La telefonata di Berlusconi a Lerner in 10 punti

Il 24 novembre scorso, dopo l’ultima telefonata di Berlusconi a Ballarò, avevo evidenziato gli elementi che ormai hanno codificato, in quella trasmissione, la telefonata di Berlusconi come un rituale di conferma del capo: il volto di Floris che all’inizio si illumina, le riprese in campo lungo dall’alto (come dire: Berlusconi sopra, gli altri sotto), i primi piani sui gesti impacciati e nervosi degli ospiti che Berlusconi accusa di mentire (il tema è sempre quello) e sulle facce gongolanti di quelli consenzienti.

Puntualmente, poi, Floris cerca di interromperlo e non ci riesce, di fargli domande e non ci riesce, gli dice di stringere e l’altro continua; infine Berlusconi riattacca e l’impaccio di Floris, anche dopo, resta evidente per molti secondi.

Ben diversa è la telefonata di Berlusconi a L’infedele il 24 gennaio:

  1. Il conduttore è sempre ripreso dal basso, il che lo mette in posizione dominante, e sta ben dritto con le braccia dietro la schiena (un po’ troppo impettito per non apparire teso: era meglio più rilassato, magari con le braccia conserte).
  2. Non c’è alcuna gigantografia di Berlusconi in studio, ma una sua piccola foto, sorridente, accompagna la scritta «in collegamento telefonico l’on. Silvio Berlusconi» (onorevole, non presidente).
  3. Quando Berlusconi accusa la conduzione di essere «spregevole», «turpe», «ripugnante», il mezzo piano su Gad Lerner silenzioso ne mostra il volto accigliato e contratto, come di uno che sta dignitosamente accusando i colpi; e tuttavia guarda dritto in camera, come se stesse fronteggiando alla pari l’avversario: bene, è ciò che ieri a Ballarò quel genio semiologico di Maurizio Crozza ha definito un «incrocio fra Clint Eastwood e un mastino napoletano». 🙂
  4. Purtroppo, quando Lerner risponde «Lei ha già insultato abbastanza», distoglie lo sguardo e lo rivolge ai suoi in studio: sarebbe stato meglio avesse risposto continuando a guardare in camera.
  5. Il regista e l’operatore colgono la difficoltà di Lerner e passano al campo lungo, sempre dal basso, mentre Lerner dice «Perché non va dai giudici, invece di insultare»: bene, gli dà il tempo di riprendersi.
  6. Infatti Lerner si riprende, rilassa le braccia, le porta davanti, si prepara a reagire. E reagisce, guardando sempre in camera: «Essendo lei anche il mio presidente del consiglio, la prego di moderare i termini». Ottima frase, ma sarebbe stato meglio che lo sguardo in camera e la posizione della testa non fossero lievemente dal basso verso l’alto, ma allo stesso livello della camera, per parità con l’avversario.
  7. Mentre Berlusconi tesse le lodi di Nicole Minetti, Lerner è di nuovo impacciato (tenta una frase ma la interrompe) e la camera torna in campo lungo (bravo, il regista!); poi riprova col mezzo piano ma l’impaccio di Lerner continua, e allora torna in studio (ri-bravo!), dove Lerner si muove un po’ nervosamente urlando sopra Berlusconi, riferito alla Minetti «E questo le consente di saltare la gavetta della politica?»; nel frattempo un cenno di fischio e un applauso accompagnano le parole di Berlusconi: è gazzarra, nessuno segue più le parole di nessuno.
  8. Quando Berlusconi dice «le cosiddette signore presenti», Lerner risponde alzando un braccio e protendendosi in avanti «Le signore non sono cosiddette…», la camera allora torna al mezzo piano (bravo!) e infatti Lerner è in pieno attacco, col braccio teso e il dito puntato: «… e lei è un cafone se le chiama così!».
  9. Per alcuni secondi Lerner guarda dritto in camera, sempre con l’espressione a metà fra Clint Eastwood e il mastino napoletano: bene; infine dà le spalle alla camera, ma solo per rivolgersi a Iva Zanicchi mentre Berlusconi la invita ad andarsene, cosa che lei non farà.
  10. Il tutto si chiude fra urla e fischi, che però Lerner quieta subito.

In conclusione, mentre le telefonate a Ballarò finiscono puntualmente con 2 a 0 per Berlusconi, la telefonata a Gad Lerner è un dignitoso 1 a 1.

56 risposte a “La telefonata di Berlusconi a Lerner in 10 punti

  1. Interessante analisi, che lascia capire quanto siano importanti le immagini e gli atteggiamenti. Da far leggere a scuola. 🙂

    Due note marginali:
    L’operatore è stato sicuramente bravo, ma penso che il merito maggiore dovrebbe essere dato al regista.

    Per attenuare le “colpe” di Floris, mi pare che l’ultima telefonata a Ballarò sia stata negata al Nostro. Ricordo male?

  2. comizietto: è ciò che Floris dice. Ma in questo contesto e data la ripetizione del rituale di sottomissione…. temo sia facilmente interpretabile come…ehm… paura? 🙂

  3. Grazie per l’ interpretazione. Sono passata apposta, oggi, per sentire il tuo commento e come sempre non sono rimasta delusa.

  4. In effetti Lerner è stato bravo a tener testa. Forse avrebbe dovuto minacciare di interrompere la telefonata dopo le prime offese e avrebbe vinto per ko tecnico.

  5. Questo sì che è interessante, soprattutto per chi non ha studiato queste cose e non riesce a fare un’analisi di quanto accade, ma solo a ricavarne un’impressione, (in questo senso ad esempio durante le telefonate a Floris mi arriva una generica inquietudine “paura” del conduttore, ma non riesco a scomporla).
    Grazie davvero.

  6. L’analisi è davvero avvincente! Complimenti!
    Concordo anche sul punteggio.
    Anche se un minimo di vantaggio in più l’on. l’ha acquisito quando ha detto al conduttore: «io so quello che dico, lei no». Quella non la doveva lasciar passare.

    Rifiutare la chiamata, come ha fatto Floris, per una volta, ci sta. Tuttavia, se la prossima volta il nostro replicasse à la Lerner ci guadagnerebbe in rispetto e stima.

    Di nuovo complimenti per l’analisi.

  7. I politici sono abituati o comunque “hanno studiato per” sentire (non ascoltare) l’interlocutore mentre parlano. Chi non è allenato come loro difficilmente può interromperli.

