Perché Berlusconi e i suoi ripetono sempre le stesse cose

In questi giorni coloro che difendono Berlusconi sui media si ripetono più del solito. C’è un piccolo elenco di argomenti a favore del premier che vengono ripetuti ossessivamente:

  1. Berlusconi è vittima di una persecuzione da parte della magistratura;
  2. i media mentono e fanno solo gossip (su di lui come su tutti: non a caso si sollevano scandali anche su Gianfranco Fini e Ilda Boccassini);
  3. lo stile di vita privato di Berlusconi non c’entra con le sue capacità politiche;
  4. le intercettazioni sono una violazione della privacy che «potrebbe capitare anche a voi»;
  5. la presunzione di innocenza va rispettata, per lui come per tutti, fino a che non ci sarà una sentenza in tribunale.

Non occorre entrare nel merito dei vari punti (né completare l’elenco se ho dimenticato qualcosa): è il semplice fatto di ripeterli a renderli sempre più forti. Sempre più veri.

Che ripetere un argomento serva ad aumentarne la credibilità può sembrare banale, ma molti studi psicologici lo dicono da anni: le persone credono di più a ciò che hanno già sentito ripetere più volte (vedi per esempio questo articolo del 1992 su «The Journal of Experimental Psycology»).

Alcuni studi hanno addirittura verificato quante volte un messaggio debba essere ripetuto per ottenere la massima credibilità: non troppe – pare fra le 3 e le 5 – perché altrimenti si corre il rischio di ottenere l’effetto contrario (vedi The Illusion of Truth, ringrazio Paolo Leonardi per avermelo segnalato).

Dopo un po’, insomma, occorre fare variazioni sul tema. Nel nostro caso, ad esempio, basta mandare nei talk show persone diverse (oggi Gelmini, domani Santanché o Bernini, vedi Donne che difendono Berlusconi), o far scrivere su testate diverse da giornalisti diversi la stessa cosa.

Ecco perché – fra l’altro – non è furbo che i leader dell’opposizione ripetano gli stessi argomenti che vogliono combattere: non fanno che rinforzarli.

Nello stesso talk show, poi, vince – ancora! – la persona che ripete: secondo questo studio pubblicato nel 2007 sul «Journal of Personality and Social Psychology», le persone credono di più a chi, in un gruppo, ripete più volte la sua opinione, rispetto a chi la dice una sola volta. Il ripetitore sembra più sicuro di sé e perciò più convincente; inoltre, alla fine, molti penseranno che la sua opinione rappresenti l’intero gruppo.

Tutto ciò per fortuna è vero solo per destinatari distratti e frettolosi: se un interlocutore è attento e si prende tempo per ragionare, un argomento debole non riesce a convincerlo neppure se ripetuto. Il che è abbastanza intuitivo, oltre che dimostrato sperimentalmente (vedi Moons et al. 2009).

Ma quanti guardano la tv in modo attento? E quanti argomenti in difesa di Berlusconi sono davvero deboli? La presunzione di innocenza, per esempio, è un argomento forte. E come non essere d’accordo sul fatto che anche i giornali più seri puntino ogni giorno sul gossip per aumentare le vendite?

30 risposte a “Perché Berlusconi e i suoi ripetono sempre le stesse cose

  1. Analisi molto interessante, Giovanna. Soprattutto sul fatto che se l’opposizione ripete gli stessi argomenti, rafforza le tesi del premier. Si tratta di un uno-contro-uno su un terreno che è stato scelto dagli avversari. Poco, poco furbi, ma non avevamo dubbi su questo.

  2. quindi se l’opposizione ripete:
    1) Berlusconi ha sputtanato l’Italia a livello mondiale, quindi si deve dimettere

    l’argomento si rafforza, no? 🙂

  3. @Hamlet
    La strategia giusta è ripetere un argomento forte.
    Meglio quindi se l’opposizione trova un argomento meno debole di quello da te suggerito, che è più o meno quello dei 10 milioni di firme.
    (E’ debole perché un Presidente del Consiglio si deve dimettere solo quando non è più sostenuto da una maggioranza in Parlamento.)

