Archivi del giorno: mercoledì, 23 febbraio 2011

I quotidiani e le donnine in prima pagina

Da tempo sono in molti a lamentarsi della contraddizione delle maggiori testate giornalistiche nazionali: ospitano articoli che denunciano i problemi delle donne italiane, lo sfruttamento del corpo femminile, il velinismo eccetera, ma li incorniciano – quasi tutti i giorni – con immagini che espongono nudità o seminudità femminili.

Che si tratti di scelte redazionali o di annunci pubblicitari, per i lettori il risultato è lo stesso. Per il quotidiano no: della scelta redazionale potrebbe – forse – fare a meno. Senza pubblicità non può vivere, specie negli ultimi anni, in cui le vendite del cartaceo continuano a calare. Ma anche la scelta redazionale della donnina senza veli in prima pagina, meglio se adolescente (ricordi la spaccata di Yara Gambirasio?), è sempre motivata dalla speranza di vendere più copie.

Peggio ancora sul web, dove in bella evidenza sulla home page dei principali quotidiani italiani le nudità femminili stanno sempre ai primi posti delle gallerie fotografiche più cliccate. Anche sul web il criterio è sempre economico: più il sito è cliccato, più si alzano le quotazioni degli spazi pubblicitari.

D’altra parte, dicono i responsabili marketing dei giornali, che la gente clicchi molto i nudi femminili e compri più volentieri il giornale con le donnine in prima pagina è un dato: noi che possiamo farci? Volete forse che il giornale licenzi o pre-pensioni altri dipendenti, come già è ampiamente accaduto, anche se i media, per ovvie ragioni, non ne parlano? E come al solito, non se ne esce.

Capisco.

Però qualche regola, sia le testate giornalistiche sia le aziende che acquistano il loro spazi pubblicitari, potrebbero darsela. Specie in questo momento storico, in cui la sensibilità sui problemi delle donne italiane si è acuita molto. In Italia e all’estero.

Esempio di regola: se i fatti di cui si parla in prima pagina sono particolarmente tragici, con centinaia di morti al giorno come sta accadendo ora in Libia, non è opportuno, né vantaggioso per l’immagine del giornale e dell’azienda inserzionista, circondare gli articoli con annunci stampa pieni di tette e culi.

Guarda invece come si presentava il sito web di Repubblica lunedì 21 febbraio. E a proposito di sensibilità: per denunciare la schifezza, a me sola sono arrivate in un giorno ben 18 mail, da studenti maschi e femmine, da lettrici e lettori di tutta Italia. Perciò chiedo ai giornali e alle aziende: non sarebbe ora di smetterla? (clic per ingrandire)

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Aggiornamento del post.

Giorgia Vezzoli mi segnala che su Facebook è stata avviata questa iniziativa, che mi era sfuggita (perdono!): Chiediamo coerenza a chi difende la dignità della donne. E che ieri, sul suo blog, aveva trattato l’argomento: Chiediamo coerenza: videomessaggio a Repubblica e Se Non Ora Quando.

Chiedo scusa, davvero: le segnalazioni che ricevo su questi temi sono ormai moltissime. E anche le iniziative, in rete, si moltiplicano. A volte qualcosa mi sfugge. Ma il fatto che le iniziative si moltiplichino è una bella cosa! 🙂

Repubblica home page 21 febbraio 2011