Scienze della Comunicazione: sfatiamo i pregiudizi

A corredo del post Scienze della Comunicazione: amenità contro dati – in cui replicavo all’infelice uscita del ministro Gelmini sulle «amenità» dei corsi di laurea nel settore della comunicazione – i ragazzi di Flashgiovani e Codec tv del Comune di Bologna hanno intervistato me, come presidente della magistrale in Semiotica, Costantino Marmo, presidente del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione di Bologna, e Gloria Neri, laureanda in Scienze della Comunicazione.

Ecco la clip:

Per i dati a cui facciamo riferimento, rileggi Scienze della Comunicazione: amenità contro dati.

 

36 risposte a “Scienze della Comunicazione: sfatiamo i pregiudizi

  1. Che dire, dritti al punto senza tanti fronzoli: abbiamo le carte e gli strumenti per leggere il mondo che ci circonda e per dipanarlo a nostro favore, quella metà degli studenti ne sono la prova immediatamente tangibile. In quattro anni passati fra dipartimento e estero, ho avuto il piacere di incontrare quasi esclusivamente giovani come me volenterosi e pieni di voglia di fare: solo un pugno di individui dimostrava una certa apatia. Ma di questi ne son pieni i corsi di laurea.
    Ottimi gli interventi di entrambi, è ora di svegliare l’opinione pubblica dal torpore ignorante che l’attanaglia riguardo questo argomento.

  2. Grazie di ciò che dite, speriamo che anche altre persone, aziende e selezionatori nel mondo del lavoro tengano conto delle vostre parole. Anche perchè ne ho piene le scatole di vedere nasi storcersi nel momento in cui dico cosa studio.

  3. Mi viente in mente un aneddoto che fa sorgere due riflessioni.

    L’aneddoto: mio marito, che lavora da diversi anni in un’azienda che produce motori elettrici per macchine industriali, ha recentemente fatto dei colloqui di lavoro a una decina di giovani ingegneri. E’ tornato a casa sconsolato: questi ragazzi non sanno presentarsi, non sanno spiegarsi, non sanno comunicare, vanno nel pallone se gli si fa una domanda appena un po’ fuori dagli schemi.
    Per esempio: “quanto deve essere la resistenza di una puleggia destinata a reggere un cubo di cemento da una tonnellata?”. Sguardo vacuo e perso nel vuoto. Mio marito ritenta: “Facciamo un esempio pratico. Se lei adesso si siede qui a lavorare al computer, e sopra di lei io appendo una puleggia con un cubo di cemento da una tonnellata, lei quale resistenza pretenderebbe da quella puleggia?”. Risposta: “Deve resistere una tonnellata”.
    Ora, non solo la legge in materia dice che deve reggere – mi pare – venti volte tanto… ma se uno immagina di avere un cubo di cemento da una tonnellata appeso sopra la testa, non gli viene in mente di esigere, per sicurezza, una puleggia fatta in modo da poter reggere molto più di una tonnellata?

    Riflessione 1: forse un’infarinatura nel campo della comunicazione farebbe bene anche agli ingegneri.

    Riflessione 2: possibile che, nel caso delle lauree scientifiche, il divario fra università e mondo del lavoro, o fra teoria e pratica, sia anche peggiore che nel caso delle lauree umanistiche?

  4. L’ultima spruzzatina di fango firmata Gelmini è un segnale evidente della sua incompetenza, che, del resto, emerge chiaramente anche dall’errore che ha commesso nel nominare il corso di laurea invano e da come gestisce il suo canale YouTube.

    Due spunti di riflessione che spero risultino utili al dibattito a margine di questo post 😉

  5. Qualche settimana fa’ dibattevo con una laurea scientifica proprio su questo argomento. La scientifica sosteneva che scienze della comunicazione in generale offra maggiore occupazione solo perché quelli che escono da SDC poi si adattano a fare qualsiasi lavoro, quindi non necessariamente nel campo per cui hanno studiato. Risultano occupati grazie alla loro duttilità insomma, possibilità di cui un neolaureato di area scientifica non potrebbe usufruire per la specificità del suo campo di studi.

    La domanda mi sorge spontanea: qual’è la percentuale di laureati in comunicazione che lavora effettivamente nel vasto settore della comunicazione?

  6. Signora in giallo: di certo non quella che scrive qual è con l’apostrofo.

  7. Ho gia`commentato riguardo a questo tema. La comunicazione e`cruciale anche in campo scientifico, vista la nuova prospettiva europea. Non sono d`accordo sulla distanza tra sapere tecnico-scientifico e conoscenze richieste sul lavoro. Queste ultime si imparano in fretta, se la base teorica e`solida. A mio parere l`Universita`non deve vivere in funzione del lavoro, ma di esigenze piu`generali.

