Quando lo stagista sopporta tutto perché l’azienda fa tendenza

A volte i giovani sopportano tirocini ai limiti della decenza – in cui non imparano nulla e fanno solo gli schiavetti – perché pensano che «faccia scena», o «tendenza», mettere in curriculum il nome altisonante dell’azienda o dell’ente pubblico presso cui hanno svolto il tirocinio.

Detto in altri termini: ci sono grosse realtà, private ma anche pubbliche, con nomi roboanti che si permettono di sfruttare a ripetizione i tirocinanti in cambio del fatto che «poi potranno scrivere e dire di aver lavorato presso XY». Con l’idea – illusione? – che ciò possa comunque avvantaggiarli nella ricerca di lavoro (o stage successivo).

Attenzione però: non sto dicendo che in questi casi lo/a stagista sia una povera vittima. Sto dicendo che condivide e contribuisce a perpetuare la stessa cultura dell’apparenza e dell’opportunismo in nome della quale l’azienda si permette di sfruttarlo/a.

Leggi per esempio cosa mi scrive Gloria:

«Gentile professoressa, mi rivolgo a lei in quanto membro della commissione tirocini, per segnalarle l’esperienza del mio ultimo colloquio per uno stage post lauream presso l’agenzia XY di organizzazione eventi.

Arrivata in sede, sono rimasta colpita dal clima: un continuo via vai di ragazzi, 27-28 anni al massimo, un ambiente di lavoro alternativo, colorato, insolito. Durante il colloquio mi sono stati puntualizzati vari aspetti: nessun rimborso spese, ma orario flessibile (inclusa la sera e il weekend, se serve) e opportunità di fare un’esperienza formativa importante dato che l’agenzia organizza il Festival WZ, famoso in tutta Italia. Hanno inoltre precisato che avevano bisogno di molto impegno e motivazione da parte mia, perché l’agenzia non si può permettere che qualcuno abbandoni strada facendo, e che non ci sarebbe stata in seguito nessuna possibilità di lavoro, ma avrei potuto mettere in cv l’importante esperienza collaborando all’organizzazione del Festval WZ.

Sono uscita perplessa: avevano avanzato pretese, ma non avevano specificato le mie mansioni anche a seguito della mia richiesta di precisazioni.

Tutto si è chiarito quando, il giorno seguente, ne ho parlato con un’amica che per fortuna mi ha raccontato l’esperienza diretta di un’altra ragazza, che aveva svolto uno stage organizzando lo stesso Festival l’anno scorso, e svolgendo per tre mesi SOLO mansioni di manovalanza pura.

Facendo proprio leva sull’ambiente giovane, fresco, ma soprattutto sull’importanza del nome del Festival WZ in curriculum, l’agenzia si permette di chiedere agli stagisti (ne prende molti alla volta) di tutto: le avevano fatto comprare ogni giorno il quotidiano senza restituirle i soldi, le avevano fatto credere di coinvolgerla in attività di presunto guerrilla marketing che invece si erano tradotte in semplice volantinaggio e nell’appiccicare stickers sui muri della città, le avevano fatto fare la spesa al supermercato e persino innaffiare le piante.

Ora, un conto è prestarsi a fare cose del genere all’interno di un progetto formativo più ampio, un altro è essere obbligati a fare ESCLUSIVAMENTE cose di bassa manovalanza. E gli stagisti non solo non denunciano mai niente al tutor universitario, ma si prestano da sempre a fare lavoretti presso l’agenzia XY, e spesso si incoraggiano reciprocamente a farlo, perché mettere in cv il fatto di aver partecipato al celebre Festival “fa curriculum”.

Con questa mail vorrei quindi farle presente il caso in modo che lei possa d’ora in poi dissuadere chi vorrebbe la sua firma per uno stage presso questa agenzia. Se desiderasse qualche altra informazione, posso metterla in contatto con la ragazza che mi ha riferito queste cose. La ringrazio molto, Gloria.»