  8. ciao Giovanna, se la telefonata di Berlusconi a Floris l’hai interpretata come un rituale di conferma del capo, il no di Floris (il 18 gennaio 2011 Floris dice che Berlusconi voleva intervenire ma gli è stato detto di no) come lo interpreti? Fa parte del rituale di degradazione di Berlusconi (che è andato in onda la settimana scorsa su tutti i programmi politici, in cui Berlusconi è stato mediaticamente massacrato)? 🙂

  9. Hamlet, ho già risposto più sopra… 🙂 ciao!

  10. Io invece ho interpretato il botta e risposta come 2 a 1 per Lerner: me lo sono riguardato più volte e quello che per me traspare è la dignità del conduttore, e la lucidità delle risposte a Berlusconi, soprattutto riguardo alle donne presenti (certo, capisco che per lui le donne degne di questo nome siano solo quelle “belle”, giovani e disponibili), e al fatto di ricordare a Silvio che ricopre una carica importantissima, anche per chi non lo ha votato, e deve rispetto a tutti i cittadini.
    Forse percepisco più dignità in Lerner perchè nel comportamento di Floris prevalgono le sue moine da mangusta in fregola, ben consapevole di stare aumentando gli ascolti.

  11. Grazie per l’analisi, è sempre un piacere leggerti. Personalmente sono rimasto molto colpito  dall’abilità di Lerner e della regia nel gestire la cosa. Chi guardava la tv ha assistito ad una chiamata improvvisa e ha percepito una parità effettiva tra le due persone.
    Vince Lerner, perché porta a casa un pareggio con un Presidente del Consiglio che non credo proverà a telefonare di nuovo. Complimenti a lui e alla regia per la preparazione quindi, le analisi a posteriori é sono facili ma trovarsi nella situazione e riuscire a tener testa a una voce fuoricampo é tutta un’altra cosa. Ringrazio comunque Il Presidente che da anni ci offre ottimi spunti di riflessione.

    Piccola nota. Le braccia dietro la schiena associate ad uno sguardo fermo e deciso le interpreto come un gesto di sicurezza, non di rigiditá. Di uno che non ha paura di chi parla e può permettersi di non assumere una posizione difensiva o di chiusura. Come dire ‘parla pure, non mi sposto’. Vedere poi la scosciata sul video di sfondo mentre parla B mi ha poi fatto urlare un ‘genioooo’ alla Ferretti.

  12. Concordo con Antonio (11:55:33): Lerner non ha approfittato dell’assist offerto con la frase “Io so quello che sto dicendo, lei no” subendo l’interruzione della replica. Avrebbe dovuto fare muro sfruttando la portata stessa dell’accusa. Anche se già così è stato campione di lucidità. Lato mio, appartendo alla generazione di Canzonissima, non mi sono ancora abituato a “l’onorevole Iva Zanicchi”…

  13. I difetti di Lerner nascono principalmente dal fatto che anche lui, come Floris (che, lasciatemelo dire, è ancora un pupo in mezzo a squali che crede di poterne uscire con sorrisi e ironia), è emozionato e sorpreso positivamente dall’inattesa telefonata. Lerner spera sempre nel dialogo costruttivo con l’avversario, lo ricordo bene a Otto e mezzo con Ferrara. E’ un inguaribile ottimista. E quindi non è pronto alla lotta all’ultimo colpo -e con colpi sotto la cintura-, non la vuole, la rifiuta per la sua volgarità. Però ha una buona capacità di adattamento, e sa reagire velocemente, sa porre un limite, e risponde tenendosi sempre al di qua del livello della gazzarra, il che da una parte gli impedisce di interrompere sempre B., dall’altra gli permette di non essere insultante (anche il cafone è stato detto contestualizzandolo subito con un se dice ecc.).

  14. Concordo con l’analisi di Giovanna: Lerner ha strappato un dignitoso pareggio che, con quel fiume in piena del Premier di questa fase, è un risultato più che onorevole. Anche grazie ad una regia accorta che ha fatto valere la sua presenza e la sua professionalità nell’occasione.

    L’unica debolezza del conduttore è stata a mio avviso quella scivolata fatta quando in un accesso d’ira mal gestito ha sbottato “Perchè non va dai giudici invece d’insultare?!” in tal modo mischiando il piano mediatico (il confronto in atto in quel momento) con il piano giudiziario (non compete al giornalista suggerire le strategie difensive all’imputato). Forse poteva meglio sfruttare il vantaggio della presenza in studio: la voce di chi è collegato da fuori tende ad avere sempre una oggettiva posizione di svantaggio.

    A proposito degli scandali del premier, ho da poco trovato questa gag della BBC che dà un respiro internazionale alle beghe del nostro confuso cortiletto:
    http://vetriolov.blogspot.com/2011/01/satira-bbc-su-berlusconi.html

  15. Lerner è bravo a prendere la parola nel punto giusto, cioè quando Berlusconi ha completato un enunciato, come generalmente avviene nelle conversazioni civili.
    Cosa in questo caso difficilissima, perché Berlusconi è bravissimo, dal canto suo, a lasciare ben poco spazio fra un enunciato e l’altro. Per cui Lerner, per evitare di interrompere un enunciato in corso, deve iniziare il suo nell’istante esatto in cui quello di B. è completato. Senza ritardare neanche di mezzo decimo di secondo.

    Fa così nel suo primo intervento “Allora lei ha già insultato abbastanza”.
    Si vede bene come si prepari a intervenire mentre B. pronuncia il terzo aggettivo dispregiativo nei confronti della sua conduzione (“spregevole, turpe, ripugnante”), ben sapendo, come tutti sappiamo anche inconsapevolmente, che simili liste sono generalmente fatte di tre elementi. Bravissimo qui Lerner.

    Non ci riesce con il secondo “Perché non va dai giudici invece di insultare?”, che anche per questo suona debole.

    Ci riesce splendidamente, in condizioni difficilissime, con il terzo “Essendo lei anche il mio Presidente del consiglio la prego di moderare i termini”. Se rivedete il video, vedrete come riesce a piazzare il suo colpo esattamente nell’istante in cui B. termina “Ho visto una rappresentazione della realtà all’incontrario del vero”. Efficacissimo proprio perché anche conversazionalmente correttissimo.

    Poi per due volte non ci riesce, cioè interviene quando ormai B. ha già iniziato un nuovo enunciato, e molto correttamente rinuncia a proseguire (“Anche questo-“, “E’ il suo-“). Qui avrebbe fatto meglio a tacere. Ma, ripeto, con Berlusconi è difficile, e rinunciando a proseguire ha limitato i danni.

    Ci riesce di nuovo con la frase sulla Minetti, che pure non è felice nel contenuto, in quel contesto.