  8. @F. Secondo te, quindi, oggi solo una piccola parte di laureati in comunicazione non troverebbe uno sbocco lavorativo “naturale”?

    Come la mettiamo, poi, con chi scrive fa con l’apostrofo (che, nel caso del commento in questione, dovrebbe stare per un accento)? Fa anch’egli parte di una grossa fetta di italiani?

    P. S. Le questioni che ho appena posto non hanno alcun intento polemico, solo dialettico.

  9. @ angelo: era un modo carino per far notare un grosso errore che fanno in molti. No purtroppo per esperienza di molti amici, sono tante le persone che non trovano uno sbocco naturale, laureate in comunicazione.

  10. @F. e Angelo: andavo di fretta. Il senso della mia domanda rimane a prescindere.

  11. Tema n. 1.
    Penso che le regole di Sintassi, grammatica, ortografia devono essere il bagaglio normale di una persona con il diploma di scuola media inferiore. Forse un laureato di Scienza delle Comunicazioni dovrebbe sapere qualche cosa di più.
    Tema n. 2.
    La domanda sulla resistenza al peso di 1 tonnellata faceva parte delle “legende metropolitane” sulle domande del famoso prof. Castagna ordinario di Meccanica Applicata alle Macchine all’a Facoltà di Ingegneria di Roma negli anni ’50. Dopo tanti anni riconosco che quuelle domande erano realmente il bamco di prova del realismo che dovrebbe sempre guidare un ingegnere.
    Tema n.3. Una domanda.
    Quale è il focus della Laurea in Scienza della comunicazione. Medicna serve a formare persone capaci di curare malattie. Lettere forma i futuri professori. Ingegneria forma i futuri realizzatori di cose pratiche. Fisica insegna studiare i fenomeni naturali che ci circondano per poi proporne una applicazione pratica.
    Scusate la curiosità di un ignorante, ma i Dottori in Scienza della Comunicazione cosa aimparano a fare?

  12. Io sarei contenta se qualcuno cercasse di rispondere alla domanda della Signora in Giallo. Che non è sciocca.

    Da laureata in comunicazione e accanita sostenitrice dello sguardo che acquisiamo, proprio perchè mi è stato insegnato a ricercare la completezza dell’informazione, a verificare le fonti, e in generale a diffidare, vorrei sapere:
    – da dove sono state prese le percentuali riportate sui livelli di occupazione.

    E siccome anche in questo caso tendo a non fidarmi:

    – quale è stato il metodo di indagine adottato e quale il campione analizzato (su questo è comprensibile che non ci siano accenni per mancanza di spazio e per struttura dell’ “intervista”, che comunque omette le domande, cosa che non va molto bene. Ma lasciamo stare, diciamo che sono “inferibili”).

    Provo a ragionare alla luce di chi ha lo stereotipo in testa, ok? Non mi crocifiggete.
    Abbiamo i presidenti di due corsi di laurea in comunicazione: una che ricorda lo stereotipo negativo che scredita la preparazione dei comunicatori, e un altro che sostiene che in realtà la maggioranza dei laureati lavora (anzi, è quasi avvantaggiato in alcuni settori), riportando dei dati che (scusa Costantino, è solo per rigore di ragionamento) potrebbe essersi anche inventato. Andando a logica, il buon senso popolare farebbe dire: e allora di che ci preoccupiamo? Se si lavora agilmente evidentemente lo stereotipo non ha attecchito e possiamo dormire sonni tranquilli, no?
    Siccome temo che la questione sia un po’ più complessa, e che la vera e propria diffamazione a nostro carico crei EFFETTIVAMENTE delle difficoltà di inserimento nell’ambito lavorativo (ma siamo ottimisti: diciamo che questo è solo il sentire comune), bisogna saper scardinare lo stereotipo guardando la faccenda da diversi lati, mettendo sul piatto realisticamente i pro e i contro, e -se il tempo a disposizione è scarso – facendo parlare i ragazzi già laureati delle loro esperienze (un campione maggiore di uno, grazie). E magari (senza mani!) intervistando qualche datore di lavoro per farsi spiegare cosa si pensa mediamente quando compare un centodieci in comunicazione sul curriculum vitae di un candidato.
    So che ci vorrebbero mezzi e spazi diversi, ma se l’intento è veramente (lo è?) erodere dei luoghi comuni, o si fanno le cose per bene, o è meglio dare un altro taglio al lavoro, e presentarlo in una diversa cornice tematica.

    Chiedo scusa agli amici di Flashgiovani e di Codec, assolutamente nessun intento inquisitorio. Ma detta fuori dai denti: sembra una marchetta.

    E’ per onore della causa. Che fra noi siamo d’accordo su diversi passaggi mi pare scontato. Ma chi è distante come lo riacchiappiamo, mentre la Gelmini (fosse l’unica) delira dal suo improbabile scranno? Odio doverlo ricordare, ma Prodi anni fa disse la stessa identica cosa.