40 risposte a “Quando lo stagista sopporta tutto perché l’azienda fa tendenza

  1. cara giovanna, tutto vero, ma la mia esperienza dice anche altro. gli stage in molti casi servono a “testare” le giovani promesse. nella mia professione (il giornalismo) non c’è sistema per mettere alla prova qualcuno che aspiri a farla perchè le regole del “non stare in redazione” sono ferree. lo stage invece dà la possibilità di provare sul campo per qualche settimana o qualche mese chi aspira a fare il giornalista. e devo aggiungere che in molti casi gli stagisti si sono più o meno rapidamente trasformati in professionisti

  2. Il fenomeno non e`limitato solo agli stagisti. Nel mio settore, alcuni colleghi, particolarmente bravi e famosi, riescono ad attrarre ricercatori superqualificati senza pagarli un euro (o un dollaro) per periodi anche di 4-5 anni.

    Con questo autofinanziamento (nell`ordine dei 20000 euro/anno) si acquisisce uno status molto rispettato (sono stato studente di XY), che varra`per tutta la carriera.
    Qualche anno fa, stavo per intraprendere questa strada, poi pero`ho trovato un lavoro pagato. Forse oggi sarei in una posizione migliore e avrei imparato di piu`. Ma la dignita` e`importante.

    E poi il CV conta fino ad un certo punto. Se arriva qualcuno/a con un bel CV, chiedo cosa ha realmente imparato, non mi fermo alle apparenze. Al massimo, lo stage in una societa`o centro di ricerca importante possono servire per passare la prima “scrematura”.

  3. STAGE, RICERCATORI ed altre cose.
    Sicuramente molte aziende, o pseudo aziende, usano lo stage per avere buona manodopera a basso prezzo: e questo è un disvalore.
    Dalla parte di chi “frequenta lo stage” anche la manovalanza può essere valida perchè aiuta a capire come realmente funziona una azienda, come realmente funzionano le teorie studiate all’università e quali altri aspetti pratici si devono apprendere. Chi dice “io sono laureato e non posso abbassarmi a fare fotocopie” forse resterà un laureato disoccupato e forse così si perderanno anche persone in gamba, ma questa è stata sempre la dura realtà del mondo e, o ci si aadegua oo si perisce!
    Riguardo i ricercatori, valgono considerazioni simili: o si riesce a sfondare in uno due anni avendo cominciato dal “lavare le provette” o si rischia di fare i “ricercatori di terza classe a vita”. Il premio NOBEL si conquista, non è concesso a richiesta!
    Scusatemi se vi sembro eccessivamente materialista, ma il mondo è fatto di materia come anche il cielo stellato!

  4. è vero. A volte lo si fa sopratutto per “l’ansia del buco”: ovvero quando non trovando lavoro, si cerca di tenersi occupati facendo esperienza da questi sfruttatori per riempire il buco di tempo sul curriculum. E purtroppo aggiungo, anche se l’azienda non fa tendenza.

  5. Caro Attilio, il laureato può anche fare le fotocopie, ma se lo paghi: se no, o se lo paghi poco – come succede negli stages – già non andiamo bene, ma se proprio dobbiamo farcelo andare bene, ricambia per lo meno il lavoro gratis con un minimo di bagaglio di conscenze spendibili per un futuro lavoro retribuito.

  6. Purtroppo non sono solo le aziende dal nome altisonante che sfruttano il loro bel nome, ma un’infinità di uffici, ufficetti, laboratori, agenzie ecc. Per come stanno le cose i neolaureati non possono fare a meno dello stage per sperare di inserirsi nel famigerato mondo del lavoro, e purtroppo pur di iniziare si accontentano. Accettare uno stage in un’azienda da nome altisonante spesso significa sperare di poter impare di più, di avere migliori opportunità in seguito e di valorizzare il proprio cv. Secondo me non è sbagliato puntare a un’esperienza del genere perchè un’azienda dal bel nome con un notevole numero di dipendenti e ovviamente in buona salute assume più di una piccola società e le possibilità di continuare dopo lo stage sono maggiori. Tra queste aziende purtroppo ci sono quelle che sfruttano il loro nome ma anche quelle che danno ottime opportunità e che soprattuto pagano gli stagisti e offrono contratti di inserimento a 2 anni. Io l’ho fatta un’esperienza in un piccolo uff di quelli presenti nel sito dell’università. Poco prima di andarmene è arrivata la nuova stagista (dal mio stesso dipartimento) e l’ho formata io 😦 che tristezza! Al colloquio prima ancora di iniziare mia hanno detto: noi non assumiamo e non paghiamo. Ma io il tirocinio lo dovevo fare…