  4. “…basta mandare nei talk show persone diverse (oggi Gelmini, domani Santanché o Bernini, o far scrivere su testate diverse da giornalisti diversi la stessa cosa.” Ecco, questa è la chiave. Che dire dei nostri che nel migliore dei casi parlano non briffati (tanto per usare un’espressione di moda) sulla linea da tenere, o nel peggiore fanno prevalere la loro “coscienza” su quella di partito o coalizione? Quanto riescono a essere convincenti sul destinatario distratto e frettoloso?

  5. io credo che sia vero quel che dici ma faccio tanta fatica a concepirlo. Forse perché in un dibattito cerco di cogliere tante cose e quindi non sono distratto. Eppure, la gente, a casa, guarda la tv molto distratta. Mi ricordo che nel periodo in cui lavorai in fabbrica tornavo a casa davvero stanco e mi sedevo sul divano a guardare la televisione.

    Questa stanchezza, per una persona che lavora facendo cose meccaniche, è comprensibile, e gioca a favore di questi ripetitori automatici. A questo punto non possiamo biasimare la gente che guarda la tv distratta, ma il mittente che se ne approfitta. A costo di sembrare degli ipocriti o dei falsi, bisogna ricalcare che la colpa è delle loro tecniche subdole.

    Berlusconi poi è una figura affascinante se presa come analisi. Ultimamente concordo con chi dice che è l’unico “mito”. Infatti non fa altro che ripetere che sono tutti “comunisti”, perché senza i comunisti il mito che si è costruito per sé crolla.

    La sinistra – o insomma quelli identificati con la sinistra – non ripropone più i suoi miti, le sue idee seguono la destra, che al contrario ripropone sempre le sue storie (il partito dell’Amore, sono imprenditore di me stesso, ecc). Perfino l’immagine che manda Anno Zero, facendo sembrare Berlusconi un gran Casanova gli gioca a favore! è un altro mito che aiuta al suo personaggio. Mentre la figura del partigiano, dell’operaio, della massa ecc è sparita.

    Non so dove andremo a finire di questo passo. Forse non vi piacerà, e sbaglio pure a pensarlo, ma una possibilità di suscitare una scossa nella coscienza collettiva sarebbe che Berlusconi venisse condannato e che i fatti per cui lo stano giudicando si verifichino veri. Solo cosi, forse, anche la persona distratta a casa penserà “cazzo, ma come è possibile che una persona del genere ci stava governando?”

  6. @Santiago
    La sinistra ha bisogno di nuovi miti ed “eroi”, adatti alla situazione italiana attuale nel contesto della globalizzazione.
    Persone che si battono, nel loro campo e anche in politica, perché l’Italia competa al meglio col resto del mondo, a livello economico ma anche civile.

    Uno di questi, a mio giudizio, è Pietro Ichino, ex-sindacalista CGIL, professore universitario e parlamentare PD.
    Vive sotto scorta e rischia ogni giorno la vita per continuare a proporre ragionevoli e utili riforme del mercato del lavoro. Purtroppo ottusamente osteggiate, sempre a mio giudizio, dalla maggioranza del suo partito.

  7. @Ben “(E’ debole perché un Presidente del Consiglio si deve dimettere solo quando non è più sostenuto da una maggioranza in Parlamento.)”

    questa è la tua opinione, non è la Bibbia. Secondo me, anche se un Presidente del Consiglio avesse la maggioranza in Parlamento, moralmente si dovrebbe dimettere se ha distrutto la reputazione del suo Paese. Mi spiego meglio: se un PDC che ha distrutto la reputazione del suo Paese e ancora ha la fiducia del Parlamento, ciò dimostra che il Parlamento è delegittimato e incapace di decidere. Tutto IMHO.

  8. @Hamlet
    Ma chi può stabilire se il presidente del consiglio “ha distrutto la reputazione del suo Paese” se non il Parlamento? Oppure l’elettorato, ove il Presidente della Repubblica indicesse nuove elezioni, avendo verificato la mancanza di una maggioranza in Parlamento.

    Sarei contentissimo se potessimo decidere io e te, e quelli che la pensano come noi, su questa e tante altre cose. Credo che le nostre decisioni sarebbero eccellenti. 🙂
    Ma la realtà è diversa.

