Le piazze del 13 febbraio: una rondine farà primavera?

Ieri le piazze di circa 200 città italiane e di una trentina nel mondo hanno risposto all’appello «Se non ora, quando?».

L’evento è andato bene, dal punto di vista comunicativo, per questa semplice addizione: molte polemiche prima delle manifestazioni + molte persone in molte piazze (relativamente agli standard italiani) = molta attenzione mediatica.

In transito fra Firenze e Bologna, ho fatto in tempo a vedere le piazze di entrambe le città. Poi, un paio d’ore fra internet e la tv mi hanno permesso di completare il quadro.

Credo che ieri le piazze abbiano mostrato alcune novità importanti:

  1. in nome della dignità femminile hanno sfilato – finalmente! – molti più uomini di quanti se ne siano mai visti nelle manifestazioni di stampo vetero e neofemminista;
  2. in nome della dignità femminile non sono scese in piazza solo donne abitualmente impegnate sulle questioni di genere, ma persone di tutte le età, estrazioni sociali, provenienze;
  3. molti slogan dei manifestanti e dichiarazioni sui palchi erano appelli alla diversità: delle idee, degli stili di vita, dei corpi, dei modelli per le donne;
  4. molti slogan e commenti dei manifestanti esprimevano un buon livello di consapevolezza sui motivi per cui erano lì.

Sono tutti ottimi segnali, ma prima di cantare vittoria sulla nuova sensibilità del nostro paese per i problemi reali delle donne (disoccupazione, stipendi più bassi degli uomini di pari ruolo, scarsissima rappresentanza nei poteri economici e politici) vorrei vedere tutto ciò replicato in altre dieci, cento, mille iniziative.

Non solo replicato, ma intensificato: più uomini, sempre più uomini a fianco delle donne nel combattere per la parità di genere; e ancora più trasversalità e diversità di quante ne ho viste ieri: a parte sporadiche eccezioni (Giulia Bongiorno a Roma, Sara Giudice a Milano), la destra non c’era, per esempio.

Quanto alla consapevolezza, anche su quella c’è ancora molto da lavorare. La mobilitazione «Se non ora, quando?» è stata infatti troppo intrisa di antiberlusconismo perché questo non abbia confuso le acque. Detto in parole povere: quante donne, quanti uomini fra quelli che ieri hanno sfilato sarebbero scesi in piazza, se al posto di «Berlusconi dimettiti» e «Porco!», ci fossero stati slogan come «Più donne nei consigli di amministrazione» e «Quote rosa in parlamento»?

24 risposte a “Le piazze del 13 febbraio: una rondine farà primavera?

  1. Tu fai un esperimento e prova a fare un post sulle quote rosa. Io l’ho fatto e m’è venuto il latte alle ginocchia. Ma è utile perchè nelle argomentazioni di quelli e quelle che dicono no sono contrario proprio perchè femminista – scorgi esattamente i pensieri – che almeno per le mie opinioni e per la mia sensibilità – sono mancanti. Anzi fallo – il dibattito sarebbe proficuo.

  2. Mi sono già presa critiche e anche qualche insulto, ma io non sono andata e non me ne pento. Sono d’accordo con te quando dici che l’antiberlusconismo doveva essere lasciato fuori, e sono anche convinta che sfilare per distanziarci dalle prostitute (anche da quelle intellettuali, tanto per citare Mourinho) non sia ragione valida per scendere in piazza.

    L’impegno che metto nella causa femminile è quello di insegnare a mio figlio a trattare le donne da pari (insieme a mio marito, e quel che conta è soprattutto l’esempio) e quello di insegnare a mia figlia che nascerà tra due mesi che lei e suo fratello avranno in casa nostra pari diritti, pari doveri e pari dignità, nella speranza che ciò accada anche fuori dalle mura domestiche. Spero anche di riuscire a insegnare a entrambi che il compagno di una vita non si sceglie in base a quanto guadagna o a quanto è fico, né la compagna per la taglia di reggiseno, ma in base ai valori che si condividono e al rispetto che ci si porta a vicenda.