  7. D’accordo con Rossella e con lei prof. (sulla complicità degli stagisti). Avevo già segnalato la nostra iniziativa ma mi permetto di farlo di nuovo visto che sta crescendo e ci sono attività che si stanno concretizzando.

    Per dire che oltre a Gloria che le ha scritto la lettera ci sono molti altri aspiranti stagisti che dicono no a questa pratica diffusa. Tra chi accetta questo andazzo si dice spesso che per 1 che rifiuta ce ne sono 100 in fila ad aspettare, e quindi “tanto non cambia niente”.

    La nostra scommessa è invece: e se invece tutti cominciassimo a dire no, qualcosa cambierebbe?
    Se avete voglia di dire la vostra e spargere la voce:
    http://www.facebook.com/manifestodellostagista

    Grazie!

  8. Io ho fatto solo tirocini extracurriculari, tra l’altro. Quindi quelli post-universitari. (Quelli curriculari, bene o male, qualcosa ho imparato) Al primo mi hanno fregato letteralmente, promettendomi una continuazione retribuita. Il secondo lo sto facendo perchè c’erano materiali interessanti per una tesi di laurea ( per la mia seconda specializzazione), non devo presentarmi tutti i giorni in un ufficio, e mi organizzo io il mio tempo e lavoro.
    Detto questo però, vedo ragazzi me compresa, che hanno riscontri dopo aver mandato Cv, solo da tirocini. Di lavoro non ce n’è molto, si sa. Di conseguenza è quasi naturale accettarli. Per riempire il vuoto, come dicevo nell’altro post, sia nel curriculum, sia delle giornate.

  9. La cosa che più indispone dell’utilizzo del sistema “stage” o “work experiences finanziate” non è il fatto che poi non ci sia un prosieguo nella collaborazione, o che l’ambizioso neo-lavoratore non abbia avuto modo di dimostrare quanto vale. Personalmente ho anch’io poco dopo essermi laureata, ho fatto uno stage presso un’azienda dal brand molto conosciuto e oltre ad aver maturato un’ottima esperienza lavorativa, sia dal punto di vista strettamente professionale, che relazionale, ha avuto riscontri positivi nei colloqui successivi. Quello che però indigna è che in questa fase di congiuntura economica lo stage venga offerto anche a persone di oltre trent’anni che hanno già maturato esperienze di un certo peso, e che già conoscono il mondo del lavoro così diverso dal mondo studentesco universitario.
    Lo so si chiama economia, ovvero massima resa, minimo sforzo (monetario) ma non è forse demagogico?

  10. non fate gli stage, sono fasulli! servono solo alle aziende per sfruttare la gente, purtroppo gli viene permesso, ma se non li facessimo più in massa, gli “imprenditori” che in questi casi altro non sono che truffatori verrebbbero a più miti consigli!!! o almeno se li fate che siano retribuiti o con rimborso spese, altrimenti meglio lavare i bicchieri in un bar! mia modesta opinione. Le aziende serie ci sono.

  11. E’ vero come dice Carol “neolaureati non possono fare a meno dello stage per sperare di inserirsi nel famigerato mondo del lavoro” e la verità è che il mondo del lavoro appare “famigerato” perchè legato alle banali leggi economiche che impongono di vendere per sopravvivere.
    Quest’ultima sporca verità non è molto insegnata a scuola, elementare o di specializzazione che sia, e la si apprende “sbattendoci la testa e facendo fotocopie”. Questa è la vita, il resto sono fantasie.
    Una cosa è sicuramente condivisibile: ad ogni persona non dovrebbe essere concesso più di due stage e con un basso limite di età.
    Nel “famigerato mondo del lavoro” chi non riesce ad inserisi nel posto che vorrebbe e con i titoli che ha, forse è meglio che cambi target, fa sicuramente del bene a se stesso!

