Ma i sogni Barilla non ci fanno un po’ male?

Da decenni Barilla fa la stessa pubblicità ovattata e rassicurante: scene campestri, coppie fantastiche, famigliole felici.

Da decenni siamo consapevoli dello scarto che separa una «famiglia del Mulino Bianco» da una reale, e ci illudiamo di avere sogni molto più raffinati, interessanti e vari di quelli Barilla. Da decenni ci ripetiamo che «la vita non è uno spot» e questo ci basta a sentirci adulti e vaccinati.

Ma siamo sicuri che essere sistematicamente esclusi da questi scenari trasognati non contribuisca ad alimentare segrete e inconfessabili frustrazioni? Siamo proprio sicuri che in qualche modo le atmosfere Barilla non ci abbiano fatto – e continuino a farci – anche un po’ male, contribuendo a plasmare i nostri sogni ma condannandoci a non poterli realizzare?

Mi scrive Angelo:

Cara Giovanna,

ho visto l’ultimo spot Barilla “Farfalle al sugo – pomodori datterini”. Il datterino, lo sapevo, è piccolo e si caratterizza per il sapore molto dolce. Poi, sul sito Barilla leggo:

“Il film La Vita è Pronta racconta con poesia il parallelismo tra i momenti che danno gusto e valore alla vita e la ricetta per preparare un buon piatto di pasta autenticamente italiano. Le scene di Food e vita reale confrontano ritratti di gioia quotidiana al fianco dei passi da seguire nella preparazione di un piatto, per raccontare come nella ricetta della vita siano importanti gli affetti sinceri e le relazioni profonde, il piacere per il cibo e la gioia di stare insieme a tavola. Un nuovo racconto per promuovere il valore del cibo come forma di amore e cura per i propri cari.”

Quindi, ho maturato queste convinzioni:

  • se sono sposato, ho figli e mangio Barilla, ho la benedizione della Chiesa cattolica, sono un uomo e un consumatore giusto e sono autenticamente italiano;
  • la vita ha valore, ha gusto, quando ci si diverte come bambini e quando si fanno nascere bambini. Ovviamente, solo la famiglia tradizionale può fare e crescere bambini;
  • per mettere alla luce un bimbo, ci vogliono nove minuti, è uno spasso;
  • le difficoltà, la fatica della vita non hanno gusto, valore, posto a tavola;
  • la donna è mamma e moglie, e pure contenta; si prende cura dei figli, del marito, della casa e delle ricette Barilla; e le è andata bene, perché mancano i nonni;
  • il cielo risuona di volareohoh e della voce di Mina, come sessant’anni fa, la musica non è cambiata e questo è confortante, perché il passato era meraviglioso, sempre a colori;
  • non abbiamo bisogno del mondo: il nostro culto è la tavola, e procreare per riempire la tavola. Sentiamo le campane, stiamo bene.

42 risposte a “Ma i sogni Barilla non ci fanno un po’ male?

  1. Wow.
    Io sono felicemente separata.
    Ho due meravigliosi bambini, sani, forti e sempre allegri.
    Mangio pasta del supermercato, le volte che non me la faccio da sola e mi faccio il pane in casa.
    Non sento le campane, sono atea, non battezzata, priva insomma da condizionamenti e credenze non scelte da me.
    So far volare un aquilone e lo so pure costruire, senza che l’ometto forte di famiglia si prodighi a salvaguardare le mie manine d’angelo del focolare da forbici, seghetto e colla.
    Non ho partorito in 9 minuti, ma sostanzialmente me la sono cavata a buon mercato.
    Ma soprattutto non ho la televisione, sebbene abbia la cassetta della posta costantemente intasata dalle lettere minatorie della RAI che, incredula, mi sollecita il pagamento del canone da circa sette anni.
    Non mi accontento (ricerco sempre il miglioramento), ma sostanzialmente sono la persona più felice e “bella” del pianeta, anche se non porto la 38 e non sono alta un metro e ottanta.
    Merito una bella pira per questo?

  2. Mia Moglie, quando sente parlare della famiglia MulinoBianco (alias Barilla), ha sempre delle strane reazioni: le vengono i capelli verdi e diventa pallida, oppure impreca (lei che odia il turpiloquio), oppure si mette a fare comizi su quanto sia deleteria la famiglia MulinoBianco, insomma devo sempre rassicurarla che non voglio la famiglia MB, che non siamo una famiglia MB, che non compreremo mai cose del MB, che è solo una pessima pubblicità. (Scherzo, ma non troppo.)

