Se non ora, quando?

Domenica 13 febbraio in molte città italiane (QUI la lista) donne e uomini (spero molti, moltissimi uomini) scenderanno in piazza per rispondere a questo appello: «Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne» (dall’Appello alla mobilitazione delle donne italiane).

Alcune considerazioni pro e contro.

CONTRO

Il problema principale della mobilitazione è che, per quanto ci si sforzi di presentarla come una reazione generale alla cultura sessista italiana, ruota inevitabilmente attorno al caso Ruby.

Il rischio è schiacciare la questione femminile sull’antiberlusconismo, impedendo quell’attenzione generale e trasversale che invece è imprescindibile, visto che la disparità di genere è un fattore di arretratezza economica cruciale per l’Italia, e come tale riguarda tutti: a destra come a sinistra, a nord come a sud, giovani e anziani, donne, uomini e tutti i generi sessuali.

La stessa scelta dello slogan «Se non ora, quando?», tratto dal titolo di un romanzo di Primo Levi, tende a escludere, non includere. Il romanzo di Levi narra infatti le vicende di un soldato ebreo dell’armata rossa che si arruola fra i partigiani contro i nazisti: non tutti coglieranno il riferimento, certo, ma scegliere questo titolo vuol dire identificare implicitamente i manifestanti con i partigiani e il berlusconismo con il nazismo, il che – oltre a essere sciocco dal punto di vista storico – impedisce a tutte le donne e gli uomini di destra che conoscono Levi (i più colti, che al contrario sarebbe intelligente coinvolgere) di condividere questa polarizzazione.

Non mi piace nemmeno l’insistenza sulla presunta «diversità» dello sguardo femminile sul mondo, su cui insiste Angela Finocchiaro nel video che promuove la mobilitazione. Le donne non sono un calderone unico che differisce «per essenza» (natura? biologia?) dagli uomini. C’è più differenza fra me e Ruby che fra me e moltissimi uomini, per esempio.

Non mi piacciono le facce cupe delle donne che circondano Angela Finocchiaro: troppo vicine agli stereotipi della veterofemminista incazzata per non essere respingenti, possono attrarre solo chi già si identifica con un certo percorso e una certa ideologia, gli altri no. E non mi piace, infine, il fatto che parli solo la testimonial: la voce deve essere di tutti, non solo di una celebrità che sta davanti a tutti.

PRO

Le donne italiane – l’ho detto e lo ripeto – sono messe male: non lavorano, se lavorano guadagnano meno degli uomini, non accedono a posizioni di potere economico né politico. Ma si illudono di stare benissimo, o perlomeno come in molti altri paesi, come avevo rilevato in Le italiane sono messe male e non lo sanno.

Perciò tutto fa brodo: ben venga qualunque iniziativa possa contribuire ad attirare l’attenzione sulla questione di genere. Incluso il gossip sul Presidente del Consiglio: se aiuta a parlare di più dei problemi delle donne, va bene anche quello.

Se ne parla spesso nei termini sbagliati, ma un po’ alla volta, spero, si troveranno anche le parole giuste. E un po’ alla volta, spero, anche la politica e le forze economiche di questo paese cominceranno a fare qualcosa. Sono troppo ottimista? Forse. Ma dal silenzio – l’abbiamo sperimentato per decenni – non esce nulla.

Quanto alla comunicazione dell’evento, meglio lo spot con Isabella Ragonese: il testo sottolinea quanto possa essere semplice uscire da una gabbia, l’attrice è sorridente, l’apertura finale esprime serenità, voglia di allargare gli orizzonti (pensa invece a quanto è chiuso lo spazio intorno alla Finocchiaro). Anche l’idea di una soluzione che passi per «una canzone» si rivolge a tutti, colti e meno colti, giovani e anziani. Insomma lo spot è fresco, per nulla veterofemminista e dunque più accogliente, inclusivo.

Spot con Angela Finocchiaro

Spot con Isabella Ragonese


14 risposte a “Se non ora, quando?