  12. Spesso purtroppo cambiare target non basta, perché la situazione potrebbe essere la medesima.
    Sul fatto che la scuola non formi a sufficienza ad un ingresso nel mondo del lavoro sono d’accordo, ma è necessario provare sulla propria pelle l’esperienza della cosiddetta “gavetta”: una cosa è immaginare di saper fare una cosa perché siamo Laureati con la elle maiuscola e un’altra è trovarcisi e farlo. Un uomo si forma sul campo relazionandosi anche con gente più ignorante, ma più esperta o con maggiore anzianità sul lavoro o con più scaltrezza o semplicemente perché ha instaurato durature collaborazioni.
    Sul fatto che molti strumenti per l’ingresso nel mondo del lavoro penalizzino questa generazione, credo siamo tutti d’accordo.
    Forse alle volte manca lungimiranza nel creare nuovi metodi e nuovi sistemi.

  13. @Enrico Marsili: sarebbe bello se davvero tutti valutassero davvero le competenze. Molte volte invece ci si ferma al “brand”. Piccola esperienza personale. Non ho mai svolto stages (a parte una breve esperienza quando ero al liceo, che ovviamente non fu retribuita: avevo 17 anni!), ma durante tutta l’università ho svolto lavori retribuiti in ambito culturale (compresi diversi progetti in ambito istituzionale). A un colloquio in una casa editrice che non nomino, mi fu detto: “Beh, sì, ottimo curriculum, una spanna sopra quelli che ci arrivano dai vari master editoriali a pagamento… diciamo che potremmo considerarla allo stesso livello di chi fa il master del prof X”. Il fatto che le mie “esperienze” fossero state tutte retribuite, con reali rischi e reali responsabilità, non contava nulla. Voglio dire che la mentalità “stage” è deleteria, perché impedisce di prendere sul serio le reali esperienze lavorative svolte precocemente, tutte “sminuite” o comunque equiparate a tirocini, a simulazioni d’aula, a esperienze didattiche. E’ anche per questo, temo, che alla fine il nome (il brand) della ditta prevale sul saper fare, sulle capacità operative.

  14. Sono laureata da più di un anno e dopo un’esperienza allucinante in uno studio di ricerca e selezione del personale, dove la titolare mi aveva fatto un contratto Cocopro per 500 € al mese, ora sto facendo uno stage molto bello e interessante (retribuito con 600 € al mese più buoni pasto) nell’ufficio mktg di un’importante azienda farmaceutica americana.
    Mi trovo molto bene e stanno parlando di un possibile inserimento…
    Credo che stia allo stagista riuscire a valutare nel migliore dei modi ciò che gli viene offerto e proposto.
    Ma non appena il lavoro si rivela un orrore credo sia compito dello stagista andarsene a gambe levate – e magari denunciare la cosa!

    Siamo noi che accettiamo gli stage. Le aziende non aspettano altro per poter sfruttare i ragazzi, quindi siamo noi a dover selezionare e a dare valore a ciò in cui ci impegnamo.
    La differenza, come sempre, la fa il singolo.

  15. Sono molto d’accordo con Giovanna ma aggiungerei: lo stage è una relazione dunque nei casi peggiori c’è sindrone di Stoccolma. La/lo stagista è il soggetto con primario interesse a fare uno stage sensato dunque spetta a lui fare una selezione accorta. Bisognerebbe fare il decalogo/checklist della buona relazione di stage ma andrebbe sdoppiato: uno lato impresa. l’altro dal lato della/o stagista.

    Ai rari stage che noi prendiamo io segnalo sempre – ad esempio – di valutare attentamente se hanno davvero bisogno di impare a fare le mansioni oggetto dello stage. Se la/o stagista non lo fa o accetta al buio, beh l’errore è secondo me suo.

