Archivi del giorno: mercoledì, 19 gennaio 2011

L’incredibile storia della censura nelle biblioteche venete

Sto seguendo su Giap e Lipperatura l’incredibile storia dell’assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi ha chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche (sic!) dei libri degli autori che nel 2004 firmarono un appello per Cesare Battisti.

Nella lista dei «banditi» ci sono, fra gli altri: Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming.

Incredulità e angoscia sono le emozioni che mi hanno presa alla gola dal primo istante in cui ho letto la notizia.

Segui questi link e fa’ circolare le informazioni: più persone protesteranno, più è probabile che l’assessore si dimetta o sia indotto a farlo:

Da Venezia partono i roghi di libri: vogliamo fare qualcosa?

Pennac fuorilegge a Venezia

La provincia contro Speranzon

Il contesto

Dagli scaffali si tolga Saviano

Le reazioni

Aggiornamento sul #rogodilibri veneziano: cosa siamo riusciti a fare

To be continued… e speriamo in un lieto fine. 😦


Buon compleanno, Italia

Si diceva – in uno dei primi post di quest’anno (Crisi, bellezza e nostalgia) – che in tempi di crisi la nostalgia ha una funzione rassicurante e consolatoria di assodata efficacia.

In questo quadro va interpretato lo spot che il Ministero della Difesa ha realizzato, in collaborazione con la FIGC, per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, che ci riporta a una visone idealizzata della provincia italiana anni cinquanta: paesino assolato (del sud?), anziani seduti in strada, ragazzini che giocano al pallone, banda musicale, bella ragazza che si affaccia al balcone (un po’ come quella di Calzedonia, ricordi?).

Il problema non è l’idealizzazione, intendiamoci: uno spot del genere non può prescinderne. Né starei a criticare – con snobismo tipicamente italiota – la retorica nazionalista, se ci aiutasse a recuperare uno straccio di immagine pubblica.

Ma si poteva immaginare un’Italia idealizzata e orgogliosa che, oltre a ricordare il passato (neanche da quello si può prescindere, data la celebrazione), si rivolgesse al futuro: ad esempio rappresentando tecnologie, lavoro sereno, ambiente pulito. Così, tanto per darci una sferzata di vita. Invece per l’ennesima volta si guarda indietro.

Last but not least, come qualcuno ha già notato in rete (ad esempio questa blogger), nello spot le donne sono soprattutto spettatrici: l’anziana, la ragazza alla finestra. Solo la ragazza che suona nella banda è attiva. Ma resta sullo sfondo, perché i veri protagonisti sono i ragazzini che giocano: tutti deliziosi e tutti maschi.

Un’Italia maschile, presa dal calcio e rivolta al passato: ecco come il Ministero della Difesa ci invita a immaginare noi stessi. Peccato, perché la confezione e l’impatto emotivo dello spot non sarebbero male. 😦