Donne che difendono Berlusconi

Fra le mosse comunicativamente più astute nella costruzione mediatica che Berlusconi ha messo in scena questa settimana per rispondere alle accuse della procura di Milano, c’è l’aver affidato la sua difesa quasi esclusivamente a donne.

Per fare qualche esempio: lunedì a «Porta a porta» c’era Mariastella Gelmini, martedì a «Ballarò» Anna Maria Bernini, ieri da Santoro Daniela Santanché, poi nell’approfondimento del Tg2 «Il punto di vista» c’era Nunzia De Girolamo, già più volte intervistata durante vari Tg.

Tutte molto convinte, aggressive e indignate. E tutte con le stesse argomentazioni: la persecuzione di Berlusconi da parte della magistratura, le menzogne reiterate dei media, la violazione della privacy con le intercettazioni (il «potrebbe capitare anche a voi» che lo stesso Berlusconi ha ribadito nel videomessaggio di mercoledì), la presunzione di innocenza da rispettare fino a che non ci sarà una sentenza in tribunale.

Sono le stesse argomentazioni addotte dagli uomini, ma metterle in bocca a figure femminili permette di arricchirle con testimonianze personali sul Berlusconi «premuroso, gentile e corretto con le donne» che non avrebbero la stessa forza e lo stesso significato se dette da uomini, e con commenti sul non sentirsi affatto offese, come donne, dai comportamenti del premier.

La mossa serve cioè ad anticipare e controbilanciare proteste di stampo femminista e post-femminista, come quella che mercoledì hanno messo in atto alcune donne del Pd, fra cui Paola Concia, Giovanna Melandri e Rosy Bindi, che hanno manifestato sotto palazzo Chigi con slogan come «La nostra dignità non è in vendita», «Vecchio porco», «Mia figlia non te la prendi…», «Sono italiana e mi vergogno di essere rappresentata da un “vecchio porco” – per la dignità delle donne dimissioni».

L’idea è insomma mettere donne contro donne: per alcune che si dicono offese, altre negano di esserlo. E siamo punto e daccapo.

Anna Maria Bernini martedì a Ballarò:

Daniela Santanché ieri a Annozero:

QUI Nunzia De Girolamo a Tg2 Punto di vista.

 

33 risposte a “Donne che difendono Berlusconi

  1. Mi sembra che sia la struttura dei programmi di approfondimento politico ha mostrare delle debolezze. Vedo nei conduttori la propensione al botta e risposta conciso e veloce che non permettono uno sviluppo del pensiero e favoriscono la rissa. Oltretutto impera il parlare sopra.

  2. Questo post mi fa riflettere sul fatto che forse “le donne” non dovrebbero mai essere considerate come una categoria.
    O almeno non in un’accezione diversa da “l’umanità”.

    Anna Maria Bernini ha ragione: estraniamoci! 😉

  3. Benchè il piano sia strategicamente anticipato e concordo su questo, smettiamola co sto mito della sorellanza di ordinanza, perchè io con la Santanchè non ci voglio condividere manco un cesso. Lo condivido più volentieri con un amico maschio non sessista e non triviale a quel modo. Il femminismo, con il quale ho un rapporto dialettico ma rimane una parola che mi descrive, non mi riguarda come femmina ma come gruppo culturale a cui appartiene anche mio marito e molti miei amici, commentatori del mio blog, commentatori del tuo. Capisco che il tuo punto è sulla strategia di comunicazione e mi rendo conto che è esatto – ma come dire, dopo averne preso atto, decido di fregarmene non perchè penso che tu abbia torto, ma perchè anche far vedere questo, far vedere che le figlie femmine non ce le hanno solo le femmine, e che le donne possono contemplare il fatto di giudicare idiote altre donne, potrebbe essere una ulteriore strategia di comunicazione.
    Speriamo che un po’ mi si capisce.

  4. Infatti l’accusa di umiliare le donne è ridicola, specialmente scoprendo che c’era la fila per farsi umiliare. (Ridicola nel senso che non fa presa nell’immaginazione e forse non è neanche vera: http://blog.mfisk.org/2011/01/dignita.html .) E non ha neanche senso accorgersene ora, dopo mesi che si sapeva cosa faceva. (Se aspettava ancora un poco il PD faceva la manifestazione contro il premier del 2045.)