    Trovare un’azienda sensata in cui lavorare non è affatto semplice ma è decisamente una responsabilità di chi cerca lavoro… 😉

    Giulio

  16. Gentile Giovanna,

    da una parte bisogna considerare che Gloria riporta un “sentito dire” e che quindi non parla per diretta esperienza.
    Dall’altra è vero che i grandi nomi sono un via vai di stagisti.
    Da stagista di professione, ritengo che bisogna cercare una situazione intermedia: un nome conosciuto anche se non famosissimo con mansioni decenti. I casi limite non portano a nulla.
    Riguardo alla certezza di non essere assunti bisogna almeno apprezzare l’onestà: a me sono stati promessi molti lavori che sono spariti alla fine dello stage.
    Un saluto
    Troubledsleeper

  17. Sperando di non allargare o decentrare troppo il focus

  18. scusate io non ho letto tutta la discussione, ma solo l’articolo, e ho due riflessioni:
    – la prima: ma da quando postare una lettera anonima che riferisce una storia raccontata dall’amica relativa a una ditta di cui nemmeno si sa il nome è una notizia?
    allora io vi racconto che nella ditta XYZ, nota multinazionale dolciaria, buttano i topi nel preparato dei dolci, che me lo ha detto una mia amica, che glie lo ha detto sua cugina…. e spero di indignarvi.
    – seconda cosa: io ho 26 anni sono laureata in scienze della comunicazione sono precaria i miei mi danno una mano a manteenermi ECCETERA quindi ho tutte le credenziali per lamentarmi ecc ecc ecc ecc ecc ma mi chiedo: ma questa gente che a zero euro viene mandata in posti dove fa pragticamente il manovale. ma perchè diavolo accetta!?

  19. Irene: conosco benissimo il nome dell’agenzia e la ragazza che ha riferito a Gloria. I nomi sono omessi per ovvie ragioni di privacy.

    Qui non si danno “notizie”: mi limito a riportare casi esemplari, che ne rappresentano molti altri. Come membro della commissione tirocini del corso di laurea in scienze della comunicazione, ti assicuro che vedo e sento moltissimi casi come questo, anche se di fatto poi i ragazzi non decidono mai di mettere per iscritto il problema che hanno incontrato e fanno sempre relazioni di fine tirocinio semientusiastiche. Però se gli fai domande e ti metti in disposizione di ascolto autentico, parlano, eccome parlano.

    Dunque ho deciso di prendere l’ultimo caso che mi è capitato di ascoltare per sottoporlo all’attenzione dei lettori e delle lettrici di questo blog.

    Sul resto, sono d’accordo con te: la domanda “perché accettano?” non solo è pertinente, ma è la ragione fondamentale per cui ho scritto questo post.

  20. Perchè accettano?
    Per fare, anche a loro spese, in un ambiente di lavoro reale. E’ un apprendistato di vivere pratico.
    L’errore è di fare l’apprendista a vita perchè non si vuole pensare che forse si è sbagliato a scegliere un indirizzo piuttosto che un altro.
    Mi rendo conto che è una decisione amara e difficile accettare una sconfitta, ma è giusto accorgersene prima possibile.

  21. “neolaureati non possono fare a meno dello stage per sperare di inserirsi nel famigerato mondo del lavoro”: falso, mai fatto stage.
    Secondo: anche le persone devono sopravvivere, non solo le imprese, e se le persone non sopravvivono, o vivono male, anche le imprese non se la possono passare bene.

  22. @Rossella
    correggo il tiro.
    Lo stage nella maggioranza dei casi è utile “per sperare di inserirsi nel famigerato mondo del lavoro”. Esistono belle eccezioni.

    Lo stage deve essere considerato come un breve periodi di inserimento in un terreno sconosciuto economicamente a costo/ricavo zero.
    Lo stagismo a vita crea solo disadattati e come ho scritto:
    “L’errore è di fare l’apprendista a vita perchè non si vuole pensare che forse si è sbagliato a scegliere un indirizzo piuttosto che un altro.
    Mi rendo conto che è una decisione amara e difficile accettare una sconfitta, ma è giusto accorgersene prima possibile.”

