Archivi del giorno: lunedì, 24 gennaio 2011

Che senso ha l’appello del Pd?

Dal 1 febbraio il Pd ha promesso di invadere l’Italia con 10.000 gazebo: vogliono raccogliere 10 milioni di firme per «mandare a casa Berlusconi».

L’appello si intitola «Berlusconi dimettiti» e continua così:

«Presidente Berlusconi, lei ha disonorato l’Italia agli occhi del mondo, non ha più la credibilità per chiedere agli italiani un impegno per il cambiamento e con la sua incapacità a governare sta facendo fare al paese solo passi indietro.

Lei dunque se ne deve andare via. L’Italia ha bisogno di guardare oltre, per affrontare finalmente i suoi problemi: la crescita, il lavoro, un fisco giusto, una scuola che funzioni, una democrazia sana.

Noi dobbiamo dare una prospettiva di futuro ai giovani. Con la sua incapacità a governare e con l’impaccio dei suoi interessi personali lei è diventato un ostacolo alla riscossa dell’Italia. Per questo presidente Berlusconi lei si deve dimettere.

L’Italia ce la può fare, dispone di energie e di risorse positive. È ora di unire tutti coloro che vogliono cambiare. È ora di lavorare tutti insieme per un futuro migliore. Firma per cambiare l’Italia».

Ora, un testo che si vuole rivolto a 10 milioni di persone con «energie e risorse positive» dovebbe essere un gioiello di scrittura e persuasione. Questo invece fa acqua da tutte le parti. Lascio a Maurizio Crozza il lavoro di fino, e dico solo che:

  1. come al solito (per il Pd) è generico: parla di cambiamenti, ma non dice né come né quali;
  2. la crescita, il lavoro, il fisco giusto, la democrazia sana non sono «problemi» per il paese: è la loro mancanza a esserlo;
  3. non si dice «incapacità a», ma «incapacità di» («incapacità a» si trova solo in certi testi burocratici e giuridici).

Ma lasciamo da parte il lavoro linguistico. E tralasciamo pure il fatto che il Pd, pur predicando di voler passare dal «contro» Berlusconi all’«oltre», con l’appello sta facendo l’ennesimo «contro». Lasciamo da parte ogni pedanteria – mi sono detta – e consideriamo l’operazione complessiva: è troppo grossa per pensare che non segua nessuna strategia.

Mi sono a lungo interrogata sul senso di questa mossa, ma finora non l’ho trovato. Perché:

  1. Posto che circa 50 milioni – se conto male, qualcuno mi corregga – sono gli aventi diritto al voto in questo paese, 10 milioni di firme sono il 20%. Più o meno l’elettorato di un Pd in calo. Cosa si vuol fare, allora, con questo appello? Un anticipo di campagna elettorale, ma giocata al ribasso, per verificare che almeno uno zoccolo duro di 10 milioni ci sia e sia pronto a superare la genericità della proposta?
  1. Posto che Berlusconi non si dimetterà certo per questo appello, perché dirà, come al solito, che 10 milioni non sono la maggioranza – e già dire questa cifra significa anticipare la sua risposta – non sarebbe meglio che il Pd impiegasse soldi, energie e persone per fare proposte concrete di riforme e tessere relazioni per realizzarle?

Insomma non capisco. Davvero. E credo sia un mio limite. Qualcuno mi aiuta? (clic per ingrandire)

L'appello del Pd