    Per portare avanti una campagna contro Silvio bisognerebbe essere molto precisi, circostanziati, volare bassi, essere imprevedibili ed essere molto persistenti e determinati. In altre parole l’esatto contrario di quello che si è sempre fatto.

  5. Ehi… zauberei… ti pare che io abbia mai detto di avere il mito della sorellanza? Io non mi sento affatto sorella né sorellastra di Bernini e compagnia bella.

    Ma dal femminismo anni sessanta-settanta in poi questa mitologia è entrata nel senso comune, ed è proprio perché è ancora fissa nel senso comune che la strategia delle donne che difendono Berlusconi in tv funziona.

    Ma funziona, attenzione, anche perché il senso comune viene continuamente confermato e rinforzato dal fatto che, a manifestare e scendere in piazza per difendere la dignità e i diritti delle donne, ci sono sempre solo le donne – e solo pochissimi maschi (etero o omo che siano) che, quando ci sono, sono ancora percepiti come eccezioni.

    Incluse le donne del Pd sotto palazzo Chigi mercoledì scorso. Dov’erano gli uomini? A fare cose da uomini.

    Col che, non sto dicendo nemmeno che Berlusconi lo si manda a casa con la questione della dignità femminile lesa. Lo si manda a casa con contenuti politici propositivi e alternativi VERI, CONCRETI e chiaramente spiegati – da un leader che lo sappia fare – agli italiani.

  6. Sul Corriere si è sviluppata un’interessante polemica tra Piero Ostellino e un gruppo di giornalisti:
    http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_20/lettera-giornalisti-a-Ostellino_8a641e3e-24cc-11e0-8269-00144f02aabc.shtml
    Sul sito del giornale, sotto “editoriali e commenti”, ci sono l’articolo che ha dato fuoco alle polveri e altre reazioni

  7. Dobbiamo ammettere che tra i tanti giusti difetti attribuiti a Berlusconi, quello di una scadente conoscenza della lingua inglese è palesemente ingiusto. Ha fatto di tutto per comunicarci fin dal rogito di quella magione quale fosse la cifra della sua esistenza. La famiglia, gli affari di Stato, gli stallieri, le piccole fiammiferaie, tutto passava per quel luogo, per quella dimora. Ogni consesso che toccasse il padrone, ogni decisione, anche la più epidermica, interessava quella casa, partiva di là e là ritornava. Già assurta a futuro mausoleo, la sua architettura comprendeva in sé la celebrazione della vita e della morte. Riti officiati con e senza Fede: bastava partecipare dei suoi penetrali.
    Anche la precedente padrona di quella magione era minorenne, tale contessina Casati congedata anch’essa con una magra bustarella e spedita in Brasile (contessa per regalo lei, cavaliere per acquisto lui: stessa reggia). E non è un caso che fosse brasiliana l’intrattenitrice che avvertì Berlusconi della presenza in questura di quell’altra minorenne marocchina. Berlusconi ha avuto il complesso dell’esotico del milanese triste che non può vivere di soli laghi e nebbie. Ha capito Nabokov senza averlo letto. Ha sempre tentato di sostituire la sua maison con le nuove pretendenti, fossero Sarde o Bahamensi. Ma il cuore ha sempre battuto forte forte per lei. Non un sostantivo, ma un’estetica, un manifesto di vita, coerente trait d’union nella produzione pubblica e privata.
    Dicono che i magistati non avrebbero dovuto mettere sotto intercettazione quella residenza, mossi quindi da pregiudizio, da accanimento preventivo. No. Avevano ragione loro: Il toponimo non era un indizio, era già la prova. Per questo Berlusconi ha voluto e pagato donne di molte nazioni ma nessuna inglese. Per questo ha finto addirittura dinnanzi al prestigioso uditorio del Congresso, preferendo al laticlavio la qualifica di analfabeta. Sapeva che oltre all’avvocato Mills, male gliene sarebbe incorso da quella lingua così rivelatoria. Occorreva dissimulare e bene. Invece ai magistrati è bastato poco: conoscevano già il codice Rocco, e Holmes non è solo Sherlock, l’inglese collega dei casi(ni) impossibili.
    È bastato associare lo ius latino alla law britannica. Nomen Omen, ma all’anglofona.
    Arcore.