    Un peccato per Barilla, perché noi di pasta ne mangiamo davvero tanta. Forse gli affari le vanno bene e non vogliono ampliare la loro quota di mercato. Chissà.

  3. La mia casa è ubicata in un luogo infernale e rumoroso, da dove spero di andarmene presto. In famiglia siamo in due, io e il mio bambino di sette anni. Sogniamo tutti e due il mare ed il suo rilassante suono. Ma quando, per mancanza di tempo o di voglia, scodelliamo una pasta al sugo pronto, è un triste pasto, magari saporito, ma standard. Ed ecco che l’immagine che trasmette la pubblicità di Barilla fa male, eccome! Sarebbe ora di virare su immaginari più vicini alle molte realtà quotidiane, che non sono solo famiglie tradizionali ed omologate ad uno stile anni ’50.

  4. Non esistono le famiglie ” formato Barilla ” e neanche quelle ” Mulino Bianco “. La mia è una famiglia del tutto particolare, allargata, assolutamente caotica e che vive le sue belle giornataccie. A mia madre piace parlare della giornata seduti a tavola….peccato che seduti a tavola ci discutiamo anche! La somma presa per i fondelli è arrivata con la pubblicità di una banca che mostra gente che tira fuori dai letti, dai pavimenti e dai muri pacchi di soldi per poi gettarli dalla finestra. Scusate ma mi chiedo chi ce li ha tutti quei benedetti risparmi! Le famiglie normali ogni tanto discutono, tirano la cinghia e si amano con tutti i loro difetti. Mi verrebbe un Paperaceo attacco d’ansia se mio fratello non discutesse con me almeno una volta alla settimana: penserei che quello vero lo hanno rapito gli alieni dallo Stagno! Alto che ” volare “.

  5. In effetti penso che nelle società ricche le persone ambiscano a lanciare segnali che testimonino la cura che hanno per loro stesse. Questa “cura segnalata” (anche a se stessi) viene sfruttata per accrescere autostima e affidabilità.

    Anche la “pasta” sfrutta questa domanda di “segnali”. In un mondo di persone razionale tutto cio’ costituirebbe uno spreco.

    Nulla comunque in confronto all’ immane spreco di risorse che questo tipo di bias genera nella sanità e nell’ istruzione universitaria!

  6. Non mi piace la pasta Barilla. Scuoce, non la compro.

    Trovo carini gli spot, forse anche perché ne vedo uno all’anno (non avendo la tv).
    Per maturare le sue sette convinzioni, guardando gli spot Barilla – tutte e sette ovviamente false e non desumibili dagli spot – Angelo ci ha dovuto mettere molto ma molto di suo. 🙂

    Mi sfugge il principio per cui, se una pubblicità reclamizza la sua pasta con immagini idealizzate di famiglia, i single debbano sentirsi esclusi.
    Da che? Dalla famiglia? Dalla pastasciutta? 😉

    Animo ragazzi! C’è un mondo là fuori, pieno di guai e sfide interessanti, fra cui non gli spot Barilla. 🙂

  7. Allora – devo ammettere che a me Barilla mi disturba meno di altre pubblcità, non la compro perchè preferisco altre paste, ma ecco io al momento ho un marito regolarmente sposato, un figlio di anni 1 e mezzo – e quando faccio la pasta e la somministro alla truppa, ho questa percezione del mangiare insieme e del cibo come elemento di comunicazione – di stare insieme, di dato culturale condiviso, di lessico familiare nel senso della Ginzburg. Questo è quello che sentono credo, le persone a cui piace cucinare per altri: parenti e amici. Questo è anche quello che sentono le persone con un formato familiare di tipo tradizionale. Faccio anche caso al fatto che ultimamente la voce barilla e mulino bianco è cambiata è più realistica e sembra venire da una donna più grande e meno rintronata della media di quelle che parlano in tv – penso allora che, quando la leziosità non tracima, essendo io il target di elezione della pubblicità ahò la pubblicità è riuscita.
    E’ giusto considerare un unico target piuttosto? E’ economicamente produttivo? E’ saggio dare per scontato che gli acquirenti si identifichino in un solo immaginario? Resta però il fatto che se la famiglia barilla se prendesse a piattate e giù bestemmie per via del mutuo – non lo so se comincerei a comprarla….:)

