare una minoranza protestataria, anche se fingono di volere qualcosa di più. E’ dunque ben comprensibile la pochezza e scarsa incisività delle loro proposte, da cui immagino derivi la tua delusione.
    I leader riformisti, d’altro canto, esitano a dire e fare cose che gli scatenerebbero contro una parte dell’elettorato di sinistra (te incluso?). E’ dunque comprensibile la vaghezza e ambivalenza delle loro posizioni.

  25. @ben
    Sul termine meritocrazia proverei a riflettere partendo soprattutto dalla sua origine. Per chi volesse farlo suggerirei la lettura del seguente articolo

    http://www.lostraniero.net/archivio-2010/116-aprile-n-118/295-linganno-della-meritocrazia.html

    A proposito di pragmatismo , il paradosso è che Young scelse proprio il filone della letteratura utopica (e in questo caso si tratta di un’utopia negativa) per raffigurare gli esiti nefasti provocati in modo solo apparentemente paradossale dalla volontà di abolire i privilegi della nascita e della ricchezza…

    Per quanto riguarda poi l’abusatissimo termine riformista converrà con me che è una autodefinizione che ormai attraversa tutto l’arco parlamentare e che ormai sembra svuotata di ogni significato reale. Proverei a cercare altri parametri sui quali testare le differenze, magari a partire dal significato della parola sviluppo.

  26. @ben
    Fermo restando che il mio era più uno sfogo che una critica puntuale, mi permetto di dissentire quando ritieni “comprensibile la vaghezza e l’ambivalenza” del PD. Sarebbe comprensibile un programma più di centro, con posizioni meno estremiste, sempre che questo voglia dire qualcosa. Personalmente mi basterebbe qualsiasi cosa di *sensato*, *coerente* e non troppo destrorso. (Sono messo male.) Ma vaghezza, ambivalenza o riprendere temi e/o soluzioni dell’avversario è suicidio politico. Esattamente quello che sta succedendo al PD & C..

  27. @ roberto c.
    Certo, la meritocrazia presenta problemi. Ma che, nella distribuzione dei ruoli professionali, il merito sia preferibile al privilegio ereditario, mi sembra tutto sommato giusto e di sinistra. Altri criteri?
    Ha ragione, riformista è un termine troppo generico. Intendo per riformista chi si propone cambiamenti realisticamente praticabili (riforme) che abbiano come conseguenze effettive un progresso verso la realizzazione di valori ‘progressisti’ come l’eguaglianza delle opportunità e il prevalere del merito sul privilegio.

  28. @ ilcomizietto
    ok, credo che siamo in parte d’accordo.
    Ma secondo me minimizzi troppo dicendo: “mi basterebbe qualsiasi cosa di *sensato*, *coerente* e non troppo destrorso”.

    La situazione mondiale, che è straordinariamente positiva per l’umanità nel suo complesso (un formidabile sviluppo economico e sociale sta coinvolgendo due o tre miliardi di persone), impone in Italia, a seguito di un’irreversibile globalizzazione, compiti urgenti, di grande portata, e realizzabili!!!

    Compiti entusiasmanti, anche se come tutti i grandi cambiamenti sociali comportano e comporteranno sofferenze e sacrifici.
    Compiti da realizzare rispettando per quanto possibile valori di sinistra, come la solidarietà con chi è più debole o più esposto ai rischi del cambiamento.

  29. @ben

    La valutazione del merito è possibile solo in un ambito in cui siano chiaramente specificati i valori di riferimento.
    La discussione su ciò che è di destra e di sinistra passa inevitabilmente per il sistema di valori che ci si vuole dare.
    Solo a titolo di esempio: è meritorio saper produrre enormi quantità di ricchezza (aldilà del problema della sua redistribuzione), consumando ciò che resta del pianeta?
    Per la mia idea di sinistra no, per la sinistra da lei definita “pragmatica e riformista” troppo spesso si.

  30. @ ilcomizietto (continua)
    A me sembra comprensibile che il PD sia riluttante ad affrontare compiti di questa portata. Che, ripeto, allontanerebbero dal PD una parte di elettorato, con Vendola, Fini e la Lega pronti ad intercettarlo.
    Deve crearsi un nuovo gruppo dirigente decisamente riformista e molto coraggioso ed energico, che fra l’altro dovrà anche sconfiggere e pensionare i vecchi dirigenti immobilisti.
    Un po’ di tempo ci vorrà! 🙂

  31. Ma il PD non è arrivato dov’è rincorrendo il miraggio della (cattiva) vittoria? Guadagnerebbe più consensi un Vendola che dicesse che vuole vincere ad ogni costo, anche a costo di farlo male -come lo fa, male, chiunque oggi in Italia decida di intraprendere una carriera politica?

  32. Pingback: Sono Storie

  33. Non sono d’accordo. Sul primo punto Nichi intende dire che c’è bisogno di muoversi per fare capire agli italiani che c’è un’alternativa perchè diano fiducia al c-sx. Sul punto 2 intendeva dire che se si deve vincere con una maggioranza sgangherata è forse (ironicamente) meglio perdere con una proposta concreta e coesa. Infine sul terzo punto ha detto che il PD non sta ancora pensando a questa alternativa (che lui sta costruendo) e che non si può fare un alleanza senza parlare di programmi ma che comunque lui si candiderà per ribadire con sempre più forza che bisogna scrivere un nuovo racconto. Seguo Vendola da inizio 2009 e vi assicuro che i suoi erano solo messaggi a chi del c-sx pensi a tornare al governo e non a cambiare il paese!

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