    Parlavo giusto ieri con mia madre della manifestazione. Nemmeno lei, che era scesa spesso in piazza cinquant’anni fa, è andata. Era delusa (così come dopo il referendum della Fiat), ripeteva che la sua generazione sperava di regalarci un’Italia migliore, invece dopo 50 anni siamo sempre qua a chiedere le stesse cose. E insieme abbiamo anche notato che, in fondo, le uniche donne che quella lotta non sono riuscite a portarla fino in fondo sono le italiane. Cosa ci differenzia, ad esempio, dalle svedesi, dalle tedesche, dalle norvegesi e dalle francesi, che in questi 50 anni hanno fatto tutt’altra strada? Secondo me la presenza del Vaticano. Fino a che la nostra politica e la nostra cultura non si distanzano dai dettami della Chiesa, resteremo sempre e soltanto Maria o Eva, e continueremo a differenziarci le une dalle altre sulla base di questa stupida distinzione.

    Mi dispiace dirlo, ma secondo me né Vendola né il PD potranno (né vorranno) aiutarci in tal senso.

  3. è vero che dobbiamo inventarci nuove forme per esprimere il nostro dissenso. ed è vero anche che il primo passo nell’impegno si fa nel privato. ma credo anche che, in una società così contaminata, in cui contano soprattutto i numeri e i sondaggi e l’immagine, una manifestazione come quella di ieri abbia valore proprio in quanto tale: manifestazione, o epifania, di un numero di persone (non le chiamo solo donne, io ho visto tantissimi uomini!!) che non ci sta.
    quanto alle motivazioni e al pd e alla chiesa, segnalo questo intervento, di una snob di sinistra…:-)

    http://tv.repubblica.it/politica/suor-eugenia-bonetti-riprendiamoci-dignita/61991?video

    ciao
    🙂

  4. Tutto il rispetto per la Bonetti e per il suo impegno sociale e civile, ma parlando di donne torna su Eva e Maria. Noi non siamo Eve (né costrette con la forza come quelle con cui ha a che fare lei, né più o meno volontarie come le tante in fila per Arcore) né Marie, probabilmente siamo tutt’e due, ma non è questo il punto.

    Ripeto, non sono affatto contraria alla manifestazione perché ritengo che ognuno possa e debba esprimere il proprio dissenso come vuole (anzi, ben venga), è solo che io preferisco farlo in altro modo.
    Come Giovanna (e come Irene Tinagli http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8404&ID_sezione&sezione) mi auguro vivamente che questo sia l’inizio di un cambiamento della mentalità, però, sinceramente, ho paura che oggi gran parte di quelle che ieri erano in piazza riprenderanno il cencio in mano.

  5. @Chiaramarmugi
    Sperare che i propri figli trovino la stessa atmosfera di uguaglianza che fortunatamente han trovato in casa mi pare (senza nulla togliere all´importanza della socializzazione in famiglia, basilare naturalmente) una pia illusione, se poi non ci si vuol “sporcare” con l´impegno pubblico. Fra l´altro l´impegno di ieri era piuttosto blando e pure divertente – naturamente per nulla sufficiente, eh. Anche a me dá fastidio che sia stato troppo strumentalizzato in senso antiberlusconiano – e lo dico da antierlusconiana, per caritá.

    E peró credo che il problema, piú che se le donne oggi prenderanno il cencio in mano (che alla fine é una cosa che bisogna fare, se non si paga qualcuno all´uopo), ma se lo faranno ANCHE i loro partner, e gli uomini che ieri erano in piazza.

  6. anch’io vorrei vedere molte altre iniziative di questo genere per dare concretezza e per far si che non sia un evento estemporaneo sull’onda dell’emotività sociale e quindi rendermi conto che non è un fuoco di paglia, allo stesso tempo sono consapevole che tra le donne c’è un gran fermento; quello che fin’ora non ho visto, tranne ieri, è il coagulare di questo fermento per renderlo visibile anche a chi questa sensibilità non l’ha…credo che molte donne in virtù dl benessere che questa società ci ha dato abbiano dimenticato la consapevolezza della loro reale forza, quella che durante la guerra avevano scoperto di avere quando i mariti erano in guerra, quella che le ha portate alle lotte degli anni 70, la voglia e la capacità di evolversi e sperimentarsi per poi scegliere…. ci sono però molte donne che questa consapevolezza invece non l’hanno mai persa e chi la sta ritrovando…ma bisogna uscire dai gruppi autoreferenziali ed essere coinvolgenti, sono consapevole che questa è una cosa difficile ma la ritengo indispensabile, e possibile, io faccio parte di un gruppo di donne e questo è per noi un imperativo, nel nostro piccolo lo teniamo presente in ogni iniziativa.