  8. Giovanna!
    Fred Astaire, Sandokan, Einstein, Maradona e Alberto Tomba hanno potentemente plasmato i miei sogni di fascinoso ballerino, indomito uomo d’azione, geniale scienziato, funambolico calciatore e maestoso sciatore – sogni tuttora al centro della mia vita interiore – condannandomi a non poterli realizzare se non in misura ridicola. 😦
    Che sia per questo che gli spot Barilla non scalfiscono la mia vita emotiva? 🙂

  9. Ogni volta che vedo la pubblicità del Mulino Bianco mi viene in mente che la famiglia vi è rappresentata come viene fatto nelle pubblicazioni dei Testimoni di Geova tipo Svegliatevi o La Toirre di Guardia. Veramente, fateci caso.

  10. Giovanna, scusa se insisto, ma il tuo interrogativo su sogni e pubblicità è davvero stimolante, almeno per me.
    Un esito estremo della questione che poni sarebbe aggiungere un nuovo diritto di cittadinanza agli altri: ogni categoria di cittadini ha diritto di essere rappresentata nella pubblicità, almeno per i prodotti di cui è un potenziale compratore.
    (Sto trascurando, ovviamente, i possibili problemi del marketing Barilla, che non mi sembravano al centro del tuo post. Forse sbagliando io.)

  11. Sono convinta che tutti i modelli unici siano micidiali perché umiliano, ovvero uccidono le diversità, tanto più se proposti con i metodi della comunicazione contemporanea.
    Censurano il resto e impongono normativamente le proprie ragioni d’essere.
    Il fatto che disturbino poco le nostre coscienze è sintomo della loro capacità di insinuarsi in modo che le nostre facoltà critiche non si allertino a sufficienza.

  12. Mio marito si imbestialisce davanti a quella pubblicità 🙂 Probabilmente una famiglia con tre figli e i casini che si porta dietro non è proprio uguale… Ma siamo felici lo stesso. 😉

  13. Gli spot Barilla un po’ ci hanno stancato, sempre la ‘solita zuppa’.
    La famiglia del Mulino Bianco non esiste più da un pezzo, anzi non è mai esistita. Un po’ come il sogno americano: un qualcosa che sta lì, impacchettato con il fiocchetto; bello da guardare, ma meglio non toccarlo.

    Sono gli stereotipi e i format che ci piacciono tanto perché rassicuranti. In fondo cosa c’è di più rassicurante di una certezza, di un’abitudine, di un bel piatto di pasta sempre uguale? Sappiamo che sapore ha, ancor prima di mettere una forchettata in bocca, e già ci si riempie la pancia.

    Le abitudini alimentari e le abitudini familiari molto hanno a che spartire: ricordi, odori, suoni costruiscono e costituiscono quasi inconsciamente le nostre memorie. Giorno dopo giorno, piatto dopo piatto.

    La frustrazione nel vederci spiattellato questo ‘fake’ può effettivamente generarsi; forse Barilla farebbe bene a riposizionare in termini di valori qualcosa di più moderno, raggiungibile, reale. Meno idilliaco.

    Per quanto mi riguarda, più nello specifico e nel personale, la pubblicità in sé non mi disturba poiché sono perfettamente consapevole del fatto che la realtà delle cose è ben diversa, e non ho nemmeno la presunzione di emulare certi format.

    Certe pubblicità rimangono lì, come un bel quadro, belle da guardare e basta. Molto distanti. Il problema sorge invece quando la maggior parte degli italiani non riesce a distinguere tra il mondo reale e quello delle pubblicità; in televisione tutto è finzione e non c’è niente di reale, niente è al caso; tutto è per forza di cose costruito nel minimo dettaglio, anche le news dei telegiornali.

    La televisione parla ad un popolo che guarda il Grande Fratello e pensa che sia davvero ‘real tv’. Allora, cara la mia Barilla, se proprio il buon esempio bisogna dare diamolo, ma aggiustando un po’ il tiro. La famiglia del Mulino Bianco ha necessità di un restyling e non da poco.