  13. (bastava anche mettere un link in sovraimpressione al sito di Almalaurea…eccheddiamine!!!)

  14. Signora in giallo e Aura: cerco di rispondere brevemente alle domande e alle richieste. I dati non me li sono inventati: vengono in parte da Almalaurea (Giovanna aveva già indicato dove reperire l’articolo di Andrea Cammelli sui laureati in Comunicazione) e in parte dal Report sulla qualità del Corso di laurea di Bologna che è disponibile a tutti sul sito del corso di laurea (in alto a destra sotto la rubrica Qualità del corso di studio: http://www.lettere.unibo.it/Lettere/Didattica/Lauree/2010/PaginaCorso20100960.htm). Lì ci sono anche altri dati, che per brevità sono stati omessi, che riguardano la soddisfazione dei laureati rispetto ai contenuti del corso di laurea (giudizi positivi intorno all’80%) e i giudizi sull’efficacia dei suoi insegnamenti dati da chi lavora e basta, cioè sul fatto che siano serviti o meno a trovare il lavoro che fanno (e siamo intorno al 60%).
    Altre informazioni sul campione intervistato si trovano sul sito di Almalaurea.
    Certo i problemi non mancano e derivano in gran parte dall’eccessivo numero di studenti, che rende difficile realizzare una didattica efficace e rende in prospettiva sempre più difficile lo sbocco lavorativo.
    Su questi problemi continuiamo a lavorare sodo.

  15. Aura, scusa: so che sei da qualche mese fuori sede, ma la tua permanenza a Oxford ti ha decontestualizzata al punto che non sei più in grado di fare clic su un link per renderti conto che ciò che dici è stato fatto nel post: https://giovannacosenza.wordpress.com/2011/01/14/scienze-della-comunicazione-amenita-contro-dati/ ?

    Ho linkato il post ben due volte proprio perché fosse chiaro, anche a chi non l’avesse letto, che i dati erano stati forniti e contestualizzati con precisione.

    Ma a parte questo, rispondo per punti a un commento che pure si commenterebbe da solo, sia per la supponenza, sia per l’evidente fragilità delle argomentazioni su cui la supponenza si basa (come di solito accade a ogni supponenza):

    (1) Le risposte alle tue domande sono contenute non solo nel mio post, ma nell’indagine di Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, che cito nel post. Marmo è a quell’indagine che fa riferimento: i dati «non se li inventa». Se interrogato, potrebbe precisare. La Gelmini no.

    (2) Un video che rispondesse in modo circostanziato alle tue domande non sarebbe una clip di tre minuti scarsi, ma una videoinchiesta: bella idea, possiamo pensare di farla.

    (3) Se io avessi, in video, voluto «scardinare lo stereotipo guardando la faccenda da diversi lati, mettendo sul piatto realisticamente i pro e i contro» come dici tu, avrei dovuto concordare con i ragazzi di Flashgiovani un’intervista articolata di almeno una ventina di minuti: un altro genere di audiovisivo. Idem per dare voce a più studenti di Scienze della Comunicazione.

    (4) Non capisco perché tu te la prenda tanto con i ragazzi di Flashgiovani che hanno realizzato la clip, con antipatiche osservazioni sulla mano che si vede e analoghe: sono alle prime armi, è evidente. Ma sono giovanissimi e stanno facendo uno stage (ben guidato, ben coordinato e pure pagato! sottolineo) per imparare. Anche la videocamera, anche il taglio delle inquadrature a volte non è il massimo, e allora? È un prodotto acerbo, e allora? Io trovo meraviglioso che alcuni giovanissimi si cimentino nella difesa del loro percorso di studi e del loro futuro. E non trovo né produttivo né elegante che qualcuno che ha solo qualche anno più di loro, dopo un giorno, gli spari addosso con «fuoco amico».

    (5) I prodotto audiovisivi che potremmo realizzare per approfondire il tema – videointervista, videoinchiesta – non avrebbero certo la fruibilità di questa breve clip. Che è una «marchetta», esattamente come dici tu. E tale voleva essere, per rispondere nel medesimo linguaggio che si usa in questi casi. E completare con uno spot, chiamiamolo così, una risposta che era stata ben più circostanziata.

    A dimostrazione dell’efficacia di questa «marchetta« (pur nei suoi limiti, ovvio!): ieri è uscita un’Ansa su questa intervista, cosa che non era accaduta neppure in seguito al mio pur cliccatissimo post (per la cronaca: è stato il post più cliccato dei tre anni di vita del mio blog). E nei prossimi giorni sarò reintervistata sul tema.

