La violenza in Libia vista dal salotto di Santoro

È un po’ che rifletto sulla spettacolarizzazione della violenza in tv e sulla sua particolare declinazione, che è la violenza in piazza.

Poiché il sangue e la morte sono un buon modo di fare audience – come dimostrato dai fatti di Avetrana, su cui la nostra televisione ha vissuto per mesi – ciò che sta accadendo in Libia, con centinaia e forse migliaia di morti al giorno, offre dovizia di spunti quotidiani.

Mentre le persone in carne e ossa vengono ferite, uccise, massacrate nelle strade e piazze libiche, la nostra televisione monta – in nome della notizia – le loro immagini, opportunamente ritagliandole, zoomandole, rallentandole in slow motion (così aumenta il senso di estraniazione), commentandole con musica (così aumenta l’impatto emotivo), inquadrandole come sigla di apertura o chiusura del talk show di turno, mentre i nomi di giornalisti, registi, conduttori scorrono in sovrimpressione.

È una strumentalizzazione che non mi piace, mi disgusta. Trovo che ci siano modi molto più sobri di mostrare e commentare le immagini tragiche.

Guarda per esempio la «Copertina» della puntata di Annozero del 24 febbraio scorso, dopo che Michele Santoro ha dato il via allo show («Annozero può cominciare!»), con tanto di gesto euforico.

Si noti, fra l’altro, la strumentalizzazione in chiave di politica interna dei giovani libici che manifestano davanti all’ambasciata libica a Roma, poi ospitati in studio, dove ripeteranno le invettive contro Berlusconi. Quanto è credibile la spontaneità delle loro parole?

 

21 risposte a “La violenza in Libia vista dal salotto di Santoro

  1. Ormai la televisione (nonostante l’introduzione del sistema hd e il tridimensionale), ha appiatito tutto a 2 dimensioni….e l’impatto emotivo si ottiene mostrando sangue enfatizzato da una colonna sonora…..quando basterebbe pensare alla sofferrenza dell’anima di chi non ha diritto di esprimersi….In un paese come il nostro, dove il diritto di espressione è ormai ucciso da dibattiti su chi uscirà dalla casa del grande fratello o chi tornerà dall’isola….l’unico modo per colpire l’attenzione è mostrare l’aspetto spettacolare degli eventi anche se basterebbe la parola a farti sussultare:GUERRA!
    Ma cosa c’è di più avvincente delle avventure del popolo libico…meglio di un video game…adesso è pure in HD!

  2. Santoro? Ma davvero guardate ancora Santoro?
    Perchè? Mi sa che Bologna non è più quella che ricordo io, perchè la sera mi sono sempre trovato altro da fare che guardare la TV, non parliamo poi di guardare Santoro.
    FZ

  3. Filippo: capisco la tua posizione snobistica, ma non sarei seria se, studiando i media, non li guardassi.

    Inoltre, per un’élite che spegne la televisione ci sono oltre 80% di italiani che dichiarano di informarsi principalmente guardando la televisione. E allora, che ne è della tua battuta? 🙂

  4. Che poi ci sarebbe pure da discutere su cosa significhi “guardare la tv”: io per esempio questo pezzo santoriano me lo ero perso e ora posso comodamente guardarmelo sul pc

  5. Ciao Giovanna
    ogni tanto passo a leggerti volentieri, perchè il tuo è uno dei pochi blog che fa un’ informazione corretta approfondita e …DI.AMB.IGUA. Penso che le notizie vanno proposte senza ornamenti e oscillazioni varie soprattutto politiche.
    Mi fa piacere questo post su Anno zero, sono d’accordo con te, anch’io guardo, quando posso tutte le trasmissioni e i vari tiggì, per orientarmi meglio nella notizia, e non posso altro che rilevare che il mezzo mediatico oggi è diventato potentissimo, soprattutto la trasmissione di Santoro che è dichiaratamente politica, e la sua esternazione “mi assumo tutta la responsabilità….” non serve a niente. Al “popolo” arrivano le manipolazioni della stampa, televisione e la stessa internet potentissima; ad esempio una manifestazione del popolo Viola ad Arcore degenerata in un tentativo di assalto alla villa del premier e poi il prendere le distanze e il dissociarsi dagli scontri da parte della dirigenza non serve, perchè il messaggio che doveva arrivare al popolo è comunque arrivato….
    In parte sono d’accordo con Filippo, anch’io spengo la tv quando una trasmissione televisiva supera ogni limite e si trasforma in un’ aula di parlamento con tanto di opposizione agguerrita.
    Senza essere pro o contro questo o quel colore politico, ti auguro una buona giornata