  14. Ho notato il piano di cottura di SMEG: pensano che sia tipico delle case degli italiani tipici?!?

    http://www.smeg.it/Catalogue/Product/PTV64.aspx?SID=6757357

  15. @Ben
    Se quanto ho scritto è ospitato in questo blog, penso non debba essere così peregrino. Le mie sono appunto convinzioni, soggettive, discutibili. Pure il suo commento “Ovviamente false e non desumibili dagli spot” è altrettanto opinabile e, a mio giudizio, fallace.
    Lei l’ha visto tutto, lo spot? La famiglia riunita a tavolo con San Pietro sullo sfondo, me la sono sognata io? Quale dovrebbe essere l’interpretazione più credibile, che la famiglia ideale per pubblicitari e Chiesa cattolica è composta da una coppia gay, lesbica?
    Perché il “gusto della vita” ha a così tenacemente a che fare con immagini stereotipate? E questa santificazione perenne di una Tradizione, che si spaccia per granitica?

  16. volevo dire la mia, poi ho ho letto nowablu e straquoto (anzi, visto il thread, stracuocio) alla grande!. Radiogladio un po’ datato nel sound ma sempre attuale nel contenuto: http://www.youtube.com/watch?v=B7qoEzONeCo

  17. tra tante teorie, trovo geniale il commento di DonMo.
    E’ proprio così.

  18. Vittorio Cobianchi

    Viceversa, in un contesto come questo, mi sento escluso io, perché guardo con soddisfazione e anche con piacere la televisione, e perché non mi scandalizza la rappresentazione “ideale” della famiglia fatta dalla Barilla: anche perché a me sembra che parli alle persone come me (ho quarantasette anni) non di come dovrebbe essere la loro vita ora, ma di come sarebbe dovuta essere (e, in parte, come era) la loro infanzia.
    Penso che la pubblicità Barilla, dunque, proponga (come tutte le narrazioni efficaci) non un modello al mio ethos, ma un modello ideale alla mia memoria. Persone talmente abili da costruire una campagna che ha creato nel nostro immaginario un luogo archetipico così forte come “la famiglia barilla” e “la famiglia mulino bianco” non possiamo pensare che siano così sprovvedute da non rendersi conto di quanto questi modelli siano inattuali.
    Ho l’impressione, dunque, che la Barilla mi parli non di come dovrei nutrire o essere nutrito da e con figli e mogli che non ho e non desidero avere, e loro lo sanno che non li ho e non li desidero avere, ma di come ero nutrito quando avevo otto anni e tornavo a casa dopo aver passato il pomeriggio a giocare a pallone, e si aspettava papà per mangiare una gigantesca pastasciutta. E, tutto sommato, devo dire che, anche forse grazie alla barilla, il ricordo non è affatto male.

  19. Compito della pubblicità è anche quello di regalare sogni, e Barilla lo fa a modo suo, disegnando famiglie felici, risa, giochi all’aria aperta e momenti di condivisione. Bambini e adulti che si divertono insieme in un idillio lontano dal caos cittadino delle nostre metropoli. Non credo che per questa vada demonizzata, nè perchè mostra una donna incinta che attende un figlio, è una scelta, non l’unica certo, ma comunque, credo, del tutto legittima.
    E poi chi lo dice che quella mostrata è la famiglia tradizionale, sbaglio, o non la conosciamo l’anagrafe di quei bambini, uomini e donne che si divertono insieme? Forse anche loro hanno una famiglia allargata, o figli adottvi? Direi di leggere l’allegria Barilla come tale, senza esclusioni, immaginando che quelli che corrono e cuociono la pasta siamo noi, con le nostre relazioni, forse non tradizionali, ma altrettanto felici.

  20. Anche parlare alla nostalgia, Vittorio, può essere un modo di imporre una morale, un modo che io trovo addirittura più pericoloso. Pensiamo a chi non ha quella stessa memoria e gli/le viene “proposto” di coltivare il medesimo sogno, perché di sogno si tratta. Quindi per me vale doppiamente una visione critica di questa, come di altre pubblicità, il cui compito, Angelica, a me sembrerebbe quello di informare su un prodotto e non quello di alimentare una visione, tanto più se stereotipata.

