Lo spettacolo di Libertà e Giustizia al Palasharp

Sabato ho partecipato all’evento organizzato da Libertà e Giustizia al Palasharp di Milano, sperimentando in prima persona un’organizzazione capillare, accogliente ma ferrea, perfetta. Non a caso l’evento è stato un successo di partecipazione e risonanza mediatica: oltre 10.000 persone presenti (il Palasharp ne contiene più di 9.000 e molte centinaia hanno seguito la manifestazione sui megaschermi allestiti fuori), televisioni e giornali di tutto il mondo.

Ci sono andata anche se ero – e sono tuttora – molto scettica sul fatto che iniziative come questa ottengano, in concreto, le dimissioni di Berlusconi. Innanzi tutto perché non escono dall’ossessione per Berlusconi in cui da anni l’Italia si è inviluppata, ma contribuiscono ad alimentarla (il solito elefante di Lakoff). E poi perché è evidente che il premier non si dimetterà mai perché glielo chiede la piazza: per mandarlo a casa, bisogna che l’opposizione vinca le elezioni. E qui subentrano i problemi dell’opposizione.

Aggiungo che, nel caso dell’evento di Libertà e Giustizia, non c’è nulla di più sbagliato che accostarlo agli eventi di piazza, come i media hanno fatto usando parole come «manifestazione» e «ribellione». Specie in questi giorni, in cui le immagini delle piazze egiziane dominano le cronache.

La differenza con l’Egitto è infatti tale che usare le stesse parole è fuorviante in modo inaccettabile: in Egitto c’è la fame, ci sono milioni di persone che non hanno più nulla da perdere, che mettono a repentaglio la loro vita per opporsi a un dittatore che li opprime da decenni.

Al Palasharp, sabato, c’erano 10.000 borghesi ben vestiti, molti intellettuali con due o tre giornali sotto il braccio, molti vip della Milano bene e facce da salotto: un’élite, insomma. Soltanto in una cosa la platea del Palasharp rappresentava bene l’Italia: molti capelli bianchi e pochi giovani (figli? nipoti? amici dei figli?), per un’età media che direi di 50 anni, la stessa degli italiani.

E allora come chiamarlo? Uno spettacolo, ecco cosa è stato. Uno spettacolo interessante, vario, ben organizzato, adatto al suo pubblico. Come un concerto, una reunion di una celebre band che i fan attendevano da anni.

Ma insomma, perché ci sono andata? Perché è vero che in Italia l’evento va compreso in questi termini. Ma nei confronti dell’Europa, degli Stati Uniti e di molti altri paesi nel mondo, serviva a prendere le distanze dai comportamenti del premier, che in quei paesi sono inaccettabili. A mostrare che c’è un’Italia che non vi si riconosce. Come ha ben spiegato Umberto Eco (onore al mio maestro! 🙂 ):

20 risposte a “Lo spettacolo di Libertà e Giustizia al Palasharp

  1. Ciao G.

    sperto che l’anno sia iniziato sotto i migliori auspici, non posso che applaudire alla tua costanza nell’aggiornare questo spazio ed alla qualità dei tuoi interventi, intuisco siano lo specchio di un tuo pieno fermento creativo.

    Apprezzo il tuo intervento alla manifestazione ed il relativo post, spero presto di vedere un tuo commento sui nuovi, terrificanti corti PerFiducia di Intesa San Paolo.

    A rileggerci su questi schermi, stammi sana

    V

  2. PS Eco è un grande, ma ovviamente ha anche lui dei limiti. Qui dissento fermamente dal suo esempio sui dissidenti ai tempi del fascismo, il sistema universitario allora come oggi dipende dal consenso al potere e premia l’omologazione all’uomo forte, i pochi che dissentono salvano sopratutto il loro, di onore.

  3. Giovanna, ognuno va alle manifestazioni che vuole. Ci mancherebbe.
    Però con la stessa lucidità con cui abbiamo denunciato i limiti della raccolta di firme del PD, non possiamo non vedere anche i limiti dello “spettacolo” di Milano.

    Il professore certo riesce a essere illuminista e godibile perfino in quel contesto.
    Ma il tredicenne sul palco che, permettimi, a parti invertite avremmo definito una “trovata triste”, resta.