  8. Ugo: 😀

    donMo, grazie: mi era stato segnalato ieri l’articolo di Ostellino da una lettrice. Loredana LIpperini nel suo articolo sull’Unità, ieri, vi ha fatto riferimento e mi fa piacere che altri giornalisti (ma immagino anche molti lettori, come ha fatto la lettrice di questo blog) siano ufficialmente insorti.

    Che dire? Ostellino è un settantacinquenne che condivide certi ben noti pregiudizi e modi di dire italioti su “le donne che siedono sulla loro fortuna”. Non sto mettendola in termini anagrafici, perché mi piace pensare che il mondo sia pieno di settantenni non sessisti, però Ostellino conferma il peggiore stereotipo. Non se ne rende neanche conto, credo. E sarà difficilissimo persuaderlo del contrario. Ma protestare si può.
    😦

    Col che, torno a dire: Berlusconi non lo si batte con la difesa della dignità femminile. E i giornalisti come Ostellino mostrano chiaramente perché.

  9. La dignità femminile lesa è un motivo sufficiente per mandare a casa un capo di governo che l’abbia offesa gravemente.
    Almeno in un paese civile. E può darsi che infine succeda anche da noi.
    Ottima cosa per la dignità femminile, che naturalmente è importantissima.

    Ma non è affatto detto che sia un bene sotto molti altri aspetti, data la mancanza di un’alternativa VERA e CONCRETA (cito liberamente Giovanna Cosenza, senza pretendere che condivida ciò che sto sostenendo).

    Il comprensibile disgusto per la bassezza etica di Berlusconi alimenta aspettative ottimistiche sugli effetti di una sua uscita di campo. Purtroppo, quello che il dopo-Berlusconi potrà ben essere peggio del presente, aspetti etici a parte.
    E non è detto che il guadagno etico, che indubbiamente ci sarà, compensi i peggioramenti che ci si possono ragionevolmente aspettare da Vendola, Bersani, Casini, Fini, sulla base del poco che dicono, quale che sia la loro combinazione governativa.

    Per questo, direi che è meglio NON mandare a casa Berlusconi, se non “con contenuti politici propositivi e alternativi VERI, CONCRETI e chiaramente spiegati – da un leader che lo sappia fare – agli italiani.” (cito ancora Giovanna.)

    Qualche suggerimento in questo senso questo blog lo sta dando 🙂 almeno a livello di comunicazione.

  10. Ben aggiungo, fra l’altro, che: la cultura e la pratica della compravendita di sesso, a vari livelli, non riguarda solo Berlusconi, ma moltissimi leader del Pd e di altri partiti.

    INCLUSI, quelli che si indignano. Anzi, più si indignano e peggio si comportano. E non faccio nomi. Per questo, dico e ripeto: con la questione della dignità femminile lesa, purtroppo, in questo paese facciamo poca strada, perché tutti gli uomini di potere comprano sesso da moooolti anni. Questione di tempo – e di strategie politico-mediatiche – beccarli.

  11. un domanda: ma se la Bernini è nella giunta per le autorizzazioni a procedere, come fa ad espletare la propria funzione se non legge gli atti allegati alle richieste di cui si dovrebbe occupare?

  12. Scusa Giovanna: “tutti gli uomini di potere comprano sesso da moooolti anni” non è una generalizzazione eccessiva?
    Anche limitando il “tutti” ai, diciamo, 20-30 leader politici italiani più importanti degli ultimi 20-30 anni? (Incluso, per dire, Fassino).
    Spero tu possa concedere un “quasi tutti”. 🙂

  13. Ok, scusa, intendevo “la maggior parte di quelli che oggi siedono in parlamento”. 🙂

    E molti, moltissimi uomini di potere che ne stanno fuori.