  21. beh, i tarallucci però sono stati sul tavolo della colazione di tutti o quasi, quindi la pubblicità non ha peccato in efficacia. Non tutti abbiamo la stessa idea di famiglia, non tutti facciamo colazione in famiglia, ma credo che inconsciamente nello stesso modo in cui entrando in acqua si dice riviviamo l’esperienza prenatale, allo stesso modo l’idea di famiglia è quella sensazione viscerale che ci lega alla madre, nel ricordo del primo abbraccio. E Mulino Bianco la rappresenta in modo forte con il classico stereotipo: ideale di famiglia più o meno condivisibile, ma innegabile immagine di famiglia. Chi guardando una pubblicità Mulino Bianco ha pensato che quella non è una immagine della famiglia? Altre situazioni familiari più contemporanee potrebbe non essere interpretate come “Famiglia”. No?

  22. @Angelo

    Scusi, prenda ad esempio la prima delle sette convinzioni suggeritele dalla pubblicità Barilla:
    “se sono sposato, ho figli e mangio Barilla, ho la benedizione della Chiesa cattolica, sono un uomo e un consumatore giusto e sono autenticamente italiano”

    Non le sembra che sia ovviamente falsa? Conosco persone sposate, con figli, che mangiano Barilla e in quanto atee e anticlericali non hanno la benedizione della Chiesa. Tanto basta per rendere falsa la tesi, che lei attribuisce allo spot.

    Che poi lo spot presupponga questa tesi, mi pare molto difficile sostenerlo. Secondo me lo spot suggerisce solo che mangiare un piatto di pasta Barilla in un’allegra famiglia standard con figli piccoli, in un ambiente campestre con vista sulla capitale d’Italia, può essere molto bello.

    Certamente è una famiglia che corrisponde ad un certo modello, largamente presente nell’immaginario collettivo in Occidente da tre secoli almeno, presentato molto positivamente.
    Ma perché mai questo dovrebbe suggerire che altri modelli non siano possibili e non vadano bene?
    Forse che gli spot di profumi da uomo con giovani aitanti sono offensivi o disturbanti per gli anziani, che pure li usano?

    Le critiche allo spot Barilla, secondo me, non hanno nulla a che vedere con le molte pubblicità che utilizzano malamente nudità femminili. Quelle sì sono offensive. La pubblicità Barilla può non piacere, ma non mi pare offensiva nei confronti di nessuno, neanche implicitamente.

    (Sperando di non avere frainteso lei, Giovanna e lo spot.)

    Pietro, il bonifico! 🙂

  23. Ben, scusa: non ho mai detto, né l’ha detto Angelo, che lo spot è offensivo… Il mio punto è: la ripetizione ossessiva di queste immagini (dagli anni 80 in qua) non ha forse contribuito a forgiare l’immaginario dei bambini, poi adolescenti poi giovani poi adulti, in modo da indirizzare i desideri più profondi verso scenari irrealisticamente omologati?

    E siamo sicuri che questo non accada anche nelle menti delle persone che – perché hanno letto molti libri e sono un bel po’ snob – s’illudono di essere ben diversi dalle scenette Barilla?

  24. @Ben

    Riprendo quanto ha scritto Giovanna.
    Mai sostenuto che lo spot sia offensivo. E mai detto che solo le famiglie tradizionali mangiano Barilla. Contesto la riproposizione infinita delle solite scenette, dei soliti ruoli in commedia. Poi, che in Italia il potere riconosca dignità solo alla famiglia marito-donna-bimbi, non mi pare strampalato affermarlo. O siamo la Finlandia e non me n’ero accorto?

  25. Vittorio Cobianchi

    Donatella, non mi sembra che sia compito della pubblicità quella di aprire la società a nuove forme e a nuovi modelli interattivi, anzi, la pubblicità lavora proprio costruendo un “sogno” e associandovi un prodotto, e i “sogni” della pubblicità, per definizione, sono idealizzazioni, perché devono rappresentare situazioni piacevoli, e sono anche stereotipizzazioni, perché devono essere riconosciuti da un pubblico vasto e indifferenziato.
    E, tutto sommato, a me sembra meno grave e diseducativo il “sogno” spacciato dagli spot barilla rispetto alle immagini di giovani coppie arroganti e aggressive presenti negli spot di macchine di grossa cilindrata o di profumi. Che questo poi sia “imporre una morale” non lo so. Mi pare davvero un’esagerazione.