  1. Beh anche a me il Se non ora quando urtica un po’ – siccome conosco il peso di quel testo e di quel tempo, lo avverto come sostanzialmente ricattatorio: o sei femminista o sei nazista. Non credo che si acquisisca molta consapevolezza con questo modo – però allo stesso tempo, “se non ora quando” se non avesse quei precedenti è una frase di per se con friccico, che invoglia a muoversi.
    E sono contenta che ci si smuova – è per RUby? Non è per RUby? Pippa – era ora. E comunque, la sinsitra era imbelle e va beh – ma non è che sto governo per l’occupazione delle donne, per la discriminazione di genere abbia fatto proprio scintille ecco.

  2. Condanno e spero si manifesti anche contro quelle donne che non fanno niente per cambiare ma anzi si adeguano a questa nostra Italia e ti guardano con aria di superiorità e ti dicono: se vuoi nella vita si può fare tutto anche la mamma…anche la mamma? La mamma non la si fa ANCHE
    o lo fai o non lo fai!!!!!! ma prova a lavorare e fare la mamma….se non hai un esercito (nonni, zii, parenti e tate) che ti aiuta da sola non puoi farcela!

  3. A me dà fastidio anche lo slogan: più che di ‘amicizia verso le donne’ parlerei di rispetto. E’ troppo semplice andare alla manifestazione (oppure mandare una foto col cartello “ora basta” a Repubblica, che tra l’altro la sbatte accanto alle gallerie di donne nude) e poi pretendere che le mogli lavorino e mandino avanti la casa da sole, assumere solo dipendenti uomini (perché più efficienti e senza ‘rischio maternità’) e pagarli pure di più.

    E mi dà fastidio anche questo senso di superiorità nei confronti delle prostitute. Io non mi sento superiore a una prostituta (anche se, come ben sottolinei, sono più simile a molti uomini che non a Ruby), quanto piuttosto a chi le tratta da tali e dà loro un posto di rappresentanza solo perché tali.

    E anche lo slogan di Levi è un ammiccamento alla sinistra colta, tipo le citazioni dotte di Vendola, è come se annuissimo tra di noi e ci sentissimo superiori anche solo per aver capito. Superiori e quattro gatti, come sempre, con Berlusconi al governo e le donne in cucina.

    Sarò snob e disfattista, ma non credo che da una manifestazione del genere possano nascere più commissioni pari opportunità, né corsi di orientamento per donne che vogliano riprendere a lavorare (le quali poi, in fondo, riprendono solo perché il marito è in cassa integrazione), né discussioni effettive sul problema in cui vengano coinvolte le donne che davvero subiscono di più.

    E’ solo un modo per ripulirsi un po’ la coscienza e poi tornare a (farsi) fare il sugo.

    L’impegno dobbiamo prendercelo soprattutto dando il buon esempio (che vale più di mille parole) ai nostri figli e alle nostre figlie, nel quotidiano, così per loro la situazione, forse, cambierà davvero.

  4. Ho letto il manifesto e l’analisi che ne ha fatto, quanto mai condivisibili se non per un piccolo ma sostanziale (a mio parere) particolare che vorrei sottoporle.

    Nell’intero documento si cita per tre volte la parola “dignità”, associata prima al suo ottenimento (“con il contributo di tante generazioni di donne che hanno costruito la nazione democratica”), poi ai comportamenti lesivi di essa (“ostentati da una delle massime cariche dello Stato”), infine alla sua difesa (la frase che ha messo all’inizio del suo post). Nessun accenno a cosa significhi questa parola, oggi: forse lo si dà per scontato, ma credo che invece dovremmo ragionarci su.

    Cosa significa, per un essere umano, avere una dignità? E per una donna, in particolare? La mia sensazione è che ci sia totale disaccordo, al momento, su questo punto. Ottenere i propri scopi con qualunque mezzo è, a mio parere, un comportamento a rischio: eppure conosco donne che ritengono molto più lesivo andare a protestare (considerandolo un atto di debolezza) che non usare a proprio favore le debolezze maschili (un atto di forza, invece).