    Infine, viola le regole della conversazione civile quando interrompe B. per dire “Le signore non sono cosiddette e lei è un cafone se le chiama così”. Qui aveva perso l’attimo, apparentemente perché ancora assorbito dall’intervento sulla Minetti. Peccato.
    Però decide giustamente di violare le regole, una tantum, per ribattere la gratuita offesa di B. nei confronti delle signore, piuttosto che lasciar correre.
    Peccato che la faccia gli si storca in un ghigno di sofferenza, oltre che di rabbia. Forse soffre a dare del “cafone” ad un Presidente del consiglio, ma forse soffre anche a farlo violando le regole della conversazione civile.

    D’accordo con tutto il resto dell’analisi di Giovanna. Anche questo supplemento di analisi suggerisce un verdetto di 1 a 1.
    Berlusconi qui (e in altri casi) previene il dialogo non lasciando alcuno spazio all’interlocutore, ma lo fa correttamente, impostando il suo intervento come un monologo abbastanza breve e compatto, ed esibendo un’indignazione che non consente dialoghi.

    (Data anche la mediocrità dei conduttori concorrenti, bravissimo Lerner!)

  16. secondo me ha vinto Berlusconi 2 a 0.
    intanto durante tutta la puntata c’è stata una forte propensione alla diffamazione nei confronti del presidente del consiglio che,aldilà di un tono un po’ teso,non è affatto sceso nel turpiloquio e non ha insultato nessuno,si è solo difeso dicendo in realtà come stavano andando le cose,ovvero che “quella è stata una trasmissione disgustosa,con una conduzione spregevole, turpe e ripugnante.
    Si è vista una realta’ al contrario del vero, una realta’ falsa e distorta…

  17. E’ una mia impressione o anche il volume del microfono di Lerner (o forse sarà merito del timbro di voce acuto) è maggiore rispetto a quello della voce telefonica?

    Io ho apprezzato come Lerner ha affrontato la situazione, che – mettiamoci nei suoi panni – non può non colpire sul vivo gli interessati: anche il dopo telefonata ha preteso il silenzio affinché il tutto non si trasformasse in una tifoseria.

    E non tralasciamo un aspetto: nel dopo chiamata non ha puntato sulle offese gratuite, ma sull’invito – perentorio – fatto alla Zanicchi, la solita donna della difesa – ad andarsene, inducendola in questo modo a rimanere (lui ha ordinato di andarsene, lei Zanicchi non si sente un po’ offesa dal ricevere questi ordini? può Berlusconi comandarla a bacchetta?)

    Anche il prima partita è importante: a inizio trasmissione ha associato le feste di Berlusconi non al lato sessuale, ma agli impegni pubblici saltati dal premier in concomitanza con queste presunte feste.
    Sottolineando l’unione tra i diritti della vita privata e i doveri di quella pubblica.

  18. Sì, davvero interessante la tua analisi. Preziosi gli elementi che metti in luce. E di quel paio di minuti che ieri Mentana, durante il TG LA7, ha dedicato a quella telefonata che cosa pensi? Verso la fine si è esplicitamente rivolto a Berlusconi, secondo me con pacatezza e fermezza. Sembra un gigante se pensiamo agli editoriali di Minzolini, no?

  19. Anche io, come appartenente alla categoria, evidenzio che i cambi e i movimenti di camera sono certamente merito del regista.
    Personalmente, parlando dell’intervento di Crozza sul tema, ho apprezzato particolarmente che abbia centrato un elemento secondo me fondamentale, ma raramente citato dagli osservatori, ovvero l’uso da parte del PdC di aggettivi che ricordavano molto quelli della propaganda fascista per insultare gli ebrei.
    Infatti Crozza, ricapitolandoli, ha aggiunto “mancava solo che gli desse dell’Ebreo.”
    Il problema è che come tutti sanno Lerner E’ ebreo.
    Fatico a ricondurre la cosa a una fatalità casuale.

  20. @Williamnessuno

    Lerner è ebreo? In che senso, visto che è ateo e non appartiene allo Stato di Israele? Forse perché è nato in Libano, Paese in cui si parla una lingua di ceppo semitico? Ma allora anche Ruby, in quanto di madrelingua araba, è secondo il suo criterio ebrea, sa?

  21. No Ugo, scusa, ma williamnessuno ha ragione.
    Lerner è noto come ebreo, al pari di Marx e Freud che pure erano atei ed europei.
    Gli antisemiti non hanno mai guardato al credo e alla nazionalità, no?
    E almeno gli ultimi due dei tre aggettivi di B. – spregevole, turpe e ripugnante – sono stati largamente usati nella propaganda antisemita in Italia, con conseguenze orribili.
    Può darsi che B. non sia stato del tutto consapevole della loro possibile rilevanza rispetto a Lerner, che ha anche il soma tipico bersagliato dagli antisemiti (soma che io apprezzo, anche se la cosa non è per nulla rilevante).
    Ma, come tutti, è responsabile del senso che alcuni, come williamnessuno, possono ragionevolmente attribuire alle sue parole.

  22. Va anche detto, in aggiunta e non in contrasto ai post precedenti, che la divulgazione di brani di telefonate private, privi di rilevanza penale e al di fuori di un processo, intrude gravemente e illecitamente nella vita privata delle persone sia intercettate che menzionate nelle intercettazioni.
    L’indignazione di Berlusconi, espressa nella telefonata a L’infedele, ha, riguardo a questo, un certo fondamento.

    Sebbene, per essere del tutto sincero, provi un certo interesse nel venire a sapere che la consigliera regionale del PD Nicole Minetti abbia detto del Presidente del consiglio Berlusconi, suo mentore, leader politico e amico personale, che è un pezzo di m…. ecc., trovo ignobile che lo si racconti pubblicamente a me e al resto del mondo.
    Senza che i responsabili diretti o indiretti della divulgazione vengano perseguiti e puniti.

  23. mio lapsus: non “consigliera regionale del PD Nicole Minetti”, bensì del PdL.