  9. @Ben,

    Il problema è che io non so chi sia Pietro Ichino, e non credo che la persona che guarda tv distratta a casa lo sappia. Mentre la storia del “sii imprenditore di te stesso” e il Berlusconi è contro i comunisti, la conoscono tutti.

    Io vorrei una politica in cui i temi vengano trattati con logica, razionalità e non con “emotività”, ma purtroppo l’emotività – con tutti i mali che porta in politica, vedi la demagogia – c’è e come. La usano per trovare consenso, per far leva popolare.
    E questo, come ben dici, fa parte del sistema della situazione italiana attuale nel contesto della globalizzazione.

    Poi, e queste sono considerazioni personali, mi fanno schifo queste tecniche, e le attribuisco al marketing e a tutta quella ricerca di mercato, il target ecc. Insomma secondo me, il sistema economico è andato oltre e ora viene confuso con una ideologia. È qui che la sinistra fa fatica ad adattarsi. Perché non ha miti o ideologie proporre all’immaginario collettivo. (non so poi se servano gli eroi ancora)

    Berlusconi e il suo partito dell’amore non fa altro che questo. Crea miti, leggende e storie, ripete sempre le stesse cose, ripete che ci sono i comunisti, che lo vogliono fare fuori. E ci riesce perché ha i controllo dei media.

    Mentre gli oppositori hanno un Bersani che non sa comunicare, e anche se sapesse comunicare non avrebbero i mezzi massicci per farlo, hanno un Vendola che parla come se fosse ad una lezione di filosofia, e quindi lo capiscono in pochi, e hanno un Grillo che urla. Ecco vedi, forse la figura del agguerrito, di quello che propone e si incazza è in Grillo. Potrebbe essere una sorta di mito, o potrebbe avere storie da proporre. Ma si frega da solo perché 1 si smentisce (“non entrerò mai in politica” se la poteva risparmiare) 2 i suoi modi vengono mal visti, si incazza, come Di Pietro.

    E poi diciamolo tutti vogliamo incazzarci come loro, ma il richiamo spesso ipocrita (e conformista) del “comportiamoci civilmente” va a danno della figura di Grillo. Anche perché, non dimentichiamolo, siamo in Italia, un paese europeo, con tutto il perbenismo, consumismo e conformismo che ne deriva. La gente in altri posti del mondo sta peggio, e gli italiani comparati ad un popolo del terzo mondo, sembra stiano dormendo.

    Scusate l’off topic, se continuo inizio a mettere in discussione il concetto di democrazia e vengo tacciato di comunistone o nel peggiore dei casi di aristocrata 😀

  10. @Ben “Ma chi può stabilire se il presidente del consiglio “ha distrutto la reputazione del suo Paese” se non il Parlamento? Oppure l’elettorato, ove il Presidente della Repubblica indicesse nuove elezioni, avendo verificato la mancanza di una maggioranza in Parlamento.”

    Beh, esistono (o dovrebbero esistere) dei limiti di etica pubblica e di buon costume che, una votla superati, dovrebbero portare dei partiti (normali) a sfiduciare i loro capi. Se ciò non avviene, (secondo me) è il parlamento a fare brutta figura. Come potrebbe la camera sfiduciare Berlusconi se i parlamentari (di Berlusconi) sono stati eletti senza preferenze e con il simbolo di Berlusconi?

