L’incredibile storia della censura nelle biblioteche venete

Sto seguendo su Giap e Lipperatura l’incredibile storia dell’assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi ha chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche (sic!) dei libri degli autori che nel 2004 firmarono un appello per Cesare Battisti.

Nella lista dei «banditi» ci sono, fra gli altri: Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming.

Incredulità e angoscia sono le emozioni che mi hanno presa alla gola dal primo istante in cui ho letto la notizia.

Segui questi link e fa’ circolare le informazioni: più persone protesteranno, più è probabile che l’assessore si dimetta o sia indotto a farlo:

Da Venezia partono i roghi di libri: vogliamo fare qualcosa?

Pennac fuorilegge a Venezia

La provincia contro Speranzon

Il contesto

Dagli scaffali si tolga Saviano

Le reazioni

Aggiornamento sul #rogodilibri veneziano: cosa siamo riusciti a fare

To be continued… e speriamo in un lieto fine. 😦


25 risposte a “L’incredibile storia della censura nelle biblioteche venete

  1. Pazzesco. Berlino nel 1933?
    Cominicio col passaparola!

  2. io ho già scritto a quello scimunito di Speranzon!

  3. Davanti a certe cose si può dire solo una cosa: vergogna.
    E visto che un esponente della lega ha proposto pure il boicottaggio del film di Placido su Vallanzasca, magari se ne può aggiungere un’altra: vergogna.

  4. hmmm il boicottaggio delle biblioteche venete è ovviamente sbagliato ma l’appello del 2004 a favore del criminale Cesare Battisti non andrebbe ugualmente stigmatizzato? Loredana Lipperini si è pentita di quell’appello ??

  5. Un veneto molto incazzato

    Per prima cosa, non è un boicottaggio, che sarebbe una libera scelta dei cittadini, ma un tentativo da parte dell’autorità di rimuovere da biblioteche pubbliche libri considerati “scomodi”. Se si confonde questa cosa con il boicottaggio si è “analfabeti della democrazia”, come ha fatto notare Tiziano Scarpa. Secondo questi parametri fu “boicottaggio” anche la rimozione dei libri di autori ebraici dalle biblioteche dopo le leggi del ’38 (precedente giustamente ricordato da Luciano Canfora).

    Per seconda cosa, se si dice “è sbagliato ma” si è oggettivamente collusi con questo squallido tentativo, che con il caso di Cesare Battisti non c’entra davvero niente, perché Battisti è un comodo pretesto e nulla più (leggersi la bella ricostruzione di Massimo Carlotto su Carmilla, dove si spiega come al centrodestra veneto di Battisti non freghi assolutamente un belìno). Tuttalpiù si potrebbe dire, come in tanti – scrittori o semplici cittadini- abbiamo fatto: “Non sono d’accordo con quell’appello ma”, cioè l’approccio contrario.

    Che al centrodestra veneto freghi poco di Battisti e che questa sia solo una scusa per togliere di mezzo scrittori “nemici” è dimostrato dalla storia che racconta oggi Loredana Lipperini sul suo blog: pressioni da parte di amministratori veneti per far “sparire” i libri di Roberto Saviano dopo quel che Saviano disse della Lega a “Vieni via con me”.

  6. “il boicottaggio delle biblioteche venete è ovviamente sbagliato ma l’appello del 2004 a favore del criminale Cesare Battisti non andrebbe ugualmente stigmatizzato?” dice Hamlet.
    Sì, entrambi da stigmatizzare, a mio parere, anche se di natura diversa. Sotto vari aspetti è peggio il primo, sotto qualche altro il secondo.

    Va anche detto che la proposta di boicottaggio ha ben scarse probabilità di successo (per fortuna), mentre l’appello a favore di Battisti ha avuto successo (purtroppo). Ciò aggrava la responsabilità di chi l’ha firmato.

  7. Sulla questione segnalo l’intervento di Massimo Carlotto. http://Inx.noirmediteraneo.it/Veneto Brasile e casoBattisti.pdf

  8. Si può condividere o meno l’appello per Cesare Battisti, però andrebbe notato che:
    1. da nessuna parte in quell’appello (né in tutti gli articoli di Carmilla – la rivista che lo ha promosso – sull’argomento) c’è una esaltazione, difesa o giustificazione del terrorismo o dell’attività dei Pac in cui militava Battisti
    2. in numerosi articoli sempre di Carmilla viene ribadito che Battisti non viene considerato “un eroe romantico” per usare le parole di Barbara Spinelli
    3. la motivazione di fondo è la critica al sistema giudiziario, alla legislazione di emergenza e, nello specifico, alle incongruenze (sempre secondo quelli di Carmilla) nella procedura contro Battisti.