  24. @Ugo “Lerner è ebreo? In che senso, visto che è ateo e non appartiene allo Stato di Israele? Forse perché è nato in Libano, Paese in cui si parla una lingua di ceppo semitico? Ma allora anche Ruby, in quanto di madrelingua araba, è secondo il suo criterio ebrea, sa?”

    l’essere ebreo ha una doppia identità. Da un lato è una religione (e quindi tutti possono diventare ebrei, se si convertono) ma da un altro lato rappresenta idealmente un popolo (quindi non ha importanza se uno nasce in Libano, in Israele o in Giappone: se ha 2 genitori ebrei, è ebreo). Gad Lerner è ebreo (nel senso che anche lui si definisce come tale)

  25. Sai Giovanna che ho avuto “l’onore” di cambiare canale propio in quel momento, quando gli è arrivata la chiamata. E mi sono detto: oh bene, vediamo le differenze con Ballarò! 🙂

    Ovviamente avevo letto il tuo post su ballarò. Diciamo che quella sera avevo capito in pieno il risultato, che concorda con quello che hai detto. Non avevo colto tutti i primi piani o tutti i dettagli ma secondo me, è abbastanza palese che siamo su un livello diverso.

    Questa volta Berlusconi ha fatto la figura del vecchio che sbraita. E non hai detto cosa gli hanno urlato.. Buffone 😀

  26. Allora direi che è l’ebreo stesso a perpetuare il concetto di razza che altri cercano invece di annullare. Se lei, Bercelli, apprezza il soma tipico ebraico allora mi duole dirle che un filosemita, e q

  27. è partito un commento in automatico – che non concludo per rispetto alle intelligenze qui in gioco.

  28. Ehm, dunque, vado fuori tema, ma mi sembra necessario: si è ebrei o ebree per parte di madre, e quindi anche soltanto per parte di madre; le conversioni sono teoricamente possibili, ma sono state poco praticate storicamente, tanto che nell’antichità i simpatizzanti dell’ebraismo come religone non venivano considerati convertiti e, quindi facenti parte a pieno titolo del popolo ebraico, ma erano invece definiti “hasidim”, cioè “pii” (in latino). Anche per l’assenza di proselitismo e per lo scarso interesse alla cooptazione di persone provenienti da altri popoli all’interno dell’ebraismo, la religione ebraica ha finito per coincidere con il popolo ebraico. E visto che questo popolo, al di là delle professioni di fede o di ateismo dei suoi componenti e dei suoi discendenti, ha prodotto, storicamente, una cultura, anzi, tante culture diverse, a seconda dei paesi della diaspora in cui si esse sono sviluppate, ma tutte connotate nel senso di un’identità ebraica, è evidente che l’essere ebreo coincide pure con l’aver ereditato in qualche modo una cultura ebraica. Per quanto riguarda lo stato di Israele, mi consta che tutti gli ebrei, in tutto il mondo, siano considerati, da questo stato, suoi cittadini, indipendentemente dal fatto che ne abbiano fatto richiesta o meno. Aggiungo pure che, se fossi ebrea, mi sentirei comunque cautelata da una simile disposizione, indipendentemente da tutti i motivi di eventuale disaccordo con le scelte politiche di tale stato.

  29. La precisazione di Paola è ineccepibile, tuttavia mi preme aggiungere un ulteriore elemento a scanso di equivoci in cui si può, come sappiamo, talvolta cadere. Lo stato di Israele è sì pronto ad accogliere come suoi cittadini tutti gli ebrei della diaspora che volessero trasferirvisi. Ma tutti gli altri sono cittadini dello stato in cui vivono. Sotto ogni punto di vista, anche quello dell’attaccamento a esso. NON sono stranieri ospiti forse temporaneamente.

  30. Paola scrive: “tante culture[…] ma tutte connotate nel senso di un’identità ebraica, è evidente che l’essere ebreo coincide pure con l’aver ereditato in qualche modo una cultura ebraica”.
    E cosa sarebbe ancora una volta questa “identità ebraica”? Quale identità culturale legherebbe Marx a Freud, per restare a Bercelli, ma anche Einstein a Brecht e a Levi, prego? Non ci sono parentele. Qui mi pare si cada nel filosemitismo, razzismo al contrario, nell’esaltazione degli appartenenti alla razza, che come ricorda anche Paola (e wikipedia) continua a trasmettersi per via matrilineare ancora nel terzo milllennio.
    Ora, sarebbe anche venuto il momento di emanciparsi dall’usare questo scomodo e primitivo sostantivo valigia: ebreo. Troppo vago per un blog che si chiama disambiguando.
    Poiché siamo moderni, non abbiamo sensi di colpa delle generazioni precedenti, viviamo in un’epoca in cui l’antisemitismo è statisticamente inesistente rispetto ai mille razzismi di nuovo conio, e a differenza di altri popoli perseguitati esiste fortunatamente lo Stato di Sion, propongo di smetterla di utilizzare il termine ebraismo perché continua a generare afasia del pensiero e patosensibilità che annienta lo spirito critico. Se ne usino invece i costituivi: giudaismo, sionismo, semitismo che denotano rispettivamente il piano religioso del testo biblico, quello politico dello Stato d’Israele, e quello culturale della lingua e del popolo ebraico.
    A questo punto la mia domanda è la seguente: in cosa consisterebbe l’affermazione di Gad Lerner di definirsi ebreo se non l’appartenenza cretina a tribalismi primitivi o la gioia di far parte di un club che storicamente ha incluso e etichettato come ebrei tra i suoi membri innumerevoli menti eccezionali che hanno regalato all’umanità Bellezza e Scienza? Si badi: menti nate e vissute in nazioni diverse, parlanti lingue diverse, formate da culture diverse, professanti religioni diverse. Ebree controvoglia ma legate da una anacronistica e imbarazzante regola di sangue che marchia a vita, da cui sarebbe impossibile sottrarsi, nonostante la volontà, l’ateismo, il legame culturale con il proprio Paese di nascita o d’adozione, qualunque esso sia.
    Credo che a definire ebrei le menti che rispondono a questi ultimi tre criteri siano appunto solo altri ebrei che desiderano annoverare tra i propri membri il prestigio dei tanti personaggi passati alla Storia.
    Si è ebrei in modo non ripudiabile quindi. Non puoi non essere ebreo.
    Che dubbia libertà dal concetto di razza, vero? Si usino i tre termini proposti (giudeo, sionista, semita) e tutto d’un colpo il nostro cervello comincerà nuovamente a fare distinzioni pertinenti e a poter ritrovare la forza della critica per quella componente politica che oggi sta dimostrando di aver imparato come si trattano le minoranze etniche, senza per questo subire le accuse di chi ti dà dell’antisemita solo perché continua a usare e a voler far usare agli altri un termine omnicomprensivo di cui è bene disambiguare i significati.

  31. comizietto, lucaseil e williamnessuno: questione regista/operatore.

    Grazie per avermi segnalato la cosa, che mi ha permesso di correggere due passaggi nel post e ora mi permette di fare un’ulteriore precisazione.