  11. Un argomento è “forte” o “debole”, in un’arena televisiva, davanti a una platea distratta, non tanto sul piano del contenuto e della verità quanto su quello del piatto e immediato “sentire”. “Berlusconi è vittima di una persecuzione” è un enunciato vincente non certo sul piano della verità eppure funziona, perchè agisce sulle emozioni di chiunque si senta in credito col mondo che non lo capisce, non lo riconosce, anzi, lo “perseguita” (a naso e data la situazione italiana un buona maggioranza). E’ questa consonanza emotiva, questa verità emotiva che gli interlocutori di “sinistra”, e quelli del PD in particolare non sanno mai stabilire nei loro interventi. Anche quando gli argomenti sarebbero inoppugnabili e veritieri la loro forza viene totalmente svuotata dall’uso inappropriato di toni e costruzioni semantiche varie, verbali e non. Questa incapacità è ancora più evidente quando affrontano lo “scontro”, la lite. Si affannano pateticamente ad argomentare, si accingono sempre a cercare di smontare dialetticamente i contenuti degli enunciati avversari e perdono tempo, pezzo e partita. Mai che rispondano non semplicemente a tono ma AL tono dell’avversario, mai che controbattono alla “verità emotiva” dell’avversario, mai che smascherino il piano su cui gli altri comunicano. Non si tratta di scendere sul terreno della personalizzazione della disputa ma di stare dentro al ring in cui si deve vincere lo scontro: se l’altro fa la boxe io non posso giocare a tennis. Rifiutarsi alla boxe non è segno di orgoglio e forza, un non voler cedere la scelta delle armi e del terreno all’altro, è impreparazione. Devo fare la boxe ed essere così bravo da vincere nonostante i colpi sotto la cintura.
    Dello spostamento di piano su cui vanno a infilarsi sempre tristemente soprattutto quelli del PD ha fatto una meravigliosa rappresentazione Crozza, due Ballarò fa, quando imitando Bersani gli ha fatto dire: “Cinquemila euro per un’igienista dentale? Uhè, ma siam passi? Ma è una vergogna! A queste cose ci deve pensare la mutua!”

  12. Nuovi argomenti di ripetizione e confusione mediatica tra vero-falso / giusto-ingiusto:
    – ieri sera Belpietro ad Annozero ha tartassato verbalmente la Bindi con un “dimettetevi voi dell’opposizione così Berlusconi è costretto a dimettersi”, spostando l’ordine dei fattori e delle responsabilità (è l’opposizione a doversi dimettere per prima, prendendosi la responsabilità delle dimissioni tardive del premier)
    – effetto panino che sembra eguagliare situazioni ineguagliabili: a Porta a Porta si parla
    1. della casa di Montecarlo (Santanché parla di un Fini ladro imperdonabile)
    2. del Rubygate con intervista a una ragazza inattaccabile
    3. delle primarie falsate del PD a Napoli (con Santanché – sempre lei, onnipresente e rumorosissima – che accosta il fallimento delle primarie con il fallimento del PD incolpando del tutto un Saviano che ha detto la sua).

    E nel frattempo CGIL, Fiom e studenti continuano a protestare in uno spaventoso sottovoce mediatico.

  13. Mi piacerebbe sapere che ne pensa Giovanna Cosenza della contraddizione interna tra gli argomenti dei sostenitori mediatici di Berlusconi:
    1) Berlusconi è vittima di una persecuzione da parte della magistratura e 2) i media mentono e fanno solo gossip, sono affermazioni entrambe in contrasto con 3) lo stile di vita privato di Berlusconi non c’entra con le sue capacità politiche. Ovvero: tra le due cose bisogna scegliere: Berlusconi è ingiustamente perseguitato e calunniato oppure ciò di cui è accusato è vero ma non ce ne deve importare? Tra le due bisogna scegliere. Anche se, per essere più precisi, la 2) può essere scomposta in i” media mentono ” (è= ingiustamente calunniato) e “fanno solo gossip” (=non curiamoci di vita privata).
    4) “le intercettazioni sono una violazione della privacy” è in contrasto con 2), ovvero: come è possibile che i media mentano (2) se riportano le intercettazioni (4)?
    5) “la presunzione di innocenza” è tale fino alla condanna, e “la violazione della privacy ” non sta nelle intercettazioni ma, semmai, nella loro divulgazione. Sull’utilità della loro divulgazione nel documentare “lo stile di vita” di chi è retribuito per governarci, non mi esprimo, sarei parziale.
    😉

  14. Giovanna, chiedo scusa per l’OT: vorrei sapere che ne pensi di questo
    http://milella.blogautore.repubblica.it/2011/01/29/la-confessione-di-una-toga/
    commovente, ma non è un autogol dal punto di vista comunicativo?