    E resta che all’estero sanno benissimo che non siamo tutti come B, o d’accordo con lui. Quello che non capiscono è perché il nostro paese sia arrivato a questo punto.
    E i distinguo, i miei, i tuoi e perfino quelli di una persona stra-stimata altrove come Eco, secondo me arrivano ormai fuori tempo massimo.

  4. Ho seguito un po’ la manifestazione (ecco, mi è scappato il termine, ma hai ragione tu: lo spettacolo) su Sky, ricavandone le stesse impressioni (tra parentesi: la regia televisiva era penosa, cozzando con l’impeccabilità dell’organizzazione di cui parlavi all’imizio del post).

    PS: era un po’ che volevo dirtelo: di al tuo maestro di farsi ricrescere la barba che così somiglia sempre di più a Maurizio Costanzo 🙂

  5. Stanlio Torrentini

    E se, nel nostro piccolo, smettessimo una buona volta di chiamare Berlusconi “il premier”? Non è il premier, perché in Italia non c’è il premierato. Ha cominciato lui ha chiamarsi da solo così (prima, nessuno in Italia aveva mai chiamato premier il presidente del consiglio), e tutti i giornalisti dietro, e poi tutti gli altri.

  6. C’ero anche io e ho avuto la tua stessa impressione, non tanto sulla tipologia di persone intervenute quanto sulla loro età media. E mi ricollego a quanto è stato commentato a proposito di qualche tuo post fa e ad alcuni dibattiti che seguo in rete: dove erano tutti i giovani che lamentano la mancanza di spazio e il peso delle generazioni sopra alla loro?

  7. Marco : sono la prima ad aver individuato i limiti della cosa. Era uno spettacolo, punto.

    Quanto al bambino, concordo in pieno: volevo parlarne, lo farò in un altro post…
    Ciao!

  8. Credo che molti giovani ci siano stati, ma online. E ci sono stati parecchi commenti, in diretta, sui social network, twitter in primis. Basta fare una ricerca su twitter inserendo: #dimettiti per vedere che sono stati tanti i commenti durante e dopo lo spettacolo. La potenzialità di ‘far rete’ in rete (cioè sul web) non va affatto sottovalutata.
    Molti interventi sono stati interessanti perché hanno affrontato il tema da diversi punti di vista. Dal punto di vista mediatico illuminanti le parole di Lorella Zanardo, in particolare quando ha chiuso il suo intervento con la ‘buona notizia’ seppur non riportata dai media – la ferma ed educata protesta di giovani blogger per il ritiro di campagne offensive per la dignità del corpo della donna in pubblicità e in TV.
    Non sono propriamente una blogger, ma mi sono sentita coinvolta comunque. Io ho imparato a denunciare campagne offensive (la procedura dello I.A.P) proprio grazie a questo blog.

  9. Cara Giovanna, leggo spesso il tuo blog (anche da tua ex studentessa;)) e mi piace molto quello che scrivi e come lo scrivi. Anche io ero al Palasharp, arrampicata sull’ultima gradinata degli spalti laterali e, da lì almeno, non ho avuto la tua stessa impressione. Accanto a me c’erano tanti ragazzi, anche stranieri e l’immagine del palazzetto gremito stile concerto mi ha fatto una certa impressione, non lo nego. La spettacolarizzazione cui alludi penso fosse l’obiettivo che si voleva raggiungere, perché si sentiva la necessità di mettere in scena il dissenso. Questo non esclude però che lo spettacolo possa essere un punto di partenza per una più effettiva partecipazione, che sicuramente dovrà avere luogo in altri contesti. Concordo con voi sul tredicenne, una scivolata retorica che si potevano tranquillamente risparmiare!

  10. Ciao Giovanna, te lo dico io perchè ci sei andata: perchè sei molto intellettuale con due o tre giornali sotto il braccio, molto vip della Milano bene e sei una faccia da salotto: un’élite, insomma. E mi sembra che come età sei vicina alla media. Potevi mancare? 😉

    A parte questa premessa scherzosa, sono d’accordo che non sia servita a molto. Soprattutto è servita a convincere chi già è convinto (che forzo). Ma infondo è giusto manifestare il proprio dissenso in qualche modo, se non altro per far capire all’estero che qualcuno si muove, che comincia a stare stretto in questo “vestito”. Lo spettacolo tutto sommato non è stato male a parte la caduta del bambino di 13 anni che parla come un politico scafato.