    (6) Il link ad Almalaurea in sovraimpressione sul video: ma per favore! queste informazioni volanti – in video – non servono a nulla. Casomai si doveva parlare di Almalaurea più ampiamente. E torniamo al genere videointervista.

    (7) Quando Mariastella Gelmini ha fatto la sua infelice uscita a Ballarò, stavamo per andare a in trasmissione per replicare. Sia io che alcuni ex studenti di comunicazione. Ebbene: la cosa è caduta solo perché dopo due giorni è scoppiato il caso Ruby.

    (8) Faccio presente che l’attenzione su questo tema non può esplodere, dal punto di vista mediatico, neppure adesso, purtroppo, perché il caso Ruby sta tuttora infestando il dibattito nazionale. E da qualche giorno è stato persino rinfocolato dal fatto che Berlusconi è passato dall’essere indagato all’essere ufficialmente imputato. In altre parole: se dobbiamo fare videoinchieste, non abbiamo alcuna chance, in questo momento, che qualche televisione le prenda in considerazione. Resterebbero sul web, dove funzionano meglio spot e clip brevissime.

    (9) Detto questo, ti ringrazio comunque per il commento, che mi ha dato l’opportunità di precisare queste cose. La prossima volta, però, prima di sparare, conta fino a dieci.

  16. Il problema fondamentale è lo svilimento generale dell’essere acculturato: anche oggi su Rai News è passato un servizio su come i prossimi occupati saranno solo coloro che imparano occupazioni specifiche (infermieri, falegnami, etc), riportando (forse con una leggera nota svilente, che magari però ho colto solo io e in realtà non c’era) che in Italia la percentuale di giovani che vogliono concentrarsi su un mestiere pratico sono molto meno rispetto alla media tedesca ed europea.

    E non è nuovo da parte della parte politica il concetto che “con la cultura non si mangia” (sbagliato: basterebbe sfruttare meglio le nostre ricchezze artistiche, che sono pane per i denti di chi conosce cosa sono).
    Eppure con la comunicazione c’è chi ha mangiato, mangia e si è pure fatto eleggere.. grazie proprio alla comunicazione e alla incapacità delle persone di cogliere la manipolazione mediatica.

    @ Attilio: ecco allora a cosa serve la comunicazione -> a vendere. Se vuoi vendere (anche una pizza al taglio) bisogna saper comunicare cosa si vende ed essere capaci di distinguersi rispetto agli altri. Comunicare quindi, e comunicare bene. Il marketing è fondato sulla comunicazione.
    La società si specchia nella comunicazione, e talvolta alcuni modelli ne sono anche rafforzati o modificati, o diventano addirittura stili di vita (vedi il modello velina).

    E se anche diventerò falegnama, saprò vendere benissimo i miei pinocchi e capirò quello che mi viene detto, perché spesso alle spalle dei potenti ci sono ottimi comunicatori.

  17. Alla mia domanda, ovviamente provocatoria, è arrivata una risposta corretta che provo riscrivere per vedere se ho capito: “essere dottori in scienza della comunicazione serve a saper convincere gli altri che quello che offriamo è buono”. Se la mia interpretazione è sufficientemente giusta, si apronno due domande/possibilità:
    1. siamo sicuri che il mercato sia in grado di offrire lavoro ai tanti che seguono questo indirizzo? e chi non è capace di “vendere la sua preparazione” cosà farà?
    2. Fabiana dice: mi servirà per aiutarmi a vendere i miei Pinocchi! io aggiungo: “è anche questa una soddisfazione – appendere la Laurea nella falegnameria”, ma forse ….sarebbe stato meglio fare due anni di apprendistato da un buon falegname!
    Scusate la franchezza ….io non sono un buon comunicatore.