  15. Mi pare quella della ripetizione fosse una pratica di Goebbels.
    “Egli applicò un modo di fare propaganda all’epoca ritenuto molto efficace e derivato dalle teorie del Behaviourismo, basato sulla continua ripetizione di notizie parziali o palesemente false rigidamente controllate dal vertice”.
    http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/goebbels-il-diabolico-genio-artefice-della-propaganda-nazista-588914/

    E stata citata nel recentissimo volumetto di Gustavo Zagrebelsky “sulla lingua del Tempo presente”,
    http://www.einaudi.it/libri/libro/gustavo-zagrebelsky/sulla-lingua-del-tempo-presente/978880620774

  16. williamnessuno: eviterei di collegare Berlusconi a Goebbels, perché non serve a niente, se non a indirizzare verso associazioni vaghe e storicamente infondate, ma emotivamente cariche e dunque di facile presa.

    La ripetizione è necessaria in qualunque tipo di comunicazione che si voglia efficace: questo vogliono dire le ricerche psicologiche che ho menzionato.

    L’ambito in cui più viene sfruttata? La pubblicità commerciale, naturalmente.

  17. Giovanna, hai ragione, la ripetizione è essenziale per qualunque tipo di propaganda.
    E’ vero, non avrebbe senso collegare Berlusconi a Goebbels, anche perché sicuramente Berlusconi si limita ad applicare strategie ben studiate e pianificate da altri all’interno del suo team.
    Probabilmente è così forte in me la sensazione di una deriva dittatoriale che perdo di oggettività, mi scuso.

  18. @Paola
    Non c’è contraddizione: le accuse a B. possono essere false o irrilevanti, penalmente e moralmente, come sostengono i suoi difensori e pensano molti italiani, e tuttavia disturbare gravemente l’attività di governo, data l’importanza che vi danno media e opposizioni.

    Il fatto che la disturbino non dimostra che siano vere e rilevanti. Non sarebbe il primo caso in cui accuse ingiuste fanno cadere un governo o un uomo politico.

    (Per favore, non dirmi che con questo sono pro-Berlusconi! Non lo sono.)

    Qualcosa di simile a una contraddizione ci sarebbe invece in una tesi del genere: B. è disonesto e quindi sia così onesto da dimettersi. 🙂

  19. Non intendevo aprire una polemica infinita, poiché non penso che possa interessare a nessuno, ma visto che Ben è stato così gentile da rispondere alla mia domanda, mi ripeterò cercando di essere più chiara: O Berlusconi è innocente, e quindi ingiustamente perseguitato, perché le accuse che gli vengono mosse son false: infatti bevevamo Coca Cola, cenavamo con contegno, e ci raccontavamo barzellette. Oppure le accuse che egli vengono mosse sono irrilevanti, nel senso che è irrilevante il fatto che Berlusconi sia immune o meno dai comportamenti che gli vengono attribuiti: ovvero, anche se utilizza in finale prostitute, nel corso di festini cui partecipano elette ad incarichi pubblici, ciò non ha rilevanza politica, né etica, né tantomeno penale, dovendosi dimostrare la minore età, lo sfruttamento da parte di mediatori/trici e lo scambio con pubblici uffici. Mi sembra che le due strategie difensive siano l’una incompatibile con l’altra, eppure vengono entrambe utilizzate contemporaneamente. Per l’altro tema “i media mentono”, direi: ma su che? sul testo di intercettazioni che non possono essere state inventate? Mi sembra che quanto a contraddizioni interne ce ne sia abbastanza. Buona comunque, come esercitazione filosofica, l’ultima considerazione sul disonesto che non può dimettersi, sennò cesserebbe di essere disonesto 🙂
    Proporrei che un disonesto potrebbe ravvisare la necessità di dimettersi per motivi di forza maggiore.

  20. Un po’ fuori tema rispetto all’argomento post ma relativo alle modalità di comunicazione di Berlusconi, credo sarebbe interessante un’analisi linguistica della lettera del presidente del consiglio pubblicata oggi dal Corriere della Sera (un pubblico di lettori ben preciso).
    Mi ha colpita per i continui sbalzi di registro, caratterizzati da un uso alquanto disinvolto del lessico: appaiono contemporaneamente termini tecnici ed espressioni formali (irriducibile avversione strategica, gravame, gradualismo minimalista, intrapresa privata, rinuncia statalista, culturalmente reazionario, allocazione sul mercato, defiscalizzazione, situazione debitoria ecc.) e parole e modi di dire colloquiali o connotati localmente (“da formichine”, stare messi male, “botta secca”, la Germania lo ha fatto questo balzo, un tanto al chilo, malmostoso, dare una scossa ecc.).
    Sicuramente queste scelte linguistiche non sono casuali e sarebbe interessante capire qual è la loro finalità.