  23. Ciao Giulio, ciao Aldo: benvenuti sul blog.
    🙂

    D’accordo sulle vostre considerazioni, naturalmente. Abbiamo discusso altre volte dei vantaggi/problemi degli stage e tirocini in Italia e alcuni delle cose che rilevate voi sono in parte già emerse.

    Se ne avete voglia e se la cosa vi interessa, basta una ricerca all’indietro a partire dalla categoria “Stage e lavoro”.

    Un abbraccio e grazie per l’attenzione!
    Giò

  24. Cara Giovanna Cosenza,
    ho trovato interessante il tuo blog, e specialmente quello che hai scritto in questo post.
    Oltre ad aggiungere il tuo blog nel Blogroll sul mio sito, condivido su facebook l’intero articolo per dar voce al problema.

    Cordialmente,
    Flavia Altomonte

  25. Attilio, quello che dico è che succede “nella stragrande maggioranza dei casi” perché ormai ci siamo abituati alla mentalità da stage. E nonostante questo, se si ha bisogno si riesce a trovare lavoro retribuito: io non sono stata fortunata, sono stata testarda, con la forza che solo la necessità di non appoggiarsi a nessuno può dare.
    Non ci sono scuse che tengano: il lavoro che facciamo deve essere retribuito, in maniera proporzionale all’esperienza, ok, ma pur sempre retribuito, e formativo nel caso degli stages. Se no è sfruttamento, e come tale va rifiutato, anche quando si ha “necessità di riempire i buchi” (fate un corso professionalizzante, state a casa ad imparare da autodidatti qualcosa di utile, piuttosto): se non per sè stessi, almeno per gli altri, per non rovinare il mercato del lavoro.

  26. @Rossella: sarei curiosa di sapere che tipo di formazione hai avuto e che lavoro fai.
    Purtroppo quando si discute su questi argomenti troppo spesso ci si dimentica che esistono lauree e percorsi formativi “deboli” per i quali, purtroppo, le assunzioni senza stage sono letteralmente un’utopia. Dall’altra parte, informatici o ingegneri ad esempio entrano spesso e volentieri direttamente nel mondo del lavoro senza passare dallo stage, e comunque si tratta sempre di stage molto ben retribuiti..

  27. @rossella sono d’accordo con te, (io lo stage, per essere precisi, l’ho fatto per portare a termine un corso di studi post laurea ed era necessario per avere il titolo) però il mercato del lavoro è già compromesso dallo stage e non sempre c’è la possibilità di fare altro. Spesso poi la tecnica di compravendita delle risorse umane si basa proprio sulla necessità di fare uno stage come unico modo per entrare in una determinata azienda, e perché fare un corso a pagamento se lì la formazione te la offrono con rimborso spese? Ovviamente sto parlando di esperienze nelle quali si acquisiscono esperienze. A mio modo di vedere dovrebbe non essere permesso lo stage se non durante il corso di studi, come parte integrante della formazione, ma non quando già si appresta ad entrare nel mondo del lavoro.

  28. Sono d’accordissimo con Rossella. Il “mondo del lavoro” è drogato di stage, non può farne a meno. Conosco casi di agenzie di comunicazione che vivono esclusivamente grazie al lavoro degli stagisti, altrimenti chiuderebbero baracca. Non ha senso dire “è la vita, è l’economia”: un’economia fatta in questa maniera è semplicemente sbagliata e destinata a finire, perché crea disoccupazione, povertà, frustrazione.
    Anch’io sono laureata da più di un anno, ho cercato qualunque tipo di lavoro ma non ho trovato nulla che mi permettesse almeno di pagare l’affitto. Non ho paura del vuoto, ho una vita ricca e sto imparando moltissimo nel tempo libero che ho. Non la scambierei mai con uno stage passato ad inghiottire m***a.