    Metto in chiaro una cosa: io non sono un esperto degli anni di piombo in generale e del caso Battisti in particolare, quello che so l’ho letto sui vari giornali schierati su entrambe le posizioni. Non ho firmato l’appello, non penso di firmarlo perché mi pare che sulle argomentazioni giuridiche alcune delle tesi siano molto deboli, ma non mi sembra nemmeno accettabile considerarlo alla stessa stregua di un tentativo di censura.
    L’appello sarebbe stato stigmatizzabile se avesse sminuito (o addirittura giustificato) i delitti dei gruppi terroristici, o espresso scherno/disprezzo per vittime e parenti delle vittime. Ma siccome nulla di tutto questo c’è, non vedo motivo per cui quelli che lo hanno firmato dovrebbero pentirsene.

    Ben: “Va anche detto che la proposta di boicottaggio ha ben scarse probabilità di successo (per fortuna)” –> stando ai commenti e ai nuovi post sul blog di Loredana Lipperini, pare invece che ci siano già casi di biblioteche in cui queste forme di pressione hanno dei risultati.

  9. a skeight 1985
    L’appello pro-Battisti è simile all’invito di Berlusconi a non pagare le tasse quando siano eccessive: entrambi non riconoscono la validità delle leggi italiane.
    Naturalmente è sostenibile che sia il sistema giudiziario sia quello fiscale in Italia, come altrove, siano criticabili o addirittura sotto qualche aspetto iniqui.
    Però le leggi vanno rispettate, quando non vi sia un regime tirannico, che in Italia non c’è.
    Sia l’appello pro-Battisti sia l’invito di B. non si limitano a criticare le leggi italiane, cosa accettabilissima. Ne negano la validità.
    Rifiuto della legalità e censura sono due bestie diverse. Forse non serve stabilire quale sia la più brutta.

  10. per skeight “da nessuna parte in quell’appello (né in tutti gli articoli di Carmilla – la rivista che lo ha promosso – sull’argomento) c’è una esaltazione, difesa o giustificazione del terrorismo o dell’attività dei Pac in cui militava Battisti”

    non c’è bisogno di scriverlo a caratteri cubitali: la giustificazione del terrorismo è implicita. Mi spiego meglio: se io chiedo la scarcerazione di X, implicitamente giustifico o sminuisco ciò che ha fatto.
    Secondo me, chiedere la scarcerazione di un assassino è cosa peggiore di un tentativo di censurare degli scrittori (tentativo che viene fatto nell’era di Internet!).
    Per quanto riguarda la legislazione di emergenza: la legislazione di emergenza è stata fatta perchè c’era gente come Battisti che considerava legittimo uccidere per finanziarsi e fare la guerra a uno stato democratico; non è che lo stato si è svegliato, ha fatto una legislazione di emergenza e poi dopo sono arrivati i terroristi!

  11. Scusate tanto, ma che c’entra il fatto di condividere o meno il pensiero dei firmatari pro-Battisti ed la proposta di rogo dei libri? Io non avrei mai firmato nessun appello pro-Battisti, e penso pure che dovrebbe andare in galera come tanti latitanti terroristi rossi e neri di cui non si parla. Ma non si può mettere l’iniziativa dei firmatari su un piatto della bilancia per compararla a quella degli incendiari, semplicemente perchè sono due ordini di fatti che non si possono comparare. Per quanto mi riguarda, io avverto la mia autonomia e la mia libertà minacciate tanto dagli assassini fanatici come Battisti quanto dai lego-nazisti che bruciano libri.

  12. @paola
    In teoria hai ragione, condividere o meno il pensiero dei firmatari pro-Battisti non c’entra niente col censurare i loro libri.
    In pratica, se difendo il diritto di parola di qualcuno che ritengo un dannoso imbecille, posso legittimamente aggiungere che però non condivido la sua posizione. Perché la difesa non sia intesa come consenso.
    Non è necessario, ma non è scorretto. Se è chiaro che il disaccordo non attenua la difesa, come mi pare fosse chiaro nell’intervento di Hamlet e mio.

    P.S. La protesta, oltre che sacrosanta, è stata efficace: pare che lo Speranzon sia stato isolato e si sia ridotto lui stesso a più miti consigli.

