Archivi del giorno: martedì, 18 gennaio 2011

Dieta tecnologica? Ma l’Italia ha ancora fame!

L’altro giorno la giornalista Vera Schiavazzi mi ha chiesto un parere per il pezzo uscito ieri su Repubblica col titolo «A dieta di computer e cellulare: “Troppa tecnologia fa male”». L’articolo riprende dal Wall Street Journal l’idea di una «dieta tecnologica», per affrancarsi dalle dipendenze legate all’uso eccessivo della rete, soprattutto tramite i palmari che – sostiene Elizabeth Bernstein sul Wall Street Journal riprendendo alcuni psicologi – finisce per corrompere pure le relazioni familiari e di coppia.

Come ho detto alla giornalista, la mia opinone è che parlare di queste cose in Italia è un po’ come parlare di disturbi alimentari in Africa: quanto meno prematuro, se non inopportuno.

Secondo gli ultimi dati (novembre 2010) Audiweb, sono circa 25 milioni gli italiani che si connettono almeno una volta al giorno a Internet. E già di questo non possiamo vantarci.

Se poi prendiamo la Connettivity Scorecard della London Business School, che esamina le differenze qualitative nell’accesso a Internet e le collega allo sviluppo sociale ed economico di un paese, scopriamo che nel 2010 gli Stati Uniti sono al 2° posto dopo la Svezia, mentre l’Italia è al 22° posto, fra Portogallo (21°), Ungheria, Polonia e Grecia (rispettivamente al 23°, 24° e 25° posto).

Sempre la Connettivity Scorecard 2010 dice che in Italia navigano su internet il 93,7% degli imprenditori e liberi professionisti, ma:

  • il 38,2% degli italiani occupati si collega solo dal luogo di lavoro;
  • solo il 9% degli italiani si collega mediante dispositivi mobili.

Inoltre, fra coloro che navigano solo occasionalmente, il 29,1% hanno dichiarato che userebbero Internet più spesso se costasse meno e il 18,4% se fosse più veloce. In pratica ribadiscono quali sono i problemi dell’arretratezza tecnologica del nostro paese: costi elevati (rispetto alla scarsa disponibilità economica di molti italiani) e connessioni lente.

Detto questo, è chiaro perché negli Stati Uniti ha senso discutere di dipendenze legate all’uso compulsivo dei palmari e della rete, ma in Italia no. O meglio: in Italia ha senso per l’élite dei lettori di Repubblica, per cui Vera Schiavazzi ha fatto benone a scrivere il suo pezzo. Ma per tutti gli altri?

Leggi l’articolo: «A dieta di computer e cellulare: “Troppa tecnologia fa male”», di Vera Schiavazzi, Repubblica, 17 gennaio 2011. O scaricalo da QUI.