  7. Mah, io non sono certo andata in piazza per “distanziarmi dalle prostitute”!
    E cercare di portare avanti dei cambiamenti nel privato non mi impedisce di dimostrarlo in pubblico, se necessario.
    Posso capire le ragioni di chi non è venuto, ma per favore, non sminuite le tante persone che ieri hanno partecipato, ciascuna col suo grado di consapevolezza.

  8. Ho paura che senza Silvio la manifestazione sarebbe stata 10 volte più piccola.

  9. @Chiara, suor Eugenia ha usato un linguaggio e un genere letterario che certamente le erano congeniali più di altri, ma il suo intervento mi è sembrato pieno di contenuti e di dignità

  10. io sono contrario alle quote rosa (le donne non sono dei panda 🙂 ) e sono contrario alle leggi che obbligano una percentuale di posti alle donne nei cda; quindi meglio non usare slogan che dividono

  11. @ilcomizietto, ed è stata piccola comunque. Ho partecipato anch’io ma la lettura che si dà quando sei dentro il flusso è falsata, diecimila persone sembrano centomila. Stando alle stime un milione di persone di ambo i sessi si è riversato nelle piazze. Quindi? Vogliamo fare come Wu Ming1 che parla di produzione di un “meme”, illudendosi a mio giudizio? Credo che volervi vedere una manifestazione in difesa delle donne, per le donne sia completamente fuorviante. La professoressa Cosenza infatti è scettica (ma sul blog della Lipperini ha lasciato il posto all’entusiasmo, vero ;)? ) Io non vedo la rondine. Vivo i giorni della merla.

  12. grandiosa analisi..

  13. Il problema della condizione femminile nel nostro paese c’era anche prima di Berlusconi, e secondo me ci sarà anche dopo… questo me lo fa pensare il fatto che gli amici che erano con me nella manifestazione (un ragazzo e una ragazza, intorno ai 20 anni, studenti universitari) sostenevano la tesi per cui “le femministe odiano gli uomini”… 😦

  14. io ieri ero a sciare in val d’aosta per cui non ho “impressioni” dirette sull’evento. Quindi come si dice in gergo tecnico: parlo x sentito dire.

    Ad ogni modo, i media servono a riportare quello che non possiamo vivere no? Ho guardato un po’ di telegiornali (su internet xchè non ho la TV) e letto un po’ di commenti e mi è sembrata l’ennesima “antiberlusconata”.

    Ho visto un paio di interventi a gamba tesa contro un vecchietto di anni 74 cui piace avere un harem a pagamento, che si tinge i capelli e si trucca con cerone.

    Davvero le donne in Italia hanno, come la sinistra, come unico collante l’antiberlusconismo?

    Se è così (se fossi una donna) starei preoccupata. Se ci si indigna perchè Berlusconi usa il proprio potere per portarsi a letto delle ragazze stiamo freschi. L’unica differenza con il passato è che c’è internet e i telefonini. Sui racconti del Presidente Segni in giro per locali a Roma le cronache degli anni erano anche più interessanti dei verbali della procura di Milano.

    Io se fossi una donna in Italia mi incazzerei (ma molto di più) per il fatto che sono mediamente pagata tra il 15 ed il 30% di un collega maschio x lo stessso identico lavoro, che le scuole chiudono da metà giugno a metà settembre e mi lasciano in braghe di tela per 3 mesi (tanto ci sono i nonni…), che negli edifici e locali pubblici i bagni per le donne sono nel migliore dei casi lo stesso numero di quelli dedicati agli uomini, che nelle università Italiane la stragrande maggioranza delle cattedre sono un club per soli uomini, che l’adesione alla maternità in quota parte da parte dei padri in Italia è praticamente inesistente, che in meridione la disoccupazione femminile è comparabile con quella dell’Egitto o dell’Algeria non della media UE.