  18. @Aura
    Aura, mi dispiace sinceramente che tu abbia scritto tutto ciò.
    Non voglio entrare nel merito della questione dati, completezza dell’informazione e verifica delle fonti. Ti hanno già replicato più che adeguatamente.
    Mi spiace leggere queste parole, perché, forse, non sei riuscita a cogliere tutto quello che stiamo cercando di fare INSIEME, da un mese a questa parte, decidendo di intervenire, a questo punto tardivamente e inappropriatamente, solo ora.
    Questo post è UNO (non il primo, non l’unico) dei tanti tasselli che abbiamo inserito in un puzzle più ampio fatto di interventi in blog, scambi facebook, telefonate, lettere inviate a quotidiani, mail di protesta che, insieme e sottolineo ancora INSIEME, abbiamo elaborato per farci sentire. Non solo tra noi di Bologna, ma con gli altri colleghi, conoscenti e amici di Comunicazione di altre Università italiane. Lettere, mail, post che sono le maglie di una rete che vuole impedire, una volta per tutte, che la questione venga messa, per l’ennesima volta, nel dimenticatoio. Non solo, ovviamente, per risollevare la reputazione del corso, ma, soprattutto, per restituire rispetto a noi, noi che siamo persone con interessi, passioni, capacità e progetti ben precisi. Noi che ci abbiamo dedicato e ci stiamo dedicando tutto.
    Abbiamo avuto la Sfortuna di venire chiamati in causa quando l’attualità vuole che l’attenzione mediatica sia posta su altro. In realtà, potrebbe essere Fortuna, fortuna che ci ha fatto ricordare che siamo tanti con gli stessi obiettivi, con lo stesso orgoglio (noi, tu invece?) di far parte o di aver fatto parte di questo corso. Con lo stesso desiderio, tutt’altro che effimero, di pensare e progettare qualcosa di serio, qualcosa di efficace, che non si riduca a quattro grida e due sbraiti di un can che abbaia, ma non morde. Noi abbiamo pazienza e ci stiamo muovendo in silenzio, ma costantemente, con la capacità di aspettare, essendo consapevoli che il tutto e subito non paga.
    Mi dispiace anche dell’“attacco” ai ragazzi di Flashgiovani, nessuno “nasce imparato” e, detto tra noi, chi crede d’esserlo rischia d’apparire solo straboccante di vacue inutilità. Quando mi hanno chiesto di contribuire, seppur l’apparire in video non sia propriamente incline alla mia personalità, ho accettato con gioia e sono riconoscente a quei ragazzi, perché hanno aggiunto un’altra tessera al mosaico. Hanno contribuito con le loro possibilità e, a quanto pare, come ha ricordato la professoressa, con tutti gli errori che ci possono essere ci hanno fatto fare un altro passo avanti.
    Forse, in questo caso, un Grazie era più che sufficiente.

  19. @ Prof Marmo: grazie per aver risposto. Non avevo letto il report, ora ho capito. Quanto all’indagine di Cammelli non riesco a visualizzarla dal mio browser, provvederò.

    Pongo ancora una domanda al Prof Marmo, un po’ ingenua a dire il vero: come mai avete deciso di abolire il numero chiuso? Sono state “solo” ragioni economiche o c’è dell’altro che vi ha spinto a questa scelta?

    Grazie.

  20. @Attilio Romita “Alla mia domanda, ovviamente provocatoria, è arrivata una risposta corretta che provo riscrivere per vedere se ho capito: “essere dottori in scienza della comunicazione serve a saper convincere gli altri che quello che offriamo è buono”. Se la mia interpretazione è sufficientemente giusta,”

    secondo me non è affatto così. A scienze della comunicazione si impara … a studiare e capire la comunicazione; dopo si sceglie se lavorare nel marketing (cioè l’arte di vendere) se lavorare nel giornalismo, se lavorare in tv, se lavorare in radio, se lavorare nella preparazione della campagne elettorali, ecc… Difficile da capire?? Non mi pare.

  21. Giovanna rispondo solo a te senza leggere i commenti successivi, chiedo scusa ma è per effettiva mancanza di tempo. Ci ritorno (Gloria, scusa anche a te, ti riacchiappo).

    Non devo essermi spiegata, e mi spiace per l’attribuzione di supponenza. Non è un atteggiamento che amo, quindi in futuri casi analoghi cercherò di contare fino a dieci mantenendo se è il caso i concetti e limando le forme che evidentemente in certi casi controllo male.
    Devo essere sincera che sull’argomento ho contato fino a dieci….anni. Però. ha un suo valore per spiegare quanto sopra.

    Allora:

    – Io parlavo del video preso di per sè, che ha anche una diffusione autonoma o sbaglio? Non del tuo post, che ho letto interamente dati compresi. Le due cose sono legate ma non necessariamente se ne prende una visione congiunta. Sulla rete ieri il video girava “sciolto” e alcuni commenti mi hanno portato a rifletterci su. Sul successo e la puntualità degli approfondimenti del tuo blog sull’argomento non dubito, anche perchè è qui che scrivo. Ma non stavo parlando di quello…

    – Ovvio che Marmo i dati non se li inventa (!!!). Ho precisato: cerco di ragionare alla luce di chi ha lo stereotipo in testa. O anche di chi lo subisce, non so se mi spiego.

    – Perchè usi la prima persona quando parli dell’intervista (“Se avessi voluto scardinare lo stereotipo…”)? Non spetta mica a te tutto questo, tu rispondi perchè chiamata in causa su un argomento che ci riguarda, e sei stata chiarissima mi pare. L’equilibrio del lavoro spetta a chi costruisce il video, lo confeziona e crea dei nessi logici attraverso il montaggio delle parti. Sempre che si stia parlando di un’intervista!!! Se si parla di una clip generica allora posso contestare una scelta stilistica, non la qualità giornalistica del lavoro, cambiano le carte in tavola e anche la marchetta è consentita. Se ho capito male la cornice mea culpa.