  6. Ricerche recenti sostengono che il nostro paese è al primo posto in Europa per produzione di news legate a fatti di sangue, specialmente “nostrani”, oltre al fatto di trattarli in modo piuttosto peculiare, e cioè serializzandoli. Ogni contenitore ha le sue peculiarità nel presentare le notizie ma quello che si poteva imparare da Avetrana, con tutte le derive nell’uso di materiali legati all’inchiesta (foto, video, intercettazioni, ricostruzioni, analisi ridicole alla “Lie to Me”), verrà messo alla prova dalla vicenda Yara, che ne sta prendendo il posto. Da come si è iniziato a trattarla mi pare di capire che non abbiamo imparato nulla. L’aspetto più pericoloso dei mix che funzionano tanto oggi, infotainment/docufiction e affini, è che non si producono più notizie, ma si trasformano in news i pettegolezzi di corridoio, i si dice, le chiacchiere smentite ogni 3 minuti. Su Santoro concordo nella critica alla costruzione enfatica, che a mio parere in realtà toglie emotività invece di apportarne. Quello che aggiunge, nella costruzione da “corto” più che da “servizio”, è semmai tensione. Che è un’altra cosa.

  7. Ciao Giovanna, complimenti per le tue osservazioni immancabilmente illuminanti. Volevo solo aggiungere però che, nel caso delle immagini rallentate presenti nella sigla, forse non si tratta di slow motion strumentale ad un’enfatizzazione, bensì di un’effettiva velocità diversa di framing dovuta al fatto che le riprese son principalmente effettuate con telefoni cellulari e non videocamere.

  8. Sarà che vivo in un mondo mio, ma nello Stagno televisivo, più qualcosa fà raccapriccio o orrore più è notato. Non dico che dobbiamo fare come gli struzzi, ma neanche gli allocchi. Mi sorge una domanda. Approfittando del comune amore per i figli, quanto ci mangeranno ora con il ritrovamento del corpo di Yara. Ieri i tg erano estremamente indecisi, e saltavano dalla Libia a quella ragazzina in ordine sparso. Roba dell’altro Stagno!

  9. Sull’uso delle immagini “cruente” nella televisione mi pare che le parole più illuminanti le abbia dette Serge Daney, quando faceva notare come la televisione mancasse di momenti “vuoti”, eliminando l’osceno (cioè quello che non deve essere visto). Che sia Anno Zero o Lucignolo mi9 pare che poco cambi, il mezzo esige un certo trattamento dell’immagine. Che è quel “kitsch”, quella pretesa balbettante di artisticità di cui parla anche Gianfranco Marrone in “Estetica del telegiornale”…

  10. @Zanella “Santoro? Ma davvero guardate ancora Santoro? Perchè?”

    non capisco le tue domande. Se uno studia i media, DEVE guardarsi Santoro e altre trasmissioni politiche perchè sono tali trasmissioni che incidono nel dibatitto politico e perchè sono tali trasmissioni che contribuiscono a creare un senso comune per milioni di cittadini. Se poi pensi che la trasmissione di Santoro è il talk show più visto di tutti i talk show, allora è un motivo in più per vederla (non puoi capire una società, se non sai cosa la società vede)

  11. – Togli i titoli di testa e di coda, annulla i giochi di montaggio, licenzia il De Amicis che siede al piano, cancella ogni artificio ricordandoti che amavi Brecht e magari l’hai perfino letto. Sii onesto, non barare, non aggiungere né levare.