  21. Vado troppo di fretta per dare un contributo (ma mi piacerebbe, bell’argomento, Giovanna!). Mi limito a segnalare un bel libro che sto leggendo e che spiega molto bene, confermandolo, ciò di cui parli nel post: “La mente politica. Il ruolo delle emozioni nel destino di una nazione”, Drew Westen, Il saggiatore. Spero che non sia stato già citato, ho letto sia il post sia i commenti davvero molto infretta. E’ molto vicino a quanto ha scritto Erica nel suo commento.
    Una delle tecniche che vedo molto usate, oltre alla ripetizione, è il pervertimento linguistico, il commentare, cioè la frase dell’avversario, travisandola e lasciando nello spettatore l’impressione che l’altro abbia detto cose che in effetti non ha detto.

  22. L’ osservazione fatta sul metodo “berlusconiano” in fondo mi sembra estensibile un po’ a tutto lo spettro politico: se devo pensare ad un’ espressione il cui senso è evaporato per l’ uso compulsivo che ne è stato fatto mi viene in mente “conflitto d’ interessi”.

    E poi un arsenale di 5 argomenti – per la telerissa italica – è un piatto ricco.

    E se usciamo dall’ Italia la sloganistica è martellante. L’ “I care” di Obama suona ancora alle mie orecchie come un corpo contundente.

    Non sarà un caso se argomenti simili sono il piatto forte non di chi critica questo o quello ma di chi critica la democrazia. L’ illustre tradizione italiana del pensiero elitista (che va da Mosca a Pareto) segnalava l’ ineludibile consanguineità che unisce Democrazia e Propaganda: necessità di convincere e disinteresse generalizzato istituivano per questi studiosi un legame inestricabile.

  23. Sono d’accordo sul fatto che la ripetizione di un messaggio tende ad aumentare la sua penetrazione e tende a rafforzare il valore della tesi facendola quasi ad assurgere a verità.
    E’ una tecnica che fà parte del bagaglio di qualsiasi pubblicitario che, se bravo, deve capire quando aggiornarlo.
    La cosa che mi lascia perplesso è che se questa tecnica viene applicata da Berlusconi&Co è uno strumento pervasivo, pericoloso e soprattutto usa una tecnica “pubblicitaria” per prevaricare gli animi e stravolgere la verità.
    Se la stessa tecnica viene usata contro Berlusconi&Co è portatrice di verità ed ha un valore quasi taumaturgico.
    Se Berluusconi ripete: “un certo numero di magistrati sono contro di me e mi perseguitano”, questa ripetizione serve solo a far apparire vera una affermazione falsa.
    Se un certo numero di magistrati continuano a tentare di far apparire come vere delle accuse che poi alla prova dei processi cadono miseramente, allora quel certo numero di magistrati ripetitivi sono gli angeli della verità.
    Mi sembra ovvio che anche la comunicazione politica si avvalga dei metodi della comunicazione scientifica, non mi sembra ovvio che il giudizio su questo uso cambi a seconda di chi faccia ricorso al metodo.

  24. Gentile Attilio, non ho mai esplicitamente sostenuto né implicitamene alluso a una valutazione come quella che lei dice.

    La ripetizione funziona – entro certi limiti e con le debite differenze, ovviamente – indipendentemente da chi la usa.

    Un problema della sinistra, casomai, è quello di non aver capito mai abbastanza questa elementare regola – come molte altre, per la verità – e dunque di non applicarla a sufficienza.

  25. Gentile Giovanna,
    chiedo scusa, ma una rapida, forse troppo superficiale, lettura dei post su questo tema mi facevano pensare “la doppia faccia dell’interpretazione”.
    Ovviamente la sua frase “l a ripetizione funziona – entro certi limiti e con le debite differenze, ovviamente – indipendentemente da chi la usa.” mi trova perfettamente d’accordo in termini filosofici e scientifici.
    La frase che segue mi sembra invece mi sembra leggermente insultante verso la sinistra in quanto, e mi scuso per l’interpretazione semplicistica, io la leggo così: poveri incompetenti i nostri amci di sinistra che continuano a dire sane verità, ma non sanno sostenerle con tecniche di comunicazione. Ma forse io ho fatto solo una falsa lettura di parte.