  26. @William, ti ringrazio 🙂
    @Vittorio, ho trovato molto pertinente il tuo commento: credo sia proprio così, del resto è proprio il genere di narrazione cui ci ha abituato il presidente del consiglio da ormai svariati anni e come si può vedere funziona (come gli spot del Mulino Bianco, appunto)

  27. Vittorio, non sarei così netta nel difendere l’idealizzazione Barilla. Mi spiego: chiaro che la pubblicità vende sogni. Ma perché non vendere sogni più vari, più inclusivi delle svariate forme di vita che assume la società italiana contemporanea?

    Insomma mi chiedo e vi chiedo: oggi ce la prendiamo (non tutti, ma in molti stiamo cominciando a farlo) con l’omologazione delle rappresentazioni del corpo umano. Benissimo. Ma che dire dell’omologazione delle rappresentazioni di vita sociale che gli scenari Barilla presuppongono?

    Perché non costruire sogni che includano persone di diverse razze (in una società sempre più mista), età (in una società sempre più anziana), generi sessuali (in una società in cui convivono persone con tanti diversi orientamenti sessuali), ambienti (in una società in cui vivere in una bella e addomesticata campagna è un lusso per pochissimi)? Non è un’ulteriore segnale dell’arretratezza italiana che l’immaginario Barilla sia identico a se stesso da almeno trent’anni?

    E non mi convince per nulla chi dice che, in fondo, nessuno ci sta dicendo esplicitamente che quella sia una famigliola tradizionalissima e non un tantino squinternata come tante famiglie allargate lo sono… suvvia. 🙂

  28. Angelo e Giovanna,
    ok, lo ammetto, ho un debole per la famiglia Mulino Bianco. 🙂
    Non senza qualche ragionevole e personale ragione.
    Capisco che ci siano ragioni diverse.

  29. @Giovanna: sono d’accordo! però mi chiedo: sarebbe ancora Barilla se proponesse qualcosa di diverso? Non è forse presto per una Barilla che sia più contemporanea? E ancora, non finirebbe forse per perdere questo suo carattere distintivo così forte e confondersi in mezzo ad altri marchi meno “arretrati”?

  30. Maria Teresa: un/a bravo/a comunicatore/trice saprebbe mantenere l’identità pur variando e innovando il messaggio, fidati.
    🙂

  31. touchè 🙂

  32. Una delle prime pubblicita` Barilla e`stata quella con la famosa colonna sonora di vangelis, che tutti (o quasi) hanno strimpellato sulla pianola o fischiettato per strada. Vangelis, lo stesso di blade Runner, tanto per dire. Tanto di cappello agli art director del tempo. Riguardo alla capacita`della pubblicita`di indirizzare i sogni, penso dipenda da quali altre esperienze forti combattono nel nostro inconscio con la pubblicita`ossessivamente ripetuta. Ho vissuto per due anni in un angolo di Paradiso, che ha scalzato dai miei sogi una buona parte dei sogni pubblicitari. Riguardo alla famiglia, i miei sogni (geografici) sono forse piu`influenzati dai film, quelli assorbiti nell`infanzia (Spielberg) e da quelli visti in eta`adulta. E poi, e`la pubblicita`che rapina sogni veri per riassemblarli e mischiarli a sogni creati a tavolino. Quindi non mi stupisco che le pubblicita`siano in grado di influenzare fino a sostiture i nostri sogni. Per fortuna non mi occupo di comunicazione, vivo all`estero e non ho la TV da vari anni. Piccola domanda alla prof.: cè`qualcuno che ha studiato l`effetto delle pubblicita`in lingua diversa da quella natia su un pubblico di varie nazionalita`?