    Ero al Cairo il 28 gennaio e nel backout totale delle telecomunicazioni ho parlato con qualche guida egiziana che non credeva alle mie parole quando raccontavo dell’Italia. Allora mi sono un po’ preoccupato!

  11. C’ero anch’io e concordo con te, Giovanna. Sul ragazzino, ho avuto gli stessi pensieri. Si imitano i programmi con i bambini che scimmiottano gli adulti? Sono curiosa di leggerti, in proposito.
    Mi resta sempre la preoccupazione su quel che si fa una volta tornati a casa. Io non mi sento meglio, e infatti… molto lavoro e poco sonno. Non Kant, stasera, ma l’ultimo libro di Nadia Urbinati, Liberi e uguali. Un bel programma.

  12. Ciao Giovanna, come sai faccio parte di Libertà e Giustizia ed ero anch’io sulle scalinate a Milano. Credo che, oltre alle tue giuste considerazioni sull’ effettiva “efficacia dimissionante” di queste iniziative ( nessuno pensava in realtà di far traballare colui che sta invece davvero facendo traballare l’immagine dell’Italia nel mondo) ci sia stato qualcosa in più. C’era l’obiettivo di far emergere, anche mediaticamente, un esempio positivo e concreto di reazione (dove e chi aveva prima di noi tentato?), di difesa dei principi di etica costituzionale da parte di una non troppo elitaria fetta di società civile. Ed è stato bene far vedere quanti intellettuali ( non sottovalutiamone troppo l’importanza nel loro attuale desiderio di visibilità civile) Se verrai da noi poi, ma a Bologna è lo stesso, vedrai che LeG non è solo elite di 50enni. Le scuole di formazione politica di LeG dirette da Salvatore Veca vedono ogni anno partecipare centinaia di giovani e donne entusiaste di respirare momenti rari di condivisione di idee e di passione civile; i nostri circoli stanno moltiplicandosi in tutt’Italia e sono proprio i giovani i protagonisti di questa richiesta di vita sociale. Casomai sta mostrando inevitabili limiti l’efficacia organizzativa centrale ( tutta in mano a volontari) nel rispondere ad una crescente voglia di impegno e di partecipazione attiva di ogni genere ed età. Sono però pienamente d’accordo sulla caduta di stile sul 13enne, ma ti garantisco che è stata fatta in perfetta buona fede e solo per voler dimostrare proprio la freschezza di questa nuova domanda di partecipazione che sta salendo. La vedremo e ci sorprenderà anche a Roma e nelle piazze d’Italia il 13 Febbraio, la protesta delle nuove generazioni, femminili e non.
    Ti aspettiamo a Piombino per parlarne,
    Dario

  13. Ho notato con sollievo che Eco, seduto sul palco all’inizio dell’esibizione del tredicenne, non appare fra quelli che lo applaudono durante il suo discorsetto, avendo presumibilmente lasciato il palco nel frattempo.

    La sedia che occupa Eco all’inizio del filmato Youtube (inquadratura da 0′ 10″ a 0′ 15″) appare infatti occupata, nella successiva inquadratura del palco (da 1′ 20″ a 1′ 25″), da Moni Ovadia (se non sbaglio), che applaude entusiasticamente insieme con Sandra Bonsanti una delle invettive del ragazzino.

    Non so se Eco l’abbia fatto apposta o per caso. Comunque ha salvato il suo onore. 🙂

  14. Non so gli altri commentatori del blog, ma a tredici anni scrivevo temi da adolescente (pace e guerra, per dire) e giocavo a pallone.
    Mi sembra davvero un po`presto per iniziare a fare politica attiva. Meglio completare l`educazione di base o andare a conoscere altri ragazzi/e, magari non figli/e di intellettuali con tre giornali sotto il braccio 🙂

    Sinceramente, non so quanto questi spettacoli servano. Ormai da parecchi anni (da mani pulite in poi) siamo sempre al punto di partenza di una mobilitazione di massa che non diventa mai tale. E intanto la destra al potere (non solo Berlusconi) macina iniziative e cambiamenti, molti dei quali in peggio.

  15. Enrico. Il discorso del ragazzino era CHIARAMENTE scritto in politichese adulto: gliel’hanno scritto. Quel ragazzino parlava come un automa ed è stato strumentalizzato, il che è un orrore. Punto.