  13. Scusate, ma mi pare che qui si faccia parecchia confusione. Allora proviamo a mettere ordine. Un autore si esprime come crede. Nei suoi libri, ma anche come cittadino. Firma appelli e petizioni, e finché personalmente non viola alcuna legge dello stato, ha tutto il diritto di farlo. Personalmente si può non essere d’accordo e questo fa parte della democrazia. Proporre l’eliminazione dei suoi libri dalle biblioteche perché “ha un’idea sbagliata” è fascismo puro e semplice. In democrazia, si lotta con le idee degli avversari, non le si censura. E si badi che, come spiegano anche tutti gli autori coinvolti, non si tratta si un invito a boicottare (una pratica civile, in quanto tale legittima). Si tratta della rimozione autoritaria di tutti i libri dalle biblioteche, impedendone di fatto la lettura a chiunque (evidentemente i lettori sono ritenuti incapaci di ragionare con la propria testa). A casa mia questo è fascismo.

    Stiamo attenti, poi: che di questo passo anche rivendicare l’habeas corpus per i terroristi, prima o poi, potrà essere tacciato di terrorismo. Ora, quello che mi distingue da un terrorista è anche questo: che io, a differenza dei fanatici, distinguo lo stato di diritto da quello di terrore. Se non facessi questa distinzione sarei un terrorista come loro.

    Poi ho un piccolo appunto per Hamlet quando dice “non c’è bisogno di scriverlo a caratteri cubitali: la giustificazione del terrorismo è implicita. Mi spiego meglio: se io chiedo la scarcerazione di X, implicitamente giustifico o sminuisco ciò che ha fatto.” Mi permetto di dissentire. Le prese di posizione si valutano per ciò che esse dicono. Rispondere sulla base di “quel che sicuramente intendevi dire, anche se non l’hai detto”, è quantomeno scorretto. Ora, se si va a leggere la posizione dei firmatari, il punto non è giustificare un ASSASSINO. Il punto è: “Siamo proprio sicuri che sia un assassino?” Il clima politico suscitato, ancor oggi, dagli anni di piombo, autorizzano molti dubbi. Espressi, ovviamente, in modo democratico.
    Ora, la posizione dei firmatari dell’appello riguarda questo dubbio (un po’ come quella dei molti che, negli anni ’90, sostennero l’innocenza di Sofri. La sua innocenza, non il suo eventuale diritto ad ammazzare gli avversari politici). Ora io non ho letto la montagna di carte e atti processuali e non mi pronuncio sul processo Battisti (d’abitudine non parlo per sentito dire), ma l’appello l’ho letto. E se Pincopallino dice “Mario potrebbe non essere colpevole ma, pur restando un pezzo di merda, un facile capro espiatorio”, non sta dicendo “Mario è un assassino e io lo giustifico”. Sono due cose diverse. Magari sbagliate tutte e due, eh. Però sono diverse. Un minimo di onestà intellettuale, per favore.

    Preciso che non ho mai firmato appelli pro-Battisti e che non gode della mia stima né della mia simpatia. Mi sforzo di ragionare, però, questo sì.

  14. “Secondo me, chiedere la scarcerazione di un assassino è cosa peggiore di un tentativo di censurare degli scrittori (tentativo che viene fatto nell’era di Internet!).”

    no, non concordo con te, la censura riguarda un diritto più ampio e importante (per quanto sia difficile riconoscerlo quando ci si trova molto vicino alle vittime) ad un omicidio si possono trovare molte attenuanti e motivazioni, per la censura ciò è molto più difficile e oltremodo pericoloso per la nostra libertà

  15. @ Ben
    se leggi il testo integrale dell’appello, e i diversi testi prodotti da Carmilla, culminati nelle FAQ (che sono state pubblicate su carta da Derive e Approdi), ti renderai conto che lo scopo dei firmatari non è l’esaltazione dell’omicidio, ma la critica al modo in cui in quegli anni era gestita la giustizia in Italia. Non lo dice nessuno, ma gli autori materiali – quelli che hanno sparato, per essere chiari – dei delitti per i quali Battisti ha preso l’ergastolo sono liberi, perché pentiti o dissociati.
    Ma di questo si può parlare in altro luogo.
    Il punto è un altro: non si può ammettere che un assessore, cioè un rappresentante politico delle istituzioni, si arroghi il potere di esprimere una valutazione censoria verso un’idea avversa, quale che sia: ciò travalica il legittimo diritto di critica. Chi detiene ed esercita il potere, indipendentemente dal mandato elettorale, non può avere la facoltà di decidere cosa deve essere letto e cosa no: questo è fascismo, senza se e senza ma.
    Allo stesso modo, non è accettabile che la valutazione su un gesto politico (la firma su un appello) sia esteso all’intera produzione libraria dei firmatari: tra l’altro, in quell’elenco di libri da bruciare non c’è praticamente nulla che abbia a che fare con la vicenda-Battisti. Su questo non può esserci alcuna esitazione: è censura, punto e basta.