    Mi piacerebbe, sempre che questo non porti troppo fuori tema, fare una riflessione su questo punto.

  5. Grazie, Giovanna, per avermi fatto vedere questa iniziativa dall’ennesima (nuova) angolatura. Epperò non c’è nulla da fare: non riesco ad entusiasmarmi all’evento. I contro mi sembrano muri insormontabili. Se la stessa cosa sarà rifatta senza Silvio al Governo, allora il mio entusiasmo sarà più a portata di mano.

  6. Citazione per citazione ,leggermente cambiata, “Si, questo è un uomo”.
    Mi piaceva iniziare allegerendo la tensione!
    Devo dire che oggi sono abbastanza d’accordo con l’analisi, generale e puntuale allo stesso tempo, che fa la nostra mentore Giovanna.
    Solo qualche piccola aggiunta.
    Lo slogan, secondo me, è stato associato solo per una piccola percentuale (10-15%) all’opera di Levi; tutti gli altri, uomini e donne indifferentemente, penso lo abbiano capito come diretto a Berlusconi. Questo fatto fa sicuramente perdere qualsiasi valore simbolico e pratico.
    Seconda sensazione condivisa: qualsiasi ottima tesi deve essere portata avanti giorno per giorno in tutti i modi possibili.
    Molti aspetti giusti sono stati portati avanti con un pugno nello stomaco.
    L’effetto immediato è alto, il dolore tanto, ma passa, talvolta si scatena uno spirito di reazione non utile alla vittoria finale.
    Il mondo secondo alcuni è stato creato in 6 giorni, per altri ci sono voluti milioni di anni di cambiamenti.
    L’uomo e la donna sono entrati nel gioco molto recentemente, ma per la maggior parte di questi ultimi 4 mila anni, patriarcato e matriarcato si sono succeduti con alterne fortune geografiche e temporali.
    Negli ultimi 100 anni dei 4mila, le considerazioni sulle differenze tra uomini e donne sono state molteplici e piano piano va avanti la conclusione che esistono alcune piacevoli differenze estetiche e pochissime differenze funzionali.
    Secondo me tener sotto controllo la situazione, denunciare gli eccessi, punire anche pesantemente i colpevoli è giusto, corretto e necessario, Forse non sono necessari i “pugni nello stomaco”, forse è sufficiente che le mamme si facciano aiutare in cucina, che esista una certa divisione di compiti.
    Non so se sono riuscito a chiarire il mio pensiero, spero che abbiate letto sino in fondo e tentato di capire le mie contorte frasi e, magari se aggiungiate qualche commento che le renda maggiormente intellegibili.
    Saluti.

  7. come sempre una bella riflessione, però il motto “se non ora, quando?”, non implica il paragone Berlusconi=nazismo, mobilitanti=partigiani, questa critica mi sembra molto forzata, del resto nessuno parla di nazismo, semmai di telefascimo o qualcosa del genere. Per quel che vedo io, il “se non ora, quando?” è ormai entrato nel “dire comune”, è usato in molte occasioni come modo per darsi una mossa, senza alcuna connessione con il contesto originario.

  8. Forse non mi sono spiegato bene, il paragone era molto più banale.
    Tra l’altro le implicazioni nazismo, partigiani, etc. comportano la conoscenza dell’origine del motto, secondo me, nota solo a pochi.
    La lettura che intentedevo è: ora che Berlusconi continua ad avere sempre di più spregio della donne è il momento di buttarlo via essenzialmente per questo motivo.
    Forse sono un dietrologo confesso, ma, chi ne ha interesse coglie qualsiasi argomento. Meglio se un argomento può essere ammantato da valori universali.