    Ieri ho sentito Lerner, a L’infedele, che ha alluso (non ha avuto il coraggio di argomentare) al fatto che fosse una mossa strategica “maliziosa” (sic) per sollevare una polemica sulla strumentalizzazione dei minori, che si ritorcesse sul caso Ruby.

    Pietoso arrampicarsi sugli specchi… aaargh.

  16. A tutti coloro che hanno commentato sull’età: ho detto che l’età media era 50 anni. Il che non vuol dire che c’erano tutti cinquantenni, vuol dire che c’erano anche dei giovani (insisto: pochi) ma molti over cinquanta.

    Non vi sembrava? Ragazzi miei: i sessanta-settantenni e oltre (sì: e oltre!) di oggi, che stanno bene in salute, sono ben tenuti e vanno agli incontri di Libertà e Giustiza e partecipano a mille altre iniziative culturali, appaiono semplicemente come signori che una volta si sarebbe detto di mezza età

    In questo, l’evento rispecchiava perfettamente la società italiana: perché vi disturba che la rispecchiasse?

  17. Enrico Marsili scrive “la destra al potere (non solo Berlusconi) macina iniziative e cambiamenti, molti dei quali in peggio.”

    Non sono pro-governo, e non entro nel merito dell’affermazione di Marsili.

    Però osservo che globalizzazione + sviluppo di Cina, India, Brasile ecc., possono comportare, ora e nei prossimi decenni, un peggioramento delle condizioni di vita in Occidente e in Italia.
    (Lo spiega bene Nicola Rossi, economista e senatore PD, nella lettera in cui motiva le sue dimissioni dal Senato: http://archiviostorico.corriere.it/2011/febbraio/04/fallimento_una_generazione_co_9_110204063.shtml).

    Se la situazione peggiora, non se ne può quindi desumere automaticamente che il governo sbagli. Come viene naturale fare, abituati come siamo al progresso continuo, economico e sociale, degli ultimi 60 anni.

    Bisogna invece prosaicamente confrontare le probabili conseguenze di ciò che il governo fa o non fa, con le probabili conseguenze delle misure alternative proposte dall’opposizione, o da altri.
    Tenendo conto che le probabili conseguenze dipendono larghissimamente dall’andamento del resto del mondo, che compete con quasi tutto quello che facciamo in Italia, dai pomodori alla semiotica. 🙂

    Detto questo, c’è tuttavia un mare di entusiasmanti cose da fare, che il governo non fa e l’opposizione non propone. Tranne emarginati come Nicola Rossi.

  18. Pingback: Carlassare e Zanardo « Ilcomizietto

  19. Giovanna, un ragazzino di 13 anni è in grado di scrivere il politichese di quel discorsetto, imitando ciò che legge sui giornali o sente in famiglia.
    Quindi può averlo scritto lui il discorsetto.
    Il che è anche peggio.

  20. Ben, non mi sono spiegato bene, ma ti rispondo perche` apri un discorso piuttosto complesso.
    La globalizzazione cè`e andra`avanti, portando (in media) piu`accesso alle risorse, al consumo, al credito, all`istruzione nei paesi emergenti. Gestire questo cambiamento epocale (e molto rapido) con gli strumenti della politica nazionale e`fallimentare. Non lo dice solo Rossi, lo ripete da un po`di tempo Scalfari, etc. Nel mio piccolo, lo vedo nei rapporti che la nostra universita`ha con i paesi emergenti (Cindia e Brasile in primis, Mexico in secundis).
    La differenza tra una certa destra, vincente a livello europeo e mondiale, e una sinistra al momento confusa e arretrata, e` a mio parere nella gestione di questo cambiamento. la destra neoliberista sposa il mercato globale nelle sue conseguenze piu`devastanti, anche se non e`in grado di impedire l`impallinamento di Grecia e Irlanda, per dire. La sinistra, una volta unica forza internazionalista, sta in retroguardia, e non ha prodotto (salvo eccezioni) un`analisi decente degli ultimi dieci anni. Parlo da appassionato, non da esperto, ovviamente.
    E`vero anche che e`piu`facile per la destra italiana, per quanto squallida e provinciale, accodarsi al modello neoliberista dominante, e produrre quei cambiamenti a cui accennavo. La sinistra non si oppone, non risponde nel merito (a parte i movimenti per i beni comuni, la cosa piu`interesante degli ultimi anni), e si incarta su faccende locali, mentre il mondo va avanti di corsa.

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