  16. Alcune osservazioni.
    1. Noto osservando me stessa che partecipare a questo dibattito non libera dal desiderio di riconfermare la propria opinione in merito a quella lista. In merito a quella lista io provo un grande fastidio emotivo per l’affetto e il sentimento che – persone che stimo – dimostrano verso il concetto di omicidio non materiale. Siccome le cause per cui firmare sono molte non riesco a contenere il disgusto per il fatto che ci si sia spesi per questa. Credo che questo sentimento accomuni molti critici alla lista.
    2. Questo sentimento però è irrazionale è chiamato in causa malgrado l’intelligenza delle cose. Ne scrivo per togliere un sasso dalla scarpa, ma anche per screditare un’operazione portata avanti con uno scopo elettorale e propagandistico. L’intento è quello di identificare la SINISTRA con i FIRMATARI DELL’APPELLO. Bene, io sono di sinistra e con quell’appello non ho niente a che vedere. Esattamente come Speranzon non ha proprio niente a che vedere con il rispetto dei parenti delle vittime del terrorismo.
    3. La questione è che delle persone hanno espresso un parere nel contesto dei pareri ammessi in una democrazia, e ora questo parere è sotto ricatto, è oggetto di RITORSIONE. Il fatto che le persone prescritte siano scrittori è solo una casualità per un pecoraio come Speranzon: se quello stava all’INPS toglieva loro la pensione. Difendendo quella lista e la libertà di firmare appelli che non condivido, difendo la mia libertà di cittadina sia nello esprimere opinioni che nel poter usufruire liberamente della produzione di chi ha opinioni diverse dalla mia.
    Vedete – io sono ebrea. Non ho mai smesso di leggere Konrad Lorentz perchè era filonazista e collaborazionista.

  17. Fermo restando che l’ultima persona che deve decidere quali libri possono stare in una biblioteca pubblica è il politico di turno (il suo dovere, infatti, è che nelle biblioteche ci siano quanti più libri possibile), qualcuno ha notizia se il suo invito sia stato seguito da qualche zelante direttore di biblioteca?

    (ok, vado a leggermi i link proposti)

  18. @Sara e Hamlet

    Mi sembra improprio, nel caso in questione, confrontare censura e omicidio terroristico. I firmatari pro-Battisti non hanno ucciso nessuno! Né il loro appello è un’apologia dell’omicidio terroristico.

    Quello che si può rimproverare ai firmatari è il mancato rispetto del valore della legalità, o una grossolana ignoranza al riguardo. Mancanza grave per degli intellettuali progressisti, quali si professano (almeno alcuni di loro).
    Legalità e libertà di pensiero dovrebbero essere valori egualmente rispettati nelle società civili.

  19. @Girolamo e zauberei

    Sono d’accordo con quello che dite nei vostri post.

  20. Ecco, secondo il corriere del veneto la folle proposta è già archiviata anche dalla sua stessa maggioranza.

  21. Pingback: Prendere le cose alla larga | NiculetOnLine

  22. Offesa e indignata da una proposta del genere, ho linkato il tuo post sul mio piccolo e neonato blog, sperando serva a qualcosa!

    (è la prima volta che commento, anche se seguo questo blog da un paio d’anni; complimenti Giovanna, quello che scrivi è sempre utilissimo!)

  23. @Ben “Mi sembra improprio, nel caso in questione, confrontare censura e omicidio terroristico. I firmatari pro-Battisti non hanno ucciso nessuno! Né il loro appello è un’apologia dell’omicidio terroristico.”

    non ho mai detto che i firmatari pro-Battisti hanno ucciso qualcuno ma, se oggi Battisti non è in un carcere italiano è anche per quello sbagliatissimo appello. (tanto per affrontare un argomento diverso ma non diversissimo) Lo sapete o no che non si uccide solo con la pistola ma si può anche “uccidere” in altri modi? Se tu firmassi un appello contro la persona X e poi la persona X venisse uccisa da qualcuno (non da te), non ti sentiresti un pò colpevole?

  24. Giap dei Wu Ming?! Orrore!!!

  25. Parlo da veneta che ha assistito alla nascita di tutto questo.

    LA LEGA E’ DA SEMPRE un partito NAZISTOIDE.

    Le sue proposte di legge vanno contro i diritti umani fondamentali (una per tutte: l’adottabilità dei figli dei clandestini) e sono state cassate in extremis solo perché si temeva l’intervento della UE.

    Grazie a Dio siamo nella UE, sennò altro che roghi di libri.

    Per favore apriamo gli occhi: il leghismo è nemico del vivere civile.

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