  29. @Serena: ho fatto sceinze della comunicazione e discipline semiotiche. Percorso tradizionalmente considerato debole, ma che di fatto non è stato penalizzante, perché ho sempre trovato da lavorare, e da casa (blogger, grafica e web designer freelance) quindi senza spese di trasporto, e sono state anche esperienze formative, nonostante il fatto che le persone con cui lavoravo le sentivo solo via voip o telefono.
    Se proprio dovete perdere tempo e farvi finanziare, investite in un corso che vi dia delle competenze specifiche: ci sono corsi finanziati dall’UE che sono o molto economici o addirittura gratuiti (proprio questo mese ne sto seguendo uno FAD in web design). Ma accettare di lavorare gratis rovina tutti noi, perché ogni volta che pretendiamo un minimo di riconoscimento, ci sentiamo rispondere che c’è la fila fuori disposta a lavorare gratis. Questo porta una svalutazione anche del tirocini, perchè le aziende ormai pretendono gente già qualificatissima per stages da fame, o senza rimborsi.
    @maria teresa: anche io ho fatto uno stage durante la triennale, ma era curriculare – cioè, mi valeva 10 crediti – molto formativo, e mi ha anche fruttato una breve collaborazione subito dopo, ben retribuita.
    @Andriana: infatti, secondo me il tempo libero è una risorsa che non va regalata alle aziende, in cambio di speranze vane. Anche perché, ripeto, alla fine accettando si danneggia il mercato del lavoro.

  30. Pingback: quando l’azienda fa tendenza (e il tirocinio fa cilecca) « PrecarieMenti

  31. @Rossella che bello che ci siano ancora persone che la pensano come te!D’accordo in tutto, soprattutto sulla questione del tempo che è una risorsa!

  32. Sono d’accordo con chi dice che lo stage in un’organizzazione “che fa tendenza” è utile per passare la prima scrematura!

    lo penso sia come studente, che come lavoratore.
    Il perchè?
    bhe basta dare un occhio agli annunci in cui si richiede di aver maturato anche una breve esperienza in organizzazioni di medio grandi dimensioni. take it easy!

    Ora vi parlo invece da imprenditore e della mia esperienza.
    Nella mia realtà avevamo (abbiamo?) bisogno di una persona che realmente poteva farci la differenza con le sue competenze accademiche ma soprattutto col suo desiderio di “fare” qualcosa di serio, di mettere in pratica quanto aveva studiato, di trovare soluzioni anche in formula di autoapprendimento mettendo a disposizione un’azienda, i suoi strumenti e tutto il supporto possibile (eventuali libri, corsi etc…).
    Offrivamo un rimborso spese per raggiungere la sede senza alcuna chimera.
    Davamo a disposizione la nostra struttura e carta bianca allo studente.
    Risultato?
    Al di là del numero ridotto di risposte abbiamo effettuato un paio di colloqui in cui lo studente era maggiormente preoccupato della sua scrivania d’angolo che con sacrifici avevamo ritagliato in uno spazio comunque a norma mettendo Noi Soci in uno sgabello su un banco bar piuttosto che della reale possibilità di autoapprendere.

    Ovviamente quindi mi contraddico: sn il primo a preferire uno Nome se dovessi cercare lavoro e sono il primo a spronare gli studenti perchè imparino anche in piccole realtà ma con incarichi stimolanti.

    Questo è un problema di sistema. Dubito che possa cambiare.

  33. Pingback: dove fare lo stage? « UNIFERPI

  34. Sono un ragazzo di 25 anni.Mi viene da ridere per il fatto che uno spenda cinque anni e più se nel mentre lavora più gli anni di scuole medie e superiori, e poi cada in bocca a questi pescecani con la convinzione che poi farà carriera o che scrivere due idiozie sul cv sia un fattore onorevole invece che una prova che ci si è fatti INFINOCCHIARE e di mancata consapevolezza del fatto che non è vero che il più forte vince,non è vero che gli stage scremano i più bravi e li fanno arrivare al podio, non è vero che il lavoro può anche non essere pagato,non è vero che si raggiunge il successo col sudore della fronte sono bugie tutte menzogne che fanno inseguire dei miraggi… perchè tutti continuano a prestarsi a questa cosa… I Clash 30 fa inneggiavano al white riot beh i temi delle loro canzoni sono attuali. Una società che punta a non far conoscere noi stessi e le nostre aspirazioni così ci può manipolare offrendoci stage dopo che ci si è rotti le palle per anni in scuole università e lavori da sfacia schiena. Beh white riot si!!

