Buon compleanno, Italia

Si diceva – in uno dei primi post di quest’anno (Crisi, bellezza e nostalgia) – che in tempi di crisi la nostalgia ha una funzione rassicurante e consolatoria di assodata efficacia.

In questo quadro va interpretato lo spot che il Ministero della Difesa ha realizzato, in collaborazione con la FIGC, per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia, che ci riporta a una visone idealizzata della provincia italiana anni cinquanta: paesino assolato (del sud?), anziani seduti in strada, ragazzini che giocano al pallone, banda musicale, bella ragazza che si affaccia al balcone (un po’ come quella di Calzedonia, ricordi?).

Il problema non è l’idealizzazione, intendiamoci: uno spot del genere non può prescinderne. Né starei a criticare – con snobismo tipicamente italiota – la retorica nazionalista, se ci aiutasse a recuperare uno straccio di immagine pubblica.

Ma si poteva immaginare un’Italia idealizzata e orgogliosa che, oltre a ricordare il passato (neanche da quello si può prescindere, data la celebrazione), si rivolgesse al futuro: ad esempio rappresentando tecnologie, lavoro sereno, ambiente pulito. Così, tanto per darci una sferzata di vita. Invece per l’ennesima volta si guarda indietro.

Last but not least, come qualcuno ha già notato in rete (ad esempio questa blogger), nello spot le donne sono soprattutto spettatrici: l’anziana, la ragazza alla finestra. Solo la ragazza che suona nella banda è attiva. Ma resta sullo sfondo, perché i veri protagonisti sono i ragazzini che giocano: tutti deliziosi e tutti maschi.

Un’Italia maschile, presa dal calcio e rivolta al passato: ecco come il Ministero della Difesa ci invita a immaginare noi stessi. Peccato, perché la confezione e l’impatto emotivo dello spot non sarebbero male. 😦

13 risposte a “Buon compleanno, Italia

  1. Giovanna, visto il committente penso che gli aspetti positivi che hai notato siano tutto “grasso che cola”, come si dice. 🙂

  2. Ho avuto la pelle d’oca, vedendo lo spot. Ma per l’imbarazzo. Ora, leggendo quello che hai letto tu tra le righe, l’imbarazzo è doppio. Aggiungo una nota fuori tema: non lo stiamo celebrando nel migliore dei modi, questo compleanno.

  3. Sarebbe già un sogno metter tutti d’accordo sul passato. Sul futuro hanno fatto bene a tacere. L’equilibrio della natura insegna che un eccesso di sogni implica un potenziale incremento di incubi.

  4. A mio parere, sotto la patina idealizzata ed edulcorata dello spot, emerge la tristezza di una società un po’ gretta ed egoista che sa solo riconoscersi nel calcio, nella provincia rassicurante, dove (idealmente) le donne appaiono sullo sfondo, quasi puro ornamento oppure sono o ragazzine o nonne plaudenti….
    Perché non rappresentare il presente del Paese, perché non celebrarne le contraddizioni, perché non filmare i neri in lotta per la dignità a Rosarno e l’eccellenza culturale italiana, gli sforzi quotidiani delle mamme lavoratrici italiane, perché non cogliere l’occasione per guardarsi allo specchio…?
    La storia ci è sfuggita dalle mani, il popolo italiano, se esiste ancora, ha mollato la presa sul proprio passato….

  5. Mi pare che le frecce tricolori alludano abbastanza efficacemente al futuro: sono tecnologia avanzata, il loro sfrecciare fulmineo contrasta con la cavalcata al trotto dei garibaldini, prima si vedono arrivare e poi, con un cambio di prospettiva, si vedono allontanarsi puntando in avanti, e precedono immediatamente la glossa conclusiva dello spot (“buon compleanno Italia” del ragazzino protagonista).
    Naturalmente si può criticare la scelta di una simile immagine di futuro:
    – le frecce sono militari, come i garibaldini a cavallo (ma può starci con un committente come il Ministero della Difesa);
    – è tecnologia moderna, ma lo è ormai da qualche decennio;
    – e forse anch’essa va piuttosto sul maschile, come è stato notato per l’intero spot.
    Aspettiamo di vedere lo spot di qualche altro Ministero? 🙂

  6. Ben, suvvia: le frecce tricolori alluderebbero «abbastanza efficacemente» al futuro?
    😮

    Stai facendo dell’ironia, vero?

    Sono nate nel 1961!

  7. @Ben scrive:”Mi pare che le frecce tricolori alludano abbastanza efficacemente al futuro”.
    Ben detto. Due le intepretazioni: la sarcastica ci induce a pensare al trapasso nell’alto dei cieli. La propositiva ci ricorda che per trovare il futuro è meglio prendere l’aereo.
    L’Italia: nata per unire o unita per nascere?