    Sapevo ovviamente che il merito è del regista, e tuttavia rilevavo, nella gestione dell’imprevisto, una prontezza e una scioltezza che, in base alla mia pur limitata esperienza di dirette televisive, pensavo non potesse nascere che da una grande sintonia fra regista e operatori. Per questo mi sono sentita (esagerando!) di dare il merito all’operatore.

    Ho chiamato allora un’amica che lavora come produttrice a La 7, che mi ha confermato la grande capacità professionale e relazionale del regista de L’infedele Michele Mally, ma anche la grande capacità professionale e relazionale degli operatori di ripresa. E mi ha confermato che avevo comunque colto un punto importante: senza una grande sintonia fra regista e operatori, certi risultati non si ottengono. Specie se devi gestire un momento di difficoltà, come ovviamente può essere quello in cui un presidente del consiglio ti insulta.

    Bravo il regista, dunque, ma bravi anche gi operatori… 🙂

    Mie limitate esperienze di dirette televisive: ho partecipato come ospite ad alcune dirette in Rai, come ospite a una diretta delle web tv “a reti unificate” in occasione dell compleanno di Rita Levi Montalcini nell’aprile 2010, e come co-conduttrice, assieme a Giampaolo Colletti, alla diretta “a reti unificate” delle web tv italiane in occasione della Notte dei ricercatori, nel settembre 2010:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/09/24/laltra-notte-diretta-sulle-web-tv/

    Un po’ dunque ne sapevo, ma giusto un po’. Ora, grazie a voi e a una chiacchierata con una producer del La 7 (NB: non di quella trasmissione), ne so molto di più. 🙂

    Grazie ancora e ciao!

  32. LucaSeil, la posizione “impettito con le mani dietro la schiena” è troppo rigida per significare sicurezza: significa piuttosto, in quel contesto che ti invito a riguardarti, “tensione”.

    Per mostrarsi sicuro un conduttore deve apparire rilassato. Fa’ la prova: se stai ben eretto, guardi l’avversario dritto in faccia (= in camera), ma nel contempo appari rilassato (braccia non dietro la schiena, ma nemmeno rigide ai fianchi o incrociate davanti troppo strette: semplicemente tenute come le terresti in condizioni di conduzione normale, magari coi fogli in mano), allora sì che sembri massimamente sicuro. Perché se uno è rilassato vuol dire che non ha nulla da temere dall’avversario, mi spiego?

    Lerner invece era troppo rigido, con le mani dietro, e per giunta inizialmente arretrava. Poi si è corretto, certo. Ma all’inizio era così.

  33. Leggendo la sua analisi volevo aggiungere una pensiero alternativo riguardo al cambiamento di direzione dello sguardo del conduttore Lerner nel momento in cui egli stesso afferma riguardo il Presidente “Lei ha già insultato abbastanza”, nei primi secondi di telefonata del premier.

    Lei lo ha analizzato al punto 4: “4.Purtroppo, quando Lerner risponde «Lei ha già insultato abbastanza», distoglie lo sguardo e lo rivolge ai suoi in studio: sarebbe stato meglio avesse risposto continuando a guardare in camera.”

    Magari quello sguardo era rivolto allo staff per un motivo: perchè stiamo a sentire queste offese grautuite? perchè farlo parlare dato che il contenuto della telefonata è questo?. Il premier infatti ha espresso offese e sentenze dirette alle persone oltre che al programma, e Lerner forse ha semplicemente pensato che il diritto di parola al premier -che in quel caso era di fatto un monologo senza possibilità di risposta e/o scambio produttivo- fosse eccessivo. Magari guardando i suoi in studio ha provato a capire quali fossero le intenzioni di chi era con lui alle prese con il contatto telefonico?

  34. @Ugo “E cosa sarebbe ancora una volta questa “identità ebraica”? Quale identità culturale legherebbe Marx a Freud, per restare a Bercelli, ma anche Einstein a Brecht e a Levi, prego? Non ci sono parentele.”

    scusa un attimo ma come fai ad avere queste certezze?? Conosci la cultura ebraica? Conosci l’alfabeto ebraico? Conosci la lingua yiddish?

    P.S. perchè parli di razza? è opportuno parlare di popolo ebraico e non di razza ebraica (la razza è quella umana)

  35. Bel post!
    Questo e’ il tipo di analisi che mi piace leggere

  36. @laura, non volevo occupare troppo spazio: tanti patrioti del nostro Risorgimento, infatti, erano ebrei, basterebbe questo; e possiamo leggere le considerazioni di Primo Levi sul modo in cui poteva essere tanto blandamente percepita, prima delle persecuzioni hitleriane e mussoliniane, l’identità ebraica, da risultare addirittura quasi irrilevante agli stessi ebrei. E anche agli altri italiani (memorie familiari). E’ stato Hitler a portare in tanti ebrei l’emersione della consapevolezza della loro “doppia” identità storico-culturale, e non è stato certo un bel modo per arrivarci. P.S. errata corrige: “hasidim=pii” erano gli “osservanti” dell’insurrezione dei Maccabei (II sec. a. C.), mentre i simpatizzanti del giudaismo erano definiti “timorati di Dio”. Non si dovrebbe mai scrivere di notte dopo una giornata faticosa.

  37. @giovanna cosenza: ma Lerner e Floris avranno tenuto presenti le tue analisi precedenti? se così fosse, interessanti le due decisioni operative 😉

  38. Mi scuso con la Padrona di casa, perché si va davvero un po’ off topic. E però. Una risposta a Ugo me la si consenta.
    Perché dovremmo sindacare il termine, quale che sia, che ciascuno di noi usa per autodefinirsi?
    Perché qualcuno dovrebbe dirmi che non gradisce sentirmi dire che sono “una donna” e che invece sarebbe preferibile usare il termine “femmina” o “appartenente al genere femminile” o ancora “persona di sesso femminile”?
    Chi siamo noi per discutere se Lerner (o chiunque altro) si sente ebreo. Saranno forse fatti suoi?
    E poi: perché mai il termine ebreo dovrebbe potersi usare solo laddove esiste l’antisemitismo?
    Ancora una conferma che il tarlo dell’antisemitismo si annida un po’ ovunque, anche dove meno te l’aspetti.
    E tutto sommato averne parlato proprio oggi, da un certo punto di vista, rende questa giornata più significativa.

  39. Laurandrea: forse i “motivi” e i pensieri di Lerner erano quelli che tu indichi, non lo sappiamo. Sta di fatto che distogliere lo sguardo in quel momento ha avuto come effetto indebolire la sua posizione.

    Ciao!