  35. white riot!
    Rivolta bianca…voglio ribellarmi
    Rivolta bianca…una rivolta che sia mia
    Rivolta bianca…voglio ribellarmi
    Rivolta bianca…una rivolta che sia mia
    I neri hanno un sacco di problemi
    Ma non esitano a lanciare un mattone
    I bianchi vanno ascuola
    Dove ti insegnano ad essere scemo
    E fanno tutti
    Quello che è stato detto loro di fare
    E nessuno vuole
    Finire in prigione !
    Tutto il potere nelle loro mani
    Di gente abbastanza ricca per comprarselo
    Mentre noi camminiamo per strada
    Troppo polli anche solo per provarci
    Fanno tutti
    Quello che è stato detto loro di fare
    E nessuno vuole
    Finire in prigione !
    Prendi il controllo
    O prendi ordini?
    Vai indietro
    O vai avanti ?

  36. io sono straconvinta che era meglio il lavoro nero almeno un mezzo stipendio te lo prendevi!adesso le aziende si sentono in diritto a non pagare chi va a dare una mano in azienda,non sono tenuti a dare nemmeno il rimborso spese figuriamoci!!!!!io mi chiedo ma prima come cazzo funzionava???
    stage come opportunità di assunzione?ma quando!!!un contratto di 3 mesi te lo scuci con il padrenostro…proprio per farti la carità!altrimenti a loro conviene di gran lunga riprendere un’altro stagista,non pagarlo finchè non rompe i coglioni,per poi passare ad un rimborso spese (5 euro al giorno!!!)
    grandi aziende ci hanno fatto i miliardi in questa maniera..ma io mi chiedo MA CHI CAZZO HA PORTATO AVANTI LA LOTTA AL LAVORO NERO???????meglio lo stage infatti..ah beh…

  37. Per laurearti devi cercarti lo stage, se non lo trovi non puoi laurearti. Una grossa responsabilità ce l’hanno pure le università che non indirizzano i ragazzi verso aziende con formatori e tutor all’altezza.

  38. Nell’azienda nella quale lavoro tutti gli stagisti che prendiamo hanno un rimborso spese. Tutti, salvo loro cambiamenti di prospettive, restano (statistica sull’ultimo triennio) con contratto a progetto. Il passo successivo è il tempo determinato (e siamo a due/tre anni di lavoro). Oggi tutti gli stagisti entrati in questo triennio hanno contratti a tempo indeterminato. Questo per dire che:
    – sicuramente esistono delle realtà grosse che ci marciano sopra;
    – sarebbe importante che alle Gloria di turno venisse insegnato a cercare il lavoro giusto, magari preparandosi sul l’azienda nella quale si sta cercando di entrare (google e i vari social in questo aiutano molto);
    – non tutte le aziende sono uguali. Non tutti gli imprenditori sono uguali. In un commento ho letto: non devono esistere gli stage. Secondo me non è così: devono esistere ed essere utilizzati con parsimonia.
    – io stesso partito da stagista (7anni orsono) oggi coordino un intero ufficio.

  39. L’ha ribloggato su Parti di luie ha commentato:
    Facendo proprio leva sull’ambiente giovane, fresco, ma soprattutto sull’importanza del nome del Festival WZ in curriculum, l’agenzia si permette di chiedere agli stagisti (ne prende molti alla volta) di tutto: le avevano fatto comprare ogni giorno il quotidiano senza restituirle i soldi, le avevano fatto credere di coinvolgerla in attività di presunto guerrilla marketing che invece si erano tradotte in semplice volantinaggio e nell’appiccicare stickers sui muri della città, le avevano fatto fare la spesa al supermercato e persino innaffiare le piante.

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