  26. Attilio: non insulto nessuno. In questo blog mi occupo di comunicazione e cerco di volta in volta di esemplificare ciò che sostengo su esempi concreti.

    Se torna indietro nei vari post o fa un’opportuna ricerca su tutto il blog, scoprirà che ho sottolineato pià volte come la sinistra italiana abbia scarse – e a volte nulle – capacità di comunicazione. Che poi si dicano “sane verità”, “sane falsità” o “insane verità o falsità”, come preferisce, non importa: io cerco di concentrarmi solo sui meccanismi della comunicazione.

    Era questo che intendevo, rispondendole come ho fatto.

  27. Giovanna,
    come Lei mi insegna la comunicazione non è un meccanismo tecnico deffinibile con formule come può essere una costruzione in cemento armato o l progetto di un motore.
    Forse nel caso della comunicazione ci si avvicina di più alla fisica moderna che usa spesso analisi probabilistiche per tentare di ben definire fenomeni complessi che presiedono lo studio della materia.
    Io penso che un analista della comunicazione non può astrarsi dalla rrealtà e deve, proprio sulla base delle sue conoscenze teoriche, tentare di scoprire quanto un messaggio, in funzione della sua formulazione, può indurre a formare false convinzioni.
    Il medico che analizza i sintomi, ma non trae alcuna conseguenza da essi, non è un buon medico.
    L’inizio di questo blog era centrato sul fatto di capire se le “verrità di Berlusconi” erano vere o sembravano vere perchè ripetutte.
    In mancanza della cosiddetta “Pistola fumante” o della “Prova regina” sarebbe giusto che un analista di comunicazione applicasse le sue conoscenze per tentare di interpretare il livello di possibile verità di un messaggio.
    Quanto al fatto del “sottile insulto nascosto”, era ovviamente una provocazione per dimostrare che una frase, opportunamente formulata, può facilmente indirizzare una interpretazione. E’ stato sufficiente inserirre un minimo accenno fatto con una parola che poteva intaccare “l’aureo distacco del sapiente” per farla scattare quasi fosse un insulto alla sua astratta capcità di giudizio.
    Sempre con molto rispetto per chi della comunicazione ha fatto la sua ragione di vita.

  28. Caro Attilio, non vorrei trasformare questo dialogo in una polemica, però ci tengo a precisarle, come ultima cosa:

    (1) ho molte “ragioni di vita”, per mia fortuna, non solo l’analisi della comunicazione;

    (2) l’indagine sul “livello di possibile verità” non può stare in un singolo post, ma è un lavoro più lungo e articolato, che coinvolge più persone, inclusi – in questo caso – alcuni magistrati;

    (3) sono abituata a trarre molte conseguenze dalle mie analisi: le basta scorrere all’indietro questo blog.

  29. La mia non voleva essere polemica sterile, ma analisi delle mille sfaccettature che una comunicazione può assumere e delle mille possibili intrpretazioni, scientifiche o opportunistche, che ad una comunicazione ben confezionata possono darsi.
    Le parole “ragione di vita” (vede come chi legge e chi scrive danno significati diversi) si riferivano ovviamente al suo Cursus Honorum e non volevano avere nulla di offensivo o di limitativo nei suoi riguardi.
    Continuerò a leggere, e se stimolato, ad intervenire sul suo blog. Penso che una continua esercitazione della mente ed anche una, seppur minima, polemica, sono pane per mente ed ad “un molto diversamente giovane è utilissima.
    Buon lavoro.
    p.s. sono un vanitoso ed avrei voluto mettere anche la foto olte al nome come ho fatto in altri siti.
    la A. tra nome e cognome non è un vezzo, è un modo per distinguermi dal più noto giornalista.

  30. Pingback: Berlusconi 2013: debolezze e punti di forza - Giovanna Cosenza - Il Fatto Quotidiano

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