    – Perché lasciare al lavoro dei cervelli l’esito incerto di un’emozione? Il cervello è capriccioso, se non gradisce parla, mentre l’intestino al massimo è pigro e si lamenta solo se non ha mangiato. D’altronde sono le emozioni che noi autori vogliamo: le lacrime non sono lo sfogo del sensibile ma la terapia per l’insensibile. Lo spettatore vuole credersi buono, non esserlo.
    Seguire i tuoi consigli? No, il nostro giornalismo non sarebbe credibile. Spielberg è credibile.

    – Lo sarebbe la tua cronaca, la verità al grado zero della manipolazione.

    – Certo certo, e poi chi mi distinguerà più dagli altri giornalisti, chi pagherà il mio giusto compenso, chi scriverà di me, dove mi inviteranno, quali conferenze potrò presiedere, quali libri scrivere. Il mio specchio mi disconoscerà senza la luce dei riflettori.

    – Pur a malincuore anche Prospero lascia libero Ariel quando la giustizia torna a regnare. Sa che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, eppure al potere dell’artifizio per l’artifizio sceglie la rinuncia.

    – Per questo è Shakespeare. A chi come noi non ha talento ma solo vanità non si può chiedere di rinunciare a ciò che non si possiede. L’artista eleva la natura delle cose facendo loro dire più di quel che dicono.
    A noi giornalisti invece non resta che apporre il proprio nome in calce alle opere altrui, facendo loro dire quel che non hanno mai detto.

  12. Concordo al tutto con il post di Giovanna e so che me lo potevo aspettare da lei, cioè so che non guarda Santoro per cupio dissolvi ecco – ma poraccia deve esse come fa li compiti -anche se come certi compiti si potrà confortare con il fatto che sono ben congegnati.
    Però è vero che un sacco di gente sinistra e stimabile guarda Santoro non già per puro affetto del sapere, e ricerca socioculturale sui media, ma per idiozia e mancata sorveglianza sulla morale. Io trovo sempre Santoro immorale, sempre strumentalizzante, sempre cinicamente orientato a smuovere le viscere dell’altri (le sue le tiene al calduccio) sempre col pedale pronto sul ricatto morale e sulla mancanza di rispetto. I libici? Ih e sai che novità! ho visto anche altro a casa sua – sui disoccupati, sui ricercatori – sulle escort… è uno stile di comunicazione, uno stile di giornalismo. Io comunque mica faccio la massmediologa veh, e di solito al secondo ammicco alle mie viscere cambio canale.

  13. Beh, mi dispiace dirlo, ma credo non esista argomento che non sia suscettibile di strumentalizzazione negli inferi della comunicazione politica del nostro Paese. E debbo dire che mi sembra quantomeno miope – nonché irritante per chiunque ci rifletta con un minimo di lucidità – credere che possa essere diversamente, vista l’anomalia storica che caratterizza l’intero sistema televisivo italiano….
    Tanto il conflitto d’interessi è sempre stato argomento di poco conto, nel dibattito politico del nostro Paese(llo)… O mi sbaglio?

  14. suscettibile di strumentalizzazione e strumentalizzato Giovanni mi pare siano differenti – e la differenza non la da nè lo studio dei media, nè il tasso di lungimiranza, ma la conoscenza dell’italiano.
    Invece se dalla potenza della strumentalizzabilità si passa all’atto – il passo lo si deve alla qualità professionale della trattazione, e all’atteggiamento mentale di chi la fa. Tradotto – c’è modo e modo di essere di sinistra e di destra, anche quando si fa comunicazione e anche quando la si fa in Italia.