  14. Dignità lesa non solo di chi si lascia comprare, ma anche di chi compra, forse in questo caso si potrebbe parlare di dignità lesa di un’alta carica di stato.

    La difesa mediatica è stata organizzata perfettamente: videomessaggi in cui si mette al pari di tutti gli altri, piccolo gossip su una relazione segreta, ottimo momento drammatico in cui parla del nuovo sole che ha rischiarato la sua vita di uomo separato, un’intervista verità alla povera diciottenne che l’ha accusato, e intanto stuoli di politiche (quelle più seriose, non le varie Minetti) che difendono lui e allo stesso tempo difendono il proprio ruolo (la poltrona me la sono guadagnata per merito, non per favori).

    Insomma, il più alto spiegamento mediatico per nascondere il più spregevole connubio tra una politica che raschia il fondo e una degradata concezione della donna. Che finalmente vanno a braccetto.
    Ma quando la politica riuscirà a risollevarsi, altrettanto succederà alla donna o noi dovremo ricominciare – con il peso di questi scandali – a lottare dall’inizio?

  15. Concordo in pieno, “usare” le donne (ahimè ancora una volta, ma stavolta in modo diverso) è un’ottima strategia comunicativa per arginare la presumibile ondata femminista.
    In particolare la difesa imbastita da Daniele Santanché mi ha colpito perché voleva essere femminista anche nei contenuti: si è scagliata contro tutti dicendo che definendo prostitute quelle ragazze si offendeva la categoria delle donne.
    Ora. Se una ragazza ti dice “prendo soldi in cambio di sesso” non penso che ci voglia un partecipante dei soliti ignoti per dire: “è lei la escort!”. Ma non è questo il punto.
    Piuttosto mi dico: vero che inserire un membro in una classe più ampia è una strategia di difesa tipica ed efficace dei disco politico (offendi Berlusconi, premier italiano, e la Santanché ti dice che offendi l’Italia tutta) ma francamente il passaggio “ragazze escort”=>”donne”, per quanto logicamente vero (nel senso che una escort è una donna), è fuori luogo e molto offensivo per le donne stesse. Strategia con la mina spuntata(?)
    Ni! Perché poco importano i contenuti. Poco importa la coerenza – la cara Daniele fino a poco tempo fa diceva “Donne non votate Berlusconi, lui ci vede solo orizzontali” – quello che importa è che a difenderlo siano le donne. Punto. Consoliamoci che almeno stavolta era una donna in carne ed ossa, e non fantomatica.

  16. Scusate se faccio una precisazione non rilevantissima.

    Alcune di queste ragazze, come risulta da intercettazioni e testimonianze, andavano a queste cene sperando di ottenere soldi e favori, senza un chiaro e preciso accordo di scambio fra una determinata prestazione sessuale e un corrispondente onorario. Almeno alcune, se non tutte.
    I termini dello scambio erano lasciati abbastanza nel vago, consentendo così a Berlusconi l’arbitrio, più o meno generoso, del dono.

    Non sono quindi esattamente delle prostitute (la difesa di Berlusconi potrà giocare questa carta a livello giudiziario), se non in un senso piuttosto lato.
    Senza con questo giudicarle in meglio o in peggio. Anzi, per quel che mi riguarda, mi sento meglio a non giudicare.

    Lo dico comunque a difesa della differente dignità delle prostitute in senso stretto. Che possono vantare, al confronto, la chiarezza della loro posizione.

  17. Pienamente d’accordo Ben. Anche se giuridicamente parlando perché si configuri un reato di sfruttamento della prostituzione non è necessario che le “vittime” siano delle prostitute di professione.
    Comunque sia, il discrimine c’è, e nel sentire comune si sta ampliando sempre di più: lo testimonia la lingua. “Escort” è un termine sempre esistito ma col passare del tempo si sta caricando di nuove accezioni del tipo: “fa” la prostituta (quando vuole e senza protettore però) ma non “è” una prostituta.
    Il mestiere più antico del mondo snobbato da quello più nuovo. 😉

  18. Daniele mi ha fatto tornare alla mente quella bellissima vignetta di Altan in cui dialogano due donne scarmigliate in cucina: “Tuo marito ci va con le escort?” E l’altra: “Non ce lo possiamo permettere, lui va a mignotte!”
    Ha ragione Giovanna. Tra coloro che pagano il sesso c’è di tutto: dal vostro dirimpettaio che tiene tanto alla famiglia, al ragazzino, a quello che gli amici, a quello che la moglie, e tanto altro, fino a uomini noti e insospettabili.