    E’ più fragile la mia argomentazione o dire “c’è uno stereotipo negativo da anni” e subito dopo “ma tutti i comunicatori lavorano, allegria!”? Poniamo che la cosa venga ascoltata da un comunicatore che magari ha anche lavorato, ma si è fatto un mazzo indecente per fare lo slalom fra le difficoltà, i luoghi comuni e le attribuzioni indebite. Secondo voi come reagirà a questo tipo di…supponenza? Perchè la sottovalutazione delle difficoltà dei ragazzi è una forma di supponenza, credo io, e dal senso generale del video emerge anche questo (non sto dando della supponente a nessuna persona in causa, sia chiaro). E lo stereotipo come ne uscirà? Infatti torno a ripetere che la domanda della Signora in Giallo non era sciocca.

    PERO’ (sottolineato tre volte, in grande e in rosso)

    – NON avevo idea che gli intervistatori fossero ragazzi-stagisti! Pensavo fossero ragazzi-giornalisti! Quindi chiedo scusa formalmente ai ragazzi, precisando che si tratta solo di estremo coinvolgimento nella causa, che mi riguarda in prima persona, che è stata occasione di tante discussioni splmate negli anni, che purtroppo non è facile da fronteggiare, così come è difficilissimo affrontare la complessità della cosa in una clip così breve. Mi immolo alla causa del vostro apprendistato facendo l’antipatica al massimo, così sarete preparati a tutto 😀

    Come dovrebbe accadere per tutti gli stereotipi (tali proprio perchè la gente ne è convinta, e se bastasse rispondere con un “non è vero, guarda come siamo in gamba”, oh, sarebbe meraviglioso), bisogna mettersi al tavolino e fare un piano di battaglia ben pensato. Diciamo allora che devo prendere questa clip come uno spunto a cui ne seguiranno altri…e non come una vera e propria intervista di contrasto all’odioso clichè. E’ corretto? Spero di poter contribuire.

    – Mano che si vede?? No, di quell’antipatica osservazione non rivendico la maternità. Non è mia. Non è che posso fare tutto io…

    – La sovraimpressione suggerita in effetti è un’idea sciocca. Meglio di niente solo per pare i colpi di eventuali critiche, ma diciamo che sarebbe bastato citare la fonte delle percentuali. Parlo del VIDEO. Lo so che te citi tutto nel blog.

    – Sul resto delle tue considerazioni: sì, immagino che il momento sia pessimo per questo genere di dibattito. La reazione al Gelmini-pensiero comunque, come ti scrissi immediatamente dopo la sua sparata, è anche una questione di nostra dignità e di rispetto per la nostra fatica. Come in tutta la vicenda berlusconiana, però, anche lei e la sua avversità per comunicazione è la punta dell’iceberg di un sentire comune che esiste. Trasversale anche questo come una serie di involuzioni e di semplificazioni.

    Spezzo una lancia a favore di pitture e quadri che mi riguardano: in comunicazione ho fatto la triennale, la specialistica e sto concludendo un dottorato. Ci crederò o no all’affidabilità della formazione che mi è stata data? Da che parte militerò mai?
    Però offro la mia pelle in obolo alla causa, sono masochista: io, affidandomi alle percentuali entusiastiche, mi ci sono iscritta nove anni fa, quando lo stereotipo su comunicazione era positivo (“Comunicazione facoltà del futuro!”, è esistito anche questo). Gli argomenti non sono cambiati nè bastati, ma le difficoltà esistono, sono esistite e continuiamo ad affrontarle con realismo, determinazione e sicurezza nella preparazione acquista. Che c’è e ci permette una serie di cose.
    E’ la flessibilità e versatilità che comunicazione ti dà se sei sufficientemente sveglio, nonchè una certa predisposizione a fare il pelo e contropelo alle questioni, che dà il famoso “valore aggiunto”. Negare le magagne non serve a risolverle, dal mio punto di vista. E rischia anche di offendere chi con le magagne ci fa i conti.

    Ci tengo a precisare che io, di tutto questo argomento, sono certamente la parte meno interessante. E figurati se mi adatterei mai a stare nella cornice di un quadro, con tutti i miei volumi irregolari.

    (Ammetto che questi sono i momenti in cui mi chiedo perchè la sera non vado a letto presto :D)

    Indulto please.