  40. Dunque solo due cose molto emotive.
    1. Giovanna ottima analisi però io sono stata contentissima oh! Mi ha dato una soddisfazione!
    2. Sono un’ebrea, laica e sposata a un non ebreo in comune. Non ho fatto circoncidere mio figlio che non porta un nome ebraico. Sono state scelte faticose, perchè nonostante io non creda e mangi prosciutto con gioia, io mi sento profondamente ebrea. E perciò non so esprimere il disagio che mi ha dato leggere i commenti di Ugo e la delusione considerando che di solito è così attento e preparato. William Nessuno e Fabrizio Bercelli avevano ragione e io ascoltando Berlusconi nella puntata ho pensato la stessa cosa. In ogni caso esiste una vasta letteratura sull’identità ebraica degli ebrei assimilati, sulle loro affinità nei percorsi intellettuali. Tutti gli ebrei atei che fanno la storia del novecento si sentono comunque profondamente ebrei. Credo che sia spiegabile più che con l’appartenenza alla razza, o la religione, con una specie di percezione dell’esilio, che l’antisemitismo tiene in vita, e la cosapevolezza di una differenza culturale anche. Per cui si sente questo ecco. Si ama questa identità e si trasmette. E’ un regalo che si fa ai propri figli.
    Dopo di che è la prima volta che sento con retorica e scandalo dire oh ma sei filosemita!
    Insomma Ugo, proprio da te non me lo aspettavo.

    Giovanna perdonami.

  41. @Alice
    Lei non ha capito il mio discorso. Rilegga senza chiudere gli occhi altrimenti vedrà solo i suoi incubi.

    @Zauberei
    Non riesco a vedere motivo di delusione o di offesa alcuna che sia imputabile alle mie parole. Rileggi bene quello che dico. La tua risposta è esemplare, Zaub, perché sembra quasi scritta apposta per confermare tutto ciò che ho detto. Con l’aggravante di affermare innocentemente che ciò che sembra oggi tenere assieme l’identità ebraica di chi non ne condivida la religiosità sia la persecuzione che viene da un antisemitismo storico. Per questo occorrerà tenere vivo l’anacronistico senso di persecuzione nei confronti del popolo ebraico, no? Altrimenti cosa resterebbe oggi di questa identità, 63 anni dopo la fondazione di uno Stato che ha accolto finalmente le istanze territoriali di un popolo e della sua cultura mettendo fine alla diaspora? Un racconto da regalare ai figli per via esclusiva?
    Inoltre considero l’essere filosemita un’inclinazione patosensibile della stessa natura irrazionale e razzista dell’essere contro. Non divido le persone in razze, come invece l’ebraismo fa per se stesso (altrimenti perché marcare l’appartenenza per via matrilineare e non rinunciarvi? O perché definire lo Stato d’Israele come “ebraico” e lavorare a livello legislativo perché i nuovi immigrati giurino fedeltà alla sua caratterizzazione “ebraica” e non legata a una cittadinanza meno integralista? http://it.peacereporter.net/articolo/26198/Israele,+gli+ultimi+sedici+giusti); quindi non simpatizzo con Bercelli per il “soma tipico” dell’ebreo, perché per me non c’è alcun soma tipico che non sia figlio di uno stereotipo culturale. Nel qual caso occorrerebbe parlare davvero di razza, termine insensato che ha generato un bel po’ di problemi a tutti. Comprendo che Bercelli volesse mostrarsi simpatizzante verso quei caratteri deplorati dall’antisemitismo d’epoca, ma quando io sento pronunciare i tre aggettivi “spregevole, turpe e ripugnante” non penso alla “difesa della razza”, perché se così facessi dovrei interrogarmi da dove nasca questa associazione automatica ancora nel 2011, dove l’antisemitismo esiste fortunatamente solo nei libri di scuola e nella literature olocaustica che bulimizza l’editoria ( statunitense e non) da 35 anni a questa parte e dovrebbe essere la prima a essere condannata da chi ha subito quegli orrori e non potrebbe accettarne l’elezione a genere fictional. E penserei che forse la ragione vada cercata nell’incredibile quantità di film che ancora continuano a uscire a tema olocausto facendo man bassa della retorica più infima, in una sollecitazione continua del nostro senso di colpa e conseguente sensibilizzazione per la causa ebraica contemporanea, che guarda caso si identifica con il destino di Israele. Centinaia e centinaia di pellicole filmate nei decenni precedenti che battono e ribattono sulla questione ebraica e si intensificano dagli anni ’70 ovvero da quando a Israele viene ordinata vanamente dall’ONU la restituzione delle terre invase agli altri popoli. O, se si preferisce, da quando si è palesata la condizione neo-nazista a cui gli israeliani stanno sottoponendo i precedenti abitanti di quelle terre (ecco ad esempio una lista cinematografia compilata per eccesso di difetto che mostra la ipertrofia olocaustica e la sua ascesa in tempi molti sospetti: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Holocaust_films)
    Quindi disambiguare il termine “ebreo” diventa fondamentale perché se oggi attacchi Israele sei ipso facto catalogato come un antisemita tout court.
    Oppure, aggiungo a latere, qualche idiota di turno in vena di catarsi non richieste può diventare così zelante da voler legiferare vergognosamente contro l’attività di ricerca storica sull’olocausto, imponendo verità di Stato. E Germania, Austria, Svizzera, Belgio e Francia (guarda caso tra le nazioni con più responsabilità attiva e passiva nella questione ebraica) dovrebbero vergognarsi per aver sacrificato la libertà di ricerca storica mandando in prigione per reati di opinione, e non di delinquenza, storici o semplici persone che la pensano diversamente, pur nel loro errare, pur nella scemenza dei negazionismi professati. La forza di una democrazia è vincere con gli argomenti, non temendo il revisionista ma annientandolo, se ci si riesce, sul piano storico. Di certo mandandolo in prigione finisce per perdere se stessa.
    In conclusione, cosa sta riaffermando Lerner con il suo dirsi ebreo oggi, visto che vive in Italia fin da quando aveva tre anni, è ateo e può decidere di abbracciare la cittadinanza israeliana quando vuole? Il vittimismo del poter parlare di una tragedia che non lo riguarda se non appunto invocando l’appartenenza astratta a un popolo che nella contemporaneità è più idea che altro se non vissuta in Israele?
    La cultura è ciò che sei, ciò che vivi, e Lerner, a parte farne le prefazioni, cosa condivide con l’ebraismo mitteleuropeo yiddish degli Alechem, o con le declinazioni alla Singer o con i Saul Bellow, i Roth, perfino i Fortini o i nostri amati, sarcastici Königsberg newyorkesi? In Woody Allen c’è lo humour ebraico degli Agnon e dei Groucho ma è già un’ironia a stelle e strisce, e attribuire radici diventa la ricerca della lingua adamitica, della lingua pre-babelica. Se li condivide Lerner, ebbene, li condivide con la stessa parentela con cui li condivido io. Sono patrimonio di tutti, figli di un’ibridazione culturale analoga all’ibridazione biologica che non conosce razza ma solo diversità e non ha paternità da rivendicare. Lerner si definisce oggi anocora ebreo? Bene: ebreo lui, ebreo io.