  19. Io credo che il problema del sistema politico e mediatico italiano,sia legato a una perdita di coscienza da parte degli italiani della parola “politica”. Quello che dovrebbe essere il dibattito incentrato sui problemi del paese volti a un miglioramento sostanziale delle politiche comunitarie stà ogni giorno di più,diventando una commerciale resa al “gossip”. La politica nel senso puro del termine,dovrebbe essere attenzione e moralità verso un punto di vista del cittadino il quale è ritenuto diretto interessato delle problematiche del paese e invece questa nuova tv commerciale del XXI secolo è solamente concentrata sull’inibizione dei suoi ricevitori. Il documentarsi autonomamente attraverso i nuovi media,prestando attenzione alle piste devianti,dovrebbe essere obbligo di ogni cittadino per prendere sempre più autonomia e consapevolezza dei fatti reali del paese. Non viviamo più in un era bi-idealista,dove i partiti rappresentavano due fazioni di pensiero e dove i giornali e i mezzi di comunicazione cartacei e visivi erano una rappresentanza precisa delle ideologie. Oggi viviamo in un era post-moderna nella quale le ideologie sono annebbiate da confusioni mediatiche appositamente studiate per confondere e distogliere l’attenzione dalla realtà dei fatti. Basta gossip!è ora che Berlusconi venga lasciato da parte!è ora che si faccia processare come ogni cittadino e che si torni a lavorare democraticamente per il paese! non voglio più vergognarmi di essere italiano!

  20. Ciao… sono arrivata qui “beccando” questo post sulla bacheca WordPress. Ma non saprei che dire se non che oltre a vergognarmi di esser italiana per certi comportamenti, a volte vedere le donne che difendono certi atteggiamenti (mi viene da pensare per un tornaconto personale) mi fa vergonare di esser donna.

    … da anni ormai la nostra è l’era della vergogna! 😦 Meglio il paleolitico!

  21. Però, ecco: se rinunciamo a parlare di questa cosa, non abdichiamo in un certo modo? Il problema non è tanto la prostituzione il problema è la prostituzione proiettata sul parlamento a scopo di comunicazione politica. Il premier ogni tanto fa una rettifica a base di foto di famiglia, o rapporti affettivi duraturi, ma in generale il suo modo di concepire i rapporti di genere rientra in una costruzione ideologica, che lede tutti perchè combacia con l’assenza di servizi per la famiglia, ma che penalizza maggiormente le elettrici perchè sono le elettrici a guadagnarne una discriminazione di genere nel privato e sul lavoro. Come per craig c’era coerenza tra omofobia e marchette nei cessi con i ragazzi, per me c’è coerenza tra prostituzione quasi vantata e politica di genere discriminatoria. Io non credo che sarebbe così sbagliato puntare anche su questo nella comunicazione politica, tenendo a fuoco le conseguenze pratiche di tutto questo, le quali ricadono anche sugli uomini. Lo so che è tosta ma per me, tra l’asilo nido che non ho, tra l’accompagno a mio padre molto malato che faccio fatica a ottenere, e Ruby Rubacuore c’è un nesso e mi sembra importante che gli elettori e le elettrici lo capiscano.

  22. DavideversolaSemiotica

    “Anziane in menopausa incazzate perché non vengono invitate ai Bunga Bunga”! da Quelli che ti comprano casa a tua insaputa

  23. Io credo che “Repubblica” e “Unità” con questo puntare sulle donne sbagliano, forse di proposito (in fin dei conti, se esistesse un’opposizione VERA, non saremo a questo punto).
    Come uomo, mi sento profondamente offeso dal fatto che le donne abbiano una loro protesta, cui io non posso aderire, come se a me il bunga bunga andasse bene per definizione in quanto dotato di pene.
    Peraltro, il bunga bunga secondo me va anche visto come un fenomeno di sfruttamento di ricchi contro poveri e di vecchi contro giovani, non solo di uomini contro donne. Ricordo che anche fr*ci come Mora e Signorini fanno parte della cultura del bunga bunga.