    Insomma, a parte l’antiberlusconismo (un virus che sono 17 anni che gira ma rispetto al quale mi pare il paese sia ampliamente vaccinato), cosa c’è di nuovo rispetto a quello che è successo ieri?

    Mi state dicendo che l’opposizione adesso candiderà solo donne contro questo Governo alla prima occasione utile. Mi state dicendo che Fassino si è ritirato dalla competizione per il sindaco di Torino per fare spazio a una donna? Mi state dicendo che lo stesso ha fatto Pisapia a Milano?

    O qualche dubbio in proposito. Credo che l’evento di ieri sia stata una iniziativa lodevole, ma piuttosto fine a se stessa. Poteva essere la piattaforma mediatica da cui lanciare almeno un allarme (non che Berlusconi abbia la manina morta…):
    che questo paese sta rinunciando a c.a. il 50% delle proprie risorse e che se fosse in grado di utilizzarle bene la produttività del sistema paese ne godrebbe e così il PIL.
    La possibilità di redistribuire (poi) il reddito ed il valore aggiunto prodotto è una necessità formale che abbiamo tutti. Insomma per essere presi sul serio, bisogna parlare di soldi e “picchiare” sul borsellino, ma rendo conto sia un discorso molto da uomo. Volete chiamarla “quote rosa”? Bene ma declinatela in soldi, sennò non vi seguo e mi trovo a dover dar ragione a Brunetta.

    FZ

  15. Hamlet, mi stai forse dicendo che l’antiberlusconismo non divide l’Italia? Siamo divorati, dilaniati, da questa divisione.

    Quanto alle donne nei CdA e alle quote rosa, erano due esempi come potrei farne mille altri: volevo semplicemente portare l’attenzione su questioni non solo concrete ma tutte genuinamente centrate sui problemi delle donne in Italia.

    MariaGiulia: sul blog di Loredana, come su fb, ho dato più segni di entusiasmo semplicemente perché trovo orribile e ingiusto mettere sempre avanti la razionalità, l’analisi, la freddezza. Inoltre, anche dal punto di vista analitico-razionale, c’è una componente emotiva e simbolica, nelle manifestazioni di ieri, che non va sottovalutata, ma anzi: va valorizzata, magnificata, incoraggiata a crescere. L’alternativa, in questo momento storico in Italia, è il silenzio, il nulla. Ma dal nulla non esce che nulla.

    Filippo: concordo con l’analisi in termini duramente economici che proponi. Sono esattamente le ragioni delle mie perplessità, quelle che tu enunci. Ma alcune novità importantil, ieri, si sono viste. E occorre valorizzarle, stimolarne la crescita, occorre guardare ai simboli e alle loro valenze emotive con calore e entusiasmo, altrimenti le donne (e molti uomini con loro) continuano a stagnare nella depressione e nell’autoflagellazione.

    Vorrei invece vedere dieci cento mille iniziative, dopo la piazza di ieri. Mica solo piazze, anche «cose che stupiscano», come quelle che invoca Severgnini oggi sul Corriere. Da tutti i manifestanti di ieri additato come menagramo. Ma di fondo ha ragione, eccome se ha ragione.

    Il problema, però, è dirlo ora, dirlo in quel modo, raffreddare gli animi in un momento in cui andrebbero invece scaldati per farli continuare, insistere, moltiplicare… mi spiego?

    Ecco perché sugli eventi di ieri sono doppia: da un lato mi infiammo, dall’altro grido «attenzione!». Non è doppia coscienza, né incertezza. Semplicemente: le cose non hanno mai una sola lettura. Specie se leggerle in un certo modo o in un altro implica contribuire – o non contribuire – a tradurle in azioni concrete.