  33. Credo che lo scopo di un messaggio pubblicitario sia la conoscenza, la promozione di un prodotto, e invogliare la gente ad acquistarlo. Certo, un bravo comunicatore saprebbe cambiare senza penalizzare la diffusione, ma perché farlo? Non vedo messaggi illeciti, subliminali, destabilizzanti sociali, traumatizzanti, violenti o immorali. Vedo un voler persistere nel sostenere l’immagine di certi valori che vincono e si affermano nonostante i tempi che cambiano e i costumi degradano. Forse un bravo comunicatore, senz’altro in grado di cambiare in ogni momento, è bravo anche quando riesce a trasmettere, con la stessa efficace costruzione pubblicitaria, lo stesso messaggio per così tanto tempo. E magari sbaglio, ma non mi sembra che la “generazione Barilla” sia frustrata e relegata a sognatrice illusa e autistica. Quindi, in definitiva, credo che la pubblicità Barilla sia uno dei massimi, più longevi insegnamenti di come trasmettere e comunicare. Siamo sempre più alla ricerca di moralità, pulizia, semplicità, valori insomma che stiamo perdendo e che ci mancano. Evidentemente le immagini che restutiscono le pubblicità Barilla ci appagano, almeno da quel punto di vista, e volerci vedere delle discrimazioni sociali o dei venti chiesaroli, mi sembra veramente molto fantasioso. A me piacciono tantissimo le pubblicità di Carosello: sarò pure un disadattato, ma chi l’ha detto che adattarsi sia cosa buona? : GRazio. Un caro saluto

  34. @Vittorio, sei tu che hai parlato di modelli interattivi, non io!
    Ma io discuto sulla “piacevolezza” con la quale ci si infonde il sogno. E sulla tipologia del sogno, ovviamente e, altrettanto ovviamente non per me, che ne coltivo di molto più interessanti, che sono sufficientemente avvertita per comprare un prodotto diffidando sempre della sua pubblicità. Sarò un po’ troppo interattiva ?:-)

  35. Che dire invece della pubblicità Telecom che sta andando in onda a ripetizione in questo periodo? Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=_u78ObRfnUs
    Va nella stessa direzione degli spot Barilla? I modelli proposti sono sogni effimeri?

    Non so se sia una peculiarità italiana, sta di fatto che in Italia questa rappresentazione edulcorata di famiglia vince (cioè ha popolarità), ma non convince (non è propriamente reale). Lo si vede in pubblicità (vedi Barilla, vedi anche l’ultimo spot Telecom etc.), nelle fiction (vedi i tanto fortunati Un medico in famiglia sulla RAI, I Cesaroni su Mediaset, etc), e -ahinoi- il premier ci vuole far credere che così sia anche la sua famiglia (vedi ad esempio le sue brochure elettorali, i suoi servizi fotografici riparatori sui suoi organi di stampa etc.). Ovvio che questi modelli non corrispondano alla realtà, ma la pubblicità è invadente, ed entra prepotentemente e a ripetizione nelle nostre vite e nel nostro immaginario, quindi se si vuole essere più consapevoli bisogna farci i conti.

  36. Continuo a non capire perché si dia per scontato che il modello di famiglia suggerito dallo spot Barilla sia irrealistico.
    A me nella sostanza, a parte alcuni elementi di contorno idealizzati come lo sfondo del cupolone, sembra una rappresentazione realistica di momenti gioiosi tipici di tantissime famiglie, come quella di Zauberei e tante altre che conosco bene. E’ un buon modello, selezionato da una lunga e faticosa evoluzione culturale che include molte lotte femminili. E lo è per molti, anche se non per tutti.
    Senza nulla togliere alla validità di altre considerazione di Giovanna e altri/e, sulla varietà delle forme sociali e di relazioni interpersonali felicemente possibili.

  37. “per me vale doppiamente una visione critica di questa, come di altre pubblicità, il cui compito, Angelica, a me sembrerebbe quello di informare su un prodotto ”
    donatella
    Voglio solo dire che lo scopo della pubblicità non è “informare su un prodotto”, se il loro prodotto è scadente stai sicura che non ti informeranno mai di questo.
    Lo scopo della pubblicità è invogliare all’acquisto di un dato prodotto, cosa ben diversa dall’informare.
    @Miriam: i Cesaroni (e pure Un medico in famiglia) trattano proprio di una famiglia “allargata” o comunque non convenzionale: lui vedovo lei divorziata che si mettono insieme, i rispettivi figli che vivono tutti insieme, i due “fratellastri” che s’innamorano..non mi sembra un modello “tradizionale” certo è una commedia da qui quello che sembra “edulcorazione” invece è solo leggerezza. In genere eviterei di mettere fiction e spot pubblicitari nella stessa pentola
    Adesso non va bene neanche lo spot istituzionale Telecom? E pensare che altrove lo portano ad esempio positivo contrapponendolo agli spot TIM con Belen.
    Detto questo, sono totalmente a favore di una pluralità di modelli familiari negli spot..ma sono d’accordo anche con quanto dicono Ben e Zaub.
    Però lasciatemi dire una cosa: lamentarsi che la pubblicità Barilla propone un modello di famiglia “troppo felice” mi sembra strano (è come stupirsi che nell’horror si parla solo di mostri e morti ammazzati o che nella fantascienza si parla di alieni e nel fantasy di altri mondi inesistenti)..certo una volta tanto potrebbero mostrare marito e moglie che litigano e fanno pace grazie ad u n bel piatto di pasta..oppure uno dei due chiede il divorzio e l’altro si consola cucinandosi la pasta…ma non sarebbe altrettanto irrealistico?