  24. Illuminismo mitico! Dilla di più sta cosa! Scrivi alla Concita che secondo me capisce!

  25. (magari fr*i non lo direi. Se decidi che genere e orientamento sessuale non sono determinanti, usa un altro epiteto. str*i? per dire:) )

  26. @ Illuminismo.
    Bello il tuo commento. Peccato solo che alla fine tu ti contraddica un po’ mostrando che di fatto sei fallocentrico come tante persone da cui tentavi di prendere le distanze. Se usi gli asterischi vuol dire che sai di usare un termine offensivo. Bisognerebbe abbandonare il turpiloquio, soprattutto quando del tutto fuori luogo.

  27. Illuminismo, ma anche zaub e daniele che riprendono il tuo intervento: capisco che tu intendessi riferire la componente dispregiativa della parola “fr*i” esclusivamente a Mora e Signorini. Ma attenzione: loro sono da disprezzare per molti comportamenti e fatti, non in quanto omosessuali. In questo senso è sbagliato definirli “fr*i”, anche se lo fai con il giochetto dell’asterisco, per mostrare la consapevolezza che hai nell’usare quel termine.

    Cancellerei pure la questione “vecchi contro giovani”, perché, anche se va demagogicamente di moda, in questo periodo, è falsa. Se pensi che una grande mediatrice del bunga bunga è Nicole Minetti, che ha solo 26 anni, capisci bene che lo sfruttamento dei vecchi sui giovani è relativo. Fra l’altro ricordo che quel mondo è pieno zeppo di intermediari di potere più o meno alto (stile Corona) – ma sempre potere è e sempre molti soldi hanno – che hanno più o meno 30 anni.

    La questione in gioco è dunque: sfruttamento e oppressione da parte chi ha potere economico e politico su coloro che non ce l’hanno. Vecchi o giovani che siano, da ambo i lati. E di qualunque sesso siano: non è difficile immaginare contesti analoghi costruiti per omosessuali, per esempio.

  28. chissenefrega se sono donne o uomini!??!. la prostituzione, il mestiere più antico del mondo, e fondante della nostra civiltà, ha bisogno di entrambi.

  29. Stasera sento al tg1 una notizia interessante. Data la fonte, mi sembra opportuno verificarla.
    La trovo di nuovo qui:

    http://www.unita.it/italia/donne-offese-da-pubblicita-br-guerra-del-ministro-carfagna-1.268393

    Bene. Allora è vero.
    Lunedì 17 a Milano c’era la presentazione del libro bianco di Elle:

    http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Advertorial/Le-15-proposte-del-libro-bianco-di-elle

    Sul palco, fra le altre, Mara Carfagna.
    Sfilano diverse testimoni della questione femminile, fra cui anche Lorella Zanardo. Fra queste, una, propone di dare un limite allo sfruttamento del corpo femminile nella pubblicità, sul modello inglese, secondo cui si può utilizzare un nudo solo se si pubblicizza intimo.
    Ora.
    Devo pensare che la Carfagna abbia fatto tesoro del consiglio, e si sia precipitata ad attualizzarlo più rapidamente possibile, motu proprio, o è l’ennesima furbata per far vedere che checché se ne dica, questo governo è womanfriendly*?
    O magari entrambe?

    *nel senso più virginale del termine

  30. Pingback: Social Sharing – January 27th : Catepol 3.0

  31. Pingback: PERCHé B. E I “SUOI” RIPETONO SEMPRE LE STESSE COSE? « vitaliquida

  32. Salve a tutti, questo il nostro contributo alla discussione.
    Siamo pazzi? Non crediamo!
    http://madinitaly.mettiamocilatesta.it/blog/mad-master/

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