    Ecco il pezzo di Severgnini:
    http://www.corriere.it/editoriali/11_febbraio_14/ancora-Slogan-Provate-a-Sorprenderci-severgnini_d4d868f8-3804-11e0-9d0e-ca1b56f3890e.shtml

  16. Anche io concordo con il fastidioso antiberlusconismo della manifestazione. Ad Alessandria si son messi pure a cantare i canti partigiani… Ci sono rimasta un po’ male. La prossima volta porto da leggere dei passi tratti dal libro della Belotti… almeno la gente capisce che le soluzioni ci sono e possono essere intraprese dai singoli, senza aspettare che le istituzioni ci aiutino.

  17. Il problema è che le manifestazioni dovrebbero essere dei punti di partenza, e invece troppi le vedono come punti di arrivo.
    Adesso che la manifestazione ha avuto questo grande successo ma è passata, chi continuerà a premere il pedale su questi temi? Gli organizzatori e le organizzatrici, i blog di Lorella Zanardo, Loredana Lipperini e di altri/e che ora non mi sovvengono, ma i partiti, i sindacati, gli intellettuali che si sono aggregati avranno, prima ancora della forza, la voglia di continuare a tenere la questione di genere al centro dell’agenda politica, e di approfondirne i contenuti più concreti, e cioè le politiche economiche e sociali per colmare il gender gap? Ho i miei dubbi: come ha notato Hamlet, sono argomenti che dividono, e essendo queste piazze unite (non solo ma anche) dall’antiberlusconismo, si tratta di elettori abbastanza “garantiti” (guai però a sopravvalutare questa garanzia, come sanno bene a Bologna…).
    Tutto questo per dire che, forse, lo sviluppo più auspicabile è che da queste 230 piazze nascano 230 gruppi di pressione per spingere sui partiti di opposizione (da Sel sino a Fini) perché inseriscano tra le loro priorità politiche, a livello locale e nazionale, le politiche di genere.

  18. allora perché le signore di sanremo non giocano sul piano dello spettacolarismo e non portano la protesta fino a quella vieta kermesse, trionfo delle ovvietà?
    anche quest’anno il compagno morandi non si è chiamato fuori dal gioco del bravo presentatore maschio circondato dalla coppia di vallette, possibilmente mute.
    e la grande novità di quest’anno è che, udite udite, è stata eliminata la valletta bionda!…
    sciocchezze? non credo. se aggiungiamo che una delle due è (o è stata, non seguo il gossip) compagna del famigerato corona…e se pensiamo che il popolo che non è sceso in piazza ieri è di sicuro anche il pubblico di quei tg che hanno relegato la notizia del successo della manifestazione in fondo, minimizzandola.
    pensiamoci…portare il confronto su quel piano è difficile. ma sarebbe un segno.

  19. Io ci ho paura che Sevegnini ci ha ragione ma non lo sa. Non lo ha scritto con la sua testa Giovà ma con la sua. L’ha scritto come il mio prof a scuola di specializzazione che ogni volta che faccio un’osservazione pertinente risponde “è ovvio”.
    Io vorrei uno sciopero sul lavoro solo de femmine. Lo so che dovrebbero pure i maschi ma in questo caso i maschi non dovrebbero partecipare.

  20. “Oltre un milione di donne ieri sono scese in piazza, e non solo donne, mobilitate per difendere i loro diritti e la loro dignità.
    Che tristezza!
    Sono bastate tre veline dei servizi e tre settimane di propaganda sui giornali per muovere la massa.

    Mai vista una tale mobilitazione, anche per altri e ben più gravi problemi.

    Non per la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che si possono violare i diritti umani di cittadini o gruppi di cittadini e poi coprirli con il segreto di stato; non per la depenalizzazione del colpo di stato; non per aver ceduto la sovranità del popolo ad un organo sovranazionale ed autoreferenziale, ecc..

    “Se non ora quando”. A questo grido le donne sono scese in piazza chiedendo le dimissioni di Berlusconi. “Offende l’Italia” si grida nelle piazze. Eh si, offende l’Italia il fatto che il Presidente del Consiglio possa essere indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile.

    L’Italia invece non si è sentita minimamente offesa dalle indagini che ipotizzavano nei suoi confronti i reati di:

    corruzione giudiziaria,

    finanziamento illecito ai partiti,

    falso in bilancio,

    corruzione,

    falsa testimonianza,

    appropriazione indebita,

    frode fiscale,

    traffico di droga,

    concorso in strage (1992-1993),

    concorso esterno in associazione mafiosa,

    abuso d’ufficio,

    concussione aggravata e minaccia….