  42. Non capisci. Mentre secondo me magari Fabrizio Bercelli e William vedevano il giusto, ma è una congettura e sono d’accordo sul fatto che possa essere discutibile, semplicemente io non tifo per una democrazia che non rispetti e come possa dire, si diverta ecco si arricchisca con le sue differenze interne, delle singole microculture che la compongono. Negare queste differenze – averne paura, per me implica una perdita e un pericolo. Perchè le radici sono potenti e si ritorcono contro nei momenti di fragilità individuale e collettiva, e perchè le insalate miste con i singoli sapori esaltati sono più buone di quelle monocromo. Trovo proprio da un punto di vista logico e psicologico non condivisibile equiparare il riconoscimento dell’esperienza dell’altro con la discriminazione. Poi tu pensala come ti pare – trovo sgradevole la tua reazione e conferma la mia delusione. Questo non è il mio blog comunque, questo tema non era il tema del post, e chiedendo ancora scusa a Giovanna chiudo qui i miei commenti in merito. C’è molta letteratura d’altra parte su queste cose – come è chiaro da altro commenti – se Ugo vorrà la reperirà.

  43. Eh no, Zauberei. Il tema del post è comunque rispettato, visto che qualcuno ha azzardato che la telefonata di Berlusconi articoli anche una semiotica di tipo antisemita data la “nota” ebraicità del conduttore, come ricordava Bercelli e ironizzava Crozza. Anch’io chiedo scusa a Giovanna per lo spazio occupato, ma non credo che la discussione sia del tutto peregrina. Se il conduttore era ebreo allora occorre capire se Berlusconi, tra i mille difetti della sua condotta, tradisse anche un antisemitismo nella sua invettiva; se questo antisemitismo fosse giustificato; se addirittura la replica posturale o la cinesica di Lerner traessero forza e significato dalla sua ebraicità dichiarata.

    Il tuo ultimo commento nasconde conseguenze logiche pericolose delle quali non sembri avvederti. Se rivendichi (oggi in un mondo senza diaspora e senza ragioni religiose) la differenza dell’essere ebrei e poi lasci il vincolo di questa ebraicità alla via sanguigna, com’è ancora nei fatti, non puoi lamentarti se qualcuno ti dà dell’ebreo e ti riconosce come diverso eventualmente in negativo. Altrimenti l’antisemitismo diventa un’ossessione fuori tempo massimo dell’ebreo stesso.
    Così facendo gli argomenti contro la discriminazione degli ebrei perderebbero la loro forza qualora l’ebraismo stesso facesse proprio il motto orwelliano, rivisitandolo con un pizzico di humour, e dicesse che tutti gli uomini sono diversi, ma alcuni sono più diversi degli altri.

  44. Sempre con il permesso di Giovanna, vorrei dire a Ugo che non credo che qualche ebreo si lamenti se “gli si da’ dell’ebreo”. Ho combattuto e combatto ancora da anni per il diritto alla diversita’, che trovo apporti un arricchimento alla societa’ piuttosto che un pregiudizio. Se poi l’appellativo viene utilizzato con accezione negativa siamo nel campo dell’antisemitismo (che esiste, eccome!) e deve essere affrontato con le armi adeguate.
    Detto questo, aggiungerei che forse, piuttosto che pensare che siano gli altri a non capire, o a leggere con gli occhi chiusi, potrebbe essere al contrario che sia lei, Ugo, a non esprimersi bene.
    In ultimo, a mio avviso, l’identita’ ebraica e’ talmente radicata che non si trasmette con il sangue, ma con il latte materno.

  45. ‘L’infedele’ non è un format basato sullo scontro polemico. Non è (quasi) mai un ring di oche starnazzanti, è uno spazio in cui si espongono argomenti. La telefonata di Berlusconi è risultata quindi totalmente fuori contesto e anche volendo usare un criterio tecnico, il premier è risultato perdente. Sui contenuti non mi esprimo, dico solo che ogni volta di più emerge un disperato tratto senile che dovrebbe far riflettere anche i suoi sostenitori. Non credo invece sia il caso di attribuire una sfumatura antisemita alla telefonata, a meno che qualcuno non sia in grado di leggere nei pensieri d Berlusconi. Non ho trovato tratti rivelatori in tal senso.
    Li ho trovati invece qui nei commenti di “Ugo”, il quale appartiene a quella categoria di personaggi che ho incontrato tante volte in anni di forum e newsgroup. Il solito maldestro tentativo di mascherare argomenti antisemiti e ‘sdoganarli’ facendoli entrare dalle fessure del dibattito in rete. Un tentativo che fortunatamente non riesce mai, vuoi per i limiti intellettuali/culturali degli “Ughi” di turno, vuoi perché questi non si trattengono – come il povero Carletto, che la fa sempre nel letto – e si lasciano scappare locuzioni come “literature olocaustica”…

  46. QUESTO BLOG è MOLTO INTERESSANTE! complimenti

  47. Off topic
    @Federico Gnech
    L’antisemitismo se non ricordo male è un razzismo ovvero un pregiudizio da generalizzazione e una denigrazione ad hominem. Esattamente ciò che hai dimostrato nel tuo giudicare Ugo.

  48. @MariaGiulia

    Ricordi male. L’antisemita e il razzista usano argomenti ‘ad gentem’, non ‘ad hominem’, attribuendo caratteristiche ad un gruppo sulla base di un pregiudizio. Io non attribuisco niente, io ‘rilevo’ le caratteristiche (la retorica e il pensiero, essenzialmente) dei cybercretini antisemiti, e ‘riconosco’ in Ugo uno di loro.
    Grazie comunque per la difesa d’ufficio, Ugo te ne sarà grato.