  9. Quando ho letto il “titolo” dell’appello ho pensato immediatamente a Primo Levi. E al peso che quel testo aveva avuto – ed ha. Non solo per l’implicito accostamento tra Berlusconi e i nazisti e tra i manifestanti e i partigiani. I partigiani descritti da Levi, infatti, sono particolari: una banda di ebrei dell’Europa dell’est, circondati da una molteplicità di nemici (e dio sa quanto era vero). Soli contro il mondo nemico ed ostile. Non credo sia questa la condizione delle donne – per fortuna. Ma quel titolo ha un peso talmente forte da schiacciare il resto.

  10. “tutto fa brodo”: grazie al nostro amato interesse pruriginoso per le vicende intime del premier, finalmente si parla della dignità della donna.
    Questo è il punto positivo.
    Cosa significa? Che un po’ alla volta forse si comincerà a guardare con occhio diverso la velina svestita in prima serata e le inquadrature ginecologiche.
    Forse.
    Dipende da come si evolverà il momento, e in questo caso sta a noi farlo crescere nel modo giusto, ora che finalmente la consapevolezza si sta estendendo a più donne e pure a qualche uomo.

  11. A pochi giorni dalla formale richiesta del processo breve da parte della magistratura ci uniamo all’iniziativa delle donne dimostrando la nostra amichevolezza con l’anticipazione del verbale tra la B. e il B.
    Se non ora quando?

    Il processo: i sommersi (e i salvati)
    Dialogo:
    – Se non ora, quando l’altrui Mestiere?
    – Ad ora incerta [NdR: le parole di un uomo] incontro Lilìt e altri.
    – Racconti la notte.
    – Dei girondini, i due volti, della chimica…
    – Il Sistema?
    – Periodico. Due stanze vuote…
    – La chiave?
    – A Stella.
    – I simboli?
    – Naturali: esplorazioni…
    -… in cosmologia? Storie! [naturali?]
    [NdR Vizio di forma se questo è un uomo]

  12. ottima analisi cara Giovanna! come sempre del resto!
    d’accordo anche con i punti del CONTRO. Condivido specialmente il pericolo di appiattire la manifestazione con l’antiberlusconismo, mentre io ritengo che questo sia solo una parte (anche se consistente!) del problema e tutte le donne e gli uomini con un po’ di sale in zucca dovrebbero sentirsi chiamati in causa, indipendentemente dalla loro appartenenza politica.
    E personalmente parteciperò, arrabbiata certo, ma anche contenta di essere lì a manifestare per la dignità e l’indipendenza delle donne senza il musone perché innanzitutto non è nella mia natura e in secondo luogo vorrei lanciare un messaggio di speranza e di positività per il futuro. Anche se, certo, a volte è difficile continuare a sorridere quando ci si trova di fronte allo scempio della nostra povera Italia

  13. Un po’ in ritardo sul post,
    ma in tempo per riflettere in vista di domenica,
    segnalo questa raccolta di link:
    http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7767 Comunicattive.

    e il sito di Comunicattive:
    http://www.associazionecomunicattive.org

    a me sono stati molto utili per farmi un’idea a riguardo…

    Ciao!

  14. Noi come Società usa e Getta e partecipanti all’iniziativa “Donne dicono NO! In questa settimana su Facebook IO SONO…”.. ci distinguiamo completamente da “Se non ora quando?” Vi consiglio di rileggere attentamente il manifesto di “Se non ora quando?” è moralista, fa riferimento a Ruby, ha un chiaro obbiettivo politico.. è pilotata – prende punto da un movimento nato spontaneamente dal web.. ne assume un pò il linguaggio ma poi lo manipola portando verso scopi fazioni – e per questo noi ce ne distinguiamo. Scenderemo in piazza con dei manifesti che pbenn chiariscono che noi non apparteniamo a nessuno.. e siamo state per l’ennesima molta mercificate: http://societausaegetta.blogspot.com/2011/01/le-donne-che-dicono-no-non-appartengono.html
    Siamo abbastanza contrariate per quello che sta avvenendo e mi sorprende che non ve ne rendiate conto.
    Questo non significa che noi non scendiamo in piazza.. ma lo facciamo mettendo il più possibile in chiaro che ci distinguiamo..

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