  22. @Hamlet
    Chiaramente la mia interpretazione era, e voleva essere, anche una esemplificazione.
    Le varie ipotesi sulle possibili scelte possono, secondo me, essere messe a fattor comune semplicemente interpretando la frase e non dandole una lettura letterale.
    Riguardo la possibilità di scelta, secondo me, dipende dalle possibilità di assorbimento del mercato e, sempre secondo me, le posizioni legate alla comunicazione sono sovraffollate di gente, anche se molti non meritano la posizione che occupano.
    Non sono un comunicatore e quindi, forse, quanto scrivo non è chiaramente interpretabile …..studierò e cercherò di far meglio, ma ad una certa età le cattive abitudini sono difficili da perdere

  23. @Attilio “Riguardo la possibilità di scelta, secondo me, dipende dalle possibilità di assorbimento del mercato e, sempre secondo me, le posizioni legate alla comunicazione sono sovraffollate di gente, anche se molti non meritano la posizione che occupano.”

    questo probabilmente è vero ma non ne ricaverei l’inutilità di scienze della comunicazione. Sarebbe come dire “studiare medicina è inutile perchè ci sono troppi medici”!!!!

  24. @Hamlet
    molti secoli fa dei ricchi signori, o degli amici ricchi signori, si isolavano nei loro luoghi di studio o meditazione e scoprivano l’isocronismo del pendolo o lavoravano sulla pietra filosofale.
    Oggi la maggior parte delle persone deve studiare per poter arrivare a guadagnare e mangiare radici, se è sfortunato, caviale se la fortuna lo bacia.
    Infine è vero che se ci sono troppi medici, allora è inutile studiare medicina ed il motivo non è filosofico, ma banalmente reale: quando l’offerta supera la domanda, il valore dell’offerta cala.

  25. @ Attilio & Hamlet: l’esempio del vendere e del fortissimo legame comunicazione e marketing è proprio per spiegare come il campo dei dottori della comunicazione possa essere ampio e sfruttato in ambito aziendale e commerciale. Pensa che nei supermercati si combattono lotte di precedenza per definire a che altezza sarà il mio pinocchio (chissà che non sfondi nella grande distribuzione).. cominciando dalle scaffalature, pensate quanti altri step necessitino di buoni comunicatori, dalla creazione del packaging, alle promozioni, agli spot, alle relazioni con il territorio e le istituzioni pubbliche dell’azienda, alle sponsorizzazioni.. continuo?
    E’ un mondo vasto e trasversale, ma dopotutto c’è stato chi ha detto che Tutto è comunicazione, quindi sarebbe meglio che le aziende lo capissero e assumessero noi donne e uomini di buona fede e ottima comunicazione.

    Ok, avrei potuto studiare da falegname, ma è la stessa cosa del liceo classico vs falegnameria: finché si ha l’occasione, la mente va educata allo studio e all’approfondimento, la cultura non si mette nel piatto, ma ti fa ragionare e trovare i modi per mettere qualcosa nel piatto. O almeno chiedere l’elemosina in modo convincente.

    La vita è una e voglio capire cosa mi sta intorno. Troppo poco realistica?
    No, alla fine ripaga.

  26. E’ giusto voler capire cosa si ha intorno, è bello avere un po di sana curiosità collegato ad un leggero senso dell’irrealtà.
    Io è sempre detto che avrei voluto avere tanti soldi non per non fare niente, ma per fare quello che volevo.
    La cultura serve per mettere anche qualcosa, il giusto, nel piatto ….a meno di non essere nipote di Paperon de’ Paaperoni, ed anche in qual caso bisogna darsi da fare!

  27. Signora in giallo: rispondo brevemente e con ritardo (mi scuso, ma non sono sempre connesso). Il numero programmato è stato tolto perché abbiamo avuto per un paio di anni più posti che candidati e di fatto non selezionava più nessuno. Ingenuamente, abbiamo pensato che il trend delle iscrizioni (visto il numero esorbitante di corsi di laurea in comunicazione, di entrambi i livelli, che il ministero ha approvato…) fosse in calo. DI fatto ci siamo stabilizzati sulle 250-300 matricole/anno, ma quest’anno abbiamo sfondato il muro dei 400. Contando che ne perdiamo 1/4 per strada tra primo e secondo anno (solitamente quelli che si iscrivono tardivamente, tra novembre e dicembre, e che non vediamo mai a lezione), abbiamo deciso di introdurre almeno una prova di orientamento obbligatoria per tutte le matricole, per scoraggiare gli studenti poco motivati e per avere numeri certi fin da ottobre.

  28. Il video è piuttosto grazioso ma, dal punto di vista della comunicazione, non rischia di sembrare un spot pro Scienze della Comunicazione?
    Se ho ben capito, l’intento era quello di sfatare i miti su questi tipi di facoltà. Ma allora non era il caso di intervistare qualcuno sopra le parti? Insomma, non penso che solo a me salti all’occhio che sono state intervistate solo persone strettamente connesse con queste Facoltà, questo non rischia di scatenare nello spettatore l’idea che sia solo della pubblicità?
    Per sfizio personale ho controllato i dati sulla condizione ocupazionale e ho riscontrato che a quanto pare le cose stanno proprio così.
    Per quanto riguarda la mia Facoltà (Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali) invece risulta che quasi la metà degli studenti preferisce proseguire gli studi con una specialistica o una magistrale fino poi al phd. Io al phd non ci penso proprio, ma in questo purtroppo almalaurea non mi conforta dicendomi che il 32% (contro il 52% di scienze della comunicazione) trova lavoro (a livello nazionale). Per la mia provincia invece facciamo metà e metà (grazie al cielo): 46% lavora e 41% prosegue con gli studi. Facessero il sito un pochino più user-friendly, almalaurea sarebbe il top (sempre per restare in tema di comunicazione).