  38. “lamentarsi che la pubblicità Barilla propone un modello di famiglia “troppo felice” mi sembra strano (è come stupirsi che nell’horror si parla solo di mostri e morti ammazzati o che nella fantascienza si parla di alieni e nel fantasy di altri mondi inesistenti)”
    Qui mi sa che sono io che ho messo tutto nel pentolone. Mi scuso, ma confermo il resto che ho detto.
    a proposito di famiglie non convenzionali, dovrebbe uscire al cinema “I ragazzi stanno bene”, una bella commedia americana sui figli di una coppia lesbica che riescono a conoscere il loro padre biologico (cioè il donatore di sperma dato che sono nati con inseminazione artificiale)

  39. Effettivamente la provocazione sollevata da Giovanna è pertinente. Per quale motivo una grande azienda come la barilla non cambia posizionamento nel mercato, insistendo con lo stesso payoff, adeguandosi a quelli che sono stati i radicali cambiamenti della famiglia contemporanea?! Una risposta potrebbe celarsi nel concetto di frustazione. Paradossalmente la “famiglia Barilla” dovrebbe essere odiata, invece in qualche modo è come se riuscisse sempre a suscitare una sorta di rispetto, inviolabità, e familiarità, come se quella rappresentazione di famiglia esistesse perchè radicata nei nostri schemi mentali. Quindi anche se nella realtà non è facilemente riscontrabile, lo è dentro di noi, suscitando cosi un senso di colpa di fronte alla giustezza di quelle immagini, arrivando cosi a credere sempre nel marchio e nel prodotto barilla.

  40. Ma siamo sicuri che l’Italia voglia vedere la sua varietà e modernità rappresentata?
    Forse l’italiano ama rimanere seduto sulla sua tradizione, come quelle ragazze che – non ancora 30enni – si sentono già regine assolute di un focolare dove il compagno appena entra in casa diventa incapace di qualsiasi lavoro domestico. A loro non risulta dissonante la solita donna che serve in tavola con l’uomo già seduto che aspetta, mentre a me fa venire l’orticaria.

    Quindi? Possiamo chiedere a Barilla di insegnare ad aprirci alla modernità, a non sparlare coi vicini della coppia gay che vive nel paese, a non guardare con curiosità la famiglia straniera del piano di sotto?

    L’Italia – dalla mia esperienza e dalle persone con cui parlo – è un paese fatto ancora di tanti paesini e poche città. Barilla dimostra poco coraggio, ma forse per il suo piano marketing è conveniente così.

  41. Paolo 84, vedo che l’abitudine di interpretare a proprio modo quel che dicono gli altri ha preso anche te. Io ho detto che PER ME, sarebbe che IO CONCEPISCO che il ruolo delle pubblicità sarebbe quello di dare informazioni su un prodotto. Sono consapevole che la pubblicità viene usata per ben altro e in questo altro vi è anche l’ingiunzione a comportarsi secondo la norma “proponendo” modelli come quello della famigliola che io trovo irrealistico quanto violento nel suo proporsi in un paese come il nostro dove si continua a far finta che la famigliola sia felice, mentre è una delle maggiori fucine di infelicità. Sono i modelli unici, il problema e per questo anche il mercato arriva a tradire i suoi stessi obiettivi. Roba da matti.

  42. A me questa pubblicità della Barilla piace, come la sua pasta. E basta!
    Il menu prevede anche altro. Non v’è obbligo di restare a digiuno.

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