  15. Mi dispiace Zauberei, ma non condivido. Certo c’è modo e modo per ogni cosa…però non ci può nascondere dietro un dito e sperare che Santoro o Sallusti o Belpietro siano meno propensi a strumentalizzare qualsiasi cosa, semplicemente per il fatto che le loro sono mere posizioni acquisite in virtù di una specifica collocazione politica. Santoro è imperatore – vale a dire senza controllo- nel suo programma, che guarda caso è intitolato “Spazio Santoro” come a rimarcare che è la sentenza di un giudice a proteggerlo e garantire la messa in onda del suo show, che ahimè, forgia l’immaginario collettivo di molti elettori di centro sinistra…. Spazio Santoro resta un’inutile riserva indiana, in cui trova sfogo la frustrazione di un sistema televisivo non solo sbilanciato, ma del tutto asservito e fagocitato dal potere politico…

  16. Dio, se hai ragione.

  17. A proposito di show (e) di comunicazione politica la proposta grottesca lanciata oggi dal relatore di maggioranza Alessio Butti (PDL) in Commissione di Vigilanza sulla RAI, conferma quanto sia profondo il baratro in cui versa il sistema del’informazione nel Paese….

  18. “Santoro è imperatore – vale a dire senza controllo- nel suo programma, che guarda caso è intitolato “Spazio Santoro” come a rimarcare che è la sentenza di un giudice a proteggerlo e garantire la messa in onda del suo show, che ahimè, forgia l’immaginario collettivo di molti elettori di centro sinistra”

    ma è stato Masi sotto falso nome a scrivere questo post?? :-))))
    a parte gli scherzi, quesllo che è stato scritto non corrisponde al vero. Spazio Santoro non vuol dire che Santoro è imperatore; è vero il contrario. Quando si preparano i plainsesti, qualcuno del centrodestra scrisse “giovedì sera, sazio Santoro” e Santoro, con autoironia ha tenuto la dicitura Spazio Santoro aggiungendo il vero nome (che è Annozero). Riguardo al fatto che Santoro andrebbe in onda per una sentenza di un giudice èp una falsità degna del peggiore Sallusti! La realtà è che una sentenza del giudice ha riparato a una palese ingiustizia (cioè l’editto bulgaro del 2002).

  19. Trovo interessante, lo dico senza ironia, una parte della replica di Hamlet, qui sopra, a un post di Giovanni.

    Hamlet dice che, secondo Giovanni, “Santoro andrebbe in onda per una sentenza di un giudice”. Questa per Hamlet “è una falsità”. Secondo Hamlet, se non l’ho frainteso, Santoro va in onda grazie a “una sentenza del giudice che ha riparato a una palese ingiustizia”.

    Sembra dunque che per Hamlet la falsità consista nell’avere valutato negativamente la sentenza del giudice – valutazione che Hamlet presuppone che Giovanni abbia comunicato nel suo post – mentre Hamlet ritiene invece che la sentenza sia giustissima.
    Una (supposta) diversità di opinione – la valutazione di una sentenza – viene così trasformata nell’opposizione di un fatto vero (quale?) a un fatto falso (quale?).

    Ciò che mi sembra interessante è il formidabile potere trasformativo dell’argomentazione polemica. Anche al di là di questo particolare esempio, che pure evidenzia splendidamente questo potere trasformativo, il celebre ‘spin’.
    (Mi scuso con Hamlet se l’ho frainteso.)

  20. Il conflitto d’interessi è alla base della deriva grottesca cui l’intero sistema dei media italiano è giunto attualmente. Una soluzione politica non è stata voluta, il che evidenzia che il nostro Paese non è in grado di esprimere e sviluppare un’informazione plurale, indipendente, libera….

  21. Ben, mi hai frainteso. Ho detto che una certa ricostruzione era flasa perchè ovviamente è incompleta. A sentire alcuni, sembra che Santoro fosse uno sconociuto venuto dalla Luna, un giorno si sveglia un giudice che emette una sentenza e Santoro magicamente va a dirigere Annozero. Questa ricostruzione è palesemente falsa. Sarebbe come se si raccontasse una partita di calcio guardando gli ultimi 5 minuti (dimenticandosi degli 85 minuti precedenti). Se vogliamo raccontare le cose, raccontiamole tutte e raccontiamo perchè un guidice ha emesso una sentenza. Sbaglio?

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