  29. Il rischio è effettivamente quello di uno spot (cosa quanto mai indesiderata, visto che – come dicevo – le matricole sono sempre troppe), ma andava corso per dare una risposta all’incompetenza palese del Ministro.
    Non vedo in giro poi autorità terze che si prendano la briga di correggere tutte le corbellerie che vengono dette da esponenti governativi o delle opposizioni. Se il nostro intervento è servito a far conoscere Almalaurea e i dati che fornisce sugli studenti unviersitari e sui laureati, il risultato è in gran parte raggiunto e posso dirmi soddisfatto.

  30. Beh non so come funzioni nelle altre Università, ma nella mia Almalaurea volente o nolente la conoscono tutti, questo perchè al momento della presentazione delle carte per laurearsi vieniamo pressochè obbligati (molto garbatamente per carità) ad iscriverci e dobbiamo dare prova dell’avvenuta registrazione. Tutto molto utile, visto che in questi anni post triennale, grazie ad Almalaurea, ci sono state aziende che mi hanno contattato per offrirmi un lavoro. Quindi se non siete iscritti e cercate lavoro fatelo.
    Tornando sempre alla comunicazione, se l’intento era rispondere al Ministro, allora avrei optato per un tono un filino più diretto, giusto per far capire a chi ci si stava rivolgendo. Naturalmente è solo la mia opinione.

  31. Universitype: porta pazienza, ma l’ho già detto nei commenti (e non solo io): lo spot, chiamiamolo così, era solo un tassello di un insieme più vasto di azioni.

    Inoltre, ribadisco: in questo momento non abbiamo alcuna chance di essere ascoltati dal ministro, perché il governo e i media sono tutti presi da altro. Dunque insistere nel trovare il pelo nell’uovo di questo video, come ho spiegato più sopra, specie tenendo conto del fatto che è stato realizzato da giovani stagisti, mi pare inutile.

  32. Il contesto – in cui il video è stato inserito – mi pareva sufficientemente chiaro. Poi nell’intervista si sono dette tante altre cose (anche più dirette), ma non ho fatto io il montaggio. Gli autori dell’intervista hanno preso quello che ritenevano più opportuno e lo hanno postato con una lunga didascalia su youtube. E’ naturalmente solo la mia opinione, ma credo abbiano fatto un buon lavoro.

  33. Io non sono affatto spazientita e mi scuso se è sembrato che fosse così. Mi interessa la comunicazione efficace e sono solita interrogarmi su quanto lo sia stata. Tutto qui. Questo è un blog di comunicazione e lo seguo per imparare qualcosa sulla comunicazione, non per attaccare o difendere altre persone/tematiche. Giurin giuretto il mio è puro e semplice spirito critico senza alcun’altra finalità 🙂

  34. @ universitype
    Giurin giuretto …lo spirito “Critico” è critica ed il suo scopo, nell’accezione naturale, è commentare avversando le tesi altrui.
    Qualcosa sulla comunicazione. Il valore di un pensiero comunicato è quello percepito da chi ascolta e se questa percezione è diversa da quella di chi parla, significa che la comunicazione è formulata in modo poco comprensibile.
    Giurin giuretto …detto tutto ciò con spirito critico che speroo sia inteso positivamente ….se non è così ho sbagliato la formulazione del mio pensiero.

  35. @Attilio
    Mi risparmierò il sarcasmo per questa volta, ma ti faccio notare che lo “spirito critico” non è “critica” (proprio per definzione).
    E per me si chiude qui.

  36. @universitype
    …e questa è la mia ultima nota…se vvuoi continuiamo su aarplay at gmail.it
    Bello spirito di comunicazione …..sparare la propria ultima verità e po “per me si chiude qui”!
    Riguardo al tema: non vorrei essere frainteso e non vorrei fare l’insegnate di semantica, ma “lo spirito critico” credo che sia il motore della “critica” e con questo penso che torniamo all’inizio dei miei commenti.
    Riguardo al sarcasmo, all’ ironia, al prendersela, etc. penso che il discorso si faccia molto lungo e si possa riassumere con la frase “C’è chi discute con spirito sportivo e chi prende tutto come fatto personale….è una scelta”.

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