    Per questi reati no. Nessuno è sceso in piazza.

    L’essere indagato per questi “reatuccci” non offendeva la dignità della nostra nazione, assolutamente no. Ma l’aver sollazzato il suo real augello con donne consenzienti, questo si, ci offende profondamente.

    Non è così. La nostra dignità di donne è stata offesa, e viene offesa quotidianamente, da quelle donne, e sono tante, che litigano per poter andare alle feste di Berlusconi, che sono pronte a qualsiasi acrobazia erotica pur di poter ottenere ciò che non meritano. Berlusconi, come qualsiasi uomo potente, è assediato da donne che sperano di infilarsi nel suo letto per ottenere vantaggi e favori, non ha alcun bisogno di pagarle. Ne approfitta? Probabilmente. Potrebbe astenersi? Si. Il problema è che il presidente Berlusconi le inserisce nelle liste elettorali o a sedere sui banchi del parlamento? Abbiamo avuto, ed abbiamo, “onorevoli” ben più impresentabili, uomini con condanne definitive per reati gravissimi. Ma di più, abbiamo avuto sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della difesa, cinque volte ministro degli esteri, ecc..Giulio Andreotti che una sentenza passata in giudicato ha riconosciuto reo di “concreta collaborazione” con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980.

    Le donne che si offrono quotidianamente a Berlusconi non sono donne alla fame che devono piegarsi ai desideri del premier per poter mangiare. Non sono vittime, anzi. Ed è bene che questo sia chiaro a tutti.

    Se c’è qualcuno che offende e calpesta la dignità delle donne sono proprie le donne. Noi ci siano offerte come merce, noi abbiamo fatto a gara per spogliarci sempre di più davanti a calendari, televisione, pubblicità. Noi corriamo a farci rifare le labbra a “canotto” e non certo perché siano belle, ed eleganti (non a caso quando una persona è elegante si dice: quella persona è fine). Le labbra a “canotto” hanno un solo messaggio da inviare al maschio che incontrano, e non è certo quello di trasmettergli la sensazione che da quelle labbra possano uscire discorsi colti ed intelligenti!

    Ma il problema è un altro, ed è ancora più grave. Siamo noi. I problemi che abbiamo sono gravissimi ma, davanti a qualsiasi violenza o abuso (i nostri diritti costituzionali vengono calpestati dal governo e dalla comunità europea ogni giorno) restiamo immobili. Poi arriva un burattinaio che, attraverso una campagna mediatica e manipolando le nostre frustrazioni, ci fa scendere in piazza in oltre un milione non per difendere il nostro diritto lavoro, alla salute, all’istruzione, alla giustizia, ma alla dignità delle donne.

    E’ di questo che, davanti agli occhi del mondo, ci dobbiamo vergognare.”

    Solange Manfredi

  21. Giovanna, d’accordo: la razionalità senza entusiasmo è insufficiente (“orribile” mi pare troppo).
    Ma l’entusiasmo senza calcolo razionale fa poca strada.
    E i calcoli non sono razionali se non prevedono obiettivi concreti e raggiungibili a breve termine. (Eventualmente come primi passi di obiettivi a lungo termine.)

    Quindi fai benissimo, secondo me, a indicarne alcuni a mo’ di esempio, come donne nei CdA e quote rose. (Ti risparmio le mie obiezioni al riguardo, che sono obiezioni pratiche e non di principio).

    In sintesi: entusiasmo + razionalità + obiettivi operativi realizzabili a breve.

    Qui forse non si possono proporre e discutere gli obiettivi operativi.

    Però si potrebbe vedere se e come siano comunicati, ad esempio, nelle “dieci, cento, mille iniziative” che dovrebbero dar seguito al 13 marzo.
    E’ un aspetto della comunicazione politica che a me sembra essenziale, da unire agli altri.