  49. Grazie, Maria Giulia, per la difesa di un ufficio non mio. Tuttavia devo dire che ha ragione Federico Gnech. Il razzismo non si serve dell’argumentum ad personam se non nella fase finale dell’insulto, quando si è già fatto proprio l’argumentum ad gentem e la sua categoria fallace.
    L’argumentum ad hominem è invece solo quello che usa lui. Anzi, direi che potrebbe anche aggiungere la reductio ad Hitlerum, visto che siamo in tema.
    Forse invece di vedere paranoie in ogni critica sarebbe bene dirsi moderni e lasciare a un antiquato e superstizioso libro la seguente ossessione:
    “Colui che non è mai stato perseguitato non è ebreo”.

  50. A tutte/i quanti vorrei dire: ma se TU fossi ebrea/o? allo stesso modo, s’intende, che si potrebbe dire: ma se TU fossi palestinese? E grazie alla titolare del blog per questa discussione furi tema.

  51. @Federico Gnech
    Non fare il furbo, tu attribuisci eccome e dai del cretino e dell’antisemita. Sbagli l’induzione, sbagli la deduzione. Ti spari una bella petizione di principio e argomenti non se ne sono visti nella tua invettiva. Usando il tuo metodo dovrei dirti che “rilevo le caratteristiche (la retorica e il pensiero, essenzialmente) dei cybercretini maleducati, e ‘riconosco’ in Federico Gnech uno di loro”.
    Be quiet.

  52. @MariaGiulia

    Io non so a che cosa attribuire questo tuo ridicolo accanimento (posso dirlo, che è ridicolo? D’altronde sono un cybercretino maleducato), forse è amor di polemica, forse lancillottismo, forse è vicinanza alle idee piuttosto ripugnanti del nostro Ugo. Non lo so e non mi interessa. Ma siccome mi rinfacci di non aver argomentato, è giusto che ora scenda nel dettaglio di quanto secondo me nei commenti di Ugo c’è di antisemita. Mi spiace per l’OT prolungato, ma insomma altrimenti che cybercretino maleducato sarei?

    Dunque il nostro serafico Ughino si riferisce all’ebraismo (del quale contesta di fatto l’unità culturale) nei seguenti modi:

    “appartenenza cretina a tribalismi primitivi”

    “una anacronistica e imbarazzante regola di sangue che marchia a vita”

    Afferma poi che l’antisemitismo esisterebbe ormai solo nei libri di scuola: se intende che nelle scuole di alcuni paesi la didattica ne è impregnata siamo d’accordo. Se intende che le opinioni antisemite non esistono più, è in totale ed evidente malafede.

    Compie inoltre una sgradevole (e voluta) confusione lessicale tra i termini giudaismo, giudeo (che nella nostra lingua, lo ricordo, è spregiativo quanto ‘negro’), semitismo, etc.
    ‘Semitismo’ che, assieme a ‘olocaustico’ è un termine di conio specificamente antisemita e negazionista, ed è quindi un ‘tracciatore’ del pensiero dello scrivente.
    E infatti non manca un cenno alla ‘ricerca storica’ sacrificata di fronte alle leggi antinegazioniste.

    Qui preciso un punto importante: da libertario quale sono, mi oppongo ad ogni tentativo di sanzionare penalmente le opinioni, per quanto disgustose e impresentabili possano essere. Nel caso di razzisti e antisemiti, penso anzi che la cloaca vada lasciata sempre aperta, in modo che le nuove generazioni sappiano riconoscerne il fetore.
    Nel caso poi Ughino se lo sia chiesto, non sono ebreo, lasci stare il suo povero fegato, e si confronti con la realtà anche fuori dalla Rete. Abbia il coraggio delle sue opinioni, si firmi. Se questa risposta non è sufficiente, io sono sempre disponibile ad ogni tipo di dibattito e confronto, soprattutto ai confronti ‘de visu’. Incontriamoci, Ugo, ti va?

    F.

  53. @Federico Gnech
    Guardi, detto senza polemica, lei ha fatto un riassunto di ciò che ho scritto che non passerebbe il giudizio di una supplente delle scuole elementari. Inoltre vada a controllare i termini che mi contesta su qualsiasi dizionario, a cominciare dal Treccani e si renderà conto che, forse, una certa paranoia interpretativa avvelena la sua lettura chiudendole la vena al primo lemma a lei sospetto. Non confonda denotazioni e connotazioni, assumendo i secondi per i primi, altrimenti rischia di far fallire ogni tentativo comunicativo, come chi invitato a dipanarsi tra i corni di un problema insultasse l’altro per l’allusione al suo ménage sentimentale non proprio esclusivo.
    Un ultimo appunto a questo ultimo commento, absit iniuria verbis: io firmo già ciò che scrivo perciò non capisco se vuole prendermi anche le impronte digitali o spiegarmi ulteriormente il suo gratuito disprezzo di persona. Forse ciò che ho scritto non era di facile lettura, e poteva essere male interpretabile a uno sguardo troppo interessato a dare etichette. Al contrario, il mio nome è molto facile da leggere. Mi hanno chiamato Ugo per questo, perché tre lettere sono il massimo che hanno trovato i miei (ahimè profetici) genitori affinché il nome non si prestasse ai giochini dell’asilo.
    Perlomeno non faccia di tutto per essere ingiustamente liquidato come un lettore che deforma anche il nome oltre al pensiero altrui.

  54. Si può essere in disaccordo con qualcuna delle affermazioni di Ugo senza dargli dell’antisemita. Infondatamente e incautamente, a mio giudizio.

    Tengo a dirlo, perché ho espresso disaccordo con una sua affermazione, ma rispetto la sua posizione.

  55. @Ugo

    L’unico a “deformare” il tuo pensiero sei tu stesso. Come ho già scritto, quelli come te vorrebbero mascherare le loro opinioni (opinioni fortunatamente non più socialmente accettabili) attraverso un tono mellifluo e modi fintamente pacati. Giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, quella parte dell’opinione pubblica che vi sta a sentire dovrebbe venire, per così dire, mitridatizzata. E’ la modalità retorica di certa ‘nouvelle droite’ che sta purtroppo infiltrando una parte di ciò che rimane della sinistra. Insomma, un’operazione sporca. Lo sai tu, lo so io e lo sa anche una parte dei lettori del blog. Almeno i nazi de na vorta avevano il coraggio delle loro infami opinioni.

    @Ben

    Sono stato incauto, dici. Questo perché Ughino è bravo, ha sufficiente cultura e proprietà di linguaggio – almeno limitatamente al contesto in cui si palesa.
    Pensi che per essere definiti antisemiti occorra gridare “ebrei ai forni”? Per me basta e avanza aver scritto quello che ha scritto Ugo.

  56. Un consiglio @Ugo
    Non incontrarlo, è senz’altro un’imboscata.

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