  8. Giovanna, che le frecce tricolori siano vecchie di qualche decennio l’ho detto prima io. 🙂
    Che siano state inserite per rendere l’idea “dal passato al futuro” (o “dal passato al presente”), posso sbagliarmi, ma lo chiederei agli autori.
    Che facciano questo effetto, a me un po’ l’hanno fatto, ma posso pure sbagliarmi di grosso, sono più vecchio delle frecce. 😦
    Che sia una rappresentazione del futuro (se lo è) mediocre, ho inteso dirlo senza infierire. 🙂

  9. Ben, l’avevo capito. Ma eri un po’ troppo… cauto: volevo disambiguare per i lettori, esplicitando la data di nascita delle frecce (doppio clic su Wikipedia). Qualche decennio… ehm: 50 anni (chissà quando fanno il compleanno).

    🙂

    Nel sistema di significati delle “frecce tricolori”, però, ci stanno molte cose: un po’ di futuro, certo (nell’ottica di qualcuno che guarda il futuro dal passato), ma soprattutto: forza, patriottismo, areonautica militare, potenza virile, libertà (dal punto di vista della destra storica) e… possiamo continuare.

  10. Sì, quest’Italia rappresentata da una squadra di calcio maschile fa veramente vomitare, e lo dice una che è stata allevata da una nonna che aveva avuto un’educazione ancora “risorgimentale”, per cui, non sono pregiudizialmente contraria alle rievocazioni, anzi, ce ne fossero di corrette. E la donna che apre la finestra di casa? Più chiaro di così su quale deve essere il suo posto.

  11. stasera a cena con due prof. e una mia amica.. si parlava (tra le tante cose) di ridare senso al femminismo – uno nuovo ma necessario – e dell’assenza di strumenti per comunicare – con il potere. E’ urgente quanto mai prendere posizione e farla sentire, trovando soluzioni che non possano venire ignorate.

    poi torno a casa e leggo questo post (una italia di maschi calciatori, senza futuro e senza bisogno delle donne) e quello sul caso della censura nel veneto.
    mi chiedo: dove vivo? come posso riconoscermi in questo paese? appena ora che cominciavo a diventare cosciente.. sento il rischio di perdere una qualsiasi identità.

    darsi da fare. intervenire.
    (la parte delle parole avvilenti l’ho omessa)

  12. Il problema è che si guarda troppo indietro senza accennare minimamente al fututo, come ha già sottolineato Giovanna nell’articolo. Oltre al ruolo della ‘donna spettatrice’, che è stato già puntualizzato, vorrei citare qualche altro elemento, a mio parere, molto interessante:

    -Il bambino con i capelli rossi: è lui a far andare il pallone sull’albero, e subito dopo viene lasciato da solo. Non vi sembra un po’ strano? Da ‘Rosso Malpelo’ ai vari proverbi (talvolta anche internazionali, basti pensare all’Inghilterra e al ‘Knock down ginger’) non è guardare un po’ troppo indietro?

    -Infine il pallone recuperato, non si sa come, da Garibaldi (anche lui rosso) e restituito al bambino con i capelli rossi potrebbe essere un’analogia mal riuscita?

    -Lo spot è stato girato a Castellaro (provincia di Imperia, Liguria), ma come Giovanna ha notato, sembra un paesino meridionale in quanto la banda comunale, i bambini che giocano a calcio nel cortile, gli anziani seduti di fronte le loro case sono tutti elementi peculiari dell’attuale Sud Italia. Sono gli anni ’50 idealizzati o l’attuale Sud Italia bloccato alla ‘Cassa del mezzogiorno’?

  13. Bell’analisi.
    L’unica cosa positiva è che si vedono donne di tutte le età e non belle e patinate.
    Per il resto mi viene tristezza vedere che alcune figure femminili vengono riprese all’interno di mura domestiche che al massimo si affacciano dalla finestra..è un idea arcaica.
    Lo spot mi sembra un pò fascista è un pò antiquato..sembra più uno spot tipico dei paesi dell’america latina piuttosto che italiano. C’è l’orgoglio della nazione incentrato tutto sul calcio e pensare che si tratta di calciatori che guadagnano miliardi (la minoranza) rispetto alla magigor parte degli itlaiani precari e senza lavoro mi viene tristezza.
    Poi strumetalizzare i bambini è una cosa vergognosa..come al solito il modello del calciatore viene inculcato nei bambini in modo orrendo…meno male che non hanno fatto un contro-spot con bambine che vogliono diventare veline.
    E’ uno spot che esalta la viriltà, tutto maschio e titpico di un paese maschilista e calciofilo come l’italia.

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