  22. Nel pezzo di Severgnini quello che dà più fastidio a mio avviso è il titolo: Provate a sorprenderci, che suggerisce l’idea di una massa di uomini, lì, in attesa, ancora e di nuovo, di uno spettacolo. Infatti fa pure appello a donne dello spettacolo, che dichiara più o meno sue amiche, come se dovessero inventarsi un nuovo teatrino. E’ uno sguardo limitativo e svalutante. E il perimetro che definisce toglie valore a contenuti che sono condivisibili come la necessità di dare risposte progettuali, strategiche almeno, se non addirittura politiche.
    Ma mi piace, invece, la chiusa dell’articolo: l’immagine figurata del labirinto che ne contiene altri. Proprio ieri, discutendo della manifestazione – e delle discussioni che l’hanno preceduta – ma vale anche per queste che la seguono – definivo la situazione in cui ci troviamo in Italia, socialmente e politicamente, uno gnommero indistricabile. La questione da più parti criticata dell’antiberlusconismo, ad esempio. Come poteva non venire fuori in questo momento in una manifestazione di tal fatta? Come se ne può prescindere? A me sembra una pretesa irrealistica e, scusate, anche sterile. Ci si chiede come mai non ci fossero donne di destra? C’erano solo quelle che si sono smarcate da Berlusconi, la Bongiorno, la Perina, la Giudice. Questo vuol dire che la questione femminile italiana, più che ovviamente preesistente a B., è stata catalizzata dal mondo berlusconiamo di politica-fiction e che non si può parlare di questioni femminili, che poi sono questioni-paese, non dico con la Santanchè ma, per dire, con la Ravetto, o la Lorenzin. Come si fa, ora, adesso, a non essere antigovernativi parlando di questioni femminili, anche a prescindere dalle “olgettine”? Che, poi, non se ne può affatto prescindere ma questo sarebbe, appunto, un altro labirinto nel labirinto, ancora più fondo del primo, un altro filo dello gnommero, tirando il quale finiremmo in un nodo di gnommero ancora più duro.

  23. Ancora una cosa, scusate: sulle quote rosa. La proposta mi perplime da sempre. Credo che, almeno in una democrazia, la Legge venga dopo, in senso cronologico, rispetto all’ethos, al costume di una comunità, di un popolo, se preferite. Le Legge rende lecita, certifica e sancisce una pratica o il bisogno di una pratica. Penso al divorzio, ad esempio. L’ethos non cambia in virtù della Legge, quindi l’inserimento delle quote rosa avrebbe senso solo se ci fosse una urgente pressione culturale e una sensibilità economica in questa direzione. Pressione e sensibilità che vanno agite con un lavoro di tipo culturale che precede lo sfondamento del soffitto di cristallo che io, personalmente, non vedo granché incrinato.
    Provate a pensare al contrario, per esempio alla proposta di quote celesti nel mondo della scuola, dove le donne (non so di preciso, vado a spanne) sono circa i tre quarti del corpo insegnante. E’ fin troppo ovvio capire perchè una proposta del genere non funzionerebbe. Eppure da un punto di vista didattico e pedagogico una parità uomo-donna a scuola sarebbe ottima (lo dico a ragion veduta, facendo l’insegnante in uno dei pochi ambienti scolastici in cui è ancora alta la presenza maschile, quello che si chiamava una volta istituto tecnico industriale e, sottolineo industriale).
    O si fa un lavoro culturale che dà valore a certe scelte o l’imposizione legislativa “dall’alto” non funziona.

  24. carissima Giovanna, carissime tutte che avete scritto,
    innanzitutto grazie per le molte, utili, sollecitazioni che trovo su queste pagine. A caldo, vorrei condividere qualche commento sulla manifestazione ed alcune spiegazioni sul comitato “Se non Ora Quando, 13 febbraio”, che si è costituito in maniera permanente (include la associazione “Di Nuovo”, la associazione “Filomena,la rete delle donne” ed alcune delle firmatarie dell’appello).
    Sospetto – e lo dico con lo stupore ancora vivo di chi ha partecipato alla organizzazione dell’iniziativa del 13 febbraio – che non si possa in alcun modo sminuire la portata delle 230 città italiane e delle città del mondo mobilitate intorno alla questione di genere in Italia. Pur nella evidente perfettibilità dell’operazione – che nasce da una riflessione di quasi due anni ma è stata messa in piedi in meno di tre settimane – io non credo che una cosa del genere sia mai accaduta prima nel nostro paese, ed è un punto di non ritorno che va gestito con molta sapienza, con enorme capacità di ascolto, umiltà ed arguzia politica. Immagino che siamo tutte più o meno consapevoli delle trappole che ci attendono, sia interne che esterne.
    Dico che sarebbe criminale – uso questa parola perché mi sembra la più appropriata – sciupare l’energia che si è manifestata domenica scorsa dando l’impressione che si sia trattato, per l’appunto, di una aneddotica rondine di passaggio. Le manifestazioni in Italia hanno cessato da lungo tempo di produrre un vero impatto sulle politiche del paese. Sappiamo che scendere in piazza serve a contarsi ed catalizzare volontà ed impegno. Non vogliamo replicare trame deludenti del passato.
    La responsabilità è enorme. La responsabilità posa su chi ha convocato questa manifestazione (e vi garantisco che me la sento tutta addosso, in prima persona). Ma, dopo il 13 febbraio, la responsabilità posa su tutte e tutti, anche su coloro che si chiamano fuori ed esprimono criticità nei confronti della iniziativa, per le ragioni più diverse e legittime (in alcuni casi, però, ammettiamolo, anche pretestuose).
    La polifonia di messaggi, presenze e punti di vista scaturiti il 13 febbraio – dalle suore comboniane alle rappresentanti della associazione per la promozione dei diritti delle prostitute – non solo devono essere riconosciute, ma rappresentano la vera forza e la vera sfida del dopo che è già cominciato. Interpella quante finora “si sono accontentate della logica del collettivo dove tutti la pensano come me” – citazione che ho raccolto da un duro dibattito alla libreria Tuba a Roma prima della manifestazione.
    Poiché contesto il pensiero unico di qualsivoglia provenienza, in una società che ha inaridito la possibilità dei diversi punti di vista sulle cose e la complessità della realtà, ridotte entrambe ad un vociare sempre più urlato e rissoso, mi sembra che questo polimorfismo sia già un notevole risultato. Un segnale politico da cogliere. Un utile presupposto da salvaguardare, e da cui partire. Nella convinzione, lo dico senza vis polemica ma per percorso personale, che le pur indispensabili azioni individuali agite nelle proprie case con i propri figli, per insegnare loro modalità più giuste di relazione fra i due sessi, non possano più bastare.
    Adesso il comitato dovrà essere ampliato, dovrà strutturarsi in gruppi locali di mobilitazione, dovrà trovare metodi creativi di lavoro. Sarà necessario un raccordo continuo, un lavoro di faticosa tessitura di proposte ed azioni, su più piani, che diano la prospettiva di una partecipazione diffusa e di un cammino collettivo che va avanti. Il bene pubblico del 13 febbraio, e delle sue numerose significazioni, dovrà indurre tutti a fare un passo indietro per trovare il territorio comune su cui costruire il cambiamento. L’antiberlusconi può essere banale, ma mi stupisce chi lamenta che sia venuto fuori dalle piazze in maniera così aperta. Il berlusconismo invece – ovvero quella fattispecie di cultura mercificatoria e cartellonista che punta all’immagine ed all’abuso come forma del potere – è una gramigna che ha attecchito parecchio nel paese, anche nei luoghi più insospettabili. La battaglia per un’Italia più equa e meno discriminata dovrà fare i conti con la necessità di estirparne le radici ovunque, tanto a destra quanto a sinistra, tanto nelle parrocchie quanto nei collettivi studenteschi, nella società civile e tra i gruppi più emancipati del nostro paese. Tra gli stessi gruppi di donne che spesso hanno assunto modalità di leadership maschili.
    Insomma, il 13 febbraio mette in discussione tutte e tutti, per partecipare alla costruzione di una nuova Italia. Siamo già arrivate in ritardo, io almeno la penso così. Ma adesso che finalmente ci siamo arrivate, sarebbe grave che non cogliessimo questa importante – storica? – occasione.

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